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Mia cugina Alessia

Era una delle tante domeniche in cui mi ritrovavo a casa di mia zia a vedere le partite che trasmettevano in serale su Tele+.
Avevamo mangiato qualcosa, prima della partita, ed ora eravamo buona parte sul divano, ed altri sulle sedie.
Devo dire che quando c’è una partita interessante ci riuniamo un bel po’ di gente a casa di mia zia.
Quella sera sul divano c’ero io, poi mia cugina seduta sulle gambe del marito, poi la ragazza di mio cugino e quindi mio cugino.
Stavamo un po’ stretti, ma ci stavamo comunque.
L’importante non era stare comodi in quel momento, ma poter seguire la partita.
Stavamo osservando l’incontro quando mi sento toccare sulla coscia.
Mi sposto un pochetto, per paura di aver preso troppo spazio in quel piccolo divano, e dopo poco risento qualcuno che tocca la mia coscia sinistra.
Decido di non muovermi, così capiranno che oltre non posso andare, ormai non c’era più spazio, ma con mio enorme stupore era la mano di mia cugina che toccava la mia coscia, e nel buio della stanza, illuminata solo dalla televisione, vedevo la sua mano che avanzava sempre di più sul mio pantalone.
Stupito ed anche imbarazzato, son rimasto là, senza far niente.
Lei era alla mia destra, ma era pur sempre seduta sulle gambe del marito, che non poteva vedere niente perché il corpo di mia cugina stava tra me e lui.
La mano avanzava ed in me cresceva l’eccitazione.
Sentivo gonfiare il mio membro per l’eccitazione, e la mano che nel buio si avvicinava sempre più verso la patta dei pantaloni, fino a raggiungerla.
Ormai ero in preda all’eccitazione, sotto i jeans un bozzo enorme tradiva questa situazione, ma finche restavo seduto non c’era problema.
Continuò a carezzarmi “il bozzo” finche si alzò per preparare il dolce, e quindi uscì dalla stanza per andare in cucina.
Attesi un minuto e mi alzai anch’io, dicendo di dover andare al bagno.
Passai davanti alla cucina e la vidi che stava tagliando delle fette di torta. Mi avvicinai a lei e le dissi
“Mi spieghi che ti è passato per la mente ? ”
E lei senza dire niente (era al mio fianco) allungò una mano, tirò giù la zip, e subito schizzò fuori il mio uccello che era duro da morire.
Rimasi sorpreso oltre a quello che aveva fatto, anche dalla velocità. Iniziò subito a masturbarmi velocemente, quasi con rabbia, ed io che ero terrorizzato dal fatto che qualcuno poteva entrare in cucina in qualsiasi momento, e visto che eravamo di schiena avremmo potuto anche dare l’impressione di star occupandoci della torta, ma restava comunque sempre il mio “attrezzo” a tradire la realtà.
Sentimmo dei rumori nel corridoio, era finito il primo tempo, lei subito si è allontanata da me, lasciandomi come un cretino nel casino di dover rimettere dentro il jeans il mio uccello e di fare prestissimo perché stava arrivando qualche mio parente.
Feci appena in tempo, erano mio zio e il marito di mia cugina, ed io avevo appena alzato la zip.
Gli consegnai la torta che era stata affettata e mi diressi verso il bagno per dare pace al mio uccello ormai prossimo all’esplosione.
Nei giorni seguenti pensai spesso a ciò che era successo.
Non avevo mai preso in considerazione mia cugina per un simile trattamento, ma quanto era successo sicuramente non mi era dispiaciuto.
Così la domenica successiva mi presentai nuovamente a casa di mia zia.
Al citofono rispose mia cugina, e la cosa mi rese felice, poi arrivato a casa seppi che era da sola, perché mia zia era uscita, mio cugino in giro con la ragazza, e mio zio disperso non so in quale punto della città.
Avevo già fatto tutti i miei bei film in testa, ed ero già abbastanza eccitato, ma lei mi sembrava stranamente fredda e distaccata.
Decisi di non darle soddisfazione, e mi stesi sul divano, a guardare la tv.
Mi addormentai, ma fu mia cugina a svegliarmi, col il movimento delle sue mani, che armeggiava col mio pantalone.
Non mi aspettavo un suo nuovo attacco, specialmente dopo l’ultimo suo atteggiamento, abbastanza distaccato.
