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L’istituto svizzero

Non molti anni fa terminavo con successo il liceo linguistico superando i famigerati “esami di maturità”.
Dopo un breve periodo di meritato riposo, prima di riprendere gli studi all’università, facoltà di lingue e letterature straniere, i miei genitori mi diedero la possibilità di frequentare, per circa due mesi, un istituto svizzero ove perfezionare la mia conoscenza della lingua francese.
Ero felice perché la cosa mi affascinava.
L’unico dispiacere derivava dal fatto di dover rimanere per tanto tempo lontana da Mario, il mio ragazzo da circa due anni.

Prima di partire facemmo una vera e propria scorta di sesso.
Per due giorni sfruttammo ogni occasione e luogo per darci piacere.
Poi partii.
L’istituto era fantastico.
Strutturato sul modello di un college americano era dotato di tutto ciò che poteva essere necessario per lo studio ed il relax dei frequentatori.
Io alloggiavo in una camera singola, con annessi servizi igienici, ed un piccolo balcone da cui godevo di uno stupendo panorama.
Dopo i primi giorni di ambientazione cominciai a fare la conoscenza di altre ragazze e ragazzi che, come me, frequentavano i corsi per approfondire lo studio delle lingue.
Le loro nazionalità erano le più disparate: italiani ma anche francesi, spagnoli, inglesi, tedeschi, ecc.

Per non parlare l’italiano mi imposi di non frequentare dei connazionali e così feci.
Si formarono vari gruppi in relazione ai corsi frequentati e alle affinità di ciascuno.
Le mie giornate erano sempre piene.
Colazione, corsi, pranzi, studio, sport, divertimenti.
Non avevo un attimo di tregua.

