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Agenzia Immobiliare

Dopo una rapida doccia mi vestii in tutta fretta e, esitando un istante sulla soglia, chiusi la porta di casa imprecando mentalmente contro il giorno in cui decisi di pubblicare su Porta Portese l’annuncio per la vendita dell’appartamento ereditato dalla nonna.
A Roma, e forse non solo a Roma, esiste una drammatica sproporzione tra gli immobili sul mercato e le agenzie di intermediazione e così la mattina che fu pubblicato l’annuncio la passai a rispondere alle insistenti offerte di collaborazione di agenzie che, a loro dire, avevano già pronti diversi clienti interessati alla tipologia di appartamento descritto nell’annuncio.
Erano passate diverse settimane da allora e dopo le agenzie vennero pure alcuni privati interessati a visionare l’appartamento ma nessuno diede concreto seguito all’interesse con una offerta adeguata e l’appartamento, nel quale viveva temporaneamente mio padre, era ancora in attesa del suo futuro proprietario. Decisi così lasciar passare qualche settimana prima di riproporre l’annuncio.
Dopo circa due mesi ricevetti tuttavia diverse telefonate di agenzie che insistevano affinché firmassi un mandato per la gestione della vendita. A tutti risposi seccamente affermando che non avevo più alcuna intenzione di vendere e che, semmai avessi cambiato idea, non mi sarei mai servito di quel branco di belve affamate che mi avevano disturbato ad ogni ora del giorno e della sera.
Nel frattempo ero anche io alla ricerca di un appartamento più spazioso di quello in cui vivevo con la mia famiglia ma senza alcuna fretta: per qualche anno ancora sarei stato comodo anche nella mia casa di tre camere.
Un giorno, scorrendo una rivista del settore, scorsi un annuncio davvero molto interessante e decisi di fare una telefonata.
Dall’altro capo la voce femminile e suadente di una segretaria mi informò che era già stata avanzata un’offerta e che, pertanto, le trattative erano state sospese in attesa della decisione del proprietario. In caso di esito negativo della trattativa mi avrebbero contattato per fissare un appuntamento.
Due giorni dopo richiamai e la stessa voce mi disse: “Sono spiacente, ma il proprietario ha accettato l’offerta e quindi l’appartamento è da considerarsi venduto. Comunque, se lo desidera, può lasciarci i suoi dati per l’inserimento nel nostro portafoglio clienti in modo da essere contattato non appena dovessimo disporre di un appartamento delle caratteristiche che sta cercando. ”
Iniziò così una lunga conversazione telefonica durante la quale venne fuori che l’acquisto del nuovo immobile era subordinato alla vendita dell’appartamento della nonna e la segretaria mi spiegò come fosse opportuna una gestione ottimale dei tempi tra acquisto e vendita. Così, con estremo tatto, ella si offrì di far visionare l’immobile che dovevo vendere da un loro operatore. Visto l’atteggiamento cordiale e l’impressione totalmente diversa rispetto alle altre agenzie che mi avevano contattato in precedenza, decisi di fissare un appuntamento per le 9 del venerdì successivo.
Così quella mattina mi svegliai in ritardo grazie alla sveglia che aveva deciso che ero troppo stanco e che non era il caso di infierire. Svegliai mia figlia di due anni, le cambiai il pannolino e la vestii appena in tempo per lasciarla a mia suocera che mi salutò ricordandomi che avevo l’appuntamento alle 9, che erano le 8 e trenta e che avei dovuto sbrigarmi.. . meno male! “Grazie Luciana” risposi con tono indispettito “se non me l’avessi ricordato sarei rimasto ad ascoltare la radio a letto! “.
Uscendo di casa mi chiesi perché ero stato così ingenuo da lasciarmi convincere dalla suadente tizia dell’agenzia e risposi a me stesso che avrei liquidato il bellimbusto di turno in cinque minuti. Mentre con passo da maratoneta mi recavo a casa della nonna ricordai che mio padre quella mattina aveva un impegno e che avrei avuto bisogno delle chiavi per entrare e mi arrestai all’improvviso. Le avevo nella tasca della giacca e sollevato ripresi il passo di prima prefigurandomi il solito giovane con l’aria da colomba e l’animo da vecchia volpe, l’immancabile valigetta in tinta con gli accessori, l’abito trend, la cravatta sgargiante e un’oratoria abile e convincente. Se avessi potuto li avrei sistemati accuratamente nella loro valigetta e li avrei rispediti alla loro agenzia!
