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Simone e Samantha

Simone e Samantha si diressero verso il sentierino del lungomare, ai margini del boschetto. Avanzarono per qualche centinaio di metri, continuando a baciarsi sulle labbra di tanto in tanto, finché arrivarono a una panchina.
«Ti va di sederti? »
«Va bene» rispose Samantha.
Si sedettero fianco a fianco a guardare il mare e il cielo che all’orizzonte diventava ogni secondo più scuro. L’acqua rifletteva ormai gli ultimi raggi del sole.
«Guarda che spettacolo» osservò Simone. «Vedi in che posto tranquillo ti ho portato? ».
«Sei proprio romantico» fece Samantha e lo baciò. Simone, che già aveva un braccio attorno le sue spalle, passò anche quello destro sulla sua schiena cosicché si girarono l’uno verso l’altra.
«Aspetta» interrupe Samantha e si alzò per sedersi sulle sue gambe. Indossava un abitino chiaro con le spalline e una scollatura profonda, che le arrivava appena a metà coscia. Per qualche secondo le ammirò le belle gambe lunghe e il seno tramite la scollatura, poi le loro bocche si unirono nuovamente.
Il bacio lo lasciò senza fiato.
«Ti piaccio? » chiese lei.
«Sì, tantissimo, lo sai».
«Me ne sono accorta» fece una pausa. «Lo sento duro contro la mia coscia» e sorrise maliziosa. Si alzò e si sedette a cavalcioni su di lui, alzandosi il vestito ai fianchi e lasciando scoperte le mutandine di pizzo bianco. Lui si staccò dallo schienale, in modo che lei potesse circondargli la schiena con le sue gambe facendole passare dietro di lui. In quella posizione Samantha lo baciò strusciandosi contro di lui: sentì il pene eretto di lui contro il pube. Simone allungò le mani sulla schiena e scese fino alle mutandine: le accarezzò il sedere tondo.
Quando si staccarono, lui continuò a massaggiarla. «Che culo che hai! Non finirei mai di toccarlo! ».
«A me di te piace invece un’altra parte. E anch’io non finirei mai di toccarla! ». Risero un attimo insieme, senza interrompere le effusioni.
Simone infilò le mani sotto il vestito e continuò a risalire sotto, massaggiandole la schiena.
«Ti andrebbe di farlo adesso, qui? ».
«Sì, tanto… Però ho paura, potrebbe passare qualcuno da un momento all’altro! ».
«Ma chi vuoi che passi di qua? Non c’è un cane! ».
«Proprio per quello… Forse è meglio che ce ne andiamo anche noi. Non si sa mai».
«Hai ragione» confermò Simone, ma passò le mani sul suo ventre piatto e continuò a massaggiare piacevolmente. Mentre si abbassava verso le mutandine, lei lo strinse di più a sé.
«Ti piace, eh? ».
«Sì, però ora smetti, andiamo via…» fece allentando la presa. Si alzarono e lei si risistemò il vestito. Si riavviarono insieme verso il faro, lentamente per non inciampare sulle radici e sui sassi. Dopo pochi passi però lei si lamentò: «Mi scappa la pipì».
«Non puoi resistere? ».
«Fa male… Prima non mi occorreva, sarà la paura».
«Se vuoi puoi andare lì fra i cespugli. Non ti vede nessuno».
«Hai ragione. Mi tieni un attimo la borsetta? ». Lui la prese e fu sorpreso da ciò che vedeva: lei si infilò le mani sotto il vestito e in un attimo si sfilò le mutandine.
«Tieni anche queste, non vorrei mai sporcarle lì in mezzo» e gliele lasciò in mano. Poi fece qualche passo all’interno del boschetto e lui vide la sua sagoma sollevare il vestito, accovacciarsi e sentì il rumore dell’urina sulla terra. Un minuto dopo Samantha era nuovamente al suo fianco.
«Bene, queste penso che stasera non mi serviranno più» fece prendendo le mutandine e ripiegandole per metterle nella borsetta. Simone rimase ancora più eccitato pensando che la ragazza al suo fianco non aveva nulla sotto al vestito, né reggiseno né mutandine, più ancora del fatto che stavano andando a fare l’amore.
Si allontanarono velocemente dal faro, senza più parlare o baciarsi, ma stando appiccicati l’una all’altro finché raggiunsero le prime case e i primi alberghi del lungomare.
«Simone, dove possiamo andare? » chiese Samantha.
«Non saprei. In spiaggia c’è troppa gente che gira. È peggio che al faro…».
