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Laura. Il giorno dopo

Il giorno dopo mi svegliai tardi (come al solito), ma stanco (e chissà perché).
Avevo fatto una doccia appena tornato a casa, per smaltire il freddo, e rimettermi in forza.
Avevo mangiato qualcosa ma ormai era tardi e mi son tuffato quindi nel letto.
Mi avviai verso l’ufficio pensando a tutto quanto era successo il giorno prima, e pensavo a che comportamento avrebbe assunto, quando sicuramente mi avrebbe visto in mattinata.
Ero curioso di sapere se lei è, solo in particolari occasioni, quello che mi aveva dimostrato ieri, , oppure sempre, mascherando quindi la sua vera indole.
Arrivai in ufficio, breve giro di saluti, caffè, e di lei nessuna traccia.
Mi attardo nei corridoi, ma niente, vado dal mio capo, ritorno in stanza, ma niente.
“Vuoi vedere che oggi non è venuta ? “, penso.
Ma ecco che sento dei passi nel corridoio.
Sono in tante ormai che camminano col passo pesante solo per far girare noi maschietti, ma il suo passo è inconfondibile.
Mi porto sulla soglia della stanza ed attendo che lei passi.
“Buongiorno” le dico con un sorriso.
“Buongiorno” risponde, e passa oltre.
Brava, non mi aspettavo una cosa del genere.
Che ne so, un sorrisino, uno sguardo diverso, un atteggiamento diverso, forse più complice, visto quello che avevamo vissuto insieme, ma questo secco e freddissimo “buongiorno del cazzo” non me lo aspettavo proprio.
Ritorno in stanza mia, pensando a lei, a quanto è stronza, al suo modo di fare, e al fatto che nella normalità, tutte le donne (diciamo quasi tutte) sono insopportabili.
Non mi aspettavo che si mettesse a fare i salti di gioia nel corridoio, ma sicuramente neanche questa freddezza.
Fa niente, alla fine realmente non m’importa niente di lei, e quindi passo avanti.
Comincio a lavorare, ma più passa il tempo e più questa cosa non mi va giù.
Non mi va per niente che creda di poter comandare come e quando vuole, non mi va per niente di dover fare il suo cagnolino al guinzaglio, che sbava e scodinzola ogni volta che la vede.
“Ma non fa niente, ma che me ne frega, ma in fondo, chi se l’è mai filata ? ”
Vado avanti, lavoro, telefono, altro caffè, ma proprio non scende giù. Che posso fare ?
“Andiamo a prenderci un digestivo”, penso, e dove se non da lei?
Mi affaccio sulla porta della sua stanza.
è sola. Le dico
“Ciao, come va ? ”
“Bene” risponde “e tu ? “.
Ha lo sguardo da troia.
“Eccola che comincia a fare la fare la stronza” penso, e decido di non perdere altro tempo e di passare subito all’attacco.
“Bene, molto bene” le rispondo.
“Volevo farti vedere una cosa che ieri sera non ho avuto occasione di mostrarti” le dico.
Le cose son due: o mi manda a quel paese o prosegue rispondendo in rima al mio gioco.
“E dove vorresti farmela vedere ” mi dice
“qua ? Va bene che oggi c’è sciopero nazionale e quindi ci sono meno persone al lavoro, ma non mi sembra proprio il caso”.
In un attimo il cervello lavora a mille.
Non mi ha detto di no, e neanche mi ha detto di si.
O ha inventato una scusa oppure realmente non se la sente di chiudere la porta e di testare un po’ la robustezza della scrivania.
“Si può andare in bagno “le dico
“e se qualcuno ti vede entrare dirò che devo farti vedere qualcosa che non va bene. Vado avanti io, raggiungimi tra due minuti, se il bagno è libero ti aspetto davanti la porta, altrimenti se non mi vedi, prosegui dritta e vattene”.
Dico questo ed esco dalla stanza.
Non aspetto neanche la risposta.
Percorro la distanza che mi separa dal bagno in “volo radente”.
Nessuno dentro, quindi mi metto fuori ad aspettare.
Eccola che arriva.
Mi vede e sorride.
Nel corridoio regna il silenzio.
C’è davvero poca gente oggi in ufficio. Un attimo e siamo dentro, prendiamo il bagno a sinistra, quello che al fianco ha quello riservato ai disabili, così almeno ci sono più pareti tra noi e il corridoio, ed i rumori sono attutiti.
