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Scommettiamo

“Scommettiamo? ” chiese sicura di se Monica.
Roberto, il suo legittimo consorte trasalii un attimo, stupefatto dell’incredibile spavalderia che dimostrava la sua donna, lì davanti a tutti.
“Scommettiamo cosa? ” domandò.
“Scommettiamo che io non sono quella che tu dici? Tu continui a raccontare che non sono una donna calda, che non riesco mai a fare nulla di nuovo e di
provocante, che non prendo mai l’iniziativa… Mi dipingi davanti a tutti i nostri amici come una “mattonella” fredda.
Scommettiamo che io mi alzo e mi faccio scopare da uno dei presenti in sala? ”
Il gruppo di amici, sorpreso, restò in silenzio.
Erano quattro coppie di amici, e come di consueto si erano ritrovati per mangiare la pizza.
Roberto, come al solito, aveva cominciato a lamentarsi con gli amici, della vita sessuale con la moglie.
Sembrava essere un rito. Tutti i mariti si divertivano durante la cena, a lamentarsi, ma quel sabato, dopo un pesante pomeriggio passato in negozio,
Monica scoppiò:
“Allora… avanti, che dici? – ripetè, alzando la voce – Scommettiamo che io, per farti vedere che non sono frigida, che non è vero che non amo le
situazione che tu chiami “particolari”, mi alzo e mi scopo un perfetto sconosciuto?
Ti basta per farti vedere che non sono così ingenua, schizzinosa e tutte quelle stronzate che mi hai detto? ”
Roberto non sapeva cosa replicare, lì davanti a tutti i suoi più cari amici.
Monica sembrava davvero incavolata, e recuperare il terreno perduto, chiedendole scusa, voleva dire fare una ben magra figura.
Erano sposati da cinque anni. Si erano conosciuti tardi, e a 35 anni lui e 31 lei erano convolati a nozze dopo un breve periodo di fidanzamento..
Lei era alta 1, 75, snella, carnagione scura, capelli lunghi fino alle spalle ed occhi castani. Due gambe lunghe e due seni piccolini.
Lui era alto 1, 80, capelli brizzolati e ricci, robusto e gran lavoratore. Ora era stato messo in grossa difficoltà, ma caparbiamente cercò di non
cedere a quello che lui credeva un bluff di sua moglie:
“Non credere di spaventarmi… Non credo minimamente che saresti capace di fare una cosa del genere…
Sei troppo restia ad ogni novità sessuale. Figurarsi se ora tu rimorchi uno e te lo scopi… ”
Lo sguardo di Monica si fece più cattivo:
“Scommetti? ”
Roberto cominciava a sudare. Non l’aveva mai vista così arrabbiata e decisa, ma il silenzio della tavolata e gli sguardi incuriositi dei suoi
conoscenti lo mettevano a dura prova.
“E chi vorresti scopare? ” ribatté, ostentando ancora una certa dose di sicurezza.
“Posso scegliere? ”
“Troppo comodo, furbetta… ”
I due si guardavano dritti negli occhi con un’aria di sfida inaudita, tra il silenzio e l’attenzione degli amici.
“Come possiamo fare? ” chiese lei.
“Il primo single che entra, okay? ” propose lui, sempre convinto in un bluff.
“è evidente che tu non potrai fare ritorsioni su me… ”
“Okay”
“E neppure sfruttare questa storia per andare a scopare altre donne”.
“Va bene, va bene. Tanto non ti muoverai da quella sedia lì”.
“Se vinco mi regali la collana che abbiamo visto questa sera dall’orefice”.
“Tutto quello che vuoi, … Tu non avrai il coraggio di alzarti da quella sedia.
E se invece, come sono sicuro, non ci riesci e perdi? ”
“Cosa vorresti? ”
“Non mi dirai mai più di no… Ti concederai ogni qualvolta io lo desideri…. ”
“Non ho nessuna difficoltà. Sei tu che parli solamente…. ”
Era troppo. Ora Monica aveva addirittura rivoltato le carte in tavola! Non era lei che era frigida, ma lui che parlava e non agiva!
Il mormorio della tavolata colpì come un pugno sullo stomaco Roberto, che scuro in volto sussurrò deciso:
“Il primo che entra… ”
“Di sabato sera è difficile che entri un single… ” precisò Laura, un’amica della compagnia.
I due continuavano a fissarsi in cagnesco.
