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Lontani da tempo

Lontani da tempo di Charis Mi si avvinghiò contro appena entrai dalla porta di casa sua. Mi stava aspettando, vestita di un semplice abito di cotone che lasciava passare il calore che emanava il suo corpo eccitato. Chiusi la porta alle mie spalle mentre lei mi toglieva la polo e mi baciava i capezzoli ed il petto. Le sollevai il vestito da dietro, affondandole le mani fra le solide natiche e sollevandola verso di me. Lei con gli occhi chiusi mugolava, stringendosi sempre di più. Troppi giorni erano trascorsi dall’ultima volta che ci eravamo incontrati. La trascinai fin sul divano, dove lei si distese mentre mi mettevo sopra di lei, passandole le braccia dietro alla schiena e sbottonandole il vestito. Pian piano le abbassai la parte superiore del vestito, scoprendo il suo reggiseno blu, che tratteneva sensualmente due splendide tette su sui si erigevano i capezzoli rosati già turgidi di desiderio. Anche il reggiseno venne sfilato, lasciando libero e prorompente il suo seno. Le baciai il collo e le orecchie, mettendole la lingua dentro i padiglioni e facendola impazzire sotto di me. Con la bocca aperta e umida le baciai tutto il collo, scendendo fino ai seni, iniziando a succhiare prima un capezzolo e poi l’altro, alternando piccoli morsi a movimenti rapidi della lingua che la facevano ansimare sempre di più. Lei mi slacciò piano la cintura, sbottonò la patta e mi calò i jeans dai fianchi. Con delicatezza infilò una mano nei miei slip, mentre io continuavo a baciarle il seno. Me lo prese in mano e una scarica elettrica mi attraversò tutto il corpo. Vidi un lampo passare dietro ai miei occhi, mentre il mio membro sembrava scoppiare. Lei mi fece togliere completamente i pantaloni, mentre si sfilava di dosso i resti del vestito per rimanere soltanto con gli slip che lasciavano intravvedere fra le trasparenze il nero cespuglio di peli che sorgeva lussureggiante sul monte di venere. Tornai a distendermi sopra di lei, baciandola sulla bocca mentre le mie mani esploravano le sinuosità del suo corpo e le sue cercavano e carezzavano il mio sesso eretto. Lei si donava con tutta la naturalezza di cui era capace, non ponendo limite al movimento delle mie mani e alla mia voglia di darle il piacere estremo. Mi abbassai ancora scorrendo su di lei con la lingua, fino a leccarle l’ombelico, facendola sussultare ed aprire le gambe. Sentivo il calore e l’odore che irradiava, ma volevo che tutto durasse a lungo, molto a lungo. Mi scompigliava i capelli mentre le baciavo la pancia, le spostavo le mutandine e iniziavo a mordicchiare l’inizio della morbida peluria triangolare . Il mio cuore batteva in fuorigiri, mentre cercavo di trattenermi per non diventare un animale. Le sfilai pian piano gli slip fradici dei suoi umori, per poi scendere e baciarle la rosea fessura. Lei alzò le gambe, puntando i piedi e mi incoraggiò accarezzandomi il collo e la testa. Continuavo a baciarle e leccarle la clitoride, facendola ansimare . Lei venne la prima volta con piccoli sussulti e gemiti. Mi prese la testa e mi trascinò su fino a potermi baciare, mentre mi prendeva in mano il pene massaggiandomelo per renderlo totalmente marmoreo. Se lo strofinò sull’apertura umida, continuando a baciarmi, poi sgusciò al mio fianco, facendomi coricare e scendendo a baciarmi il petto, la pancia, fino ad appoggiare il mio cazzo sulla sua guancia destra, carezzandolo sensualmente. Dubitavo di potermi trattenere ancora per molto. Glielo dissi, ma lei non si preoccupò minimamente. Il piacere deve essere tuo adesso, mi disse, poi lo prese a due mani e cominciò a baciarne la punta, prendendo in bocca il glande e circondandolo con la lingua. Stelle cadenti cominciarono a passare nella mia volta celeste, mentre ero sull’orlo dell’abisso. Lei si fermò un attimo, sentendomi in prossimità di venire. Poi lo volle sentire dentro di sè. Mi salì a cavalcioni, ponendosi il pene sull’apertura delle grandi labbra e lentamente si abbassò fino a riceverlo completamente dentro di sè. Venne avanti e mi abbracciò cominciando a muoversi piano piano, dolcemente, facendomi perdere ogni cognizione spazio temporale. Cominciai a muovermi sempre più velocemente, finchè non mi fu più possibile trattenermi e venni dentro di lei, intensamente e a lungo, mentre anche lei esplose per la seconda volta, sentendo l’arrivo del mio sperma dentro di lei. Cademmo ansimanti sul divano, accarezzandoci e baciandoci, sorridendo con gli occhi ancora chiusi, con le nostre mani che si cercavano e si stringevano e le nostre bocche che si incontravano, nella penombra della stanza, il sole ormai tramontato dietro le montagne che si stagliavano a delimitare l’orizzonte. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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