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La nuova collega

Non molto tempo fa, un martedì come altri, lavoravo in un ristorante.
Il caos dell’ora di pranzo era finito, ed ora si dovevano ripulire le sale del ristorante, ben 3! Il principale, fidandosi ormai di me, mi disse che se ne doveva andare per un paio di ore per fare delle commissioni e si raccomandò di ripulire il ristorante; mi disse inoltre che sarebbe venuta una nuova ragazza a lavorare e che mi doveva aiutare a pulire.
Io iniziai a passare la scopa nella prima sala, la più grande, e quando avevo quasi finito, e mi trovavo in fondo alla sala, di spalle a spazzare, fui spaventato da una voce poco dietro di me.
Mi girai di soprassalto, e vidi una ragazzina, poco più di 18 anni, biondina, capelli lisci fino sopra le spalle e ricoperti di gelatina o qualcosa del genere. Il suo aspetto non faceva pensare a quel che si dice “una brava ragazza”, lo pensai subito!
Lei mi disse:
” Ciao, cerco Mario”;
Io risposi:
” Sei la ragazza nuova che deve lavorare? “, lei annuì guardandosi intorno, forse per cercare proprio Mario, il mio principale.
Io le dissi che non c’era e che poteva iniziare a lavorare aiutandomi nelle pulizie, come aveva lasciato detto Mario.
Lei allora mi chiese dove poteva cambiarsi, infatti era vestita non prorpio da cameriera!
Indossava una minigonna fino poco sotto l’inguine ed un magliettina con dei pupazzetti e qualche scritta giapponese.
Io le dissi che non c’era uno spogliatoio, ma che poteva andare nell’altra sala a cambiarsi, tanto non c’era nessuno e non sarebbe entrato nessuno se non il principale dopo 2 ore.
Le mi diede uno sguardo ambiguo, tra il sorpreso ed il malizioso, che in quel momento non afferrai.
Lei girò le spalle en andò in direzione della saletta che io le indicai. Io continuavo a spazzare, ma ammetto che intanto la mia mente cominciava a fantasticare su quella ragazza che era di là a cambiarsi.
Per andare nello sgabuzzino dove ci sono scope e stracci, bisogna passare per un corridoio che passa davanti alla sala dove la nuova collega si stava cambiando, così pensai di far finta di dover prendere qualcosa dallo sgabuzzino per sbirciare un po’!
Passai indifferentemente, ma guardando con la coda degli occhi, e la vidi di spalle, già con una camicetta bianca non ancora abbottonata, piegata a raccogliere la minigonna per terra.
Aveva un paio di slip bianchi, che, dato che era piegata, le erano entrati per buona parte fra le sue candide natiche chiare.
Sentii il cuore saltarmi in gola!
Titubai un istante se restare a guardare quello spettacolo o sbrigarmi a proseguire per evitare brutte figure; optai per la 2° soluzione.
Entrai nello sgabuzzino e non potei evitare di palparmi il membro, fra eccitazione ed emozione.
Feci rumore nel prendere lo scopettone, per farle capire che ero lì, e che sarei uscito di li a poco.
Infatti dopo qualche secondo uscii, ma questa volta guardai sfacciatamente appena
fuori dalla porta dello sgabuzziono; lei era seduta su una sedia con le gambe leggermente divaricate, di fronte a me, i pantaloni ancora piegati su una sedia vicina a lei; strinse subito le gambe e mi sorrise, tra imbarazzo (poco) e malizia (tanta).
Io mi fermai contraccambiando il sorriso di circostanza e dissi la prima cosa che mi venne in mente:
” Oh, scusa, dovevo prendere la scopa”; lei, sorridendo, mi disse:
“Beh, guarda che quello è lo scopettone! ” Io
lo guardai, e imbarazzato risposi:
“Ah, ho la testa da un’altra parte oggi…. ” e rientrai nello sgabuzzino.
Quando riuscii con lo scopettone bene in vista, lei non era più seduta; era in piedi, più vicina allo sgabuzzino, con i pantaloni in mano e mentre si guardava intorno mi disse:
“Ho i pantaloni macchiati” mostrandomeli
“che dici, possono andare per oggi? “, io li strofinai e sorridendo le dissi che io avevo lavorato con pantaloni anche più sporchi di quelli.
Lei sorrise.
Avevamo entrambi le mani su quei pantaloni e non le toglievamo; lei mi guardava negli occhi ed il mio cuore stava per saltare!
Ancora in mutandine, scalza davanti a me, mi disse:
