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Il campanaro dei seni

Nadia si asciugò le scarpe sulla stuoia, scosse la testa gocciolante d’acqua, quindi guardò sulla porta la targa ramata su cui era scritto “Stern & C. , Prèt et Financement “, poi suonò e attese.
Attraverso la finestra del pianerottolo guardò, nel cortile del palazzo, l’acqua che pioveva e che formava come un’immensa placca lucida nel crepuscolo, talvolta un chiarore illuminava il cielo, il temporale che imperversava su Parigi a poco a poco si allontanava. Si era già a fine ottobre e la temperatura cominciava a rinfrescare.
Faceva terribilmente caldo, dopo la corsa a piedi sotto la pioggia, e Nadia era tutta sudata sotto il vestito ed il corpetto che le si incollavano sul corpo.
Era giovedì, suo fratello non si era visto. Sua madre l’aveva mandata a portare un acconto per un prestito ricevuto tempo addietro per avviare il suo negozio di Lingerie pour Dames.
Ciò non piaceva a Nadia perchè in generale i fornitori sono noiosi, malcontenti o quantomeno usavano delle frasi equivoche di fronte alle sue forme procaci di bella diciottenne.
La porta si aprì, apparve un uomo alto, sulla cinquantina passata, dal viso rasato, delle leggere rughe nel suo volto esprimevano autorità e sensualità. Indossava una vestaglia da camera di pesante stoffa rosso scura, sotto la quale si indovinava la sua nudità, ai piedi portava delle pantofole.
Nadia entrò ed arrossì sotto lo sguardo che la squadrava: spiegò il motivo della sua visita.
* Bene, attendete un momento, termino di ricevere una cliente, poi mi occuperò di voi. -le rispose l’uomo avviluppandola in uno strano sguardo che l’opprimeva di un’angoscia indefinibile.
La fece entrare in un piccolo salotto rischiarato da una piccola lampada sotto un abat-jour color malva, le diede alcune riviste poi, sollevando una pesante tenda di velluto, aprì la porta che si nascondeva dietro e penetrò in un’altre stanza. Mentre richiudeva la porta lei sentì la sua voce autoritaria.
* Allora! Vi decidete? ! —
Nadia rimase sola e guardò, senza toccarle, le riviste che l’uomo le aveva lasciato.
La stanza era ammobiliata confortevolmente, il pavimento era interamente ricoperto da tappeti, una finestra dava sulla corte interna e la pioggia batteva sui vetri.
Attraverso la parete si sentiva un brusio di voci soffocate.
Sul caminetto, la pendola di marmo faceva sentire il suo tic – tac monotono. Nadia fece il giro della stanza, contemplando i mobili in stile e i quadri appesi, le schiene nude delle donne raffigurate, sotto le cui camicie si intravedevano i loro seni.
Si avvicinò alla porta ed ascoltò. Sentì una voce di donna implorante, gemente.
Un fremito scosse Nadia, la fece contrarre dal sesso fino alla gola, il cuore le battè nel petto contratto. Sollevò la tenda, scivolò fra la stoffa e la porta, e, ansante, si chinò verso la serratura dove si intravedeva un raggio di luce.
Prima non vide che dei polpacci inguainati di seta, quelli d’una donna magra, poi quelli più carnosi di un’altra donna che si agitavano scompostamente, poi la parte inferiore della vestaglia dell’uomo.
Nadia avvicinò meglio l’occhio alla serratura. Nell’ufficio sobriamente rischiarato da una lampada, vide una donna di una trentina d’anni, elegante e magra, che indossava un tailleur grigio, un cappello grigio le copriva la testa bruna dal viso maschio.
Tratteneva da dietro, nelle mani guantate di nero, le braccia d’una donna dalle forme opulente, nuda, che offriva le sue mammelle pendenti e molto grosse alla luce della lampada. Il ventre era tondeggiante sopra il pube prominente e folto, il suo ombelico profondo si apriva nella carne, le cosce erano robuste, ma non grasse e le sue gambe erano inguainate in calze di seta fumeè. Teneva gli occhi nascosti da una benda di velluto nero. Aveva i capelli biondi che le incorniciavano il viso ancora giovane, la bocca era contratta dai gemiti.
