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Puttana di tutti

Quella sera io e Serena eravamo andati in Discoteca per festeggiare il mio compleanno. 27 anni sulle spalle e 4 di fidanzamento, era tanto tempo che non andavamo a ballare e lei era contenta come una bambina. Ci siamo conosciuti in un pub fuori porta e ci siamo innamorati a prima vista, ricordo la sua timidezza e la sua bellezza.. una ragazza di 20 anni capelli castani a caschetto e grandi occhi neri con un corpicino da far impazzire chiunque. Ricordo che era li con la sua compagnia, rideva e chiacchierava con le amiche ma non dava molta confidenza con chi gli ronzava intorno, probabilmente nessuno dei suoi amici ne era particolarmente attratta. Sembrava un angelo venuta da chissà dove e io la fissavo in continuazione, ricordo il suo imbarazzo quando i suoi occhi si incrociavano con i miei, ricordo bene quando mi avvicinai a lei.. e le chiesi il suo nome, arrossì di colpo e con estrema dolcezza mi disse “Serena”, volevo portarla via all’istante da quanto era bella ma mi limitai solo a parlare del più e del meno, e lei mi ascoltava e rispondeva timidamente, fino a quando gli diedi il mio numero di cellulare pregandola di chiamarmi, i suoi amici mi guardavano con rabbia e gelosia ma a me non importava. Ricordo che passarono tre giorni da quell’incontro, e quando le speranze di ricevere una sua telefonata si affievolirono, come in un incanto lei mi chiamò, al telefono la sua voce era ancora più bella e sensuale e senza accorgercene iniziò la più bella storia d’amore. Passò un mese prima di concedere il suo corpo, ma fu bellissimo perchè per lei era la prima volta, e da quel momento si attaccò a me come una ragazzina spaurita e innamorata. Non contai più le volte che mi disse

“ti amo”, ma ogni volta che lo diceva, anche se sono passati 4 anni mi veniva costantemente la pelle d’oca… forse fra un po’ di tempo gli avrei chiesto di sposarmi. Serena per l’occasione si era vestita molto sexy al contrario delle sue abitudini che erano abitualmente jeans e maglione, si era vestita con una minigonna di seta rossa e un top di pallettes che risaltava i suoi piccoli seni sodi e stivali neri in pelle fino a sopra le ginocchia, mi teneva la mano stretta come per farmi intendere che questa serata non mi avrebbe lasciato nemmeno per un istante. Giunti all’interno mi ero reso conto che la sala era affollatissima per il festeggiamento di un addio al celibato e la musica era alquanto alta, tanto che per poter parlare bisognava urlare a più non posso, lei non si trovava molto a suo agio con tutta quella gente, ma faceva di tutto per non farlo trasparire… ci teneva molto a non rovinare quel giorno. La sfortuna o il caso volle però che dopo 10 minuti, incontrò un suo amico di liceo che con irritante spavalderia e con la complicità di qualche birra di troppo, si era convinto che Serena quella sera fosse un bel bocconcino per le sue labbra e chissà magari per qualcos’altro, ma lei con estrema abilità lo mise subito in riga presentandoci all’istante e senza nessuna incertezza, ma anzi con fierezza le disse

“lui é Paolo il mio fidanzato”. Ero orgoglioso di lei, non perdeva mai l’occasione di farmi sentire il protagonista, il suo principe azzurro e in 4 anni ha dimostrato di essere una ragazza con una morale di ferro, senza mai una sola volta farmi dubitare minimamente i sentimenti che provava per me, c’era una fiducia reciproca aldilà di ogni cosa, e lei pretendeva lo stesso amore incondizionato, non era difficile amarla perché il suo carattere era così dolce e immenso che ogni altra ragazza risultavano inadeguate ad ogni mio pensiero malizioso. Ricorderò per tutta la vita quella sera, un trauma che per gli anni avvenire mi lascerà un segno indelebile, un giorno che rimarrà impresso nel mio cervello come il più grande schifo di tutti i tempi, una rabbia mista a delusione, sconcerto e gelosia che mi tormenteranno per tanti lunghi anni. Avevamo bevuto parecchio quella sera, e la musica, l’oscurità di quell’ambiente non erano certo per una coppia come noi, ricordo perfettamente che dopo aver ballato per un paio d’ore eravamo alquanto esausti e ci appartammo in un angolo della discoteca per scambiarci tenere effusioni come due ragazzini del “tempo delle mele”, eravamo teneri e impacciati perché ci vergognavamo baciarci davanti a tanta gente, raramente ci lasciavamo coinvolgere di baci e carezze se non in privato, ma l’alcol ci aveva resi abbastanza disinibiti quel tanto che per una volta complici dei nostri puri sentimenti, non ci facevamo tanti problemi, dopotutto c’erano altre coppie che si baciavano come noi. Ricordo che dopo un po’ mi disse che doveva andare in toilette, effettivamente erano tante le birre che si erano scolate insieme e naturalmente i problemi fisiologici si facevano sentire…