“Io dico che non ne saresti capace comunque… Lo dici solo per spaventarmi, sicura che non entrerà nessun uomo solo questa sera. Sarei proprio
contento di vedere se davvero avresti il coraggio di fare quello che dici.
Vuoi solo fare la sbruffona! ”
Monica aveva raggiunto il limite, stava per reagire con una sfuriata, quando entrarono due uomini, vestiti eleganti, sulla quarantina.
Monica li osservò attentamente, ed attese che si sedessero, poi guardò ancora una volta suo marito:
“Sono due… ti bastano? ”
Roberto rise, ma oramai i suoi erano dei vistosi sforzi per mascherare l’enorme disagio in cui si trovava.
“E tu ti faresti due uomini? ”
Il silenzio della tavolata era tornato assoluto.
La discussione era giunta ad un punto dove oramai nessuno dei due avrebbe potuto ritornare indietro se non perdendo, come si dice, la faccia.
Monica si alzò, e con passo deciso si diresse verso i due uomini.
Roberto non disse una sillaba, e restò ad osservare la sua donna.
Monica, giunta al tavolo, prese una sedia e si sedette ad un lato del piccolo tavolino dove i due stavano scrutando il menu.
“Buonasera…. ” disse Monica accomodandosi.
“… sera” rispose uno dei due, senza nemmeno alzare lo sguardo dal menu per niente imbarazzato dell’intrusione, forse scambiandola per la cameriera.
“Scusate se vi disturbo, ma ho appena litigato con il mio uomo. Posso tenervi compagnia? ”
“Certamente” bisbigliò il più alto dei due. “Ma il suo uomo è qui? ”
“Sì. è seduto in fondo alla sala, e siccome si è comportato da stronzo, lo voglio punire. ”
“E come? ” chiese uno.
Monica sorrise aprendosi un pacchetto di grissini e mordicchiandone uno con fare un tantino sexy:
“Non so… vedremo…. ” e sorrise maggiormente ai due.
I due ora la stavano fissando increduli.

Nella tavolata dei suoi amici intanto, i commenti si facevano sempre più numerosi:
“Che dici? Avrà il coraggio? ” chiese Laura.
“No, lo fa solo per farmi incazzare… ” continuava a rispondere Roberto, ma cominciando a perdere quella sua eterna sicurezza da maschio – padrone.
“A me sembra che sia lei l’incazzata… ” precisò Paolo.
“Non può farmi una cosa del genere. Vuole solo provocarmi. ”
“Io dico di sì” disse Maria “Arrabbiata com’è quella e capace di farseli tutti e due… ”
“Che ne sai tu? ” chiese sorpreso Roberto.
“Io dico che è molto arrabbiata, e per fartela pagare potrebbe fare cose che non avrebbe mai fatto. è una tipa vendicativa sai? ”
Roberto tornò a guardare sua moglie seduta a pochi metri da lui, assieme a due uomini sconosciuti.

“Come mai soli? ”
I due sorrisero, poi uno di loro rispose:
“Ma lei cosa cerca? ”
“Ho scommesso con il mio uomo che sarei stata capace di rimorchiare qualcuno e scoparmelo”.
I due si guardarono negli occhi sempre più sorpresi.
“Ma… è uno scherzo? …. Oppure lei…. ”
“Non temete… Non sono una mercenaria né una esibizionista. Il problema è che quello stronzo continua a deridermi davanti agli amici. Mi descrive come
una sciacquetta, per niente sexy, incapace di qualsiasi fantasia erotica. Incapace di qualsiasi iniziativa erotica… che sono una frana e che non sarei
capace di accalappiare un uomo…. Voi che dite? ”
I due la osservarono attentamente:
“Lei è una bella donna… Però se suo marito si lamenta avrà qualche suo motivo…. ”
Monica si sfilò la scarpa destra, alzò la gamba, ed andò a toccare in mezzo alle gambe l’uomo che aveva parlato.
“Per me è uno stronzo… ” ribatté lei ” Eppoi, basta con il lei…. ”
“A prima vista si direbbe che sei una donna che ci sa fare… Perché non ti siedi accanto a me? ”
Monica spostò velocemente la sedia e si accomodò vicino all’uomo, provocando un motto d’ira nell’altro.
Ora poteva vedere anche Roberto, che la stava fissando con uno sguardo minaccioso, e nel contempo, poteva continuare a massaggiare leggermente con il
piede, il cazzo ed i testicoli all’uomo che aveva di fronte.
