Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Viaggi / La vergine Giapponese
copertina racconto erotico

La vergine Giapponese

Nel mio paese c’è una bellissima villa con un grande parco di proprietà di un facoltoso industriale giapponese acquistata di recente dopo che quest’ultimo ha aperto una filiale della sua ditta anche in Italia.
La famiglia giapponese, composta dall’industriale sua moglie e i due figli, usa quella lussuosa abitazione nei periodi dell’anno nei quali padre e figlio desiderano seguire da vicino la sede italiana Ultimamente sono stati raggiunti anche dalla moglie e dalla figlia diciannovenne che innamorata dell’Italia e con una discreta conoscenza della nostra lingua, si è iscritta ad una nostra università.
Un giorno il ventiseienne figlio dell’industriale nipponico si è avvicinato alla compagnia che frequento in paese, poichè nuovo del posto e non conoscendo molto le nostre usanze, durante il tempo libero si stava annoiando non avendo idea di cosa poter fare, perciò si è presentato chiedendomi di poterlo introdurre nell’ambiente. In poche settimane la nostra amicizia si è rafforzata a tal punto che una domenica mi ha invitato a pranzare in quella bellissima villa dove per l’occasione mi ha presentato la sua famiglia compresa Atsuko, la bella sorella diciannovenne.
La ragazza aveva dei lunghi e dritti capelli neri, i lineamenti del suo viso erano stati di recente ritoccati da un chirurgo plastico come usano fare molte giovani giapponesi per avvicinare i tratti dell’oro viso a quelli delle donne occidentali, possedeva inoltre un bel sorriso molto espressivo e da quanto riuscii a scoprire in seguito era stata educata secondo uno stile molto particolare.
Suo padre in Giappone le aveva fatto frequentare un college esclusivo tenendola costantemente controllata e lontana dai numerosi giovani ammiratori e promettendola in sposa al termine dell’università al figlio di un nobile giapponese, per di più le aveva inculcato e fatto promettere di arrivare vergine al matrimonio e di astenersi fino a quel momento da altri contatti sessuali.
Atsuko fino ad ora aveva obbedito, ma da un anno a questa parte la sua attrazione verso il sesso opposto stava diventando sempre più insistente, come le sue curiosità in materia sessuale che lei ultimamente coltivava leggendo di nascosto dei libri sul tema. A volte alla notte si masturbava mentre guardava le foto di qualche ragazzo nudo su riviste per sole donne che erano circolate fra alcune studentesse del college che aveva frequentato.
Ultimamente però non bastavano più le foto a soddisfare i suoi sempre più insistenti pruriti sessuali, aveva pensato che era giunto il momento di vedere un uomo nudo dal vivo e di provare a sperimentare con lui qualcosa di nuovo anche se, per non tradire la promessa fatta al padre, doveva cercare di farlo senza mettere in pericolo la sua verginità.
Quel giorno a tavola non immaginavo di diventare io la sua cavia, questo non mi passò per la mente neanche quando m’accorsi che lei continuava stranamente a fissarmi mentre mangiavo, in realtà stava architettando qualcosa che mise in atto in seguito. Le mie visite alla villa per frequentare il fratello si stavano facendo sempre più frequenti, ma un giorno giunto a casa loro per uscire a spasso col giovane giapponese fui accolto dalla sola ragazza, in quanto il fratello era improvvisamente ripartito per l’oriente assieme al padre e alla madre dove si sarebbero fermati una decina di giorni per sbrigare alcuni urgenti affari.
Atsuko invece aveva avuto il permesso di rimanere in Italia in compagnia della governante in quanto lei doveva frequentare le prime lezioni all’università. Entrato in casa mi disse che il fratello era dovuto partire all’improvviso, ma visto che oramai ero lì mi invitò ad entrare per bere del sakè, la tipica bevanda giapponese e scambiare quattro chiacchere assieme a lei. Mi fece accomodare e subito dopo allontanò da casa la governante con una scusa per un paio d’ore, quindi mi porse il bicchiere e si sedette al mio fianco.