“ti aspetto qui” le dissi, e per scherzare le dissi anche di non intrattenersi con qualche discotecaro figaccione e ingelatinato, chiaramente era una battuta ma non troppo casuale visto che certi individui non gli staccarono gli occhi di dosso mentre ballavamo, compreso il suo amico cretino. Mi faceva ridere come si avviò verso la toilette, barcollava a destra e a sinistra… Serena non si era mai ubriacata in vita sua, nemmeno nei meravigliosi Capodanni in montagna e mi faceva una certa impressione vederla cosi, ‘ ma mi piaceva perché era di una sensualità mai vista prima. Aspettai per un quarto d’ora ma non tornava, e pensai che forse non si era sentita bene e che probabilmente stesse rimettendo l’anima chinata con la testa verso il water e decisi di andare a controllare, la chiamai fuori dalla toilette ma non mi rispose, poi mi rivolsi ad una ragazza che stava uscendo che mi disse che li non c’era nessun altra, il nostri cellulari li avevamo lasciati nella sua borsetta custodita al guardaroba, ma avevo io lo scontrino per il ritiro quindi non poteva certamente ritirarla… un po’ sconcertato mi rivolsi al buttafuori che era all’entrata chiedendogli se aveva visto uscire una ragazza con la minigonna rossa. Rimasi stupefatto quando la risposta fu positiva, ma con una variante.. lei era uscita in compagnia di un ragazzo e chissà perché mi venne subito in mente il suo amico, mi feci fare il classico timbro sul palmo della mano per rientrare, e uscì di corsa, non sapevo cosa pensare tanti perché mi frullavano per la testa ma non riuscivo a trovare una spiegazione plausibile se non il tradimento. Sapevo che era ubriaca e per questo che ero seriamente preoccupato, a volte non si sa che effetti collaterali possono procurare l’alcol e quello che più mi faceva stare male e che non conoscevo assolutamente che effetti potevano fare a Serena. La cercai nei paraggi, poi d’un tratto mi venne in mente che quando si erano incontrati dentro, quel cretino per darsi delle arie le disse che si era fatto un Audi nera appena ritirata dal concessionario… era il classico figlio di papà viziato fino ai capelli. Cercai l’auto e ne vidi una in un vicolo dietro la Discoteca, il cuore mi batteva all’impazzata non potevo credere ad una cosa simile, forse é stata male e il suo amico l’ha fatta coricare nella sua auto per farla riprendere un po’, insomma mille pensieri mi vennero in mente mentre mi avvicinavo verso di essa, poi in un attimo di lucidità mi fermai all’improvviso, nel caso fossero li, non volevo precipitarmi su di lui come un indemoniato senza prima appurare il vero motivo del loro allontanamento, quindi mi nascosi dietro ad un palo della luce a tre metri dall’auto e con un colpo al cuore scorsi il volto di Serena mentre parlava animatamente con quel suo amico. Avrei potuto interrompere subito, ma volevo accertarmi con i miei occhi che la faccenda non andasse a deteriorarsi almeno per me, su qualcosa di più intimo, non potevo rimanere i giorni che seguivano col dubbio che se li avessi nterrotti ora non ci sarebbe stato comunque un seguito carnale dopo la loro discussione, quindi decisi di aspettare e spiare per poi decidere il dafarsi. Ero dietro di loro, quindi non potevano vedermi, e con mio rammarico vidi lui che incominciava ad accarezzarle il viso, mentre lei lo guardava fisso negli occhi e non parlava più, poi lui improvvisamente si avvicinò verso le sue labbra e tentò di baciarla, lei si scorse indietro come per rifiutare l’approccio ma lui non si scoraggiava e tentò per una seconda volta.. e