“Siete sposati? ” chiese osservando subito le mani, che mettevano in risalto le fedi nuziali.
“Sì. Le nostre mogli sono ad una cena tra colleghe di lavoro, e noi poveri maschietti, ci siamo ritrovati soli soletti… ”
“Poverini…. ” disse, ed intanto era scesa con la mano destra sotto il tavolo, e stava accarezzando la patta dei pantaloni dell’uomo seduto al suo
fianco.
L’uomo sobbalzò, e chiese:
“Ma suo marito è ancora qui? ”
“è quello con lo sguardo truce seduto là in fondo, nella tavolata grande…. ”
Gli sguardi dei due uomini s’incrociarono. Anche l’uomo seduto di fronte a Monica si volse incuriosito ad osservare il marito di quella bella mora che
gli stava facendo piedino.
L’uomo alla destra di Monica intanto, stava rovistando lungo la gonna di lei, e trovato il varco dello spacco, aveva insinuato la sua mano, e le stava
tastando le cosce.
Monica rise, sistemandosi meglio sulla sedia per agevolare la lenta ma inesorabile risalita del palmo della mano dell’uomo, facendo trasalire il
marito, che stava oramai capendo che sotto il tavolo qualcosa stava succedendo…
Con lentezza e delicatezza, Monica sbottonò i pantaloni dell’uomo, ed introdotta la mano nella patta, cominciò ad armeggiare con l’elastico delle
mutande dell’uomo.
Anche l’uomo davanti a lei aveva cominciato a toccarla e piano le massaggiava il collo del piede, guidandolo nel lento piedino.
Piano piano Monica arrivò ad estrarre il cazzo al primo uomo, e cominciò a massaggiarlo lentamente, mentre questi aveva oramai raggiunto la figa, che
era imprigionata dietro le mutandine ed i collant.
L’uomo socchiuse gli occhi per assaporare maggiormente il servizio che la sconosciuta signora gli stava facendo, quando fu riportato alla realtà:
“Avete da ordinare? ”
Era il cameriere.
L’uomo quasi sobbalzò dalla sorpresa.
I due uomini si guardarono un attimo negli occhi, non sapendo bene cosa fare.
“Ordinate, ordinate pure…. ” disse Monica ” tanto, dovrete aspettare un’oretta perché vi servano… ”
Non era una critica rivolta al personale, ma un chiaro invito…
I due ordinarono velocemente, poi guardarono, come in attesa di istruzioni, la bella Monica, che intanto, non aveva mai mollato di stuzzicare i due
cazzi.
“Cosa facciamo? ” chiese uno.
“Dove mi volete scopare? ”
I due, sentendo questa domanda così esplicita, ebbero un sussulto d’eccitazione, e per poco il primo non schizzava in mano a Monica.
“Potremmo andare a casa… tua… ”
“Non se ne parla nemmeno… Avete l’auto? ”
“Sì, una Fiat Ulisse”.
“Perfetta” disse lei, mollando la presa sui due cazzi.
“Ma… tuo marito? ”
“Non ci darà fastidio. L’avevo avvertito, eppoi, se ci viene a scocciare… pestatelo…. ”
“Ma… tutti e due assieme? ”
“Uno alla volta… Non vorrete perdere il tavolo no? – rispose ridendo – Poi l’auto è già una cosa scomoda in due, figuriamoci in tre… ”
Poi alzatasi in piedi, si sistemò la lunga gonna e chiese:
“Chi per primo? ” e dicendolo osservò Roberto, e tutta la sua compagnia che ora la stava osservando in un silenzio, in mezzo alla baraonda della
pizzeria.
I due non sapevano cosa rispondere, così Monica spezzò in due un grissino, in modo che anche Roberto potesse vedere.
“Il più lungo mi scopa per primo”.
Il fortunato fu quello della patta, che si alzò di scatto, dimenticando che aveva i pantaloni aperti.
Velocemente si ricompose, ma la scena non passò inosservata a Roberto ed ai suoi amici.
Monica lo prese per mano, e guardando sempre negli occhi Roberto, si diresse verso l’uscita.
L’uomo la seguì alquanto imbarazzato, ma davanti a se aveva una bella donna, molto decisa, e poco gli importava se il marito li stava osservando con
gli occhi di fuoco.
Uscirono dal locale, e salirono sull’auto:
“Qui vicino c’è un parco…. ” disse l’uomo.
Monica, con uno sguardo di ghiaccio fece un segno d’assenso con la testa, e l’uomo mise in movimento il veicolo.
