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Quelle confessioni

Erano ormai passate più di quattro ore da quando su quel treno avevo lasciato la stazione di Bergamo. ” Quanto diavolo è lontana Trento? ” pensavo annoiato tra me e me, “speriamo sia almeno una bella città da visitare… “

In realtà la visita non era propriamente di carattere turistico, infatti, stavo andando ad un appuntamento e per di più al buio.

Ripensavo agli eventi trascorsi che mi avevano portato sino ad essere adesso su quel “lentissimo” treno.

Si chiamava Mary, o almeno così si faceva chiamare. C’eravamo conosciuti nel forum di un sito di racconti erotici.

Da sempre amo leggere e mi diletto a scrivere, così di tanto in tanto mi reco su quel sito per leggere qualche storia e finendo, non di rado col masturbarmi dopo aver letto racconti particolarmente stimolanti.

Ad ogni modo quel giorno, entrando sul sito mi accorsi della presenza di una sezione denominata “confessioni”. La sola parola m’intrigò subito e cominciai a leggere i vari annunci.

Ce n’erano davvero di tutti i colori, ma il suo mi colpì particolarmente, diceva di essere una donna di 38 anni, di essere in cinta e che non avendo rapporti con il suo lui per via della dolce attesa, era in cerca di qualcosa che potesse renderle meno “pesante” la mancanza forzata del rapporto sessuale.

Qualcosa di sensualissimo c’era dietro a quell’annuncio nonostante non riuscissi ad individuare nulla in particolare che razionalmente giustificasse il mio interesse, a maggior ragione che le donne gravide non mi hanno mai stimolato sessualmente.

Comunque qualcosa mi attirava e così scrissi alla ragazza comunicandole che era molto stimolante e che trovare vie di fuga nella masturbazione od in pratiche alternative sicuramente le avrebbe fatto bene…

Mi rispose subito chiedendomi di raccontarle che cosa le avrei fatto se fossi stato il suo ginecologo.

Quella fantasia mi stimolò moltissimo (a chi non piaceva giocare al dottore da bambini? ) così nel tempo libero mi dedicai alla scrittura di un racconto erotico che con mia gran soddisfazione le piacque moltissimo.

Da lì cominciammo a scambiarci racconti ed esperienze di vario genere e scoprii che avevamo alcuni “bottoni erotici” in comune tra cui appunto il fatto che a lei piaceva “essere visitata” e a me piaceva molto “visitare”… in più lei non aveva tabù sull’utilizzo a scopo erotico di “strumenti ginecologici-clisteri-docce”… altra cosa su cui andavamo estremamente d’accordo.

Quello che più mi piaceva di lei era la spontaneità e la naturalezza con cui mi raccontava le cose, era davvero stimolante sapere che una donna adulta e per di più in cinta non aveva rinunciato a godersi la sessualità e le sue fantasie erotiche.

Le visite mediche ci stimolavano molto e visto che entrambi eravamo senza tabù un giorno, dopo aver visto una sua foto mentre indugiava con un dito leggermente infilato nel sedere, mi venne la fantasia di chiederle di inviarmi una sua foto con un termometro infilato nel culetto.

(Non chiedetemi perché mi venne quella fantasia perché non lo so… le vie delle “turbe mentali” sono infinite… )

Fatto sta che tentai timidamente la richiesta sperando che non s’offendesse… (Sino a quel momento le foto che mi aveva inviato le aveva mandate di sua spontanea volontà)

Non se la prese per niente, anzi mi assicurò che per il suo “Dottore particolare” lo avrebbe fatto volentieri ma mi affermò che era impossibilitata a farlo per ragioni tecniche, così m’invio altre foto comunque molto stimolanti di lei in varie pose a diverse età. Insomma, nonostante il pizzico di delusione avevo trovato una porcellina fantastica!

M’inviò poi altre foto molto stimolanti di lei in pose e con oggetti nei suoi due più sacri orifizi e mi fece eccitare molto con il racconti della sua prima esperienza anale e di un rapporto saffico avuto da giovane con la sua migliore amica.

Virtualmente andavamo d’accordo e ci concedevamo fantasie erotiche e grandi stimoli.