un altro colpo al cuore mi prese fitto fino a sentirlo in gola, Serena questa volta non si tirò indietro ma accolse la sua lingua dentro la sua bocca ed era chiaro che i movimenti delle loro mascelle non tralasciavano nessun dubbio di sorta, le loro lingue si stavano scontrando voracemente, sembrava quasi che si stessero mangiando una con l’altro e questo mi faceva male, ma ormai ero deciso di non intervenire, volevo vedere fino a dove Serena sarebbe stata in grado di arrivare. Limonarono per una decina di minuti, quando si staccarono vidi lei che fece la mossa di aprire la portiera per uscire ma lui la trattenne per un braccio e gli ricacciò la lingua in bocca che lei non rifiutò, poi quel bastardo incominciò a sfilarle il top e la sua mano si intromise con forza tra i suoi seni palpandola animatamente e lei anche stavolta lo lasciò fare. Ero stravolto non potevo credere ai miei occhi, Serena mi stava tradendo con quel tizio insulso, mi stava cornificando proprio il giorno del mio compleanno. Mi avvicinai ancora di più per cercare di vedere meglio, e quel bastardo si sbottonò i pantaloni e vidi un uccello di dimensioni notevoli già retto con una cappella quasi sproporzionata rispetto al dorso massiccio del pene, che probabilmente superava i 23cm… uno schiaffo morale rispetto al mio che pur vantandomi non supera i 17cm. Prese la testa di Serena e cercò di avvicinare le sue labbra verso quel membro possente, vidi lei molto incerta, forse si stava rendendo conto di esagerare e fece resistenza, il suo volto era abbastanza contratto e le gote arrossivano vistosamente, era rimasta solo con la minigonna e gli stivali e i suoi piccoli capezzoli eretti spiccavano in cima alle perfette e nude rotondità, poi cedette si abbassò, aprì leggermente la bocca e accolse quella enorme cappella, poi piano piano aprì ancora di più la bocca e fece scivolare tutto il dorso fino a toccare con le labbra i suoi testicoli. Lui gli teneva la testa per cercare di fargli prendere un buon ritmo e non fece fatica a raggiungere il suo scopo, la testa andava su e giù, e spompinava dolcemente quel pene enorme che inevitabilmente gli faceva spalancare la bocca a più non posso cambiandogli quasi i connotati del viso. Ero stupefatto ed avvilito, non credevo che la mia dolce Serena potesse arrivare a tanto, probabilmente l’alcol gli ha fatto aprire alcuni lati caratteriali nascosti che nemmeno lei credeva di possedere, ma era tutto vero, lui la teneva per i capelli e lei faceva comparire e sparire quel cazzo fino in gola con un ritmo ora più veloce e isterico. Andarono avanti così per almeno una decina di minuti, poi lei si staccò e fece scivolare la sua lingua sul suo petto peloso fino a risalire verso il suo collo cercando la sua bocca per intruffolarsi nuovamente dentro e giocare con la sua lingua, mentre la mano proseguiva quello che stava compiendo poco prima le sue calde labbra. Intanto lui, mentre giocava con la sua lingua che andava sbarazzina dentro a quella fornace, gli tolse gli stivali e gli infilò una mano dritta verso la sua passerina, Serena agitò i piccoli piedi e cercò, a più riprese, di colpire il giovane, usandoli anche come punto di appoggio per sollevare il proprio corpo e sottrarlo alle carezze che lui cominciava a farle. La mano contro il suo petto continuava a bloccarla e l’altra spaziava sul suo corpo, brancicando le parti più intime, quando scese a toccarla in mezzo alle gambe, Serena dovette smettere il gioco di gambe e badare a stringere bene le cosce per impedirgli il passaggio.