Ora però che aveva lasciato la sala, Monica fu presa dalla paura. In fondo era su un’auto con un perfetto sconosciuto… Ora stava pensando alla cosa
sotto un altro aspetto, ed ebbe voglia di scendere.

“Cazzo Roberto… Se l’è portato via… ”
“Finge… Non preoccupatevi… Finge…. ” disse con una voce nervosa, che non nascondeva tutto il malessere Roberto.
“Ma non gli vai dietro? Vai a riprenderla! ” esclamò Laura.
Roberto ebbe quasi la tentazione d’alzarsi, ma poi incrociò lo sguardo del secondo uomo, che gli stava sorridendo tranquillamente, e rispose:
“Non posso dargliela vinta. Sono sicuro che sta bluffando… Non può essere capace di tanto. La conosco bene! ”
“Ne sei sicuro? ”
“Non rompere i coglioni Laura!!! ”

L’auto uscì dal parcheggio, e Monica continuò a fissare la porta d’ingresso, quasi pregando che Roberto comparisse a fermarla, a bloccare quella Fiat
Ulisse, che ora era sulla strada ed a forte velocità si dirigeva verso il vicino parco.
L’auto s’infilò decisa su una stradina, e poi si fermò.
L’uomo era eccitato da morire, ed appena tirato il freno a mano si mise a trafficare con i sedili posteriori:
“Andiamo dietro eh? ”
Monica era diventata silenziosa. Si vedeva oramai costretta a ballare quella musica che lei stessa aveva scelto.
L’uomo sistemò i sedili, dopodiché si calò i pantaloni, esibendo un cazzo già pronto all’uso.
Monica s’infilò tra i due sedili anteriori e passò dietro, sedendosi accanto all’uomo, e cominciando a massaggiargli il cazzo in silenzio:
“Che fai? Non parli più adesso? ”
Monica si bloccò indecisa, con la mano appoggiata sul cazzo dell’uomo.
Lo guardò, poi ritrasse la mano come spaventata.
“E no cazzo! Non puoi farmi questo!
Sono arrapatissimo, ed adesso vorresti lasciarmi così? ” e dicendo così la prese per la testa e la spinse decisamente verso il suo cazzo.
Monica non fece molta resistenza, ma abbassò il capo e cominciò ad ingoiare l’arnese dell’uomo, che subito si distese maggiormente mugugnando.
Con le mani l’uomo andò sotto la lunga gonna di lei, e salì velocemente verso la figa.
I collant intralciavano i suoi progetti, e Monica sentendo la mano dell’uomo armeggiare, bloccò il suo lavoro di bocca:
“Aspetta… Non rompermeli… ”
Ora doveva decidere se concedersi totalmente, e di conseguenza sfilarsi i collant, o sperare di cavarsela con un pompino.
Si guardò attorno, quasi sperando di intravedere la figura rassicurante di Roberto, ma non vide assolutamente nessuno.
Con gesti decisi si tolse le scarpe ed i collant, dopodiché sotto ancora la spinta dell’uomo, ricominciò a succhiarli il cazzo.
Ora l’uomo, stando disteso, poteva toccargli la pelosa figa, e lei, allargando le cosce l’aiutava nell’intento.
Monica pian piano stava diventando meno titubante, e si stava eccitando, mentre le dita dell’uomo gli stuzzicavano il clitoride.
La situazione era surreale… Pochi minuti prima era seduta a tavola come ogni sabato in mezzo ai soliti amici, sentendo i soliti discorsi idioti,
mentre ora, era distesa accanto ad uno sconosciuto in auto, con il suo cazzo in bocca e si era tolta i collant per essere scopata.
Dovette confessare a se stessa, che la cosa la stava eccitando non poco. Stava scoprendo forse un lato nascosto della sua personalità.
L’uomo gli tolse il cazzo dalla bocca, e calati i pantaloni sotto le ginocchia, si mise in posizione sopra di lei.
Le prese le piccole mutandine bianche, e piano gliele sfilò, facendogli alzare le lunghe gambe che sembravano ancora abbronzate, grazie alla sua
carnagione scura.
Si abbassò a leccarle l’interno delle cosce, salendo piano fino alla folta peluria, dove affondò violentemente il viso, infilandole la lingua ben
dentro la vagina.
Monica apprezzò il fatto, ed istintivamente chiuse le cosce imprigionando il viso dello sconosciuto, che rispose affondando maggiormente la lingua.