Dopo tre settimane Mario venne a trovarmi ed ebbi la possibilità di fare una pausa per sfruttare a pieno il week-end.
Trascorremmo le giornate praticamente chiusi nella camera dell’albergo dove alloggiava Mario.
Le nostre uscite si limitavano al tempo necessario per la consumazione dei pasti poi, solo sesso.
Mario mi piaceva allora come adesso.
Non è stato il mio primo ragazzo ma, con lui, ho scoperto il vero amore e già allora avevamo raggiunto un’ottima intesa anche sul piano sessuale.
Entrambi ormai conoscevamo i nostri punti sensibili, cosa più ci piaceva..
Lui adora schizzarmi di sperma la faccia ed i seni ed affondare il suo cazzo nel mio culetto.
Farmi fare il culo per me poi non era un problema.
Su consiglio della mia migliore amica avevo provato la sodomizzazione prima ancora di perdere la verginità.
Era un metodo efficace per non precludersi al sesso evitando rischi di gravidanze indesiderate e, allo stesso tempo, mantenersi vergini.
Il principio era valido ma, dopo i primi rapporti con Mario, non ho resistito concedendomi completamente.
Mario comunque si era ormai affezionato al secondo canale e non perdeva occasione per goderne e farmi godere.
Per quanto mi riguarda amo essere io a dettare il ritmo e, su queste basi, sono stati sempre impostati i nostri rapporti sessuali risultati sempre pienamente appaganti per entrambi.
Un’altra cosa che adoravo ed adoro tuttora è il farmi penetrare da Mario, non con il pene, ma bensì con la mano.
La cosa era nata quasi per caso.
Spesso durante i preliminari Mario mi penetrava con le dita e, col tempo, il loro numero tendeva ad aumentare sempre più.
Di pari passo aumentava il mio piacere.
Un pomeriggio, in cui avevamo la casa dei suoi a disposizione, Mario tentò più volte di battere quelle che ormai era il nostro record.
Grazie alla sua elasticità la mia fica già era in grado di accogliere quattro dita della mano di Mario ma, ancora, non riusciva ad aprirsi a tutta la mano.
Anche quel pomeriggio dopo ripetuti tentativi Mario si arrese e finimmo con lo scopare normalmente.
Da poco avevo iniziato a far uso della pillola.
Ne approfittammo quindi per andare sino in fondo gustandoci il piacere reciproco di restare uniti, sino all’ultimo, senza neppure un profilattico a separarci.
Quando Mario ha schizzato il suo seme dentro di me lui era sdraiato ed io in ginocchio sopra di lui.
Siamo rimasti fermi per alcuni minuti mentre il pene, lentamente, sembrava ritirarsi.
Quando la consistenza dell’erezione era ormai svanita decisi di rialzarmi.
Per evitare che lo sperma fuoriuscisse sporcando Mario e le lenzuola ho subito posto una mano sulla vagina.
“Elena, provaci te” sono state le parole di Mario
vedendomi in ginocchio sul letto con la mano in mezzo alle gambe.
Era chiaro a cosa si riferisse e, anche se ero scettica, decisi di accontentarlo.
Penetrai subito facilmente con due dita che si sono impiastricciate dello sperma di Mario.
Poco dopo avevo quattro dita dentro di me.
Rimaneva il pollice da far entrare ma, soprattutto, dovevo superare la linea delle nocche; il punto più largo della mano.
Mario cercava di aiutarmi spingendomi il polso ma la posizione non era l’ideale.
Dopo due o tre spostamenti sono scesa dal letto ponendomi in piedi ad uno degli angoli.
Le cinque dita unite a cuneo sono nuovamente penetrate con facilità lubrificate dai miei umori e dallo sperma di Mario.
Ancora però la penetrazione non era completa così, sorretta da Mario, lentamente mi sono abbassata piegando le ginocchia ed allargando le cosce.
Ho continuato sino a quando il polso della mano si è appoggiato sul materasso.
Poi ho spinto ancora, ancora, sino a quando la mano è passata e le labbra della fica si sono richiuse sull’avambraccio.
Era una sensazione stupenda.
Mi sentivo piena e muovendo il braccio strusciavo proprio sul clitoride aumentando il mio piacere.
Mario era eccitatissimo ed in piedi sul letto si è masturbato sino a schizzarmi il suo seme addosso mentre anch’io, ansimante, godevo.
Quel primo successo spinse entrambi a ritentare nei giorni seguenti.
Due settimane dopo, grazie anche ad una abbondante lubrificazione a base di vaselina, accoglievo dentro di me la mano di Mario.
In pochi mesi la penetrazione con la mano diventò il modo abituale di concludere i nostri rapporti più appassionati.
Così si concluse ovviamente anche il nostro Week-end in Svizzera.
Dopo due giorni di ripetuti orgasmi venni un ultima volta contorcendomi sul letto mentre Mario mi penetrava con una mano e, contemporaneamente mi succhiava il clitoride gonfio ed arrossato..

La domenica sera rientrai in istituto e, dal mattino seguente, la vita riprese con i soliti ritmi ed il ricordo di quel fantastico ed intenso fine settimana trascorso con il mio ragazzo.
Purtroppo non ci fui la possibilità di ripetere la cosa.
Due settimane dopo vennero a trovarmi i miei genitori ma non Mario.
Ci sentivamo spesso telefonicamente ma mi mancava comunque.
Per distrarmi mi dedicai molto allo studio, alle attività di gruppo e allo sport.
Ogni giorno finivo col fare una corsa nel parco o passare un’oretta in palestra.

Una delle cose più divertenti di quel periodo furono le cene a tema.
Saltuariamente infatti uscivamo, a gruppi di studenti, per cenare in un ristorante dove venivano preparati piatti tipici dei nostri rispettivi paesi d’origine.
Potete immaginare le scene quando ho dovuto insegnare ad una decina di ragazzi come mangiare gli spaghetti.
Ho le difficoltà incontrate nel tentativo di spiegare, ad un inglese, la differenza tra una pizza ed un calzone.