Per Serena questo era troppo, era evidente che costui stava andando oltre il lecito consentito, si era ripresa per un istante e la lucidità che poco prima si stava annebbiando, ora gli ritornò limpida e reale. La mano tentò a lungo di insinuarsi, ma lei seppe resistere e passò al contrattacco usando le unghie affilate, gli artigliò il braccio che la teneva ferma e graffiò con tutta la forza e la rabbia che l’accecava, strinse finchè le unghie le si piegarono, ma la presa non si era allentata di un solo millimetro e il viso del giovane si manteneva sorridente. Serena era una tigre scatenata, ora usava anche i denti, cercando di accostarli al polso sul quale già colava il sangue per le unghiate ricevute, il primo ceffone risuonò così clamorosamente che Serena fu più intontita dal rumore che dal male in se stesso, il secondo le fece girare la testa di scatto e il terzo per poco non le fece perdere i sensi.

Chiuse gli occhi per un attimo, ma non era affatto battuta, e lo confermò la sua reazione di nuovo decisa e violenta, scalciò, graffiò e digrignò i denti. Serena lanciò un grido strozzato e reagì con più veemenza, ma la forza stava venendo meno in lei ed il giovane cominciò a farsi più ardito, ormai stanca e avvilita, era rimasta solo con la minigonna, i sedili si erano abbassati e lui era completamente sopra di lei, la baciava focosamente mentre con forza sditalinava la sua fighetta. Le lunghe e affusolate gambe di Serena erano ormai spalancate come una quaglia da farcire e i suoi piccoli piedi si contorcevano come se fossero presi da crampi sbattendo continuamente sul parabrezza appena appannato. Ero confuso e sbalordito, la rabbia era incontrollabile, ma a questo punto non potevo fare altro che godermi lo scandaloso e penoso spettacolo. Serena istintivamente provava a muovere le gambe e le braccia, nulla .. era bloccata, prenderne coscienza la sconvolgeva, i timori di essere scoperta da me avevano il sopravvento ma non riusciva ne a parlare ne a reagire, poi, mentre una mano piantata tra i suoi seni la inchiodava brutalmente al sedile, con l’altra mano le strappò via le mutandine.

Era arrivato il momento fatidico, il suo grosso cazzo incominciò a farsi largo dentro la sua ora arrossata piccola vagina, lei cominciava a gemere e a contorcersi, ma non faceva nulla per liberarsi, lui gli stringeva le tette e con le dita tormentava i suoi infuocati capezzoli, mentre continuava a spingerlo dentro. Serena era in estasi e cominciava ad urlare, il grosso cazzo gli faceva male, non era abituata a certe dimensioni, ma la cosa la faceva godere tantissimo, chiudeva gli occhi mentre quel bastardo con un colpo di reni lo spingeva ancora più in fondo, il bacino prese a seguire i suoi movimenti e a protendersi oscenamente quando il cazzo di lui si allontanava. Era una oscenità vedere la mia piccola e dolce fidanzata sotto di lui, le sue braccia erano distese all’indietro propinandogli le sue tettine tese sul suo viso e sulla sua bocca, che ingurgitava quei capezzoli come se fossero delle mentine da succhiare, con i denti continuava a mordere alternativamente le due rosette, che diventavano turgidi e duri come due piccole ciliege. Serena urlava ancora e poi piangeva, quel figlio di puttana la stava letteralmente aprendo in due, lui cominciava a muoversi più velocemente e costantemente dentro e fuori di lei, e ad ogni colpo la sua lingua andava a sbattere selvaggiamente contro la sua… ci sapeva fare lo stronzo, il pianto ed i singhiozzi si stavano lentamente tramutando in mugugni e sospiri. Serena avvolgeva le gambe come in un abbraccio intorno ai suoi fianchi tenendolo ben saldo sopra di lei, la fronte si arricciava ma continuava nel suo godere, lui alzò le sue ginocchia sulle sue spalle in modo da farlo entrare tutto fino alle palle, quì Serena doveva aver sentito davvero male perché si sentì un rumore come di qualcosa che batteva che rompeva e che entrava, gli uscirono copiose lacrime, ma lui non si fermava e continuava a sbatterglielo dentro… ero atterrito anche all’idea che qualcuno potesse vederli così, semi nudi e sudati fradici, anche la gonna era ormai bagnata dai suoi copiosi umori. Era visibilmente eccitata, bagnata e sudata si dimenava sotto di lui come una gatta in calore, addirittura si mise due dita in bocca simulando un auto pompino, era rossa come la sua gonna e ansimava come non l’avevo mai sentita fare non l’avevo mai vista così troia, e in quella posizione da contorsionista la rendeva ancora più misera e sottomessa. Continuarono così per parecchi minuti, e l’auto si muoveva in modo imbarazzante, per fortuna nei dintorni non c’era nessuno, poi vidi lui spostarla energicamente sopra il suo corpo… ora Serena puntava i piedi sui sedili alzandosi sopra il cazzo lucido della sua saliva e lo impugnò, doveva sentire le dita di lui che le aprivano le labbra, e la vista dei due sessi vicini le provocava un fiotto di piacere le cui gocce cadevano sulla cappella. Lo puntò e si lasciò cadere con forza, gemettero all’unisono… aggrappata al volante per aiutarsi, si muoveva su e giù seguendo i ritmi del proprio piacere così intensi, che quasi si dimenticava di lui. Ogni tanto rallentava per riprendere le forze, poi ricominciava a spingere facendo sbattere il proprio sedere contro il pube di quell’energumeno, era sopra impalata sul suo membro e si muoveva energicamente su e giù come una bambola, anche la gonna era misteriosamente sparita, lo galoppava con furia indescrivibile nuda come un verme e le sue mani erano appoggiate sul suo petto villoso mentre il suo sguardo era fisso verso un angolo del tetto dell’auto. Il suo sederino sbatteva convulsamente sul suo bacino, le pareti vaginali aderivano alla perfezione a quel duro tronco che appariva e scompariva dentro di lei come un pistone del motore lasciando rigagnoli di sperma bianchi grondare verso il folto pelo delle palle, lei rabbrividiva e si muoveva sopra le spinte secche gemendo e gridando, lui da sotto doveva averle preso i capezzoli per tirarli come briglie, perché le sue urla erano strazianti e indecorose, ora poteva fare ciò che voleva, ed anche se lei avesse gridato..