Giunto davanti al portone udii lo squillo del telefonino. Era mia moglie che voleva assicurarsi fossi esattamente dov’ero. Le suocere e le mogli hanno quella che chiamo “la sindrome del pastore”.
Mentre rassicuravo Giulia con lo sguardo esplorai il marciapiede e il parcheggio di fronte, alla ricerca del giovanotto trend. Erano le 9 e 5 minuti.. . strano, di solito sono puntualissimi.
Giulia ronzava ancora nell’orecchio ricordandomi le prossime tre pagine d’agenda e sciorinando tutte le raccomandazioni di rito quando vidi avvicinarsi una donna sulla trentina con gli occhiali da sole e i capelli corvini raccolti da un fermaglio. Indossava un tailleur scuro con una giacca lunga che le modellava i fianchi a coprire una gonna a portafoglio ben sopra le ginocchia. Le gambe, valorizzate da un paio di splendide chanel nere a tacco alto, erano coperte da calze delicatamente ricamate.
Quando la tipa si fermò a tre metri da me fui distratto dalla scheda di valutazione che stavo mentalmente compilando su di lei e compresi che quella mattina non ci sarebbe stato alcun giovanotto irritante da liquidare.
“Si.. . si.. . si.. . stà tranquilla.. . ok, ciao.. . si.. . ciao”. Liquidai così mia moglie che probabilmente stava ancora parlando quando interruppi la comunicazione.
“Buongiorno, è lei il signor Colonnese? ” esordì la tipa.
“Si. Piacere.. . signorina.. . ? ”
“Miceli, Sandra Miceli, della Emme Immobiliare.. . piacere”.
Il mio sguardo doveva essere decisamente eloquente al punto che fu lei a prendere di nuovo la parola: “Ricorda? Ci siamo sentiti telefonicamente.. . ” disse molto probabilmente per rompere l’imbarazzato silenzio nel quale ero sprofondato.
“Si.. . ricordo benissimo.. . beh.. . ehm.. . è qui per vedere l’appartamento no? Venga, le faccio strada” replicai con una faccia che doveva somigliare molto a quella di un pugile uscito malconcio da un match perso per KO.
Mi dedicai quindi alla serratura del portone dello stabile dovendo riservare attenzione ad azzeccare la toppa per evitare di peggiorare la situazione.
L’unica cosa più o meno sensata che riuscii a dire mentre attendevamo l’ascensore fu una domanda:
“Nessun altro appartamento del tipo che sto cercando? ”
“No, purtroppo no signor Colonnese. Ne ho visionato uno ieri ma il taglio è decisamente più piccolo di ciò che le occorre” rispose lei immediatamente. Almeno in apparenza non sembrava essersi resa conto fino in fondo della mia sorpresa e dell’imbarazzo che stavo provando e i cui contorni stavano rapidamente sfumando in eccitazione.
“Pazienza, mi spiace mi sia sfuggito quello per cui ho telefonato, ma in fondo non è che abbia molta fretta.. . “.
Entrai in ascensore seguito dalla tipa.. . Sandra aveva detto di chiamarsi? .. . si, mi pareva proprio di si, Sandra.
I secondi tra il pianterreno e il sesto piano sembrarono ore. L’angusto ascensore ci costrinse a stare l’uno di fronte all’altra, vicinissimi. Notai così che Sandra non indossava nulla sotto la giacca. La scollatura lasciava infatti intuire un seno piuttosto generoso e, dall’alto del mio metro e novanta, potei scorgere il pizzo del reggiseno. Ovviamente cercai di indugiare il meno possibile su quel particolare e mi concentrai sulle chiavi come se dovessi riflettere a lungo su quale di esse aprisse la porta di casa. Per un attimo incrociai lo sguardo di Sandra che, per parte sua, sembrava intenta ad ammirare la pulsantiera dell’ascensore. Un sorriso di circostanza si formò sulle sue labbra e mi ritrovai a soffermare lo sguardo sulla sua bocca socchiusa.. . l’ascensore raggiunse il sesto piano salvandomi da una situazione che si stava facendo di nuovo imbarazzante.