Ai capezzoli aveva fissato due cordicelle strettamente annodate, e le punte dei seni, gonfie e violacee, sembravano due grosse bacche mature,
Nadia contemplò, stupita, i due enormi otri di carne che pendevano gonfi, e posavano quasi sullo stomaco: non aveva mai visto o immaginato che una donna potesse essere dotata così.
Con la gola stretta, Nadia ammirò le lunghe e grosse tette rosee che ondulavano mollemente, la donna respirava a fatica, come dopo avere fatto uno sforzo prolungato.
La donna in tailleur fece un segno a Stern.
La donna mascherata si volse verso la sua compagna, ma questa con una voce autoritaria replicò:
* Ancora una volta, e poi sarà finito. –
Così dicendo le baciò le labbra che emisero un lungo grido che essa cercò di soffocare, il busto si torse in una contrazione terribile mentre risuonava un rumore sordo di carni che si urtavano.
Stern aveva afferrato le cordicelle al segno della virago in gonnella, le aveva tese, sollevando per i capezzoli distesi i seni pesanti e gonfi e, come un campanaro, aveva scosso le mammelle che si erano urtate tra di loro, colpendo poi il ventre, rimbalzando e risollevandosi per poi ricadere ancora.
I capezzoli si irrigidirono, si distesero, si eressero di nuovo e la donna si torceva, rantolando per il forte dolore, tendendo il ventre e il busto per sfuggire all’orribile tensione del suo petto voluminoso.
Un altro strattone. Un terribile sobbalzo scosse la donna nelle braccia della compagna, i seni ricaddero pesantemente, liberati dalle cordicelle.
La donna si rovesciò annientata su uno sgabello dove la compagna le prodigò delle dolci carezze con le sue labbra sui capezzoli turgescenti. Stern, in ginocchio, cercò di inserire il suo viso fra le cosce spesse, il naso nel pube biondo, la donna resistette, poi cedette, ed a poco a poco si alzarono i suoi lamenti amorosi, le cosce si strinsero sulle gote, i polpacci si chiusero dietro la nuca, e lentamente nel corpo indolenzito salì la voluttà.
Bocca a bocca, le due donne mescolarono le loro lingue, ma il grido di godimento trionfante sfuggì poco dopo dalla bocca convulsa dallo spasimo della bionda.
Stern si liberò, contemplando il sesso dalle labbra grosse e rosee.
Nadia era palpitante e scioccata da quella visione e guardava morbosamente dal buco della serratura.
Già la donna si era rialzata e la sua amica in taileur la trascinava verso un piccolo divanetto a due posti, dove la fece piegare con il busto sui cuscini e il ventre poggiato sul bracciolo, le gambe leggermente allargate.
Le si sedette accanto e allungando le mani guantate, cominciò a carezzarle le natiche opulenti e candide.
* Perchè, perchè? Non questo, sai che mi procura dolore! — mugolava la donna con la testa sui cuscini.
* Ancora un piccolo sacrificio, mon amour, e poi ce ne andremo a casa. -fu la risposta sussurrata.
Stern andò a piazzarsi dietro la donna piegata e tirò fuori dalla vestaglia il membro eretto, cominciando a masturbarsi. Lo menava con foga, in silenzio, osservando le natiche allargate dalle mani della donna magra.
A un tratto allungò la mano e protendendo un lungo e nodoso dito lo infilò viziosamente nell’ano disteso, traendone un piacere morboso e continuando a masturbarsi.
La donna piegata sul divanetto mugolava e rabbrividiva, digrignando i denti per non gridare, mentre il dito la scanalava con forza nell’ano, si agitava al suo interno, si rigirava, si ritraeva, le stuzzicava la rosetta grinzosa per poi riaffondare impietosamente fino al palmo: il bruciore era insostenibile.
L’uomo continuò a masturbarsi velocemente, sodomizzando la donna prona col dito, finchè con uno spasimo di voluttà non eiaculò il suo seme andando a sporcare le natiche tremanti della poverina riversa sul divano.
