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Iniziazione feticista

Ispirato ad un fatto realmente accaduto.

Ero un normale adolescente, figlio unico di una famiglia benestante, e frequentavo il liceo scientifico della mia città. Sin dai primi giorni di scuola mi ero molto affezionato ad un ragazzo, un mio compagno di classe che condivideva i miei stessi interessi extrascolastici (computer, moto ecc. ecc. ) così divenimmo ben presto buoni amici, come è molto facile a quell’età.
Questo mio amico (che chiamerò Luca) ed io ci compensavamo molto anche a livello scolastico, infatti, mentre io ero molto bravo in Matematica, lui era un mago in Latino, poiché aveva una madre (la signora Marisa) ex insegnante proprio in questa materia. Dico ex perché abbandonò l’insegnamento appena dopo le nozze giacché già aspettava Luca e non voleva sottrarre tempo alla famiglia. Considerando che il marito guadagnava molto bene lei si poté dedicare al figlio a tempo pieno.
Del latino della madre di Luca ne approfittavo anche io, andando a fare i compiti a casa sua due volte a settimana; avendo così l’occasione di vedere la signora Marisa, una donna sui quaranta non bellissima di viso ma molto piacente di corpo e con l’abitudine di vestire in modo molto succinto quando restava in casa.
Tutto cambiò un martedì pomeriggio, quando recandomi a casa di Luca e suonando il citofono, sua madre mi rispose che il figlio si era recato da sua nonna con il padre e che non sarebbe tornato fino a sera. Io risposi che allora avremmo fatto i compiti il giorno seguente e quando fui per andarmene la signora Marisa mi disse:
– No no, vieni su che ho già fatto i compiti di Luca e così almeno potrai copiarli.
Non me lo feci ripetere due volte, una buona occasione per spiare il corpo di una bella donna; avevo così di fronte l’occasione di rifornirmi di argomenti per le mie prossime masturbazioni.
Presi l’ascensore e salii al terzo piano, senza sapere che mi sarebbe successo qualcosa di strano.
La signora Marisa mi aprì la porta del suo splendido appartamento, era vestita con una camicetta più che scollata, una gonna sopra al ginocchio che lasciava vedere le sue splendide gambe (erano le cose che amavo di più in lei), indossava un bel paio di collant color pelle ed infine delle strane ciabatte nere che lasciavano quasi totalmente libero il suo bellissimo piede.
Mi fece accomodare in cucina, dove mi offrì un bicchiere di coca e andò a cercare il quaderno di Luca da cui avrei copiato i compiti di latino. Tornò col quaderno e si sedette di fronte a me, iniziai a notare qualcosa di strano nei suoi occhi, ma a quindici anni l’esperienza non è sicuramente un’arma a nostro favore. Stavo per prendere dal mio zaino il mio quaderno, quando sentendo un rumore in mezzo alle gambe, abbassai lo sguardo e vidi il piede della signora Marisa che si era appoggiato sulla mia sedia, senza toccarmi; vedendo quello splendido piede (io non ero ancora un feticista) inguainato da quelle calze che lasciavano intravedere lo smalto nero dipinto sulle curatissime unghie, mi eccitai subito. Di questo se ne accorse subito la signora che vedendomi arrossire mi chiese:
– Che cosa hai? Ti da fastidio il mio piede?
– No, no -risposi- anzi…
– E allora che cosa hai? Magari ti da fastidio l’odore del mio piede, o cosa?
In effetti, avevo iniziato a sentire uno strano odore che saliva dalla sua estremità, un misto di sudore e calze. Ma non volendo interrompere quella strana situazione risposi:
– No no, direi invece che ha dei piedi bellissimi (il feticista latente che era in me si stava svegliando per la prima volta).
– Veramente non mi lavo da tre giorni, sai sono molto occupata con le faccende domestiche e poi mi piace sentire il mio odore, specialmente quello dei piedi, sei sicuro di non sentire niente?
– No, le assicuro di no -risposi in tono deciso continuando a fissarle il piede.
– Allora avvicinati al mio piede e annusa meglio -disse lei in tono perentorio e senza sorriso sulle sue labbra.