“Prego” dissi, invitandola con un cenno ad uscire per prima.
Mentre armeggiavo con la serratura mi domandavo quanto i miei occhi e i miei gesti erano riusciti a manifestare il turbine di sensazioni che avevo dentro e, soprattutto, se e quanto lei si fosse resa conto del mio stato d’animo.
Appena entrai in casa accesi la luce dell’ingresso e ripetei l’invito di poco prima ad entrare.
“Dunque, come le accennavo per telefono, questo è l’ingresso.. . molto ampio come vede”.
“Si, decisamente ampio”, disse Sandra annuendo.
“La parete a vetri alla sua destra conduce al salone doppio. Mi segua”.
Mostrare a Sandra l’appartamento mi fu di grande aiuto per riacquistare un tono decisamente più consono. Passai così dal salone alle camere da letto, dallo studio ai due bagni, dall’ampia cucina abitabile al comodo ripostiglio sottolineando alcune rifiniture e l’esposizione che dava a tutti gli ambienti una buona luminosità.
A riportarmi ai pensieri e allo stato d’animo di prima ci pensò il balcone.
“Questo è il balcone, l’unico dell’appartamento a parte il piccolo terrazzino della cucina. Come può notare vi si affacciano il salone e la camera a fianco”. Mi girai verso Sandra e vidi che mi stava ascoltando con attenzione.
“L’esposizione è ottima, direttamente sul viale. A destra si gode la vista del parco fino a scorgere in lontananza i rilievi che circondano la città”.
“Molto bella davvero” ammise Sandra che si era portata accanto a me sulla ringhiera.
“Deve avere un debole per il giardinaggio, signor Colonnese.. . ” aggiunse, e si soffermò con lo sguardo ad ammirare i numerosi vasi sistemati sul terrazzo.
“No, non sono io.. . è mio padre che si diletta con i fiori e le piante” precisai.
“Non ho mai visto delle orchidee così belle se non nei negozi di fiori” osservò decisamente ammirata dal colore fucsia acceso di un ramo di orchidee giapponesi. Si piegò quindi in avanti per osservarle più da vicino e io rimasi imbambolato osservando la gonna corta alzarsi e mostrare due cosce perfette e quelle che dovevano essere inequivocabilmente calze autoreggenti.
L’istinto maschile mi spingeva a muovere la mano per carezzare quel ben di Dio ma mi trattenni limitandomi a deglutire ripetutamente senza riuscire a proferir parola.
Sandra si rese conto del mio silenzio e si rialzò girandosi a guardarmi come a sincerarsi che fossi ancora lì dietro di lei.
“Vogliamo andare in salotto per parlare dell’appartamento? ” dissi evasivamente ritrovando la voce.
“Si, volentieri, così le spiego come gestiamo le vendite” accettò lei con un sorriso.
La precedetti così nel salone e la invitai ad accomodarsi dove fosse più comoda.
“Posso offrirle qualcosa? Un aperitivo? ” proposi sfoderando il miglior sorriso che potevo data la circostanza e subito pensai tra me e me: Cazzo! Che mi viene in mente! Un aperitivo di prima mattina.. . “Ehm, forse una bibita fresca sarebbe meglio, vero? ” mi corressi in fretta con esplicita autoironia.
“Si, grazie.. . ma non si disturbi” disse lei, ora apertamente divertita della mia gaffe, mentre si sistemava sul divano restando prudentemente sul bordo.
Quando tornai con il vassoio, i bicchieri e le bevande avevo recuperato totalmente il controllo di me stesso, o almeno ne ero convinto.
“Eccoci qui.. . preferisce il succo di frutta, il the al limone, il whisky o la crema al rhum? “.
“Il succo d’ananas andrà benissimo signor Colonnese”.