Le mani di Monica ora gli stava tirando i capelli, e contemporaneamente gli guidava il viso lentamente.
L’uomo si liberò, e decise che era giunto il momento di scoparla.
Armeggiò con un preservativo, se lo infilò velocemente, mentre Monica, sempre a cosce aperte, attendeva pazientemente di essere posseduta.
Lìuomo le allargò maggiormente le cosce, osservò la figa della donna illuminata da un vicino lampione, dopodiché gli infilò il cazzo.
Infilò il viso bagnato dagli umori di lei, nella scollatura del vestitone marrone, alla ricerca dei due piccoli seni, mettendosi a leccare e succhiare
la liscia pelle di lei, che intanto cominciava ad apprezzare a pieno la situazione, agitandosi tutta.
Monica stava scopando come aveva promesso, lì, dentro una Fiat Ulisse, come una ragazzina… o come una vecchia troia, e stava provando un piacere
nuovo, intenso, forse mai provato prima.
L’uomo la scopò con vigore, facendola poi girare per farla sedere sopra di lui.
Le fece togliere il vestitone, in modo di poter osservare quel corpo snello che si muoveva sinuosamente, facendo sussultare le piccole tettine
racchiuse in un reggipetto bianco, stando infilata sul suo cazzo.
Con le mani poteva sentire le sue chiappe sode, e con l’occhio ammirare nell’oscurità il suo cazzo che entrava ed usciva lentamente dalla figa.
Il ritmo si fece più veloce, finché tutti e due ebbero l’orgasmo.
Lei cadde sull’uomo, lasciandosi andare ad un bacio liberatorio.
Poi si fece cadere su un fianco, sfilandosi dal cazzo. Prese il preservativo e glielo sfilò, stando attenta a non disperderne il contenuto.
L’uomo l’accarezzò, poi chiese:
“Ora tocca al mio amico…. ”
“Certo” rispose lei che stava armeggiando con i collanti per rivestirsi
“Torniamo in pizzeria”.
“Sì, Devo anche risciacquarmi un pochino…. ”
L’auto si rimise in moto, e poco dopo erano di nuovo dentro la pizzeria.
L’uomo tornò a sedersi al suo tavolo, accolto con curiosità dall’amico, mentre Monica si era infilata nei bagni per una veloce rinfrescata.

“Cazzo Roberto! ” esclamò Paolo “è tornato! E mi sembra un po’ arruffato! ”
Roberto alzò gli occhi, e poté vedere l’agitazione dell’uomo, che con ampi gesti stava velocemente descrivendo quanto era successo all’amico in attesa.
“Non credo assolutamente che Monica abbia fatto una cosa simile…. è un’ignobile farsa… ”
“E se l’avesse veramente fatto? ”
Roberto non rispose. Sorseggiò un’altro po’ di amaro…

Il secondo uomo si alzò tutto eccitato, e si diresse verso l’uscita.
Fuori Monica non c’era. Ritornò sui suoi passi ed entrò deciso nella toilette delle donne.
Monica stava risciascquandosi il viso, e l’uomo le fu subito addosso.
La strinse da dietro, afferrandole i seni e strizzandoli fortemente, facendogli sentire nel sedere fino a che punto era giunto la sua eccitazione.
Monica si voltò, e si trovò la lingua dello sconosciuto in gola.
L’uomo la fece appoggiare sul lavandino, le alzò una gamba e le strappò i collant, infilando prepotentemente la sua mano nel largo strappo, e
raggiungendo le mutandine.
Monica dopo un po’ di divincolò, e temendo che entrasse qualcuno, spinse l’uomo dentro lo stanzino dove c’era la tazza, e chiuse dietro a sé la porta.
Monica si sedette, e poco dopo aveva il cazzo dell’uomo in gola.
Stava spompinando un secondo perfetto sconosciuto in una toilette, a pochi metri da Roberto!
Gli massaggiò delicatamente le palle, facendo entrare tutto il cazzo in gola, insalivandolo e giocando con i fili di saliva.
Non era mai stata così eccitata. Il luogo, l’atmosfera, la trasgressione l’aveva completamente trasformata in una vera e propria troia.
Stava piano piano scoprendo un’essere sconosciuto in lei. Forse quello che Roberta aveva sempre cercato…
L’uomo ad un tratto estrasse un preservativo e lo consegnò a Monica:
“Ti voglio scopare…. Ti voglio inculare….. ”
Monica, completamente partita, estrasse il preservativo e glielo infilò lentamente, andando poi a massaggiare il lungo e grosso cazzo.
