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Il clisma opaco

è stata una esperienza stimolantissima, a partire dal momento che ho preso l’appuntamento per fare quell’esame.
In segreteria del centro radiologico c’era una bella ragazza, adibita appunto a fissare gli appuntamenti ai vari pazienti. Ricordo che era metà mattinata quando mi sono recato all’ambulatorio, e c’ero solo io, per cui potevo dar spazio alla mia libidinosa mania di fare domande su tutto ciò che si inietta per via anale. La segretaria in modo molto professionale mi ha dato ogni informazione anche se ogni tanto la vedevo imbarazzata.
Poi è passata ad indicarmi le modalità di preparazione cui dovevo sottopormi nei giorni precedenti all’esame: sul tipo di alimentazione non ho avuto nulla da dire, ma quando ha cominciato a prescrivermi dei purganti le ho detto che assolutamente non potevo seguire tale terapia essendo allergico (realmente) ad ogni forma di lassativo.
A questo punto la ragazza ha chiamato in suo aiuto la radiologa, per avere
disposizioni sostitutive: dopo qualche minuto si è presentata una bella signora sui quarant’anni, formosa e con un viso simpatico, la quale – quasi scusandosi – mi ha detto che per sostituire la purga avrei dovuto fare ben quattro clisteri di pulizia il giorno precedente l’esame ed un quinto al mattino dopo. Ricordo che mi disse “… è un po’ fastidioso, me ne rendo conto, ma è l’unico modo perché lei possa fare le radiografie ad intestino pulito”. Io colsi al balzo l’occasione ghiotta per farmi spiegare meglio quello che in realtà già sapevo, ma che a sentirlo ripetere mi dava una certa eccitazione.
In quel periodo vivevo solo in casa, aiutato da una domestica somala che veniva una mezza giornata per le pulizie di casa e per il pranzo, ed un due ore la sera per prepararmi la cena. La somala, che si chiamava Kurta, aveva una trentina d’anni, abbastanza bruttina in viso, ma con un bel corpo. Fino a quel giorno l’avevo sempre tenuta a distanza, e quindi avevo evitato di parteciparle la mia passione per il clistere, anche se più volte mi era venuto in mente di coinvolgerla, per farmene praticare uno o magari praticarlo io a lei.
Ma il giorno prima delle radiografie, dovendo rimanere in casa e dovendo fare i quattro clisteri (ricordo uno a metà mattinata, uno prima di un leggerissimo pranzo, uno nel primo pomeriggio ed uno la sera, senza poi mangiare nulla a cena) decisi di cogliere la palla al balzo e coinvolgere Kurta.
Cose feci: le spiegai in modo semplice la situazione, poi le dissi se se la sentiva di farmi lei i clisteri. In questo modo i soldi che avrei dovuto dare ad un’infermiera se li sarebbe presi lei.
Lei accettò subito la richiesta. Potete immaginare come in tale situazione io sia stato eccitato: dal rito della preparazione dell’armamentario, alla disposizione del letto, al presentarmi nudo dinanzi a lei, al guidarla perché mi infilasse la cannula senza farmi male, al consueto inturgidimento del mio pene durante l’operazione, fu una goduria continua.
Ma il bello arrivò al quarto clistere, quello serale, durante il quale Kurta, che avvertivo particolarmente eccitata, fece un apprezzamento sul mio pene in particolare erezione. Allora io – pur se a pancia sotto – le allungai le mani sotto la gonna, e andai dritto sulla sua vagina. Kurta era senza mutande, e mi fu facile mettere la dita nella sua fenditura. Era un mare di liquido, fradicia come poche volte ho avuto modo di verificare in una vagina. Lei non proferì parola, ma automaticamente mi prese il pene con l’altra sua mano libera (con la prima reggeva la cannula dell’enteroclisma) e cominciò a menarmelo velocemente. Io ovviamente ho cominciato a muovere le dita dentro la sua vagina, in quel mare di liquido appiccicoso. In pochi minuti eiaculai.
Dopo aver evacuato e sono uscito dal bagno ho sorpreso Kurta sdraiata sul letto a cosce aperte a farsi un ditalino: mugolava in modo straordinario. La feci concludere senza farmi vedere, poi evidenziai la mia presenza con un colpo di tosse. Lei si alzò di scatto, si riassestò la gonna e mi chiese scusa diecimila volte. Io le dissi che era logico ed umano, ma lei sembrava non essere dello stesso parere, forse colta da rimorso o da vergogna.