Proprio durante una delle ultime cene nel nostro stesso locale notammo la presenza di due ragazzi che, come noi, frequentavano l’istituto.
Erano due americani, entrambi di colore, dal fisico atletico.
Stavano sempre insieme.
Li avevo incontrati facendo jogging, in palestra, ai corsi, in mensa.
Ogni volta erano assieme e ciò fini per suscitare ovvi commenti.
Non era una
questione di razzismo.
Altri ragazzi di colore frequentavano anche il nostro gruppo.
Era convinzione dei più che i due fossero omosessuali. Ipotesi che in seguito si manifesto errata.

La sera del giorno seguente mi recai con un’amica nella lavanderia posta nei sotterranei dell’edificio.
Eravamo intente a chiacchierare aspettando che la lavatrice a gettone terminasse il ciclo quando arrivarono anche i due americani i quali, appresi in seguito, si chiamavano J.J. e George.
Ancora una volta erano insieme e la cosa ci fece sorridere e commentammo con dispiacere la loro presunta omosessualità considerando che erano proprio due bei ragazzi.
Quando fummo pronte ci dirigemmo verso l’ascensore per tornare nelle nostre camere. In un catino avevo la biancheria e gli indumenti appena lavati.
Mentre attendevamo l’ascensore ci raggiunsero J.J. e George.
Dato che noi dovevamo scendere per prime abbiamo fatto entrare i ragazzi e poi li abbiamo seguiti.
Eravamo nello stretto e, per far chiudere le porte, tenendo il catino in mano, sono dovuta arretrare sino ad urtare, con la schiena, contro George.
Ho girato la testa e mi sono scusata con lui che ha accolto le mie scuse con un sorriso.
C’era però qualcosa che non andava.
La mia schiena, le mie natiche, poggiavano contro George ma avevo come l’impressione che tra noi ci fosse qualcosa.
Poi mi resi conto che quel qualcosa era il pene di George, in piena
erezione.
Non potevo crederci.
Lo sentivo risalire, dalla parte superiore del mio culo, su per la schiena.
Doveva essere enorme.
Finalmente le porte si aprirono e io e l’altra ragazza uscimmo raggiungendo le nostre camere.
Sola in camera non potei far a meno di pensare a cosa era successo. Stentavo ancora a credere che quello su cui mi ero appoggiata potesse essere un cazzo ma, inevitabilmente, quei pensieri finirono con l’eccitarmi e, per la prima volta da quando ero arrivata all’istituto, mi masturbai.

Il giorno seguente ripresi normalmente le lezioni ma di tanto in tanto tornavo a pensare a cosa era successo la sera prima.
Mi stupii nel sentirmi attratta da George, anzi, dal cazzo di George.
Dopo le lezioni tentai inutilmente di studiare.
Decisi quindi di andare nel parco a fare un pò di jogging.
Rientrai in camera stanca e mi infilai sotto la doccia.
Poi, prima di scendere per la cena, mi diressi in lavanderia per lavare la tuta da ginnastica e la biancheria utilizzata nel pomeriggio.
Sentii un tuffo al cuore quando, in lavanderia, vidi George e J.J..
Feci finta di niente e lavai la mia roba.
Quando ebbi finito ritirai il bucato e mi diressi verso l’ascensore. I due, che non avevano biancheria e che evidentemente non erano scesi per quello, mi hanno seguito e quindi sono saliti in ascensore con me.
Fu più forte di me.
Quando le porte si chiusero mi sporsi indietro strusciandomi volutamente contro George mentre J.J., fingendosi indifferente, sorrideva.
Giunti al mio piano le porte si aprirono e, senza proferire parola, schizzai fuori dall’ascensore per chiudermi in camera.
Ero completamente in subbuglio, mi sentivo eccitata, ma mi stupivo del mio comportamento.
Scesi per cenare poi chiamai Mario.
Restammo a lungo al telefono ma alla fine dovetti riattaccare e tornare nella mia camera.
Non riuscivo a distogliere i miei pensieri e solo con un grande sforzo mi addormentai senza masturbarmi. Il mattino seguente mi svegliai e mi promisi di resistere ad ogni costo.
Ormai mancavano due giorni alla fine del corso e non avevo intenzione di tradire Mario per di più non perché mi fossi innamorata di un altro ma solo per attrazione sessuale.
Trascorsi la giornata tenendomi sempre impegnata per non pensare ad altro.
Era ormai sera quando mi affaccia dal terrazzo per osservare il sole tramontare dietro le montagne.
Pochi minuti dopo li vidi. J.J. e George stavano rientrando di corsa da un giro nel parco.
Anche loro mi videro.
Rientrai in camera ma ormai il mio pensiero era fisso su George.
Lo immaginavo nudo sotto la doccia, immaginavo il sue pene teso, le sue labbra carnose sui miei seni.
Mi stavo nuovamente eccitando per cui decisi di scendere per telefonare a Mario e prendere accordi per il rientro.