Ma di lei nel mondo reale tutto quello che sapevo era che una donna adulta, in cinta e che abitava a Trento. In realtà mi andava benissimo così, eravamo “porcellini virtuali” e nessuno dei due voleva in nessun modo complicarsi l’esistenza.

Ciò nonostante, un bel giorno ci venne l’idea di incontrarci, volevamo placare la curiosità e concederci di abbandonare per una volta i nostri “ego virtuali” davanti ad un caffè reale. Così mi ritrovavo su quel treno nell’attesa di poter bere quel caffè.

“Prossima fermata Trento! “

La voce dell’altoparlante mi fece tornare di colpo alla realtà… “cavoli sono arrivato” Tutto ad un tratto mi sentii spaesato, il pensiero di non sapere neanche che faccia avesse Mary e la possibilità di scendere da quel treno e non trovare nessuno ad aspettarmi mi rese apprensivo.

Poi pensai “Va beh al diavolo! è tardi per le recriminazioni, oramai ci sono, vorrà dire che se Mary non verrà all’appuntamento, mi farò un giro turistico per la città… “

In parte consolato da questo pensiero scesi dal treno.

Le avevo dato una sommaria descrizione di me e quindi contavo d’essere riconoscibile… io dal canto mio potevo cercare solo un pancione…

Avevamo deciso per un luogo affollato che potesse fare stare entrambi più tranquilli, mi aveva detto che il bar della stazione sarebbe stato perfetto. Così era lì che mi diressi tutto emozionato.

Girai qualche minuto per la stazione, poi imboccai per il bar ed entrai.

Molta gente gremiva il luogo di ristoro, in mezzo alla confusione vidi che in un angolo del locale c’era una zona più tranquilla con alcuni tavolini e persone sedute a bere. Mi sporsi per vedere meglio e la vidi!

Almeno pensai che fosse lei, era una donna in cinta con uno di quei vestiti lunghi e chiusi da una fila di bottoni, aveva una certa età ma l’aspetto era giovanile e gradevole.

Stava sorseggiando un tea, mi avvicinai con circospezione e rimasi in piedi per un attimo davanti al tavolino finche il suo sguardo non incrociò il mio. Un momento interminabile di silenzio passo prima che io dissi

“Sei tu? “

Subito mi accorsi della domanda senza senso e stavo goffamente per ripeterla correttamente quando lei sorridendo disse “Certo che sono io! “

Ancor più spiazzato dalla risposta, ero lì per dare spiegazioni quando ancora una volta lei disse tranquilla “Sei Matteo vero? “

Risi imbarazzato “Scusami Mary, colpa del viaggio” le strinsi la mano “Piacere di conoscerti” dissi mentre lei con un gesto delicato del viso m’invitava a sedermi.

“Così sei venuto davvero” disse tutta sorridente, “Appena ti ho visto ho capito che eri tu”, aggiunse.

“Grazie” risposi, “In realtà temevo che fossi tu a non esserci… è bello poterti vedere in carne e ossa, come stai? come va con il bambino? “

Il ghiaccio si era rotto e cominciammo a chiacchierare amichevolmente. Ogni tanto facevo un po’ il buffone e mi divertivo a vederla ridere, non parlavamo di sesso o di fantasie. Sembravamo più due vecchi amici che si rincontravano dopo tanto tempo.

Tuttavia di tanto in tanto mi cadeva l’occhio nello spacco del vestito che lasciava intravedere, tra un bottone e l’altro un po’ di coscia. Facevo il possibile per non fare brutte figure. Lei era disinvolta e sembrava che il pensiero che io cercassi di sbirciare tra i lembi del vestito non la sfiorasse nemmeno.

Ad un certo punto cadde un cucchiaino, mi abbassai a raccoglierglielo, un po’ per galanteria ed un po’ perché avrei avuto la possibilità di sbirciare meglio le sue gambe. mi abbassai proprio nel momento in cui si sistemò il vestito concedendomi una visione più ampia di quanto non avrei mai sperato… uno spiraglio tra le gambe mi concesse la piacevolissima visone di un paio di mutandine nere di pizzo… le gambe da vicino parvero ancora più ben fatte e la pelle sembrava morbida e delicata…

Mi rialzai cercando di sembrare il più disinvolto possibile, anche se in realtà la vista delle sue cosce nude mi aveva decisamente eccitato.