In questa posizione di superiorità psicologica volli soddisfare una mia curiosità che era nata mentre la sgrillettavo: sapevo che purtroppo molte donne africane vengono mutilate da bambine con quella schifosa pratica dell’infibulazione e della clitoridectomia, per cui il godimento sessuale da adulte è per loro davvero limitato.
Ma come mai lei aveva goduto? Per fortuna sua, mi disse, la madre l’aveva sottratta da simile brutalità, e quindi lei aveva potuto godere sia a praticarmi i clisteri sia a farsi fare ed a farsi i ditalini.
La piacevole giornata non mi costò una lira perché Kurta rifiutò categoricamente di essere pagata, ma non potei più avvalermi delle sue prestazioni domestiche perché non rimise più piede a casa mia. Peccato perché era una buona cuoca, ed in un battibaleno aveva imparato a farmi dei clisteri meravigliosi.
Arrivò finalmente il giorno dopo, quello in cui avrei dovuto fare le radiografie.
Fatto (da solo) il quinto ed ultimo enteroclisma, quello del mattino (le mie budella erano linde come un lenzuolo uscito dal bucato, ci puoi giurare! ), vado all’ambulatorio radiografico. L’appuntamento era per le 8. 00.
Vengo ricevuto dalla radiologa (quella signora formosa e simpatica di cui ti ho detto prima) la quale mi dice di adagiarmi nudo sul tavolone delle lastre.
Io ero eccitatissimo, tanto che quando, spogliato completamente, mi sono portato verso il tavolone avevo un pene eretto che a fatica nascosi tra le mani, che tenevo congiunte intorno al mio membro.
La radiologa mi sorrise e mi invitò a sdraiarmi a pancia sotto, cosicché mentre lei preparava gli armamentari, mi disse eufemisticamente che “mi sarei potuto “distendere”.
Ricordo che mentre armamentava con i suoi strumenti mi chiese come erano andati i cinque clisteri e se per me era stata dura quella tortura (? ). Poi iniziò l’operazione, preavvertendomi che forse avrei avuto dei dolori di pancia ma che avrei dovuto resistere. Anche per me, come nel Tuo caso che mi hai detto ieri, la radiologa non sapeva della mia capacità a ricevere liquidi nell’intestino.
Per farla breve ricordo con infinito piacere quando mi allargò con due dita della mano le natiche, quando mi unse il buchetto con la vasellina, e quando cominciò a defluire il liquido freddo del bario dentro il mio intestino.
Ero eccitatissimo e mantenni l’erezione per tutti e quaranta minuti delle lastre. Tra l’altro ho avuto sempre la sensazione che la radiologa si dilungasse un po’ troppo in questa operazione, poiché volle ripetere gli scatti per ben tre volte, dicendo che non erano venuti bene. Probabilmente godeva della mia situazione.
Io non sapevo come posizionare il pene durissimo e soprattutto non volevo eiaculare, ma almeno quattro volte sono stato le per venire, poiché sentivo pulsare il mio membro forte forte.
Ma il bello è arrivato allo svuotamento, che se ricordi avviene gettando in terra il recipiente gommoso che contiene il bario, cose che per la legge, credo, dei vasi comunicanti, la posizione in terra di quella borsa consente al bario stesso di defluire dal corpo del paziente e ritornare di nuovo nel recipiente originale.
Ma io essendo troppo eccitato non riuscivo ad espellere il liquido bianco.
Quando la radiologa se ne è accorta mi si è avvicinata carezzandomi la schiena e le natiche, dicendomi “su, sia calmo e disteso: lei deve espellere il bario. Non dovrebbe avere problemi perché dalle lastre non mi pare che ci siano impedimenti estranei che non glielo consentono”.
A quelle carezze mi sono eccitato ancora di più, ed allora la radiologa mi disse: “Ho capito, ora ci penso io con un intervento terapeutico”. Le chiesi se era doloroso, ma lei mi disse “non credo proprio”. Cose dicendo mi ha leggermente discostato con le sue mani la mia coscia e parte del mio corpo, poggiandomi sotto il mio pene della carta.
Poi mi prese delicatamente con le sue dita il glande strizzandolo in maniera ritmica favolosa. Eiaculai in un secondo. “Ora vedrà che si svuoterò in un lampo” mi disse la radiologa, risottolineando che il suo era stato un intervento solo terapeutico d’emergenza. Null’altro.
Ovviamente come potrai immaginare cose non è stato per me.
Insomma la radiografia del clisma opaco era stata tutt’altro che traumatica, come ognuno, a cominciare dal mio medico mi avevano preannunciato.
Cose che capitano a noi clisteromani. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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