Chiudo la porta, lo spazio è piccolo, per cui ci ritroviamo a distanza ravvicinata in meno di un attimo.
“Volevo dirti una cosa … ” comincia lei.
“Dopo !! ” le dico io, e le sparo subito un bacio che le mulinella l’anima.
Ha una lingua che è un vortice, e le mani che sembrano non finire mai. Mi blocca, vuole dire qualcosa, ma non le do modo di esprimersi.
Non me ne frega niente di quello che vuole dirmi, adesso non sono neanche io a comandare, ma il mio attrezzo che si è gonfiato a dimensioni da battaglia, in mezzo alle mie gambe.
Le apro la camicetta, le tocco le tette con forza, le agito, le stringo, le acchiappo i capezzoli e li stringo forte tra le dita, e comincio a leccarle il collo, e a toccarla in tutto il corpo.
Basta, non voglio attendere oltre, voglio subito andare al sodo, e quindi la faccio girare.
Le alzo la bella gonnellina e lei capisce (non ci voleva molto) che voglio prenderla da dietro.
Mi dice
“Aspetta, non strapparli (i collant) altrimenti mi metti nei pasticci. Li levo io”.
Li sfila, la faccio fermare a metà coscia, le sfilo gli slip e porto anche quelli a metà coscia, e subito le accarezzo il suo meraviglioso culo.
Stupendo, rotondo a mandolino, morbido, caldo, vorrei poggiare il mio viso su quel morbido cuscino, ma lo spazio non lo permette.
La spingo verso il muro e mi metto dietro di lei.
Allungo una mano e con l’indice comincio ad esplorare la sua tenera rosetta posteriore.
“La piccola ha delle contrazioni, forse è un tipo emotivo, ma l’ho messa di schiena di proposito per farle vincere la timidezza, così può essere più disinibita … ” e quindi pensando queste cazzate le infilo per intero il dito dentro il suo alloggio posteriore.
Un piccolo gemito accoglie il mio ingresso, lentamente esco e rientro, ed esco definitivamente per sentire il profumo del suo meraviglioso culo.
Passo il mio dito sotto il mio naso, e come sempre mi eccita da morire, infatti la mia mazza si è ulteriormente irrigidita, lo passo sotto il suo, e lo strofino sotto il suo naso. Inumidisco la mia mano e riparto in esplorazione.
Solo che questa volta entro con due dita.
Avanzo adagio, lei respira a fatica, procedo con alcuni affondi, poi aumento l’andatura.
La piccola si sta eccitando a dovere.
La sento sudare, siamo quasi attaccati l’uno all’altro.
Le metto l’altra mano sulla sua passera, e la sento già umida.
“Brava” penso
“allora non fingevi quando ti sentivo gemere”.
Intanto con la mano davanti trovo il suo clitoride.
Lo sfioro e lei ha una contrazione.
Me ne accorgo con le dita dentro il suo ano, e dal piccolo movimento che ha fatto verso dietro.
Procedo con le mani dietro, senza mai fermarmi nel mio lento lavoro di scandaglio, ed intanto con l’altra mano le carezzo la passera, ed in particolare mi soffermo sul suo bottoncino.
Ho l’eccitazione che mi rende frenetico.
Ora voglio entrarle dentro, e non voglio perdere altro tempo, per cui lubrifico il mio “maglio perforante”, lubrifico il suo tubo posteriore e …
“Avanti Savoia”, al grido di guerra entro dentro di lei. Il primo affondo la schiaccia quasi al muro, le spezza il respiro, e le fa emettere un gemito.
“Pensa se entrasse qualcuno in questo momento”, le dico, ed intanto continuo a spingere.
La piccola non è sicuramente vergine dietro, ma la difficoltà di penetrazione mi fa pensare che non concede molto volentieri il suo bel culetto.
Adesso le afferro le tette, e spingo, mi porto un pochetto più sotto di lei, e spingo dal basso verso l’alto.
Ogni colpo è un sussulto, ogni accesso il contatore del mio godimento s’incrementa di mille.
Ogni affondo e uno schiocco prodotto dai nostri corpi toccandosi, ogni volta che entro in lei, sento il calore del cielo che mi sale dall’uccello e mi arriva fin dentro l’anima.
I suoi capelli sul mio collo mi solleticano deliziosamente.
Non smetto di torturarle le tette, ma voglio fare di più, quindi comincio a lapparle un orecchio.