“Mi dia pure del tu.. . mi fa sentire più a mio agio e un po’ meno vecchio” la invitai con il miglior sorriso che riuscii a sfoderare in quella circostanza.
“Volentieri.. . ma non esageri, più o meno abbiamo la stessa età” replicò lei.
“Ho forse fatto la seconda gaffe in pochi minuti? ” le domandai con una espressione tra il divertito e il mortificato.
“Naa.. . ma lo sai che non mi hai mai detto il tuo nome? ” notò con il solito splendido sorriso.
“Giorgio”
“Niente di grave Giorgio, anzi, trovo tu sia stato così divertente finora che questo è il miglior incontro che ho con un cliente da quando faccio questo lavoro”.
Le parole di Sandra confermarono che aveva notato praticamente tutto il mio impaccio ma allo stesso tempo le fui grato per la sincerità che mi usava e mi sollevava l’essergli apparso divertente.
Decisi tuttavia che quello poteva essere un primo assist da non sprecare.
“Divertente? Trovi? ” domandai pensando già a cosa avrei detto subito dopo.
“Si, direi di si Giorgio” confermò lei con lo sguardo chiaramente divertito.
“Veramente speravo in cuor mio di sembrarti irresistibilmente attraente.. . ” osai sperando di non essere andato troppo oltre.
Sandra non rispose immediatamente ma assunse un’espressione offesa che sfumò rapidamente iniziando a squadrarmi a partire dalle scarpe per finire ai capelli. Quindi, con un atteggiamento fintamente malizioso, disse: “Non male direi.. . troppo spesso la professionalità mi impedisce di guardare i clienti come meriterebbero” e aggiunse “Sai che non ci avevo fatto proprio caso? In effetti sei un gran bell’uomo! “.
Non mi aspettavo tanta fortuna. Sandra si prestava abilmente al gioco e mi chiedevo se fosse più per evitare una spiacevole conclusione dell’incontro o se davvero quello era il mio giorno fortunato.
Una donna sa essere imprevedibile come il finale di un giallo di Hitchcock ed enigmatica come un rebus. Sandra rispettava in pieno la regola e questo la rendeva ancora più intrigante.
“Grazie Sandra.. . un gran bell’uomo e per giunta divertente. Tu mi confondi, sei troppo buona” conclusi io avendo cura di inserire la u tra la b e la o.
Decisi quindi di prendere tempo. L’uomo passa sempre per un animale aggressivo, e in realtà lo è, ma io volevo evitare di darle l’impressione di cogliere la prima occasione per saltarle addosso. Oltretutto avrei rischiato di corrispondere in modo rozzo alla sua ironia e all’eleganza con cui stava sostenendo il mio atteggiamento.
“Allora, cosa potete fare per questo appartamento e perché io possa trovare la casa che sto cercando? ”
“Bene, innanzitutto devo sottolineare che questo è un appartamento molto richiesto in zona. Non ce ne sono molti di questa metratura. Questo significa che con un’attenta gestione della vendita ci si può ricavare una buona somma” disse mentre cominciò ad armeggiare con la valigetta sistemata accanto a lei sul divano. Nel frattempo mi accomodai nella poltrona dopo aver posato il bicchiere sul tavolo basso di cristallo di fronte a noi.
“Sono d’accordo. Non ho fretta e non voglio assolutamente svenderla”
Iniziò così ad illustrarmi tutti i dettagli ponendo in evidenza la serietà e la professionalità con cui agiva la Emme Immobiliare.
All’inizio le prestai tutta l’attenzione del caso ma dovetti concludere che era difficile continuare a guardarla negli splendidi e grandi occhi neri senza lasciarsi confondere dalla sua bellezza. Cercai così di non fissarla e di ascoltarla mentre giocherellavo con il mio bicchiere in cui avevo versato del whisky, dedicandole un’occhiata di tanto in tanto.
Tra un particolare e l’altro Sandra si sporse in avanti per prendere il bicchiere e non potei fare a meno di tuffare lo sguardo nel ben di Dio che la scollatura mi presentava dinanzi.