La guardai porgendole il cucchiaino “Grazie caro molto gentile” disse lei.

dentro di me pensavo “Noo, è troppo tranquilla… non può averlo fatto apposta a muovere le gambe in quel momento… oppure si? “

Era intrigante l’idea che si fosse mossa proprio per farsi guardare… Comunque non potevo rischiare la figura del cafone, così misi da parte il pensiero e continuammo la nostra chiacchierata…

Passò un’altra mezzora buona, in cui per una scusa o per l’altra, colsi l’opportunità di continuare a sbirciare tra i bottoni del suo lungo vestito.

Ad un tratto annunciò che aveva la necessità di recarsi al bagno, ma che non si sentiva al sicuro lì in stazione.

Colsi la palla al balzo e affermai che sarei potuto stare io di guardia fuori del bagno.

Accettò anche se con qualche riserva, ci alzammo e la seguii sino ai bagni. Una volta giunti mi guardò con fare un po’ imbarazzato e mi disse: “Mi raccomando, non lasciarmi da sola, ok? ” ” Non ti preoccupare”, la rassicurai, “resto qui, fai pure con comodo”.

La vidi entrare nello stretto bagnetto, la porta non aveva chiusura e così restò solo accostata. Indifferente mi avvicinai subito di quanto bastava a concedermi la visione interna.

Aveva già sbottonato il vestito e lo stava tirando su per non farlo toccare sul pavimento sudicio. Decise poi di sfilarlo e lo appese ad un gancetto.

La faccenda si faceva interessante, mutandine nere e reggiseno d’identico colore. Si chinò per pulire il water mostrando un sedere abbondante ma piacevole, poi si sfilò le mutandine.

A quel punto stavo per spostarmi, aspettandomi di vederla girarsi verso la porta per sedersi, invece rimase in piedi con le spalle alla porta e cominciò ad accarezzarsi i fianchi e le natiche…

L’erezione che nel frattempo era già iniziata, raggiunse il suo apice quando la troietta cominciò a dilatarsi le natiche con entrambe le mani, lasciando intravedere un delizioso buchino.

Andò avanti ad accarezzarsi così, poi cominciò a masturbarsi, le gambe flettevano un po’ incerte su quei sandaletti col tacco, mentre le sue dita scorrevano sul pube.

Sicuramente era “pronta”, ma anche se non lo fosse stata, io non avrei potuto resistere un minuto di più.

Eccitato come non mai aprii la porta, la cinsi da dietro gentile ma deciso, con una mano andai a sostituire la sua nella masturbazione, mentre con l’altra le accarezzai il seno, spinsi il cazzo contro il sedere e le sussurrai all’orecchio “Hai bisogno d’aiuto troietta? “

Si lasciò scappare un gemito ad esprimere l’eccitazione per la situazione che era riuscita a creare.

Cominciai a baciarle il collo, mentre la masturbavo mi resi conto che quella era la figa più bagnata che io non avessi mai toccato, dentro di me pensavo: “Alla faccia delle voglie… “

Continuai a masturbarla, gemeva in continuazione ed il piacere che mi procurava il suono della sua voce fece passare in secondo piano il rischio di essere scoperti in un bagno pubblico.

I suoi capezzoli erano duri e scuri, ci giocai un po’ stropicciandoli e tirandoli… ogni tanto vedevo che temeva che potessi farle del male. In realtà non avevo alcun’intenzione, ma era eccitantissimo vedere la sua preoccupazione farsi largo a tratti per poi cedere di nuovo alla libidine.

In realtà era una donna furba ed intelligente. La nostra datata corrispondenza via e-mail e la lunga chiacchierata al bar, le avevano fornito la certezza di non avere a che fare con uno squilibrato. Era ovvio, in ogni caso, che non potesse essere proprio tranquilla al 100%.

Io intanto mi godevo il suo corpo toccandola e dicendole oscenità di vario tipo, (in questo ero molto avvantaggiato in quanto anche io conoscevo i suoi gusti e sapevo cosa dire per aumentarle l’eccitazione).

