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Come una puttana

Siamo una coppia di Roma e vogliamo raccontarVi una delle nostre avventure erotiche. Nei nostri giochi abbiamo cercato di esplorare ogni nostra potenzialità, concretizzando col tempo le fantasie più ardite. Ci piace giocare con i ruoli: entrambi voyeur, ma, anche, esibizionisti; attivi, passivi, dominanti, sottomessi…a secondo del momento, della fantasia, delle persone che hai di fronte… Una delle fantasie ricorrenti di lei, ma anche mie, era di offrirla come una puttana a qualcuno che la pensasse tale. Cioè, nei nostri incontri con altre coppie, il comportamento da puttana nel senso più delizioso del termine, era una cosa normale. Quello che invece cercavamo era qualcosa di più: organizzare una situazione in cui lei potesse essere realmente essere considerata un oggetto da usare e da manovrare a piacere. Tale circostanza si rese possibile nell’occasione di un incontro di lavoro che ebbi con dei colleghi del nord-italia, i quali dovevano trattenersi a Roma, in albergo, per qualche giorno. A cena, come spesso capita quando si è soli fuori città, dopo un paio di bicchieri, si cominciò a parlare di figa e di cosa si poteva fare per il resto della serata. Essendo del posto è chiaro che le aspettative, di massima, convergevano su di me: soprattutto in ragione di un qualche indirizzo di locali simpatici. Sul momento glissai: sono sposato, non ho abitudine ai locali e cose del genere, poi, scoraggiata la parte della compagnia più cialtrona, lasciai per un paio di loro che mi sembravano più interessanti la proposta di provare a telefonare ad una amica. Cominciai a descriverla, a più riprese, creando uno stato di eccitazione e di forte aspettativa erotica, come una gran bella donna che prima di tutto per indole e per piacere, ma anche per arrotondare che non guasta, era disponibile, nella serata e con le persone giuste ad ogni sorta di porcate. La dipinsi come una che sebbene a prima vista apparisse abbastanza inarrivabile, a volte ironicamente scostante, in realtà fosse una che si eccitava se veniva trattata duramente, sottomessa fisicamente; a cui piacevano i maschi dispotici che la usavano senza ritegno. Bisognava solo cogliere il momento giusto. Abilmente mi ritagliai un ruolo di regista per la serata. Dissi loro che avrei cercato di orchestrare le cose in modo da poterci divertire. Intanto avevo avvertito mia moglie, che aspettava la mia telefonata (se non fossi riuscito a organizzare la serata saremmo comunque usciti insieme), dandole appuntamento presso l’ingresso di un locale notturno. Lei arrivò circa a mezzanotte, con un taxi; noi un po’ prima. Era bella da intimorire: trucco, capelli, gioielli, minigonna/calze velate/tacchi alti d’ordinanza: stupenda! Una gran figa! Dentro il locale, superato l’imbarazzo iniziale, complice qualche cocktail e qualche altra cosetta, l’atmosfera cominciò ad andare su di giri. Cominciammo a far battute e lei, ovviamente, stava al gioco. Nel separé, ben nascosto ma di fronte ai miei amici cominciai ad accarezzarle e scoprirle le gambe, fino ad infilargli una mano fra le cosce, toccandole la fica. Gli altri guardavano ipnotizzati. A lei luccicavano gli occhi e le si leggeva in faccia l’eccitazione. Invitai uno dei due amici a prendere il mio posto per constatare che la troia non portava mutandine e che era già tutta bagnata. Ci scambiammo di posto, lui le accarezzò le gambe e si baciarono, poi le carezze si fecero più ardite e profonde. Ogni tanto passava qualcuno e dovevano ricomporsi, ma le carezze erano ormai diventate un vero ditalino e lei gli stringeva il cazzo da sopra la patta rigonfia. Dissi:

– perché non andate in bagno a ricomporvi? – Si alzarono e andarono insieme. Nel frattempo dissi all’altro, che era teso allo spasimo e balbettava per l’eccitazione:

– ce la portiamo in albergo e ci facciamo una batteria.

