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Lei, la professoressa

Erano passati 14 anni dall’ultima volta che l’avevo vista, io ero un moccioso 18 enne, lei una bella professoressa, una di quelle alla quale tutti dedicano una segha, mora, 1. 65 un culo da sballo, ed una faccia da gran pompinara. insegnava una materia scientifica al biennio superiore, era una tipa particolare infatti si divertiva e lo faceva di proposito a far arrapare i ragazzini arrivando in classe con minigonne, scollature, e tutto il fascino e la sensualità di una donna che faceva impazzire i ragazzi. Si divertiva e non lo nascondeva a noi dell’ultimo anno, che regolarmente veniva a far impazzire raccontandoci dei suoi corteggiatori ed inventandosi strane storie con la quali riusciva sempre ad attirare l’attenzione su di se. si raccontavano su di lei strane cose tresche con professori e ragazzi, ma nessuno sapeva se era vero o falso. Adesso sono un professionista ed dopo anni mi ritrovo a fare un tutoraggio in una scuola, e mentre sono in classe con i ragazzi con i quali ho instaurato subito un rapporto di amicizia entra in classe una donna, subito i ragazzi si mettono in subuglio le loro facce sorridono e salutano in contemporanea, appena sorride la riconosco, a sempre la stessa faccia da pompinara, solo che ha rifatto il look, bionda capelli alla Paola Barale (corti) truccatissima come sempre, in particolare le due labbra carnose, magliettina attillata che mette in evidenza le belle tettine, ed un paio di pantaloni aderenti che mostrano il suo stupendo culo, si presenta lei

– ciao sono…….. – Io

– ma noi ci conosciamo già, il tempo possa ma lei e sempre più affascinante-lei sorridendo ed apprezzando il complimento- scusa ma ci conosciamo-Io gli ricordo l’anno in cui mi sono diplomato, e lei subito focalizza e mi chiama per nome, mi abbraccia e partono le domande su cosa faccio li che cosa faccio nella vita ecc. ecc..

La guarda negli occhi e le ricordo quanto ci faceva impazzire lei si diverte e mi dice di farmi vedere poi mi saluta perchè a lezione, appena va via due ragazzi i bulletti della classe mi raccontano della prof. e capisco che non e cambiata anzi da quello che sento e peggiorata. Mi e rimasto il suo profumo nelle narici, ad un tratto mi affiorano dei ricordi di ragazzo, quante seghe, pensando a quel culo, quasi mi eccito ho il cazzo barzotto. Mentre esco mi sento battere sulla spalla mi volto e lei parliamo un po’ e ci avviammo verso l’uscita, mi chiede se le faccio compagnia mentre fa delle fotocopie, rispondo ok, e ci avviammo nella stanza della fotocopiatrice. scendiamo per delle scale nel seminterrato c’è una stanzina apre a le chiavi e comincia a far fotocopie di un libro io la guardo appoggiato sulla porta e comincio a farle delle domande dicendogli quanto era strano il mondo, le chiedo se continua ancora a far impazzire i ragazzi come faceva con noi, le dico quanto fantasticavamo su di lei, lei sorrideva compiaciuta e continuava a dire che non era vero, intanto si era tolta il giubottino che aveva addosso, la maglietta arrivava alla vite ed ogni volta che si piegava per prendere i fogli intravedevo il perizoma che usciva leggermente dal pantalone, sicuramente non era una casualità e cosi, le chiesi se immaginava minimamente che tempesta ormonale che provocava nei ragazzi, lei si girò con la testa sempre con quel sorriso da troia che si ritrova e mi disse

– solo nei ragazzi- si rivolto e guardando la fotocopiatrice se la rideva compiaciuta, mi avvicinai l’afferrai da dietro il seno e le baciai il collo sotto l’orecchio, dicendole quanto l’avevo desiderata e quanto l’avevo sognata, lei sospiro e mi disse di mostragli quanto, le feci sentire la mia eccitazione sul culo, poi la voltai e ci baciammo appassionatamente, le mie mai correvano dappertutto e anche la lingua, mi aveva tirato fuori il cazzo e mi masturbava mentre la baciavo e le toccavo la fica da sopra i pantaloni. Mi fece cenno di chiudere la porta mi dovetti staccare da lei appena mi rigirai mi appoggio con le spalle alla porta e con una faccia da porca mi disse di stare fermo mi slaccio i pantaloni e li fece scivolare si piego e comincio un pompino che mi fa bollire ancora adesso sentivo la cappella risucchiata e poi carezzata dalla lingua, leccava tutta la lunghezza fino sotto le palle poi risaliva e lo ingoiava tutto, mordeva leccava ingoiava e mi guadava negli occhi per vedere il mio piacere, la presi per i capelli la tirai su la baciai profondamente, la mia e la sua lingua cercavano di andare sempre più in profondità, con un po’ di violenza la girai appoggiandola sulla fotocopiatrice le accarezzai le due natiche feci scivolare il pantalone scoprendole il perizoma divideva quei due splendidi glutei passai un dito in mezzo scoprendo i due orifizi, spostando la mutanda accarezzai il buco del culo poi scivolai fino a sentire gli umori umidi della fica bagnatissima, mi inginocchiai e comincia a leccare lei gradi la mia lingua perchè cominci a gemere e contorcere il bacino, si libero il pantalone da una gamba appoggiando il piede sulla sedia mi offri di leccare meglio, e cosi fu in pochi secondi mi disse che stava venendo. anche io volevo godere la voltai a 90 sulla sedia e la sbattetti con foga, ero preso dalla voglia di metterglielo in culo, ma fu tanta la foga che le venni dentro infatti raggiunse il secondo orgasmo insieme a me, e volle che le venissi dentro.

Ci rivestimmo e andammo via senza dire una parola. Appena fuori mi diede il suo numero salutandomi con una stretta di mano.

FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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