L’uomo la fece alzare, con un colpo deciso fece scivolare i collant e le mutandine per terra.
Monica alzò un piede per far cadere il tutto a terra, poi lo fece accomodare sopra la tazza, scostò la gonna, prese il cazzo in mano e con una mossa
veloce e decisa si sedette su fu lui.
L’uomo tuffò il viso in mezzo ai due seni, e cominciò a leccarli avidamente, mentre lei si muoveva ritmicamente sopra di lui.
Lui le attanagliava il sedere, mentre il viso era intrufolato tra i due seni, che erano usciti dal bianco reggipetto di lei.
Dopo un po’, Monica si alzò, fece alzare l’uomo, poi appoggiò il piede destro sopra la tazza, aprendosi la figa con le dita, e preparandosi alla
prossima penetrazione.
L’uomo posò il cazzo sulla fessura e l’infilò.
Monica sentiva i colpi farsi sempre più veloci e forti, mentre piano anche in lei si stava risvegliando un secondo orgasmo.
L’uomo mantenne la promessa, e dopo un po’ estrasse il cazzo, e dopo aver lubrificato l’ano con un’abbondante sputo, appoggiò la cappella sul buco del
culo.
Monica andò ad aprirsi maggiormente le chiappe, temendo che quell’enorme cazzo potesse farle veramente male, ma l’eccitazione era tanta, che il dolore
si tramutò subito in piacere.
I due dovevano fare il tutto nel massimo silenzio, dentro quello stanzino per non farsi scoprire dagli ingnari avventori, ma ciò era praticamente
impossibile.
Il ritmico rumore dei colpi che lui gli portava, lo sbattere delle sue palle sulle chiappe di lei, erano rumori evidentissimi, come pure i gridolini
che sfuggivano a MOnica di tanto in tanto.
Già due volte avevano udito la porta tentare di aprirsi, ma nessuno dei due aveva nemmeno pensato di smettere di scopare, o di fermarsi un attimo.
L’uomo dopo un buon periodo di tempo, scaricò il suo sperma dentro il preservativo, poi si chinò a baciarle la schiena nuda. Il vestito era finito
tutto sulla testa bruna di Monica.
Monica restò immobile un attimo, finché sentì, con un attimo di dolore, il grosso cazzo uscirgli dall’ano.
Si girò, si sedette sulla tazza e con una mossa decisa sfilò il preservativo all’uomo.
Questi velocemente si rivestì, poi l’accarezzò chiedendogli:
“Possiamo rivederci? ”
Lei scosse il capo in senso negativo:
“è stata solo una scommessa…. ”
“Bè… se ne fai ancora di scommesse ti do il mio numero di telefono. ”
“No, lascia stare. Ora vai, che ti si raffredda la pizza. ”
L’uomo sorrise, dopodiché, furtivamente, uscì dalla toilette.
Monica restò un attimo seduta, a guardare il suo collant strappato, le mutandine intrise d’umori, ed il preservativo pieno di sborra ancora nella sua
mano.
Si alzò, si rivestì alla meglio, poi si risciacquò nuovamente, dandosi una pettinata ed una ritoccata al trucco, quindi massaggiandosi il culo che
cominciava a dolergli, uscì.
Si incamminò verso la tavolata, dove ancora i suoi amici e suo marito l’aspettavano impazienti, con davanti i caffè ed i bicchierini degli amari.
Passò davanti spavalda ai due uomini che l’avevano appena scopata senza nemmeno guardarli, e si piazzò davanti a Roberto.
“Allora? ” chiese Monica.
“Allora cosa? ” rispose imbarazzato Roberto.
“Ho vinto la scommessa…. ”
“Non dire cretinate… – rispose lui, terribilmente imbarazzato- Non vorrai dirmi che hai veramente scopato con quei due sconosciuti vero?
Confessa che sei andata di la a bere qualcosa con loro, solo per farmi ingelosire… ”
Monica sorrise amaramente, poi infilò la mano destra nella borsetta, ed estrasse i due preservativi ancora umidi, e li dispose a fianco alla tazzina
del caffè di suo marito:
“Eccoti la prova….
Non ti permettere più di umiliarmi davanti ai nostri amici, e ricordati…. Lunedì sera passa dal gioielliere e paga la scommessa” FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un’altra domensione. Arriva all’improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E’ così che nasce un racconto erotico.

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