– Quello acconsentì, avrebbe acconsentito a tutto. Tornarono i due. Anzi, tornò prima lui. Gli chiesi:

– bè, come è andata? – Mi rispose, e questa frase ancora mi fa impazzire di eccitazione quando ci ripenso:

– Mmmm la signora si è appena bevuta uno yogurt…- e l’altro:

– ti ha fatto un pompino? – ,

– si, e che pompino, col succhio e con l’ingoio, nemmeno una goccia ne ha sprecato la troia. Tornò lei, con gli occhi lucidi ma tutta in ordine e perfettamente padrona di se. L’idea che avesse appena sbocchinato uno sconosciuto in un cesso di un locale, bevendone lo sperma, mi faceva impazzire. Avrei voluto scoparla sul posto! Poi più tardi, e più e più volte, poi, mi raccontò com’era andata: in un corridoio vicino ai bagni lui l’aveva baciata e toccata addosso, le faceva sentire il cazzo. Approfittando di un momento in cui non c’era nessuno l’aveva spinta, gentilmente ma con fermezza verso i gabinetti degli uomini, aveva chiuso la porta. Avevano continuato a baciarsi e toccarsi. Lui aveva tirato fuori il cazzo; lei si era seduta sul water e aveva preso a masturbarlo. Quasi subito lui le aveva preso la testa fra le mani e l’aveva costretta a prenderglielo in bocca. Lei docilmente, fedele al suo ruolo, aveva obbedito, s’era lasciata guidare dal piacere di lui, fino a quando aveva sentito esplodere i suoi schizzi. E lei… non poteva mica farsi sporcare il vestito, o i capelli… era in un locale pubblico, dopotutto! E non poteva nemmeno sputare, dopo: non è carino… Allora uscimmo dal locale e salimmo in macchina. Eravamo tutti eccitatissimi, Io guidavo, lei la feci salire dietro, con l’altro. Dovevamo andare dalla zona di via Veneto verso la zona Portuense, dove era l’hotel, ed erano circa le 2 di notte. Lungo la strada ci fermammo nella zona della Cristoforo Colombo, per fare un tiro (mica penserete che uno possa andare fuori di testa così senza aiuti no? …)e fumarci un paio di sigarette. Nella macchina ferma salii dietro con lei. Cominciai a baciarla, toccarla, le alzai la gonna al punto vita, da dietro le infilai le dita nella fica: era fradicia. Le spinsi la testa verso il grembo dell’altro, che era un po’ imbranato, e cominciai a scoparla. Stavo scomodo, mezzo fuori e mezzo dentro la macchina, ero eccitatissimo e stavo attento a non venire subito. Lei intanto si era data da fare: aveva tirato fuori il cazzo dell’altro e ci si era attaccata. Ogni colpo che le davo da dietro la sentivo che quasi si soffocava. Tentai di incularla ma, niente da fare, troppo scomodo. Quello sul sedile anteriore intanto guardava, si masturbava e controllava che non venisse nessuno. Lei intanto era riuscita ad abbassare alle ginocchia i pantaloni di quello a cui lo stava prendendo in bocca, quando cominciò a mulinargli la lingua sui coglioni (mentre con una dito malizioso gli forzava il buchino) quello venne come una fontana, imbrattandosi camicia e giacca. Quasi subito, con me che la scopavo (poco) e la masturbavo da dietro (furiosamente) venne anche lei, tremando e urlando. Questo fu solo l’inizio della nottata, che continuammo in albergo. Poi, alla fine, le demmo 200. 000 mila a testa! Lei era molto orgogliosa di ciò. I due amici, insieme o singolarmente, tentarono disperatamente di avere un suo recapito, ma lei (ovviamente) fu irremovibile: se ci saremmo rivisti sarebbe stato solo attraverso me. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un’altra domensione. Arriva all’improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E’ così che nasce un racconto erotico.

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