Io non capivo, ma la cosa iniziava ad eccitarmi in modo incredibile senza che ne fossi pienamente cosciente; normalmente ero eccitato dalle parti convenzionali delle donne: gambe, seno eccetera, ma quei piedi mi avevano sconvolto, così anche quella richiesta particolare di annusarli.
Feci finta di niente e chiesi:
– Scusi signora Marisa penso di non aver capito.
Lei allora alzò il piede quasi all’altezza del mio pene, senza ovviamente toccarlo (altrimenti sarei esploso) e disse in tono sempre più fermo:
– Smettila di fare il bambino scemo, hai capito benissimo. Ti ho detto di abbassarti ad annusarmi i piedi e dirmi se puzzano. Ora fallo!
Io ero sempre più sconvolto oltre che dai piedi e dall’odore della signora Marisa, ora anche dal cambiamento che aveva subito il suo comportamento. Comunque eccitatissimo dalla cosa, iniziai a scendere lentamente fino quasi a toccare col naso il suo piede, che ormai era diventato per me l’oggetto del desiderio, annusai a fondo e, in effetti, di puzza ce n’era anche tanta ma la cosa non faceva altro che aumentare la mia eccitazione.
– Allora puzzano o no?
Io non risposi e continuavo ad annusare morendo dalla voglia di toccare e baciare quel piede nonostante il fetore che emanava.
– Cosa stai facendo sotto il tavolo? Ti stai toccando? Hei, ti ho fatto una domanda!
Lei guardò sotto il tavolo e vide che la mia espressione di estasi annusando il suo piede, e scoprendosi padrona più di prima si rivolse a me in tono quasi di compatimento:
– Se ammetti che i miei piedi puzzano te li faccio toccare, e se farai il bravo te li faccio anche baciare, dal tuo sguardo si direbbe che non aspetti altro, eh piccolo porco?
Io allora mi risvegliai da quella catalessi e preso dalla foga irresistibile di poter leccare quel piede ammisi:
– Si signora Marisa, effettivamente puzzano.
– E non dirmi che non ti piacciono così puzzolenti, scommetto che ti masturberesti se te lo lasciassi fare, vero? Ti eccitano i miei piedi?
Ormai ero fuori di me dall’eccitazione, non capivo più niente e più stavo in quella posizione più mi rendevo conto che avrei fatto qualsiasi cosa per leccare quel piede, allora volendo accontentare la signora Marisa biascicai:
– Farei qualsiasi cosa per Lei.
Lei allora si alzò dalla sedia e si diresse verso di me; la situazione si fece sempre più paradossale, infatti, quando mi fu vicina mi ordinò di alzarmi e mi toccò il pene che ormai era sul punto di esplodere e disse:
– Brutto porco, ti è bastato avvicinarti ad un mio piede e sentirne l’odore per fartelo venire duro. Ora seguimi!
Ci dirigemmo in salotto dove lei accese lo stereo e inserì un cd di musica classica, si sedette sul divano di pelle nera e mi disse:
– Ora fai il bravo, mentre io ascolto un po’ di musica tu massaggiami i piedi.
Non me lo feci ripetere, mi sedetti sul pavimento e iniziai a massaggiare le eccitanti estremità. Dopo circa due minuti in cui con le mani massaggiavo e col cervello cercavo di trattenermi dal fare qualche atto che mi sarebbe costato un addio a quei piedi, non ce la feci più e dolcemente iniziai a leccare la punta del piede destro della Signora. Lei fece passare qualche secondo facendo finta di non accorgersene, ma proprio quando quella puzza mi stava sconvolgendo il cervello e stavo per iniziare a succhiarle le dita laccate di nero, Lei alzò la schiena dal divano e mi diede un calcio in faccia e si alzò urlando:
– Ma chi ti credi di essere, piccolo porco, credi di essere degno di leccarmi i piedi? Adesso li hai imbrattati con la tua saliva e vanno puliti! Me li laverai tu, hai capito? Andiamo in bagno.
Io, ormai senza controllo di me per l’eccitazione, non risposi neanche e la seguii in bagno senza neanche alzarmi dal pavimento, uno strano istinto mi fece gattonare fino al cospetto della donna.
Arrivata in bagno, lei iniziò a togliersi la gonna per poter meglio poi sfilare i collant, io guardavo dal basso estasiato da quello spettacolo e dal pensiero di poter toccare nuovamente il suo corpo ed i suoi piedi.