Le misi due dita in bocca, le ordinai di ciucciarle, poi, colanti della sua saliva, le feci scivolare sul capezzolo, lo strinsi poi scesi ancora lungo i fianchi, indugiai per un po’ sul clitoride. I suoi movimenti incontrollati al tocco delle mie dita mi fecero capire che non era troppo lontana dall’orgasmo.

Cominciai ad accarezzarle il buco del culo che era completamente bagnato dalla copiosa uscita di liquido dalla vagina. Indugiai per un po’ poi cominciai a spingere il medio e l’anulare incrociati con lo scopo di penetrarle l’ano con due dita. Il culetto si dilatava un po’ a fatica e lei implorava di fare piano.

Cominciò ad inarcare la schiena all’indietro per allontanare il sedere dalla pesante azione delle mie dita, ma si ritrovò in un attimo ad aver perso l’equilibrio. Appoggiata con la schiena, il mio petto rimase il suo unico sostegno, nessun’altra via di fuga poté impedire alle due dita di finire completamente affondate nel suo culetto.

Si dimenava e ansimava, mentre io ricominciai a masturbarla, ero eccitatissimo nel vederla in quella scomoda posizione in balia della libidine.

Ad un tratto mi disse sospirando che doveva fare la pipì. Le dissi che era una puttana e che doveva trattenerla. Nel frattempo continuavo a masturbarla con una mano mentre le stantuffavo il culo sempre più rapidamente con le altre due dita.

Iniziò a fremere, l’orgasmo stava arrivando, feci fatica a tenerla su mentre le gambe le cominciarono a cedere, un forte getto di pipì si unì hai suoi gemiti mentre rantolando si lasciava andare ad un orgasmo violentissimo. Non ero mai stato testimone di una cosa del genere… quando fu finito l’aiutai a sedersi sul gabinetto. Il viso rosso e sudato, mi guardo stanca ma felice, “Grazie Matteo… ne avevo davvero bisogno”

Il mio cazzo puntato sulle sue labbra fu come dire: “Non c’è di che ma adesso ricambia! ” Prese subito a ciucciarlo con passione e devozione. Le tenni la testa ben ferma con le mani ma ero talmente eccitato che venni nel giro di pochi minuti. Mandò giù tutto il mio seme e si assicurò di non lasciarmene sul glande.

Le accarezzai il viso “rivestiti ti aspetto fuori” ed uscii dal bagno.

All’uscita incrociai un signore distinto e ben vestito. Camicia bianca cravatta di seta ed una giacca blu molto appariscente. Avrà avuto 45 anni, ma a parte i capelli brizzolati era d’aspetto giovanile. Dopo avermi fissato per un po’ mi si avvicinò con fare imbarazzato:

“Mi scusi” disse, “Sa… non ho potuto fare a meno di osservarvi, quella signora è una troia fantastica…. Non trova? ” dicendo questo mi porse una banconota da 100 euro. “hem… beh… si certo davvero fantastica, la ringrazio… spero si sia divertito” feci io prendendo la banconota. “Come non mai Signore, come non mai” disse lui.

Si allontanò mentre Mary mi raggiunse, “Tutto ok? ” mi chiese guardando il distinto signore

“Si, si tutto ok” feci io. “Lo conosci? ” chiesi.

“no” rispose.

Feci per congedarmi, “Mary Grazie è stato fantastico” dissi dandole un bacio sulla guancia ancora arrossata.

“Grazie a te Matteo, sapessi da quanto sognavo un’esperienza così”.

Ci salutammo cordialmente e ripresi il treno che mi avrebbe riportato a casa.

Il treno usciva lentamente dalla stazione, guardavo i 100 euro. Pensavo che la trasferta, oltre che essere stata veramente gradevole, alla fine non mi era costata nulla grazie a quel colpo di fortuna.

Tutto soddisfatto diedi un ultimo sguardo fuori dal finestrino, una strada costeggiava la stazione e vidi Mary che s’allontanava… un uomo ben vestito con la giacca blu la teneva sotto braccio.

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  1. Mamma mia che storia

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