Nadia, tremante, scandalizzata da quella visione, si ritirò dalla porta e ritornò a sedersi nell’ombra della stanza, le sue tempie battevano, strinse le cosce nervosamente e la sua mano strinse il pube da sopra il vestito in un inconscio tentativo di difesa. Una sensazione strana s’impossessò di lei al ricordo delle sevizie inflitte ai seni e al didietro di quella donna, davanti ai suoi occhi. Ebbe la tentazione di fuggir via.
Ad un tratto la porta si aprì, lasciando passare le due donne di cui Stern baciò galantemente la mano:
* Per la proroga siamo intesi? — disse la donna vestita di grigio.
* D’accordo fino al mese prossimo, e se occorre qualche cosa in più, voi conoscete le condizioni. –
Un sorriso sfiorò le labbra della giovane donna.
* No, noi preferiamo così, non esageriamo! Ci mancherebbe… –
Stern non insistette, la giovane donna trascinò la sua amica coperta da un impermeabile nero dal cappuccio rialzato e quando lei, prima di uscire, tolse la sua maschera, Nadia sobbalzò: quel viso lo aveva visto da qualche parte. Dove?
Cercò nella sua memoria … invano.
Dopo un attimo, che era sola nella stanza la porta si riaprì:
* Vi ho fatto attendere. –
L’uomo era lì.
Nadia si alzò, angosciata e con la gola serrata entrò macchinalmente nell’ufficio, attraverso la porta che l’uomo teneva aperta, dove si sentiva ancora un profumo inebriante di donna.
Nel vedere a terra le due cordicelle, essa volse altrove gli occhi, l’uomo la fece sedere sullo sgabello, per cui dovette stringere le ginocchia per impedire che egli immergesse lo sguardo fra le sue cosce sotto la gonna nera troppo corta che tirò con le mani.
* Allora? —
Ella guardò l’alta statura dell’uomo ritto davanti a lei, che la fissava con uno strano sguardo in cui si notava il desiderio, si accorse che l’uomo le sbirciava i seni e istintivamente pose davanti ad essi le mani. Lui sorrise.
* Perchè nascondere due così belle cose? —
La giovane arrossì, si confuse, balbettò delle parole che facevano fatica ad uscire, poi gli porse la busta con il misero acconto. L’uomo controllò il contenuto, sogghignò.
* Allora? Non puoi pagare l’intera somma? Hai bisogno di una proroga? Ti piacerebbe avere una lunga dilazione? —
Essa si sentì sempre di più venir meno. Aveva troppo caldo. Accidenti a sua madre, ma lo sapeva da quale razza d’individuo l’aveva mandata? Una voce sorda le mormorò all’orecchio:
* Alla tua età ciò si ottiene con le labbra. –
L’uomo le era vicino, la sua vestaglia si aprì, lasciando uscire il membro nuovamente eretto, il glande paonazzo e scoperto, enorme, ed i due coglioni gonfi, pieno di vene rugose lungo tutta la lunghezza. Quel pene si trovava a pochi centimetri di distanza dal viso di Nadia.
* No, No! Oh! Questo mai! — esclamò.
E si rovesciò sullo sgabello rinculando, velocemente egli l’afferrò per le gambe, gliele divaricò, tendendo la gonna che risalì fino alle mutandine, si inginocchiò. La sua bocca fu subito sul sesso femminile coperto dalla stoffa umida e si mise a mordicchiarlo attraverso il tessuto. Scostò con le dita il baluardo che ancora la proteggeva e si attaccò con la bocca alla vagina della giovane succhiando con ardore.
Nadia, in un sobbalzo di pudore, cercò di respingere la testa, invano, essa si era attaccata al suo ventre come una ventosa. Allora ebbe un gemito di impazienza misto ad un accenno di godimento, e strinse le cosce sulle gote rugose.
Due mani avide le slacciarono il corpetto, facendo uscire le mammelle diritte e sode, gonfie, dai capezzoli rigidi.
La giovane chiuse gli occhi, vergognosa e sconfitta, in preda a una voluttà rapida e potente che l’opprimeva. Agitò il ventre, trascinando nella morsa delle cosce la testa dell’uomo.