Eppure lei era là, con il mio uccello tra le mani, che rapidamente si gonfiava grazie anche al lavoro delle sue labbra.
E si, mia cugina aveva doti inaspettate, e in un attimo me lo fece rizzare come mai immaginavo.
Rimasi ancora senza parole, incredulo per quanto accadeva, e riuscii solo a dirle
“Ma potrebbe arrivare qualcuno … ” quando dopo pochi colpi ancora di lingua sentimmo dei rumori di chiavi alla porta.
Lei subito si alzò e ritorno a chiudersi nella sua vecchia stanza, lasciandomi con l’uccello eretto come una bandiera, sul divano del salone.
Feci in tempo a prendere il maglione che mi ero tolto e a poggiarlo sul pantalone, per coprire “il lavoro incompleto di mia cugina”, che in stanza arrivò mio zio.
Mi feci trovare sonnecchiante, come se mi fossi svegliato per il rumore che aveva fatto entrando.
Passai una giornata tranquilla, ma l’atteggiamento di mia cugina, il suo “vivere pericolosamente”, mi stava sfondando il cervello, e stavo pensando ad un modo per fargliela pagare.
La domenica successiva mi ripresentai da mia zia, solo che questa volta andai prima, sapendo ormai quelli erano gli orari della famiglia.
Trovai mia cugina da sola che, uscita dal lavoro (lavora anche di domenica), era passata come ogni giorno da casa della sua famiglia, prima di andare alla sua.
Venne nel salone e cominciò subito a stuzzicarmi.
Ero deciso a fargliela pagare, senza perdere tempo.
Eravamo seduti sul divano.
Mi alzai in piedi, mi slacciai i pantaloni e glie lo presentai davanti.
Lei mi disse
“Ma che fai ? ” ed io
“Stai zitta e datti da fare”, afferrandola per i capelli e mettendoglielo in bocca, con un atteggiamento deciso.
In un primo momento si oppose, ma poi cominciò a lavorare con le sue labbra e a mulinare con la lingua, facendomelo rizzare all’inverosimile.
Cominciai a toccarle le tette (da quanto tempo desideravo farlo.
Adesso finalmente il sogno si realizzava. ) e a stuzzicarle i capezzoli, mentre con una mano tra i capelli, regolavo il movimento della sua bocca sulla mia cappella, continuando a scoparmela in bocca.
Mi venne voglia di cambiare e le dissi
“Fermati e levati i jeans”.
Lei disse
“No, qualcuno potrebbe arrivare”.
“Non me ne frega niente, levati subito i jeans”
“Non ho voglia, lasciami in pace, se ti va finiscimi in bocca, altrimenti niente”.
Altrimenti un par di scatole, prima mi ecciti come un animale per due volte sapendo che può arrivare qualcuno, e poi mi abbandoni nella cacca appena il pericolo si avvicina ?
Dal mio sguardo capì che questa volta non avrei avuto pazienza, mi fece un sorriso, si alzò e slacciandosi i jeans mi disse
“Ma facciamo in fretta, potrebbe arrivare davvero qualcuno”.
La feci stendere sul divano e cominciai a leccarle la passera.
Le passavo sul suo tenero bocciolo con la dolcezza di un restauratore e ad ogni passata di lingua sentivo un suo gemito, e ad ogni penetrazione con la lingua, un mugolio o un gridolino accompagnava il movimento.
Cominciai a lavorare anche sul suo culetto, e mentre passavo tra le labbra della fica, cominciai ad infilarle un dito nel suo culetto.
La penetrai piano, e a poco a poco andavo sempre più a fondo.
Lei disse “Nooo.. ” ma mi lasciò fare.
Continuai ancora un pochetto con questo giochino, aumentando il ritmo ed alternando la penetrazione tra la sua fica ed il suo culetto.
Decisi di cambiare.
Mi stesi sul divano e la feci stendere sopra di me, per fare un bel 69.
Lei comincio a lavorare sul mio uccello ormai diventato di marmo, ed io ripresi a lapparle la fica e a torturarle il buco del culo.
Continuammo per un pochetto, nel silenzio del condominio, interrotto solo dai nostri gemiti soffocati.
Poi scesi dal divano e la feci mettere a 90 gradi, con le gambe a terra, ed io comincia a penetrarla da dietro, alla pecorina, dritto nella sua fica, e naturalmente, come mi aspettavo, mi disse
“Ma nel culo no”.