«Forse hai ragione, avremmo dovuto farlo là» sussurrò in un bacio Samantha all’orecchio di lui. In quel momento passarono di fronte a un albergo con la piscina. A Simone venne un’idea brillante.
«Samantha, hai presento il campetto di calcio? ».
«Sì, perché? Non vorrai andare là, vero? ».
«Appena li dietro, oltre la recinzione, c’è la piscina pubblica. A quest’ora è chiusa e…».
«Grande idea! Possiamo scavalcare: la recinzione è rigida! ».
«Andiamo! ».
Si diressero in fretta là: fra la piscina e il lungomare c’erano i campi da tennis, separati anche da una lunga fila di alti pini marittimi. Samantha scavalcò per prima e Simone l’aiutò da sotto.
«Ogni scusa è buona per toccarmi il culo! » esclamò ridendo.
«Dai, pensa a saltare di là. Ce la fai? ».
«Sì, ecco, sono in cima» disse sedendosi sul bordo spesso. «Ora però è un problema saltare! ».
«Stai lì che prima salto io di là e poi ti prendo! ».
«Oh, che romantico che sei questa sera! ».
Simone in un attimo salì sulla recinzione e saltò di là senza problemi. Allora le abbracciò le gambe e la depositò a terra.
«Mia cara, eccoci arrivati! ».
Lei si tolse le scarpe immediatamente e le prese in mano. «Perfetto. Andiamo là che ci sono gli sdraio e i tavolini». Fecero qualche metro e misero le scarpe sotto un tavolino, lei vi appoggiò la borsetta e si baciarono finalmente soli. In lontananza si sentiva i rumori dell’affollato lungomare, ma lì nessuno li poteva vedere. Simone le passò nuovamente le mano sotto il vestito sul sedere, stavolta nudo. Poi lei lo sospinse lievemente sul bordo inferiore del lettino e lo fece sedere. A sua volta Samantha si sedette sulle sue gambe e lo baciò una volta, poi un’altra e un’altra ancora. Simone allungò una mano sulla sua guancia e la accarezzò, scese lungo il collo fino alla spalla. Seguì la spallina sottile dell’abito e accarezzò il suo seno sinistro attraverso la stoffa. Dopo qualche lieve tocco passò sotto la scollatura e stuzzicò con la punta delle dita il capezzolo eretto. Risalì poi ed abbassò la spallina sul braccio, scostando la stoffa in modo che si potesse vedere il seno.
«Che sexy che sei! » esclamò compiaciuto, intravedendo il seno nudo al buio. Lei si abbassò l’altra spallina e poi l’intero vestito sui fianchi. Simone le circondò con le mani entrambi i seni: gliele riempivano perfettamente. A quel punto fu lei a spogliarlo: prima la maglietta che gettò a terra lontano da loro, poi la cintura dei pantaloni, sempre stando seduta sulle sue ginocchia, e infine aprì i bottoni. Infilò nelle mutande di lui una mano e circondò il pene già mezzo eretto sentendolo crescere fra le proprie dita. Solo allora si alzò, e lui la seguì. Uno di fronte all’altra, mentre il vestito di lei scivolava lentamente verso il basso, Samantha finì di spogliarlo, togliendogli pantaloni e mutande. Restò poi chinata a terra sfilandosi l’abito. Lui si risedette sul lettino e aprì le gambe. Lei si inginocchiò e allungò le mani verso il suo pene, toccandolo ed esplorandolo. Prese a coppa i testicoli e avvicinò la bocca, soffiandoci sopra. Con la lingua sfiorò rapidamente il pelo pubico fin quasi a farlo impazzire. Solo all’ultimo momento lo prese in bocca e iniziò a stuzzicarlo. Dopo qualche secondo lui si rialzò e lei si ritrasse. Si sedettero sul lettino a gambe aperte, uno di fronte all’altra, e presero a toccarsi a vicenda finché non ne poterono più: lui la spinse indietro e le salì sopra penetrandola. Gli affondi erano lenti e misurati, lui si sosteneva sui gomiti per prolungare il piacere. Dopo un po’ lei volle salire sopra: lui si ritrasse e si distese sul lettino. Lei prima si distese su di lui, movendosi velocemente, poi si alzò e prese a muovere il bacino da seduta. Lui intanto le toccava le gambe. Infine, inaspettatamente, Samantha si rialzò e mosse alcuni passi verso la piscina. Lui fu sorpreso, ma si alzò e la seguì.
«Siedti sul bordo, con le gambe in acqua».
«Non vorrai…? ».