Dieci minuti dopo aver bevuto iniziai a sentirmi strano, le parole mi uscivano pesanti dalla bocca e mi giarava la testa, tanto da farmi sospettare che la giapponesina dal faccino innocente avesse aggiunto qualcosa alla bevanda. Non avevo torto in quanto lei in Giappone si era procurata da un monaco buddista una boccetta contenente un potente estratto di erbe particolari, qualche goccia di quel liquido era in grado di rendere innocua una persona tenendola semi-sveglia ma intontita, incapace di muovere alcun muscolo e di reagire. Quando le dissi che non mi sentivo molto bene lei proseguendo nel piano che aveva architettato mi prese sotto braccio accompagnandomi in una stanza da letto, dove mi fece stendere ed un paio di minuti dopo, assicuratasi che la pozione aveva fatto effetto del tutto, iniziò lentamente a spogliarmi, mentre io mi sentivo totalmente incapace di reagire, ero diventato una specie di manichino.
Lasciatomi completamente nudo osservò brevemente il mio corpo toccandolo ed accarezzandomi un po’ ovunque con delicatissima ed incerta manipolazione tipica di chi sta curiosamente scoprendo qualcosa di totalmente nuovo, poi avvicinato il suo viso al mio iniziò a baciarmi molto dolcemente. In seguito i suoi baci si estesero a tutto il resto del corpo ed infine portò la mano destra dalle lunghe unghie smaltate di bianco a cingermi il pene ed a smanettarlo, quest’ultimo inizialmente floscio e privo di reazioni un minuto dopo diventò eretto e duro come in un sogno bagnato. Per lei queste erano esperienze nuovissime che a quel punto l’avevano talmente eccitata che avvertita una gran vampata di calore in tutto il corpo decise di spogliarsi tutta.
Lo fece in tutta tranquillità perchè io al momento non ero solamente innocuo, ma anche miope perchè anche la mia vista era così annebbiata da non poter neppure distinguere i particolari del suo corpo. Delle sue graziose e nude forme riuscivo a malapena a distinguere solamente i contorni della sagoma del suo corpo che vedevo come una massa scura senza però distinguerne i particolari. Atsuko con una mano manipolava il mio pene ed ora con l’altra stuzzicava la sua zona pubica fino a portare un dito sul clitoride che in breve sostituì con il glande del mio pene che ora muoveva come un giocattolo su e giù lungo la fessura vaginale; poi avvertii il contatto della sua nuda pelle sulla mia quando stesasi su di me, come impazzita senza controllo e col respiro che diventava sempre più pesante, iniziò a sfregare la sua zona pubica contro la mia schiacciandomi il pene contro le sue labbra vaginali, evitando però qualsiasi pericolo di penetrazione in quanto tutta l’azione si svolgeva esternamente.
Poco dopo soffocando dei profondi mugolii raggiunse l’orgasmo, quindi riprese a smanettare il mio pene, bagnato dai suoi umori vaginali, molto velocemente e freneticamente fino a farmi eiaculare, mentre osservava soddisfatta lo sperma schizzar fuori violentemente e ricadere quasi tutto sulla mia pancia. A quel punto temendo terminasse l’effetto delle gocce che mi avevano intontito, mi ripulì velocemente, quindi dopo essersi rivestita fece altrettanto con me, il tutto pochi minuti prima del mio ritorno alla normalità.
Vedendo che mi ero ripreso Atsuko con una espressione innocente mi chiese come stavo, aggiungendo che avevo avuto uno strano malore e lei mi aveva fatto stendere a letto per cinque minuti, anche se in realtà era trascorsa più di un’ora. Non immaginava che io anche se completamente intontito e paralizzato ero riuscito a mantenere un piccolissimo contatto con la realtà sufficiente a farmi capire cosa fosse successo.