Assaggiò lentamente il succo d’ananas come se fosse whisky ed io trangugiai il mio whisky come fosse semplicemente succo d’ananas. L’alcool, cui in verità non ero così abituato, bruciò nella bocca e nell’esofago come fuoco producendo l’effetto di sciogliere il nodo che mi si era formato in gola.
Posò infine il bicchiere e sprofondò nel divano riprendendo il racconto di come si poteva ottenere il massimo dalla vendita dell’appartamento.
Nel passare dalla posizione iniziale a quella più comoda che aveva assunto, la gonna già corta si tirò un po’ su scoprendo buona parte dell’elastico delle autoreggenti che indossava.
Resasi conto della situazione, molto probabilmente dall’aspetto vitreo ed allucinato dei miei occhi, Sandra accavallo le gambe tentando di coprire parzialmente ciò che aveva scoperto e di concludere ciò che stava dicendo.
“Che ne pensi? ” disse quindi per rompere il silenzio che si era fatto denso come la bruma di un mattino nella campagna scozzese.
“Penso che mi hai fatto una eccellente impressione Sandra” risposi io riferendomi all’agenzia per cui lavorava e non solo.
“Però devo pensarci su qualche giorno, anche perché voglio chiarire i tempi necessari perché mio padre possa lasciare questa casa”
“Mi sembra normale” osservò Sandra “ma tenga presente che sono comunque necessari cinque o sei mesi per una gestione accurata e poi non è necessario vendere subito ma si può prendere il tempo che si vuole in sede di compromesso”.
“Si, questo è vero. D’altro canto, come puoi ben immaginare” aggiunsi “almeno altre venti agenzie mi hanno offerto la loro collaborazione in queste settimane”.
“Certo, ma nessuna si è presentata con un agente così irresistibilmente attraente! ”
Fu come uno schiaffo in pieno volto in un momento in cui stavo profondendo il massimo sforzo nel tentativo di sottrarmi all’eccitazione che mi aveva provocato la vista del seno e delle gambe di Sandra.
La sua abilità nell’usare la stessa arma che avevo scelto io poco prima mi lasciò senza parole e non riuscii a reagire con la stessa prontezza che aveva sfoderato Sandra nell’occasione.
“.. . è inutile che ti dica che al contrario io questo particolare lo avevo notato subito, vero? ”
“Direi proprio di si, e direi che mi sono divertita un mondo ad osservare tutti gli sforzi che hai fatto per nasconderlo”.
Il suo sorriso si allargò senza sfociare, educatamente, nella risata. Fu io a quel punto a ridere, di me e della mia goffaggine, e Sandra si unì a me svestendo quasi del tutto i panni dell’agente immobiliare.
Il telefonino, nella tasca della giacca che avevo appeso all’attaccapanni dell’ingresso, trillò.
“Ti lascio delle carte perché tu possa riflettere tutto il tempo che vuoi e il mio biglietto da visita in caso decidessi che la Emme Immobiliare merita la tua fiducia” disse tornando ad essere semplicemente sorridente.
“Scusami un istante” dissi, sgattaiolando via dal salotto con una poderosa erezione in atto, felice di nasconderla con la scusa del telefono.
“Posso fare di nuovo un giro? ” chiese lei.
“Fai pure” risposi io mentre aprivo la conversazione telefonica.
Era mio padre. Era stato trattenuto dal cugino cui aveva fatto visita e sarebbe tornato all’ora di pranzo. Mi chiese come stesse andando con il rappresentante dell’agenzia immobiliare e io dissi che era tutto OK. Chiusi la conversazione.
“Eccomi di nuovo Sandra, dicevamo? ” dissi rientrando nel salone. Non era lì e ricordai che mi aveva chiesto di poter fare un altro giro per casa.
“Dicevi che devi pensarci un po’ su” disse lei alzando la voce per farsi sentire, “pare che non ti fidi delle apparenze nonostante la fiducia che ti ispiro”.
Mi ero soffermato a raccogliere il depliant e il biglietto da visita che Sandra aveva lasciato sul tavolino di cristallo.
“Non fraintendermi Sandra. Tu e tutti i tuoi colleghi siete sempre così carini ed eleganti, ma occorre verificare cosa c’è sotto il bel vestito che indossate” soggiunsi io alzando a mia volta il tono della voce mentre leggevo l’indirizzo dell’agenzia sul depliant, “prendere fregature non è mai stato il mio hobby.