Il succhiare vorace, esperto, la trascinò al sommo della voluttà, sentì il clitoride stirarsi fra le labbra dell’uomo e la lingua che si insinuava sino all’imene fragile. Allora graffiò il cuoio del sedile dello sgabello e, impotente a contenersi, si abbandonò gridando alla voluttà. Si bagnò in un orgasmo rapido e snervante e si abbandonò sfinita alle sue voglie malsane.
Inconsciamente si lasciò togliere le mutandine, contemplare la fica, aprire dalle sue dita le carni gonfie di lussuria, assicurandosi della sua verginità, allargare le natiche dove si apriva l’ano piccolo e grinzoso.
L’uomo si rialzò, e la giovane se lo ritrovò addosso vorace a succhiarle i seni, li stringeva, facendola gemere di voluttà, nelle sue mani nervose, ebbe paura e lo respinse.
* Buona piccola, non aver paura… come sei calda, voluttuosa… Era buono? … Ti è piaciuto quello che ti ho fatto? … Non vuoi dirmelo? —
Poi l’uomo scivolò su di lei e riuscì a metterle la mano sul sesso fra le cosce aperte.
Ella sentì la verga sfiorarle le dita. Era caldissima e l’uomo le baciò gli occhi chiusi, mormorandole poi all’orecchio:
* Ti piace? —
La verga le urtò la mano che lei aveva posto a protezione della sua verginità, mentre il glande si dirigeva tra le natiche, verso l’ano inviolato, sfiorandolo.
* Sei vergine. Ma forse preferisci che te lo metta nel culo, fra le tue splendide natiche! Dimmi non l’hai mai provato? nessuno ti ha mai inculata? —
Nadia era oppressa sotto di lui, incapace di parlare. Ascoltava le sue parole che risuonavano come una terribile e oscura minaccia alle sue orecchie. Nel culo! Voleva infilare quel suo membro duro e caldo nel suo culo! Era una cosa a cui non aveva mai neppure pensato quando certe notti, nel suo letto di verginella, la mente correva verso pensieri peccaminosi e la mano al sesso smanioso di carezze. Si era toccata qualche volta, procurandosi il piacere, ma mai la sua mente aveva sfiorato il pensiero che un uomo potesse essere interessato al buchetto che aveva tra le natiche e che secondo lei doveva servire solo per espletare dei bisogni fisiologici.
Sentiva che doveva agire, sfuggire a quell’abbraccio, avvertiva come una oscura minaccia nelle parole dell’uomo, ma egli la teneva bene, e quel glande che sfiorava la sua carne, e poi c’era la dilazione che a sua madre serviva: le venivano i brividi.
L’uomo taceva, con gli occhi socchiusi, le sfiorava la fica con il suo membro eretto, posandolo tra le labbra della stretta bocca. Spinse, strappandole un gemito impaurito, poi rimase immobile.
Nadia ansava, si sentiva svenire, il cuore le batteva con violenza, la sua gola si sollevava, un tremito si impossessò delle sue mani, al contatto bruciante del glande nella sua carne. Bisognava decidersi.
Guardò e vide la verga infilata in lei, minacciosa.
* Ho paura! … Non voglio! … -esclamò.
* Allora cosa offri, piccola mia, per ottenere una lunga proroga? Desideri forse succhiarmi il cazzo? Dimmi… –
Nadia strinse le labbra e scosse violentemente il capo, aveva la testa in fiamme e le tempie le battevano sordamente.
* Alza bene le cosce allora. -le disse l’uomo.
Perchè obbediva? Non poteva reagire?
L’uomo posò il membro sull’orifizio satinato della fica, lo strofinò per qualche secondo, poi lo fece scendere un po’, ponendo il glande a contatto col buchetto serrato del culo.
Spinse lentamente, sentendo le contrazioni dei muscoli della giovane. Qualcosa sembrò cedere sotto la verga tesa per lo sforzo. L’ano si aprì come una corolla. Un dolore sordo sconvolse Nadia che gridò, cercando di sfuggire all’intensa penetrazione, ma le mani dell’uomo la bloccavano e lei lo sentiva dolorosamente farsi strada dentro le sue viscere.