«Dai, divertiamoci un po’! » e appena vide che lui si sistemava, lei si buttò. Riaffiorò subito e si avvicinò al bordo dove era lui.
«Sporgiti di più, non ci arrivo».
Lui avanzò col sedere finché l’asta del pene arrivò a sporgere dal bordo. Lei allora lo prese in bocca e iniziò a leccarlo.
«Dai, ora vieni giù anche tu! ».
Lui si lasciò scivolare in acqua lungo il bordo e subito lei gli fu addosso prendendoselo tra le gambe. Simone subito si girò, in modo che fosse lei ad avere la schiena appoggiata al bordo. Samantha poté così circondargli la schiena con le gambe accogliendolo in profondità. I movimenti erano limitati per la stretta in cui lo teneva lei, ma lei dava il ritmo muovendosi con il tronco. Così lui approfittò per afferrarle i seni e stringerli mentre continuavano a far l’amore.
«Sì, che bello! Succhiami i capezzoli! » chiese lei fra un ansito e l’altro. Lui l’assecondò, prendendo in bocca il capezzolo eretto a pelo d’acqua e succhiandolo voracemente. A quel punto lei venne con un urlo e rallentò il ritmo, rilasciando le gambe lungo il corpo di lui. Allora Simone iniziò a muoversi con più foga, allargandole le gambe e stringendole i seni fra le mani finché venne.
Dopo l’orgasmo si rilassarono rimanendo allacciati, ma non si mossero dal bordo della piscina.
«Simone, non abbiamo niente per asciugarci…» fece notare Samantha.
«Hai ragione, non ci avevo pensato».
«Non importa, è stato bellissimo lo stesso».
«Già…».
A quel punto uscirono dalla piscina e si sedettero sul bordo. Fortunatamente era una serata particolarmente calda, per cui poterono stare là anche bagnati.
«Ti piaccio? » chiese lei.
«Sì, Samantha, tantissimo» e la baciò, accarezzandole il seno bagnato con una mano.
Dopo un attimo lei osservò: «Forse sarebbe stato meglio che ci fossimo fermati al faro».
«Però non avremmo fatto questa esperienza».
«Già, è stato ancor più eccitante per il senso di pericolo di farlo in un luogo dove non si può andare. Poi farlo in acqua è sempre stato un po’ il mio sogno».
«A me piacerebbe farlo nel bagno di un ristorante o di un cinema. C’è un senso di pericolo come qua…».
«Se vuoi possiamo provare…» fece lei maliziosa strusciandogli il seno sul braccio.
«Davvero? ».
«Certo, anche domani sera se vuoi».
«Domani ero d’accordo di andare fuori con gli amici…».
«Ancora meglio: andremo al bagno insieme e lo faremo mentre tutti ci aspettano! ».
«Sei super! » esclamò lui e la baciò.
«Senti cosa mi hai fatto» disse subito dopo, prendendole la mano e appoggiandosela sul pene che si stava riempiendo. Lei la strinse e iniziò a muoverla piano.
«Che bello! » esclamò lui.
«Domani mi metterò una gonna, senza mutandine. Quando dirò: “Non mi sento molto bene, vado un attimo al bagno” tu ti offrirai di accompagnarmi. Allora andremo di corsa in bagno, io mi alzerò la gonna e tu me lo metterai dentro».
«Hai un reggicalze? ».
«Ti piacerebbe che me lo mettessi? ».
«Sarebbe eccitante! ».
«Andrò a comprarlo domani pomeriggio».
A quel punto lui le infilò un dito fra le gambe. «Ma sei tutta bagnata! ».
«Sì, e non è per via dell’acqua! » rispose lei.
«Mettiti a carponi e apri le gambe» le ordinò. Lei ubbidì immediatamente e Simone si inginocchiò dietro di lei.
«Mettimelo dentro! » esclamò Samantha allungando una mano per guidarlo dentro di sé. Simone non se lo fece ripetere e affondò con vigore nella sua vagina madida dei suoi succhi. La penetrazione fu molto facile, tanto lei era eccitata e dilatata, a tal punto che quando si ritraeva rischiava di fuoriuscire da lei.
Samantha si agitava sotto di lui in preda a scariche di puro piacere, compiaciuta della rudezza con cui la prendeva. Bastarono pochi secondi di quei colpi violenti per farla venire in una lunga serie di gemiti acuti che non cercò in alcuna maniera di trattenere. Simone si accorse subito del suo cambiamento e rallentò bruscamente il ritmo, facendosi più delicato. I suoi affondi diventarono lunghi e di una lentezza quasi esasperante per entrambi: prima affondava fino a che il suo ventre si appoggiava al suo culo, poi si ritraeva quasi totalmente, lasciando solamente il glande dentro di lei.