Adesso il ritmo è quasi violento.
Voglio concludere in fretta, potrebbe davvero arrivare qualcuno, e non voglio casini, anche perché il giochino mi piace e vorrei continuarlo nel tempo.
Ancora pochi colpi e sento che sto per arrivare.
“Eccomi, arrivo” le dico, e la faccio girare ed inginocchiare.
Apre la bocca con una voracità incredibile.
Lo ingoia rapidamente e comincia a stantuffare. Incredibile, una professionista.
Quello che sentivo prima è niente rispetto ad adesso, ed infatti do il meglio di me stesso in un decimo di secondo. Inutile dire che mi aspetto non vada persa neanche una goccia, dopo la performance di ieri …
Ed infatti così è.
Alla fine si rialza, mi abbraccia e mi da un bacio.
E nel mulinare con la lingua mi rendo conto che la bastarda mi passa in bocca un po’ del mio sperma.
“Troia, sei proprio una troia” le dico.
Ed ecco arrivare dei rumori dal corridoio che continuano con qualcuno che entra in bagno.
Rimaniamo in silenzio. Il tizio usa il terzo bagno, quello più a destra.
Secondi di silenzio in cui noi tratteniamo il respiro e lui si esprime come può con rumori che ci fanno capire che sta facendo qualcosa di impegnativo.
Mi metto a ridere, e lei mi fa cenno di stare in silenzio, ma non ci riesco, è troppo divertente la situazione.
E poi non me ne frega niente, in fin dei conti finche si sente solo la mia voce va tutto bene.
Un attimo, e subito nella mente s’illumina “l’attimo del bastardo”.
Voglio ricambiarle lo scherzetto che mi ha fatto prima.
Allora dalla posizione in cui ci troviamo le infilo due dita in fica, e comincio lentamente a penetrarla.
Lei cerca di bloccarmi, ma questa volta voglio fargliela pagare.
Ha paura la piccola, adesso sente la tensione sulla pelle, ma io non mi fermo.
Voglio che ricordi a lungo questi 20 minuti chiusi nel bagno.
Continuo a penetrarla e lei rimane con gli occhi spalancati dalla paura.
Si rende conto di non avere più la situazione sotto controllo, e non è una cosa che le capita spesso.
Ma alla fine anche le rocce cedono al lento lavoro dell’acqua, ed anche lei a poco a poco comincia a sentire l’effetto della mia penetrazione.
Sento le mie dita bagnarsi, e lei che cambia espressione.
Appare rassegnata, sa che non può fare nient’altro, per cui non le resta che adattarsi al mio nuovo gioco.
Ma anche a me comincia a piacere, e sento il mio randello cominciare ad alzarsi.
Intanto il nostro amico ha finito il suo “bel lavoretto” e adesso si trova proprio davanti a noi a lavarsi le mani.
Ed io ne approfitto per far abbassare Laura, e prendermelo in bocca.
Cerca di opporsi, ma non può, son più forte io, e deve fare quello che voglio.
Le entro trionfante in bocca, mentre con una mano dirigo il movimento della sua testa, con l’altra le torturo un capezzolo.
Diligente il nostro amico.
Si è lavato le mani, e adesso si soffia anche il naso, chissà se si laverà anche i denti.
Forse è un po’ anche sordo, visto che non sente che i respiri affannosi sono due, ma in parte è giustificato dal rumore dello scarico che copre tutto.
Eccolo che va via, ed eccomi arrivare in bocca a Laura.
Voglio essere proprio bastardo, e quindi le vengo in parte sul vestito.
“Se un giorno diventassi presidente, potresti rivendertelo anche tu questo vestito” le dico.
Mi guarda inviperita, mi dice
“Bastardo”, io la sollevo, le do un ultimo bacio, e l’aiuto ad uscire dal bagno.
Mentre usciamo in fretta (non me la sento di abbandonarla là, e poi cappuccetto rosso potrebbe avere altre fiabe da raccontarmi) raccatto un paio di fazzolettini e li dò a lei..
Proseguiamo nel corridoio, lei entra nella sua stanza senza neanche guardarmi, io le dico
“Ciao” e proseguo, e mentre cammino sento la porta che si chiude.
“Queste donne ” penso,
“ti fanno diventare bastardo anche quando hai solo voglia di amarle. Per fortuna ho un cuore abbastanza grande, e la giornata è ancora lunga … ”
E vado in stanza mia a sonnecchiare. FINE

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