Finita la telefonata mi diressi verso gli ascensori quando il mio sguardo venne attratto dal cartello che indicava le scale che portavano alla lavanderia.
Senza motivo scesi.
Mi domandavo cosa stavo facendo ma non trovavo una risposta poi entrai e, nel solito angolo, c’era George.
Indossava ancora la tuta.
La fronte era sudata ed il petto appariva lucido sotto la tuta parzialmente aperta sul davanti.
Ci siamo guardati per un breve istante poi mi sono allontanata.
Prima che l’ascensore aprisse le sue porte George mi ha raggiunto ed è entrato con me.
Non sono riuscita a controllarmi e, come le sere precedenti mi sono strusciata contro di lui.
Quando però le porte si sono aperte George mi ha afferrato per i fianchi impedendomi di uscire.
Quei secondi in cui la porta è rimasta aperta mi sono sembrati interminabili.
Combattevo dentro di me per restare o andarmene ma non riuscivo a decidermi.
Poi le porte si sono chiuse decidendo per me.
Le mani di George hanno lasciato i miei fianchi risalendo fino alla testa girandola.
Cosi, con la schiena contro il suo petto, ci siamo baciati.
Un bacio breve ma intenso e carico di tensione.
Poi le porte si sono riaperte e George mi ha guidata verso la sua camera.
Ho sentito la porta richiudersi alle mie spalle poi le mani di George afferrarmi nuovamente per i fianchi e stringermi a se.
Un nuovo bacio, meno impetuoso ma altrettanto intenso, eccitante.
Ero sua, volevo essere sua.