* Aaaahgggg! —
Il glande e una parte della verga erano penetrati nel suo sfintere dilatato oltre ogni dire.
L’uomo incollò le sue labbra a quelle di Nadia, la sua bocca si mescolò a quella femminile.
La giovane mugolava sconvolta nella bocca dell’uomo, mentre sentiva il pene farsi strada a scatti, dolorosamente dentro di lei. Dopo una serie infinita di spinte, finalmente, riuscì a sentire i coglioni schiacciarsi sulle sue natiche. Era tutta sudata, tremava e il dolore le attanagliava le viscere. Tutta la verga era in lei, la percepiva fremere dentro il suo intestino, con contrazioni spasmodiche che le procuravano fitte dolorosissime. Cercò di abituarsi a quell’innaturale presenza dentro il suo corpo. Si calmò e a poco a poco, mentre l’uomo restava immobile, la sofferenza diminuì, mentre sentiva risalire l’eccitazione.
Rimasero entrambi ansanti, sotto la fregola voluttuosa che li aveva pervasi, mentre lei si abituava al fallo che la invadeva in profondità.
Poi l’uomo iniziò a scandagliarla profondamente, strappandole alcuni dolorosi lamento pur nella voluttà che la invadeva, si sentiva straziare le carni. Il piacere lubrico di quell’osceno possesso si contrapponeva al dolore martellante che le saliva dall’ano dilatato e dai colpi di maglio che le infliggeva in fondo al retto.
Lentamente, la carne si scioglieva nel ventre. Sentì i peli duri del pube dell’uomo schiacciarsi sulla sua mano, posta a protezione del sesso. Un intenso calore salì dai suoi intestini, raggiunse la vulva, il clitoride gonfio. Poichè la posizione scomoda in cui aveva posto un braccio la disturbava, si liberò e inconsciamente strinse la schiena dell’uomo.
Ormai era una cosa sua, e lui la sentì e, da vincitore, la sodomizzò con foga e passione, strappandole grida di dolore e gemiti di piacere incontrollati. Gustò la profanazione di quel culo vergine, scandagliando in tutti i sensi i caldi intestini.
Nadia si lasciò riprendere dal piacere che a poco a poco era nato in lei dopo che l’uomo le aveva succhiato la fica. Contrasse i muscoli interni sulla verga gonfia e l’uomo la coitò con abilità, ricercando un godimento reciproco.
Tutti e due sentirono salire infine lo spasimo, a tratti Nadia contraeva le cosce sui fianchi dell’uomo che la sodomizzava, e bentosto, vennero i gemiti, i rantoli, le grida di piacere.
L’uomo saldò le sue labbra a quelle della donna che gli rese il bacio, le loro lingue si mescolarono.
Sentendosi partire, Nadia tese le natiche sul ventre che la urtava e, con sobbalzanti lamenti soffocati, si agitò dal piacere e lasciò ricadere le cosce, annientata, mentre, con un lungo rantolo, l’uomo, che le aveva fatto penetrare tutto il cazzo nel culo, lasciò sprizzare lo sperma grasso e caldo nel più profondo della carne femminile.
Rimase dentro di lei, baciandole gli occhi chiusi, dicendole dolci parole, dato che era un raffinato. Poi la lasciò rimettersi e continuò a parlarle dolcemente, essa ascoltò ma non rispose.
Ripresa a poco a poco coscienza, cercò di liberarsi. La verga sempre dentro il suo culo adesso le dava fastidio e le bruciava. Egli si ritirò e l’aiutò ad alzarsi.
In silenzio si rivestì, mentre egli preparava una ricevuta per la somma versata e concedendole un mese di proroga per la rimanente somma da pagare.
La giovane rimase a testa bassa dinanzi a lui che le mise la fattura nel corpetto e cercò di toccarle ancora i seni.
Riuscì a liberarsi da quel tentativo e si ritrasse.
* Offesa? — le disse Stern.
Nadia lo guardò a lungo, gravemente, poi scuotendo la testa fuggì mentre lui le gridava:
* A presto! — FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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