Nessuna risposta giunse dall’altro capo dell’appartamento.
“Sandra? Qualcosa che non va? ” dissi chiedendomi il perché di tanto indugio mentre mi avviavo verso le camere. Ancora nessuna risposta.
Camminavo lungo il corridoio verso la cucina da dove mi pareva provenisse poco prima la voce di Sandra. Superai la camera da letto e mi fermai proprio sulla soglia della cucina con il respiro che pareva essersi arrestato all’improvviso.
Feci due passi indietro, sbirciai dalla porta semichiusa della camera da letto e osservai meglio ciò che i miei occhi avevano già intravisto di sfuggita passando, una immagine riflessa nel grande specchio a parete.
Il cuore prese a pulsarmi in gola. Sandra era lì, distesa sul letto, un sorriso malizioso sulle labbra. Addosso le restavano soltanto il completino intimo di pizzo bianco e le autoreggenti.
“Sandra.. . ” fui appena in grado di pronunciare il suo nome con la voce ridotta a un sospiro.
“Volevi vedere cosa c’è sotto il vestito, no? ” esordì lei scandendo bene le parole “che te ne pare? ”
“Io.. . Sandra.. . ” biascicai confusamente mentre il cervello era un turbinio di pensieri ed emozioni. Il cuore accelerava mentre un altro muscolo si era definitivamente destato e tentava di sconfiggere due strati di stoffa.
Sandra si accorse certamente della mia erezione perché abbassò lo sguardo, si morse il labbro inferiore accentuando il sorriso. Quindi, con un tono volutamente allusivo disse inaspettatamente “ora però sono io che voglio vedere cosa c’è sotto i tuoi vestiti, e non mi pare sia affatto male”.
“Sandra, sei.. . sei semplicemente.. . ” le parole mi uscivano a fatica e avevo perso completamente il senso della realtà. Davanti a me un corpo sodo e stupendo, la pelle leggermente abbronzata, due gambe lunghe e affusolate ornate dal delicato ricamo delle calze, capelli nerissimi, ora sciolti, ad incorniciare i lineamenti dolci di una dea, occhi neri e vivi su di me, labbra carnose dal disegno perfetto leggermente socchiuse.. . non esisteva più nulla intorno a me se non Sandra e il suo profumo Allure di Chanel che aveva invaso la stanza.
“Spogliati, qui davanti a me! ” la udii comandare con tono fermo mentre mi inebriavo dell’atmosfera che si era creata, perso nella visione di lei e delle sue forme.
“Sandra.. . ” ripetei debolmente, senza rendermi conto di ciò che usciva dalla mia bocca.
“Ti ho detto spogliati” ripeté lei in modo ancor più autoritario, “la casa può attendere, ma ora io voglio te! “.
E iniziai a spogliarmi, dapprima esitante poi sempre più in fretta consapevole al fine del piacere che bramavo.
“Fà piano” mi esortò Sandra. Iniziò ad accarezzarsi il capezzolo destro mentre l’altra mano si insinuava sotto le mutandine.
“Ora stà fermo, guardami e lasciati guardare” disse mentre le carezze da lente si facevano più veloci.
Ero completamente nudo, lì di fronte a lei. I secondi parvero ore ed avrei voluto saltarle addosso. Ma ero eccitato dalla situazione e dal modo in cui Sandra stava conducendo il gioco.
Si alzò lentamente e si avvicinò. Sfiorò con le dita le mia labbra e quindi scese scivolando sul collo, sul petto e poi lungo l’addome fino al mio membro rigido.
La sua bocca si avvicinò alla mia, le sue labbra sfiorarono le mie. Poi mi sussurrò “ho voglia di te”.
Si chinò sulle gambe lentamente sfiorando con le labbra lo stesso percorso appena fatto dalle dita.
Si fermò ad osservarlo, quasi fosse la prima volta che ne vedeva uno.
Alzò gli occhi e disse “Tesoro, hai un cazzo fantastico”.