A conferma dei miei sospetti sentii che il mio glande era ancora inumidito dallo sperma che poco prima avevo eiaculato, ma le lasciai credere di non ricordare assolutamente nulla e dopo averla rassicurata sul mio stato di salute lei mi accompagnò all’uscita salutandomi. Atsuko decise in un primo momento di non rischiare una seconda volta, ma dopo aver passato tre notti a rigirarsi nel letto eccitata dal ricordo di quella sua particolare prima esperienza sessuale cedette alla tentazione di riprovarci un’altra volta e telefonandomi per chiedermi se stavo bene dopo quello strano malore, ne approfittò per invitarmi un’altra volta a casa sua. Anche questa volta arrivato nella villa lei si liberò con una scusa della governante ed io dal suo fare stranamente nervoso intuii che era impaziente di avermi ancora una volta sotto il suo controllo grazie a quelle gocce che molto probabilmente per l’occasione aveva messo nella tazza di tè che con un bel sorriso mi porse, ignara del fatto che io conoscevo le sue intenzioni. Allora pensai di ribaltare la situazione a mio favore e dopo averla momentaneamente distratta con un’azione repentina rovesciai il contenuto della tazza nel vaso di una pianta, facendole credere di aver bevuto il tè.
Qualche minuto più tardi inscenai il mio finto malore e lei come la volta precedente si offrì di farmi stendere sul solito letto finchè, come disse, tutto questo possa passare. Poco dopo pensandomi oramai k. o. mi spogliò completamente con una certa impazienza, mentre io, questa volta perfettamente cosciente e lucido stavo al gioco fintando di essere sotto l’effetto della pozione e lasciandola fare. Atsuko mi accarezzò dapprima il pene poi, forse per volerne saggiare il sapore, mi leccò brevemente prima i testicoli e poi il glande provocandomi una decisa erezione, quindi come tre giorni prima, ma con più impazienza, si denudò completamente.
Se la volta precedente non ero riuscito a distinguere nulla delle curve del suo corpo a causa della vista completamente annebbiata, al contrario ora potevo ammirare il nudo corpo della bella ed ignara Atsuko dalla liscia e candida pelle. è risaputo che molte giapponesi hanno i seni piccoli, ma quella che avevo davanti ai miei occhi faceva eccezione, anche se non da maggiorata le sue erano due sode tette di discrete dimensioni con delle piccole areole ovali di color scuro messe in posizione leggermente obliqua e due piccoli capezzoli.
Più in basso i fianchi perfettamente modellati e fra le gambe il suo frutto proibito ricoperto da una rada peluria nera e lucida dove lei, guardando il mio duro e fiero pene, aveva piazzato un dito alla ricerca del clitoride. La vista di quel statuario corpo mi provocò una voglia irresistibile che mi fece scattare come una molla quando, all’improvviso, presa per le braccia rovesciai sotto di me la stupita Atsuko, la quale compreso che qualcosa non aveva funzionato nel suo tentativo di drogarmi e sentendomi in piena forma sopra di lei tentò impaurita subito di divincolarsi. Fece appena tempo a dirmi: “… ma come può essere possibile… ” che io le tappai la bocca baciandola e mulinando la mia lingua attorno alla sua, cercò ancora di allontanarmi ma i suoi tentativi diventarono sempre più flebili quando presi a succhiarla sul collo, per scomparire del tutto mentre la mia bocca passò a succhiarle con decisione i suoi bellissimi seni tanto da farne arrossare la pelle stuzzicandole i capezzoli con la punta della lingua.
Una sorta di rassegnazione al rischio di perdere la sua importante verginità unita assieme alla voglia di provare ad avere un rapporto completo crearono uno strano effetto nella ragazza giapponese che distesa sul letto rimase inerme senza opporre alcun tipo di resistenza ed accettando il tutto quasi passivamente. Ora era lei ad essere una specie di manichino, solamente che il suo era un blocco psicologico, la mia bocca dopo aver lasciato i suoi seni scese soffermandosi fra le sue tornite gambe e la mia lingua pennellò su e giù la sua fessura vaginale ripassando le sue due piccole file di peli neri già inumiditi dalla sua secrezione.