Cominciai piano ma proseguii a spingere con una certa forza, facendola sussultare ad ogni mio affondo, entrandole in fica con sempre più irruenza, ed uscendo quasi completamente da dentro.
All’improvviso mi fermai. Volevo il suo culetto.
Piccolo, stretto, mi faceva impazzire.
L’ho sempre visto fasciato da quei jeans attillati, e adesso era lì, davanti a me. Non potei resistere.
Lo tirai fuori dalla fica.
Le inumidii la rosetta e lei capì subito e si oppose
“Ti ho detto il culo no ! “.
Ma non me ne fregava niente ormai, perché avevo capito che non era più vergine dietro, e che non lo faceva per timori, ma solo perché voleva essere lei a comandare.
Ma il gioco era durato anche troppo.
Qualcuno ormai poteva realmente rientrare.
Dovevo fare tutto in fretta o mollare tutto.
Decisi di darmi da fare.
Presi il mio cazzo in mano, lo schiacciai con forza nel suo buchetto, tenendo con l’altra mano mia
cugina stesa sul divano.
Cominciai a spingere, mentre lei si dibatteva, ma il mio cazzo non riusciva ad entrare.
Era ancora abbastanza stretta dietro.
Ma non mi diedi per vinto.
Premetti meglio con la mano, ma niente.
“Le dissi “Smettila di fare la stupida”, la lasciai per un attimo e con l’altra mano libera provai ad allargarle il suo buchino.
Fu un attimo.
Cominciavo ad entrarle dentro, e lei non smetteva di dibattersi.
La ribloccai sul divano e spinsi con forza nel suo culo.
A poco a poco finalmente entravo.
Ed i suoi lamenti si interruppero di botto, come se fosse rimasta senz’aria, o come se il mio attrezzo che la stava penetrando, le stava provocando un male da farla rimanere senza parole.
Cominciai a ritirarmi, lentamente, cedetti centimetri, e subito entrai nuovamente, affondando ancora un pochetto di più.
Non sono un super dotato, ma davvero il suo buchetto era molto stretto, e provavo difficoltà ad entrare.
Finalmente, dopo un paio di lentissimi affondi, mia cugina non si dibatteva più, ed infatti non opponendo più resistenza riuscivo ad entrare meglio, cominciando a pompare con una certa regolarità.
Le dissi “Brava” ed intanto entravo con una certa velocità, spingendo praticamente fino in fondo, il mio cazzo, nelle sue viscere.
E puntualmente le sue lamentele si trasformarono in sospiri, e poi in gemiti, e seguirono i famosi mugolii, fin quando arrivò ai gridolini, e là dovetti darle una sberla sul culo per farla smettere.
Ma ebbe l’effetto contrario.
Aveva apprezzato, ed anche io.
Cominciai a pompare davvero forte.
Ad ogni affondo mia cugina sbatteva la testa allo schienale del divano, ed io le montavo quasi totalmente sulla schiena.
Continuavo a darle schiaffi e pizzicotti, ed intanto spingevo nel suo culo.
Le infilai un paio di dita nella fica, ed alternavo il movimento della mia penetrazione nel culo, con quello delle dita in fica.
Le misi l’altra mano in bocca, e me la feci leccare, mentre continuavo a pomparle in culo, e a penetrarla con le dita in fica.
Ormai il mio orgasmo si avvicinava, mentre mia cugina era già arrivata, come potevano testimoniare le mie dita che nuotavano nell’umido della sua fica.
Ed infatti da lì a poco le scaricai tutto nel suo intestino, facendola urlare sul serio per la prima volta, e costringendomi a tapparle la bocca, per evitare che i vicini potessero sentire.
Il mio seme abbondante usciva dal suo buchino ed in parte finiva sulle sue cosce.
Lo presi con una mano e glie lo diedi in bocca, facendomela leccare, mentre io restavo sdraiato sopra di lei.
Rimanemmo ancora pochi attimi così, ma dovevamo rivestirci in fretta.
Ormai il tempo dei rientri in casa degli altri familiari era arrivato.
Quindi ci rivestimmo, spalancammo balconi e finestre della casa per far cambiare l’aria, passammo uno straccio a terra, e ci mettemmo e vedere la tv.
Pochi minuti dopo rientrarono in blocco.
Appena in tempo. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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