Entrambe le sue mani sono scese sulle mie natiche accarezzandole attraverso il tessuto felpato della tuta da ginnastica che, sicuramente, non mi rendeva attraente.
Le stesse mani sono poi risalite ed infilandosi sotto l’elastico della tuta prima e degli slip poi sono tornate a carezzare il mio sedere.
Lentamente George si è abbassato e, contemporaneamente ha abbassato tuta e slip.
Ho sfilato le scarpe da ginnastica e lui a potuto togliermi la tuta.
Dalla caviglia le sue mani sono risalite inducendomi, delicatamente ad allargare le gambe.
George, in ginocchio davanti a me mi baciava il ventre mentre le sue mani hanno continuato a salire alzando il maglione che, alla fine, ho sfilato restando praticamente nuda eccezion fatta per il bianco reggiseno.
Ha quel punto con la bocca George è sceso verso il monte di venere, poi più giù sino al clitoride già gonfio e sporgente.
Infine la sua lingua si è intrufolata fra le labbra della fica facendosi spazio nell’apertura e risalendo verso il clitoride.
Con le mani mi appoggiavo alla sua testa mentre cercavo di sporgermi in avanti per favorire lui e, conseguentemente aumentare il mio piacere.
Quando poi ho notato una sedia vicino a noi sono leggermente arretrata ed ho sollevato la gamba poggiando il piede sulla sedia.
George non aveva ostacoli, la mia passera era lì, larga, accogliente e vogliosa.
La sua lingua è tornata ad esplorarmi mentre un dito mi penetrava profondamente.
Un ultimo succhio con le labbra chiuse sul clitoride ed ho cominciato a fremere scaricando un orgasmo represso ormai da troppo tempo.
George ha atteso che mi calmassi poi si è rialzato togliendomi il reggiseno liberando i miei seni, certo non enormi, ma sodi e ben fatti, per poi assaporarli succhiando voracemente prima da un capezzolo poi dall’altro.
Succhiava forte e mi faceva male e quindi mi sono tirata indietro prendendo poi l’iniziativa.
Volevo vedere l’oggetto del mio desiderio.
Ho prima abbassato la cerniera della giacca della tuta che è finita a terra, poi ho sfilato la canottiera tipo basket per carezzare quindi i pettorali e gli addominali ben scolpiti ed evidenziati dalla pelle scura e lucida.
Mi sono stretta a George per baciarlo e, per farlo, dovevo stare in punta di piedi.
Ho strusciato per un po’ il mio ventre contro di lui poi, quando ho sentito il cazzo crescere, ho avvicinato una mano.
Attraverso il tessuto potevo sentirlo pulsare.
Sembrava proprio come lo avevo immaginato.
Mi sono inginocchiata mentre George abbassava i pantaloni della tuta.
Il pene era subito lì.
La cappella gonfia e l’asta fuoriuscivano già dagli slip che ho abbassato sino alle caviglie.
L’ho toccato con una mano.
Era stupendo.
Lungo, segnato dalle vene gonfie, anche se non ancora in piena erezione.
Ho cominciato ha muovere la mano e l’uccello è cresciuto ancora sino a diventare completamente duro.
Ho avvicinato il glande alla bocca per assaporarlo poi ho preso a leccarlo tutto lungo l’asta.
I suoi testicoli erano davanti alla mia bocca e li ho gratificati dei sapienti colpi della mia lingua.
In quel momento ho pensato al pene di Mario.
A parte le dimensioni, purtroppo considerevolmente inferiori, anche se pienamente soddisfacenti,
Mario aveva un sacco di peli e soprattutto erano più lunghi.
George invece aveva i testicoli quasi privi di peli e quei pochi erano corti e ricci come i capelli.
Anche per questo era un piacere succhiargli i coglioni.
Non era comunque solo una questione di piacere ma anche di praticità dato che per accogliere in bocca la cappella dovevo fare un vero e proprio sforzo e non riuscivo a succhiargli il cazzo per più di qualche minuto senza che le mandibole mi dolessero.
Ho comunque fatto del mio meglio riuscendo a portare George all’orgasmo.
Ancora una volta sono rimasta stupita.
Mi aspettavo uno schizzo di sperma magari più potente e consistente rispetto alle mie precedenti esperienze invece dal glande di George ha cominciato a defluire lentamente lo sperma estremamente denso e cremoso.
Muovevo velocemente la mano mentre il suo liquido seminale continuava a defluire depositandosi sulla mia lingua tesa, nella mia bocca aperta, sul mio volto.
Era strano ma buono come ho sempre trovato buono lo sperma.
Ripulendomi il volto ho raccolto e gustato ogni goccia di quella crema che, ancora non lo sapevo, avrebbe rappresentato la mia cena.