Quando si fu tolta le calze me le buttò addosso e fece:
– Ora calma i tuoi istinti animaleschi, tutto quello che voglio darti è la possibilità di leccarmi le calze, e bada che le uso ormai da una settimana.
In effetti, si notava che i collant color carne, che subito iniziai a succhiare, avevano passato molti giorni addosso alla signora che ora seduta sul wc ridacchiava con aria di chi compatisce.
Li leccai per circa due minuti dopodiché Lei me li strappò dalla bocca
– non ti prendere troppe confidenze, hai capito?
Ormai privo della parola annuii soltanto.
– Ora devo pisciare e tu dopo mi dovrai pulire.
Iniziò subito il dolce scroscio della sua urina ed io non potevo pensare a nient’altro che al desiderio ormai animale che si era acceso per i suoi piedi.
Finito di mingere la donna divaricò le gambe e mi ordinò:
– Ora puliscimi con le tue mani.
Io nel modo più delicato possibile appoggiai la mia mano ai suoi peli pubici e feci in modo che tutto il liquido rimasto scivolasse sulla mia pelle.
– Ora puoi lavarti le mani, se vuoi.
Mi alzai dal pavimento come in trance e mi lavai le mani con molta cura quasi fossi un robot.
Lei allora schiacciò lo sciacquone e chiuse il coperchio del wc, si avvicinò al bidet e mi fece cenno di aprire l’acqua. Io eseguii senza neanche rendermene conto, ma prima che lei potesse immergere il primo piede nell’acqua mi guardò e disse:
– Mi fai pena, stai morendo dalla voglia e non riesci a dire una parola, sei un porco senza palle.
Senza dire più niente, chiuse l’acqua, si risedette sul wc, prese un suo piede e contorcendosi lo avvicinò alla sua bocca, poi mi disse:
– Ora, visto che mi fai così pena ti farò venire, ma prima voglio gustarmi ancora un po’ il fetore che emanano i miei piedi, tu ora guarda soltanto e guai se ti muovi.
Dicendo questo avvicinò il suo piede alle sue labbra e cominciò a succhiarlo e a leccarlo contorcendosi sempre più, stava anche provando parecchio piacere visti i movimenti del bacino che sembravano muoversi sotto i colpi di un pene immaginario. Non vidi più nella mia vita una donna più eccitata e di contro io non fui mai più così eccitato. Venni subito ma la Signora non se ne accorse troppo occupata a leccarsi il piede, ma nonostante questo, l’eccitazione provocata da quella donna che si baciava i piedi fece tornare subito duro il mio pene. Dopo circa cinque minuti in cui la Signora si leccò entrambi i piedi, si degnò di guardarmi ed ancora più eccitata di prima mi disse:
– Tiratelo fuori, ora ti faccio venire.
Mi sedetti ancora a terra e abbassai i calzoni e slip, il mio pene lucido per l’orgasmo precedente era più grosso che mai, mi domandai cosa volesse farmi, ma non feci in tempo a pensarlo che lei me lo fece capire; riprese le sue calze, le infilò di nuovo, proprio sul piede ora si vedevano gli aloni creati dalla sua saliva, e mi prese il pene tra i talloni.
In quel momento mi sembrò di essere in paradiso, guardavo Lei con la faccia che ormai era trasfigurata dal godimento, guardavo i suoi piedi che mi masturbavano meglio di come avrebbero potuto fare le mie mani, e sentivo nell’aria l’odore acre delle calze e dei piedi.
Venni dopo pochi secondi anche se lei continuò per quasi un minuto, appena ebbe finito si guardò le calze ormai sporche del mio liquido, si rivolse a me con una faccia spenta e mi disse:
– Ora ho finito, rivestiti e vattene, subito.
Io risvegliandomi lentamente dall’eccitazione di quello che era appena successo, mi rivestii e corsi a riprendere il mio zaino mentre Lei si chiudeva a chiave in bagno. Praticamente scappai da quell’appartamento e corsi in strada, tornandomene a casa sconvolto.
La signora Marisa mi aprì ai piaceri del feticismo di cui ora sono devoto cultore, non La rivedo quasi più e comunque a distanza di anni e dopo varie mie esperienze feticiste e non, rimane sempre il mio sogno erotico più eccitante. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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