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Pattinaggio

Il freddo era pungente e il vento portava una gelida aria di neve.
L’inverno era nel pieno e le bianche montagne lo accoglievano nel proprio grembo.

Il paesino sembrava appoggiato su un letto di neve.
Le luci gialle delle sue case spiccavano nell’azzurro del cielo e della neve, che ne rifletteva il colore, del crepuscolo.

Ma le grida delle ragazze e le risate dei ragazzi che giocavano e si rincorrevano su quel campo di pattinaggio riempivano l’aria di colore, e il calore delle risa riscaldava gli animi.

Noi pure ci paravamo intorno al campetto, divertendoci nel vedere pattinare i ragazzi sul campo.
Giunti da poche ore alla montagna le giacche a vento ancora non avevano preso il posto dei cittadini cappotti, e il secco freddo delle alpi ci coglieva disponibili e impreparati.
Lei, davanti a me, era appoggiata alla balaustra di recinzione del campo ed io, da dietro, la abbracciavo, per ripararla dal freddo e, talvolta, per baciarla sul collo.
Era il nostro primo capodanno insieme sulla neve.
Lei portò le mani dietro la schiena e le infilò nel mio capotto.
La abbraccia più stretta per riscaldare le sue gelide mani.
Sentii d’un tratto la punta delle sue dita scivolare sui miei pantaloni giusto al di sopra del mio membro; immobile lasciai la punta delle sue dita circoscriverne il contorno attraverso i tessuti per poi premerlo con tutta la lunghezza per saggiarne la durezza.

Io, allora, nell’ abbracciarla, feci scivolare una mia mano entro il suo cappotto e, per un lunghissimo istante, attraverso i tessuti che la coprivano, prese nel palmo uno dei suoi seni, lievissimamente stringendolo, mi illusi, forse, di avvertire turgido il suo capezzolo, confondendolo, forse, attraverso la lana del maglione, con un bottone della sua camicetta o la cucitura del suo reggiseno.

Ma, trascorsi alcuni minuti, dopo un paio di plateali cadute proprio davanti

a noi ed di trattenute risate, avvertii la sua mano risalire di nuovo, dentro al mio cappotto, questa volta fino alla cintura, da cui si tuffò all’interno dei miei pantaloni e, direttamente, dei miei boxer.
Avvertii la sua mano chiusa scendere sempre più in basso fino a sfiorarmi il membro, e solo allora aprirsi e afferrare a pieno palmo l’asta.
Sentii il gelo della sua pelle sul calore della mia e questo eccitò oltre misura i miei sensi tanto che non seppi trattenere un sospiro di piacere.
Repentinamente il mio membro si inturgidì ed a fatica i miei pantaloni poterono contenere la sua mano avvolta al mio pene turgido.

Ignari, intorno a noi, ragazzi e ragazze si muovevano e si rincorrevano gai dentro e fuori al campo di pattinaggio.

Sentii la sua mano scivolare sempre più in basso fino a che le sue dita poterono carezzare lievi i miei testicoli ed ancora il contatto della mia pelle riscaldata con il fresco delle sue dita rinvigorì la mia eccitazione.
Riportò quindi la sua mano verso l’alto, verso l’uscita, ma quando il suo palmo sfiorò, lungamente, il mio glande una grossa goccia uscì dal mio membro, fù allora la sua eccitazione che le impedì di togliere la mano dal mio intimo.
Sentii allora la sua mano aprirsi completamente per poi serrarsi attorno al mio membro stringendo forte il mio glande nel palmo per poi scendere improvvisamente fino alla base dell’asta e quindi risalire repentinamente e, quando questo suo movimento, determinava l’uscita di una goccia di liquido, la sua mano si soffermava sul mio glande, e il suo dito penetrava tra la pelle tirata verso l’alto e scivolava sul mio prepuzio e sul glande stesso tumido e bagnato.
E tanto più il mio membro si umettava tanto più la sua mano si trastullava sul mio glande bagnato e scivoloso, rendendomi sempre più eccitato e preda dei miei sensi impazziti grazie alla meravigliosa e dolcissima tortura della sua piccola mano.
Sentii le sue dita stringersi allora al mio membro e la sua mano muoversi sempre più ritmicamente dall’alto in basso fino a che la mia eccitazione giunse al culmine e il piacere mi colse, completamente, senza remore e difese, e il cuore impazzito pulsò con forza inaudita verso il mio membro e il seme caldo e denso esplose come da un vulcano dal mio fallo teso e turgido, e come da una fontana lo schizzai sulle sue dita, sulla sua mano e caldissimo lo avvertii colare come lava sulla sua pelle e sulla mia mentre la sua mano si beava di quel bagnato e gaia vi giocava come un bimbo nella sua tinozza, come un pesce nel suo ruscello, fino a estrarre ogni goccia del mio seme, fino a esalare ogni goccia della mia passione.

Allora la presi tra le mie braccia e, con forza la rigirai verso di me, così facendo, per un attimo, apparve non più nascosto il suo gesto e da dove la sua mano stava uscendo, ma troppo forte bisogno di baciarla.
Colsi, prima di posare le mie labbra sulle sue, lo sguardo sorpreso di una giovane pattinatrice che, tuttavia, nell’incontrare quello altrettanto esterrefatto dell’amica, finì col volgersi in un sorriso così gaio e divertito da fissarsi con un senso di allegria nella mia memoria, poi, chiusi gli occhi e tutto ciò che era al di fuori della sua bocca e della mia scomparve dissolvendosi nella nostra passione. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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