Compresi che Atsuko era eccitata e stava provando un certo piacere anche se non lasciava trasparire niente dall’espressione del suo viso e dalla rigidezza corporea, lei non collaborava rimanendo completamente ferma. Eccitatissimo e preso da una incredibile voglia di possedere la bella giapponese con una mano guidai il mio pene, come aveva fatto lei tre giorni prima, solleticando la sua bagnata fessura con il glande per alcuni secondi per poi puntarlo all’orifizio della vagina ed iniziare lentamente a spingerlo dentro e fuori fino a superare la resistenza del suo imene.
Quando questo cedette ed il mio pene era entrato quasi tutto fra quelle strette pareti vidi un paio di lacrimoni uscire dai suoi occhi fissi nel vuoto, questo mi dette quasi la sensazione di averla violentata, in realtà da una parte provava piacere, dall’altra la sua freddezza era dovuta ad un gran senso di colpa in seguito alla deflorazione e a quanto le era stato inculcato fin da piccola con una sorta di educazione ossessiva.
Quei sodi seni si scuotevano poco, senza scomporsi e con precisione seguendo il ritmo dei colpi inferti dal mio bacino che affondò il mio pene all’interno della sua vagina, ma bloccata com’era non poteva di certo raggiungere l’orgasmo, allora poco dopo smisi di muovermi dentro di lei e sfilai fuori il mio pulsante arnese. Ero rimasto a metà strada, ma non me la sentivo di continuare, allora presi la sua mano e la portai su di esso, ma la giapponese continuando nel suo freddo atteggiamento lasciò immediatamente la presa e la sua inerme mano si adagiò, come fosse senza vita, sul letto. Osservai per un attimo quella sua espressione persa nel vuoto e poi le dissi:
“… d’accordo come vuoi tu… non voglio insistere”
ed alzatomi dal letto aggiunsi:
“… concedimi almeno di fare una doccia… “.
Avuto il suo assenso andai in bagno, cinque minuti dopo mentre mi trovavo sotto il getto d’acqua calda vidi con stupore che pure lei era entrata in bagno raggiungermi sotto la doccia con una espressione completamente cambiata e più rasserenata. Senza proferire parola mi gettò le braccia al collo prima di cacciarmi la lingua in bocca e darmi un lungo bacio mozzafiato. Rimasi stupito ed incredulo da quel suo cambiamento improvviso di comportamento, in quel breve lasso di tempo una brevissima riflessione la aveva convinta a liberarsi dell’oppressione psicologica dovuta alla sua educazione e a seguire la sua naturale attrazione verso l’uomo.
Spingendomi piano piano mi fece sedere a terra con la schiena appoggiata al muro, lei invece si mise a cavalcioni su di me e infilatosi il pene fra le gambe iniziò a sbattere il suo pube contro il mio mentre l’acqua della doccia continuava a bagnarci entrambi.
Dopo l’immobilità precedente sul letto ora si stava scatenando cavalcandomi senza freni in quella posizione che mi permetteva di avere i suoi seni a portata della bocca e che io senza farmi pregare le stavo succhiando amplificandole ulterioriormente il godimento. Tre minuti a quel ritmo forsennato e Atsuko potè sentire una generosa quantità di caldo sperma riempirle la vagina contemporaneamente ad un lungo gemito di piacere emesso da entrambi.
Questa volta il suo fu un vero orgasmo liberatorio, subito dopo la vidi finalmente felice e sorridente quando entrambi ci rialzammo in piedi rimanendo assieme sotto la doccia a lavarci a vicenda insaponandoci l’un l’altro. Nei giorni che seguirono, i genitori di Atsuko tornati dal loro viaggio d’affari notarono subito che la figlia era strana, diversa dal solito, svogliata e con lo sguardo perso nel vuoto.
Ignari di quanto era successo in loro assenza imputarono il tutto ad una sua difficoltà di ambientamento nel nostro paese e con l’università italiana e convinti del fatto che la loro figlia doveva crescere ed essere educata nel modo che loro pensavano adatto al loro rango, decisero di rimandarla in Giappone ed iscriverla ad una università di quel paese. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

Leggi anche

copertina racconto erotico

Io, Alessia e l’amica tettona di colore

Durante le passate vacanze avevo fatto amicizia con Amalia una mia quasi coetanea, anche lei …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.