“noo fermati”, lui non si sarebbe più fermato. Erano momenti interminabili, sudavo freddo ero tremendamente nervoso, l’ansia mi soffocava… volevo morire, tutti i miei progetti si erano frantumati nel giro di pochi minuti, non potevo immaginare che Serena fosse così puttana, pensavo ai momenti belli passati insieme e che ora inevitabilmente sarebbero dovuti annegare in un lago di lacrime amare. Lui non terminava mai, aveva una resistenza inaudita, continuava a scoparla indegnamente, e lei non aveva più nessuna voglia di smettere, continuava a divorare quel cazzo dentro di lei senza nessuna remora, si agitava sempre di più sopra quel cazzo prepotente ed emetteva urli soffocati di piacere, il suo bianco corpicino si confondeva con il suo corpo, sembravano una persona sola tanto erano attaccati e le sue tettine ballavano indecorosamente in tutti i lati. Poi come grande finale la alzò e la mise alla pecorina, lei odiava questa posizione perchè non vedendo il suo partner in viso mi diceva sempre che era immorale, diceva che solo gli animali lo facevano così facendomi desistere ogni qual volta che ci provavo, ma con lui non fece nessuna resistenza, era troppo eccitata e ubriaca per fare dei moralismi, e senza nessuna vergogna gli donò le suo didietro aspettando senza dignità che lui la sbattesse nuovamente, muoveva solo le anche andando indietro a cercare il suo cazzo. Ma con sorpresa mia e soprattutto sua… lui cambiò direzione, e mirò con la sua bollente cappella il suo culetto ancora inviolato, Serena come si sentì forzare il suo sfintere, fece uno scatto in avanti, e girandosi di scatto lo guardò con occhi supplicanti come se volessero dire