Non ne potevo più. L’energia che si era andata sprigionando in quei minuti non poteva più essere trattenuta. Sandra dischiuse le labbra ed io istintivamente glielo sbattei in bocca con violenza.
La scopai così per un po’ e lei non si sottrasse a quell’aggressione, con il mio cazzo che appariva e scompariva. Fui sorpreso ed eccitato dal modo in cui riusciva ad accoglierlo interamente, ad ingoiarlo in un caldo ed umido abbraccio.
Si staccò all’improvviso e salì sul letto mettendosi carponi ed offrendomi il sedere bene in vista. Poi con le dita aprì i petali dell’orchidea rosa che aveva tra le gambe e disse “è questo che volevi fin da quando mi hai vista vero? Ora prendimi.. . scopami! “.
Il turbinio di pensieri e sensazioni che si andavano sovrapponendo a ritmo sempre più incalzante si sciolsero sulle mie labbra nella prima frase che in quegli ultimi minuti riuscii a dire con voce ferma “Sei proprio una gran troia Sandra! “. La penetrai selvaggiamente con un impeto che non provavo più da anni. Entravo e uscivo da lei quasi a volerle infliggere una punizione corporale.
Alla mia irruenza Sandra corrispose con entusiasmo mugolando il suo piacere ad ogni colpo.
“Si, così, sbattimi porco” disse tra una smorfia di dolore ed un grido di piacere.
Inarcava la schiena e muoveva il bacino per facilitare la penetrazione e mi ritrovai a pensare che sembrava volesse ingoiarmi il più possibile dentro la fica ormai grondante di umori.
Aumentai ancor più il ritmo mentre con le mani mi aggrappavo ai seni prosperosi maltrattandoli. Quando sentii che stavo per venire rallentai quasi fino a fermarmi.
“Che fai, porco? ! ” chiese voltandosi
Non risposi nulla ma presi a stuzzicarle il piccolo buchino con le dita mentre con l’altra mano mi massaggiavo il cazzo.
“Ehi, vacci piano con quello! ” sembrò allarmarsi lei forse memore dell’impeto con cui l’avevo sbattuta.
Le infilai il dito medio lentamente e fino in fondo. Sandra serrò i denti e soffiò forte con le narici.
Restai col dito dentro di lei qualche secondo, il tempo di avvertire il cedimento dello sfintere, quindi lo estrassi e vi poggiai la punta del glande esercitando una lenta ma decisa pressione.
“Piano Giorgio, piano.. . ” ansimò.
“Zitta troia, ora ti sfondo il culo! ” mi sorpresi ad esclamare come in un film porno da due soldi. Diedi una spinta improvvisa ed entrai in lei in un attimo.
Iniziai così una danza fatta di lente uscite e poderose entrate. Sandra lanciò dapprima un urlo strozzato, quindi cominciò a dimenarsi con la testa e prese a colpire ritmicamente il materasso ad ogni colpo che le infliggevo.
I suoi capelli neri disegnavano ampie evoluzioni per posarsi ora sulla schiena ed ora sul suo volto.
Con una mano ne afferrai una ciocca e continuai a sodomizzarla.
Non potevo vedere la specchiera dietro di noi ma se avessi potuto probabilmente avrei visto una scena simile a quella di un eccitante rodeo.
Non c’era alcun rumore attorno a noi oltre quella dei nostri corpi e dei nostri ansimi, ma se avessi potuto mettere su un CD avrei certamente caricato La cavalcata delle Valchirie di Wagner.
Sandra prese a masturbarsi violentemente il clitoride.
Era la sublimazione delle mie fantasie più sfrenate. Le trame dei sogni più arditi si erano ormai intrecciate con una realtà incredibile eppure incredibilmente vera, lì, sul letto di mio padre con un agente immobiliare.
Uscii da lei e Sandra si lasciò andare esausta sul ventre.
“Sei una splendida, fantastica troia.. . ” ripetei contemplando la curva perfetta dei glutei.
“Anche tu sei fantastico Giorgio.. . ” rispose girando su se stessa e regalandomi uno sguardo languido che sembrava grato per il piacere che le avevo provocato e allo stesso tempo pareva implorarmi di non smettere.