Samantha, ripresasi dall’orgasmo impetuoso appena provato, volle stuzzicarlo ancora un po’ prima di farlo venire, perciò, quando lui si trovò con la sola punta dentro di lui, le bastò muovere appena il bacino in avanti affinché scivolasse fuori. Subito Simone lo aveva ripreso in mano e lo aveva puntato sulle grandi labbra, ma lei lo fermò: «Aspetta, voglio fare un’altra cosa…» disse un po’ misteriosa.
Lui ubbidì, mentre lei si distendeva sulla schiena.
«Sali a cavalcioni sopra di me» ordinò dolcemente. Simone si sistemò in modo che il suo pene eretto puntasse sul suo pelo pubico.
«Un po’ più in su» invitò lei.
Quando fu sistemato, le mani della ragazza di chiusero sul pene ancora bagnato dei suoi succhi e se lo strofinò sul suo ventre piatto.
«Ora mettiti a carponi, e continua così. Voglio che tu ti scopa il mio ventre, il mio seno, il mio collo, ogni parte di me! » esclamò con voce roca per il desiderio.
Simone, anche lui eccitato dal gioco proposto dalla compagna, si mise a carponi sostenendosi con le mani appoggiate ai lati del corpo di lei. Prese a strofinare il pene sul suo ventre, senza cercare di scendere verso il monte di Venere, proprio come voleva lei. Abbassò la testa per vedere il suo volto sconvolto in una smorfia di godimento, poi gettò lo sguardo sul suo seno e sul meraviglioso spettacolo del suo pene che sfregava sul dolce ventre della ragazza.
Si spostò leggermente in avanti, in modo di arrivare col pene fra i seni perfetti di Samantha. Per un momento pensò che lei intendesse fargli una spagnola, ma le mani della ragazza si posarono sulle sue natiche e gli fecero capire che doveva avanzare ancora. Arrivò ad appoggiare le ginocchia sotto le sue ascelle, mentre l’asta del pene scivolava delicatamente sul suo collo e il glande arrivava a toccarle la mascella. Sporgendo in avanti il bacino, Simone arrivò ad appoggiare il pene sulla morbida guancia: a quel punto lei lo tenne imprigionato contro di sé per un po’ con la mano, strusciandoselo addosso.
A entrambi quel gioco piaceva sempre di più e aumentava il calore che sentivano dentro, soprattutto Samantha cominciava a sentire un piacevole pizzicore fra le gambe. Era intenzionata a venire ancora prima lui esplodesse: voleva che la inondasse col suo sperma. Quel pensiero le diede un brivido di piacere e la incoraggiò a chiedergli di realizzare un altro suo desiderio: «Ora strofinati sui capezzoli, ma solo con la punta! ».
Simone ubbidì e si spostò nuovamente in basso, cominciando a titillare il capezzolo con il glande gonfio. Ciò fece gemere la ragazza, tanto che lui capì che era sulle soglie di un altro orgasmo, per cui abbandonò quella posizione e le si inginocchiò fra le gambe, leccandole la fessura in tutta la sua lunghezza per qualche secondo. Quando la lingua penetrò a fondo ed arrivò poi al clitoride, lei urlò di piacere per l’orgasmo.
Appena il respiro fu un po’ meno affannoso, sussurrò: «Grazie Simone. È stato un orgasmo fantastico! ». Per ripagarlo si girò stendendosi sul ventre e mostrandogli il culo tondo e perfetto.
«Puoi strofinarti contro, ma non entrarmi dentro, sono vergine lì».
La concessione non fece altro che animarlo: si distese su di lei e prese a strofinare il pene eretto nel solco fra le natiche, con ritmo vorticoso. Era eccitato dall’idea di scoparsi il suo culo e che glielo permettesse come premio per averla fatta godere, anche se non poteva entrare dentro di lei.
Le mani di lui scesero fino al suo seno e le circondò le tette con le mani: gliele riempivano perfettamente. Prese allora a strusciarsi ad un ritmo sempre crescente su di lei, fino a venire bagnando con i suoi spruzzi tutta la schiena a lei e il proprio ventre.
Entrambi ormai senza fiato, rimasero per qualche minuto in quella posizione.
Se ne andarono mezz’ora più tardi, dopo un altro refrigerante bagno (stavolta senza giochi sessuali), con il proposito di fare ancora visita alla piscina nelle sere successive. FINE

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