“no ti prego.. li no” ma quello schifoso era troppo coinvolto dalla situazione per poter cambiare decisione, e con autorità da schifoso maschilista la tenne ben salda per i stretti fianchi che cercavano, muovendosi a destra e sinistra di far cedere la presa. Ero paralizzato non potevo muovermi , quel giorno per la prima volta avevo dato a qualcuno, il permesso di profanare quella parte del suo corpo considerata la più sacra. Era troppo forte per una mingherlina come lei, fece molta fatica a far entrare la cappella nell’anticamera del culo, perché lei si muoveva scatenata per farlo desistere, poi si arrese, e lui con un colpo secco e sordo di reni gli sfondò il suo povero sfintere, tanto da farla quasi svenire, poi lentamente Serena cominciò a mugolare mentre i suoi occhi erano lucidi di piacere, mi sentivo mancare il fiato, ormai quel cazzo era completamente dentro e cominciò una danza frenetica verso l’orgasmo, l’odore ed il sapore dolciastro e salato dei suoi umori la facevano impazzire… la figa, il culo, la bocca, bramavano prepotentemente di essere riempiti, in certi momenti non la sentivo più gridare, piombavano silenzi strani, per poi ricominciare a sentire solo il suo ansimare. Ansimava, urlava, mugolava e si muoveva sudata sotto i suoi colpi bestiali, prese un ritmo veloce e le sue palle continuavano a sbattere sulla sua fradicia fighetta, le sue anche oscillavano e si muovevano al ritmo delle sue, e di nuovo il suo respiro si faceva affannoso, mugugnava e si lamentava come mai le era successo.

Era a dir poco vomitevole quello che stava succedendo, vedevo addirittura Serena che ogni tanto inarcava la testa cercando ancora la lingua di lui, stava godendo in culo.. del cazzo del suo amico, e io ero qui guardando la testa di lui piegata verso di lei, mentre con la lingua passava sulle sue labbra assaporando la sua linguetta e i sospiri degli ultimi spasmi di quell’orgasmo che l’ha fatta urlare un attimo prima, poi Serena si riabbassava di colpo addentando l’appoggiatesta dello schienale abbassato per poi mordersi le labbra per non urlare. Vedevo tutto il seno contrarsi e i capezzoli probabilmente gli facevano male da quanto erano turgidi per l’eccitazione… le mani di lui sembrano impazzite correvano dal seno al ventre alla vulva sino all’interno delle cosce, e Serena chiuse gli occhi lasciando penzolare il capo godendosi le sensazioni che stava provando. La rabbia lasciò il posto alla tensione e alla concentrazione forzata che mi obbligava a pensare e immaginare il suo buchino riempito all’inverosimile, era terrificante vederla scuotersi convulsamente in un orgasmo violento, si scioglieva in una cascata di umori bollenti e vischiosi, si dimenava come una cagna in calore, gemiti, urla… ne chiedeva ancora… impazziva sotto le sue spinte brutali, urlava con tutta la forza che si sentiva dentro, ormai sconvolta dal piacere… non ha mai goduto tanto. Dopo 5 minuti tolse tutto il suo cazzo ormai bianco degli umori di lei, e venne copiosamente sulla sua schiena lucida e brillante bagnata dal sudore, il suo visino era stravolto e soddisfatto tanto che quando caddero esausti a pancia in giù sui sedili, lei ebbe ancora le forze per portarsi il pene fra le sue labbra e ripulire minuziosamente tutto lo sperma rimasto intorno alla cappella, istintivamente succhiava avidamente, gli roteava la lingua sul glande, cercando confusamente ogni traccia di sperma avanzato. Si rivestirono in silenzio senza dire una parola, a questo punto corsi all’interno della discoteca e mi rimisi al posto dove ci eravamo lasciati aspettando il suo ritorno, sempre che fosse decisa a tornare…. ero ansioso di rivederla, in tutto saranno passati una mezz’ora o poco più, ero nervoso e arrabbiato ma decisi che per il momento non avrei detto nulla, speravo almeno in una sua confessione. La vidi arrivare, e per prima cosa si scusò per il ritardo… disse che si senta male e che aveva voglia di rimettere, ma si vergognava farlo nella toilette e che aveva preferito farlo fuori, mi guardava negli occhi con la sua solita tenerezza e il suo viso innocente, poi mi disse se avevo voglia ti tornare a ballare. Ero stanco e avvilito, le chiesi se mi amava come sempre.. e lei con assoluta sicurezza mi disse