La violenza di prima si sciolse in un sorriso e mi gettai su di lei e sulla sua bocca per baciarla intensamente. Aveva goduto e aveva voglia di godere di nuovo e di far godere me.
Si drizzò nuovamente sulle braccia e prese a leccare e mordicchiare qua e là ogni centimetro della mia pelle, scendendo piano fino al sesso ancora eretto.
Diede qualche colpo di lingua sul glande tenendolo ben stretto in mano. Quindi iniziò ad inumidirlo sapientemente facendo scorrendo la lingua dal basso in alto per tutta la lunghezza dell’asta.
“Oh, Sandra.. . ” gemetti, anch’io stremato e in balia di lei, impaziente di essere ingoiato.
Sandra mi guardò e tenendo gli occhi grandi fissi su di me lo fece sparire lentamente in bocca, fino in gola.
Chiuse gli occhi e iniziò a spompinarmi dolcemente prima e con avidità poi.
Per un po’ chiusi gli occhi anch’io, perdendomi nel vortice delle sensazioni che mi stava regalando la sua bocca. Poi le cinsi i fianchi e la tirai verso di me, desideroso di gustare il sapore del suo sesso.
Con la lingua ero sempre stato abilissimo, a detta di mia moglie, e per Sandra mi produssi nella migliore performance di cui ero capace, aiutato da un’eccitazione che non provavo ormai da tempo.
Continuò il pompino con rinnovato ardore quando con la lingua passai dalla vulva al clitoride, massaggiandolo vigorosamente.
Fremette, inarcò la schiena e gemette di piacere finché venne nuovamente spandendo su di me gocce di rugiada.
Stavo per venire anch’io e solo allora mi sorpresi di quanto ero stato capace di durare e del lieve indolenzimento del mio sesso.
Feci per muovermi ma Sandra strinse forte il pollice e l’indice alla base della cappella e mi disse “non muoverti, voglio sentirti venire in bocca”.
Fu una cosa sola. Sandra accolse il mio sesso tra le labbra e venni come non venivo da tento. I fiotti di sperma sembravano susseguirsi senza fine.
Sandra, dopo un sussulto iniziale, ingoio tutto.. . o quasi. Dal lato della bocca le sgorgò piano un rivolo bianco che percorse la guancia, raggiunse quasi l’orecchio e si raccolse in una goccia che si staccò da lei per cadere sull’inguine mentre lei alzava lo sguardo felice verso di me.
Restammo distesi l’uno accanto all’altra per qualche minuto.
Senza parlare per non rischiare in alcun modo di rovinare quel che era stato ci rivestimmo.
Solo sguardi accompagnarono il nostro commiato, lei sulla soglia della porta con la valigetta stretta nella mano destra, io ancora con l’espressione sconvolta ritto dietro la porta con la camicia fuori dai pantaloni e la cravatta slacciata attorno al collo.
Mi saluto così, senza dire nulla. Un bacio veloce, le sue labbra sfiorarono le mie labbra, sorrise mentre entrava nell’ascensore e scompariva dalla mia vista.
Misi tutto in ordine, avendo particolare cura per la camera da letto che ispezionai con estrema accortezza. Presi le mie cose e infilai nel portafogli il biglietto da visita di Sandra.
Gettai il depliant dell’agenzia nel cestino dei rifiuti sotto casa.. . la Emme Immobiliare mi aveva già regalato più di quanto avrebbe potuto, qualcun altro avrebbe provveduto a gestire l’appartamento.
Non dimenticai più l’immagine dei suoi grandi occhi neri in cui avevo potuto leggere felicità e appagamento e del suo viso solcato dal sottile rivolo bianco del mio seme.

Né la vidi più.
Quando giorni dopo mi decisi a telefonarle rispose il messaggio registrato del gestore: “il numero da lei chiamato non è più attivo”.
Contattai l’agenzia e chiesi di Sandra Miceli. “Si, Sandra.. . non lavora più da noi, non sappiamo dove e come raggiungerla. ”

Di lei mi rimase il dolce ricordo di un’ora d’amore sfrenato. E l’intensa fragranza di Allure. FINE

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