” Come ti chiami? Io mi chiamo Serena”; io risposi, lei lasciò cadere i pantaloni a terra e si abbassò subito a raccoglierli.
Aveva la testa a pochi centimetri dal mio membro, guardava a terra restando ferma lì, poi alzò la testa e guardando fissa la zip dei miei pantaloni, allungò le mani lì.
Una sul bottone iniziale, l’altra sulla zip. In un istante aveva il mio cazzo in mano!
Tolse con le mani tremanti i peli che erano incastrati sulla punta, e avvicinò la sua candida bocca chiara al mio cazzo in massima erezione.
La vidi aprire la bocca ed il cazzo sparire dentro di lei; sentii subito una sensazione di caldo e di umido e la sua lingua tutta intorno alla punta del mio cazzo; le appoggiai le mani sulla testa, tra i capelli, incitandola a fare su e giù.
Lei impugno il cazzo con una mano e con la testa cominciò a pompare mentre continuava la sua opera con la lingua.
Io, ancora un po’ stordito ed incredulo, mi guardavo un po’ intorno per controllare, quei pochi secondi che riuscivo ad alzare lo sguardo dallo spettacolo che andava in scena sotto di me.
Ogni tanto, dalla foga, le usciva il cazzo dalla bocca e la saliva cadeva per terra, sopra i suoi pantaloni già macchiati.
Lei si apprestava a rimetterlo dentro e a continuare a farmi godere.
Si sentivano rumori di risucchio che mi facevano godere quasi più dell’opera che stava facendo con la lingua!
Ricordo ancora quei momenti come se fosse ora!
Forse per l’eccitazione indescrivibile a farselo leccare da una sconosciuta dall’aspetto così splendido, stavo quasi per sentire lo stimolo di venire, così per correttezza trovata non so in che modo in quel momento, la avvertii che stavo per venire.
Lei, con uno sguardo che non dimenticherò mai, tra il sorridente e l’estasiato, mi fece l’occhiolino e continuò a pompare, ma diversamente; molto più lentamente, con la bocca più aperta e la lingua un po’ più in fuori.
Io ero incredulo, avevo capito che voleva farsi venire in bocca!!!
Sentii una scossa salire dalle gambe fino alla testa, tremavo dal piacere, come d’altronde lei; sentiì un primo schizzo di sborra partire, ma non la vidi uscire, la cappella era ben dentro la sua bocca.
Lei fece un verso strano con la gola, credo quasi di soffocamento, tolse un secondo il cazzo che intanto fece partire un altro schizzo che la centrò poco sopra le labbra, sotto il naso.
Tirò fuori la lingua sporca della mia sborra più bianca del solito, e si preparò a ricevere lì i prossimi schizzi; questi arrivarono puntuali, più cremosi dei primi, e vedevo colare la sborra dal suo naso fino alla lingua già totalmente bianca.
I pantaloni sotto di noi erano bersagliati da grandi quantità di sborra che cadevano dalla sua bocca, io sentivo che stavo per svenire dal piacere.
Lei si tolse lentamente, passò il dorso della mano sulle sue labbra, e senza guardarmi in faccia, si allontanò verso la sedia su cui era seduta all’inizio.
Io mi richiusi i pantaloni e andai al bagno; mi chiusi dentro a pulirmi ancora incredulo e straordinariamente soddisfatto e felice, e sentii i suoi passi dietro la porta allontanarsi.
Uscii dopo un minuto, tornai nella saletta, ma lei non c’era, e nemmeno i suoi vestiti; sorpreso, andai a cercarla, imbarazzato, nella sala principale che dà all’uscita.
Lei non c’era, ma la porta principale era rimasta mezza aperta; se ne era andata.
Rimasi almeno mezz’ora seduto su una sedia a pensare, poi andai in bagno e mi masturbai ancora eccitatissimo dell’avvenuto.
Per fortuna Mario tardò, e per quando arrivò le sale erano fatte, male ma erano fatte.
Mi chiese dove era la ragazza, io gli dissi che non era mai venuta, e lui arrabbiato mi disse che erano tutte uguali;
“Magari! ” pensai tra me e me!!!
Non venne mai più al ristorante.
La incontro spesso però, a Serena, in giro per la strada, ha un motorino blu, uno Scarabeo, ma non mi saluta mai, anche se a volte i nostri sguardi si incrociano e si sentono ancora le vibrazioni di quel fantastico giorno!!!! FINE

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Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

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