“certo Paolo che ti amo” hai forse qualche dubbio? … no gli risposi io, volevo solo una conferma. Il suo imbarazzo era evidente, non riusciva nemmeno a guardarmi, era schiva e nervosa, forse la sbornia stava passando e i sensi di colpa stavano prendendo il sopravvento. La lasciai il giorno dopo senza dire nulla di ciò che avevo visto, mi limitai a dirle solamente che mi ero innamorato di un altra, forse era la giusta vendetta ma dentro di me ero veramente svuotato e rassegnato, Serena la incrociai dopo un mese con quel tizio in centro, era abbastanza imbarazzata, mi disse solamente

“ciao come stai”.. la prima cosa che mi venne in mente é stato

“benissimo Serena” spero altrettanto tu, poi voltai l’angolo, mi girai per vederla una ultima volta ma loro, neanche farlo apposta erano li che si baciavano davanti a tutti, e le mani di lui erano appoggiate sul suo sedere… dentro di me dissi….

“che grande puttana”. Dopo una settimana decisi di vendicarmi con più eloquenza, sapevo che con Serena non ci sarebbe stato più un futuro, e preso da risentimenti misto a profondo rancore feci la cosa più assurda che in cuor mio mai e poi mai avrei fatto ad una ex fidanzata, ma ero troppo incazzato per poter cambiare idea. Pagai tre delinquenti della zona per violentarla a casa mia, quindi la chiamai con la scusa di un chiarimento sereno e la feci venire nel tardo pomeriggio… gli dissi che gli avrei rubato solo dieci minuti, giusto per focalizzare alcune cose che non erano funzionate tra di noi. è stato il pomeriggio più straziante della vita, dopo alcuni momenti iniziali di ribellione e pianti, la scoparono in figa e in bocca, poi la incularono brutalmente facendola addirittura sanguinare, non le risparmiarono nemmeno la doppia penetrazione, e quando la sborravano in bocca, lasciavano passare solo pochi minuti di tregua giusto per far riprendere la loro erezione per poi continuare incessantemente per tutta la sera e poi ancora per tutta la notte, più Serena urlava e si divincolava e più loro si accanivano…. Sentivo le loro voci incitarla a resistere. L’ho vista ribellarsi, poi piangere, poi urlare, poi gemere, poi ansimare, poi godere… e poi ancora piangere per poi ancora mugolare di piacere, Serena era stata stuprata all’inverosimile ed io col tempo potevo finalmente guarire le mie ferite. Dopo quelle due esperienze, Serena cambiò completamente la sua personalità, il suo modo di comportarsi verso il sesso cambiò radicalmente, tanto che non riusciva più a tenersi un fidanzato fisso, lo dico per voce delle sue false amiche. Le sue esigenze sessuali passavano sempre il limite dell’indecenza, senza sbandamenti, convinta di non compromettere mai la sua dignità e la sua personalità. Quel tipo di rapporti occasionali che lei in certi momenti di raptus cercava… di per se alquanto squallidi.. con il tempo però la personalizzarono, la avvilivano, tant’é che voleva liberarsene da quella forma ossessiva, degradante, esasperata, folle, che le davano un grande senso di colpa e di avvilimento, di degrado, di reazione, di liberazione. E pensare che fino a poco tempo fa per Serena, il rapporto sessuale era la sublimazione di una intesa fra due innamorati, fatta di reciproca attrazione fisica, di rapporti interpersonali positivi, di interazione, di sentimenti, di attenzioni, di spontanea disinibizione, di rispetto e di mille altre sfumature. Serena se voleva fuggire da quelle turbe, doveva mettere ordine nel suo cervello, perché é da li che partivano ogni suo stimolo, ogni suo comportamento, la sua emotività, doveva ragionare e, per questo non le mancavano certo le capacità intellettive, né quelle organizzative di autocontrollo. Ma tutto fu inutile, aveva capito purtroppo, che il suo corpo dopo quell’orgia forzata a casa mia, non poteva più farne a meno del sesso, e quando cercava di smettere, crisi di astinenza arrivavano puntuali e la sua ninfomania trovava sfogo su chiunque provava un approccio. Serena era diventata dopo pochi mesi la puttana di tutti. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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