Soddisfatta mi sono sdraiata su uno dei due letti presenti nella camera che, come era evidente, divideva con J.J..
George ha finito di spogliarsi e si è poi sdraiato al mio fianco.
Ancora non avevamo parlato. In inglese gli ho detto il mio nome e gli ho chiesto il suo.
Abbiamo scambiato qualche parola mentre sdraiata su di un fianco ammiravo il suo corpo muscoloso ed il suo cazzo che, anche se rilassato, appariva ancora considerevole.
Ho allungo carezzato il suo corpo con le mie mani che, bianche come può essere solo la carnagione di una rossa di capelli, risaltavano sulla sua pelle scura come l’ebano.
Quando, in fine, ho notato una goccia di sperma luccicare sulla cappella ho deciso che, per me, la pausa era durata anche troppo.
Ho avvicinato la bocca risucchiando la goccia ed approfittando del fatto che l’uccello non fosse in erezione per ingoiarne quanto più potevo.
Poi leccando il corpo di George sono risalita attraverso il suo addome sino ai suoi capezzoli e poi alla sua bocca mentre, la mia mano sinistra, si muoveva rapidamente lungo il suo pene che andava riacquistando consistenza.
Non era ancora in piena erezione ma non potevo aspettare oltre.
Mi sono portata in ginocchio sopra di lui.
Per un po’ ho strusciato la vagina lungo quell’asta che volevo mia.
Poi ho rialzato la gamba sinistra, con la destra ho impugnato il cazzo e l’ho diretto verso la fessura posta tra le mie gambe.
Dovevo solo lasciarmi andare e l’ho fatto.
Le grandi e piccole labbra della mia passera, ancora ben lubrificate, si sono allargate accogliendo quell’uccello fantastico.
George è rimasto fermo mentre io continuavo a muovermi sopra di lui affondando sempre più.
Lo sentivo dentro di me grosso e caldo.
Sentivo le vene gonfie scorrere lungo le pareti tese della mia vagina.
Sentivo il suo glande urtare dolorosamente contro l’utero.
Sentivo l’orgasmo arrivare.
Ho abbassato la gamba sinistra tornando in ginocchio.
Mi sono chinata in avanti a contatto con il petto di George, con la mia bocca sulla sua, con i capezzoli duri che strusciavano sul suo petto.
Le sue mani intanto accarezzavano la mia schiena, il mio sedere.
Un dito di George mi penetra l’ano mentre il suo cazzo scorre sempre più velocemente, e a fondo, dentro di me.
Vengo, urlando mi rialzo di scatto e, con l’uccello profondamente dentro di me godo, godo come mai prima..

Ancora tremante per il piacere torno a poggiarmi sul suo petto.
I movimenti lenti del suo bacino mi cullano mentre il suo cazzo continua a muoversi dolcemente dentro di me.
Stretta dalle sue braccia il mio piacere torna a salire ed a sfociare in nuovi e ripetuti orgasmi poi decido di ricambiare il piacere che George aveva saputo darmi.
A malincuore ho lascito sfilare il cazzo e mi sono dedicata a lui nella classica posizione del “69”.
Continuavamo a girarci mantenendo la posizione del “69”.
Ora su di un fianco, ora con lui sopra ed io sotto costretta ad ingoiare tanto cazzo da reprimere a fatica i coniati di vomito.
In tutto quel movimento una cosa mi era ormai chiara.
George puntava al mio culo.
Non smetteva un attimo di dedicarsi al forellino posteriore con le dita e con la lingua.
La cosa non mi dispiaceva, anzi, ma mi preoccupavano le dimensioni del suo arnese.
Non intendevo comunque rinunciare al sentirmi possedere da quel bestione.
Dovevo solo attendere il momento giusto e lasciare che George mi preparasse a dovere.
Nell’attesa continuavo a dedicarmi a lui ed al suo pene.
Ero nuovamente sopra a George con la bocca piena del suo glande.
Lui aveva appena sfilato due dita dal mio ano per poi tornare con la lingua ad insalivarlo per aumentarne la lubrificazione.
Le sue mani intanto erano scese lungo i miei fianchi per posarsi sulle mie spalle e quindi schiacciarmi contro di lui inducendomi ad aprire ulteriormente la bocca per accogliere più cazzo. Muovevo la testa su e giù cercando ogni volta d’ingoiarne un po’ di più.
Ero tanto presa da quel pompino da non accorgermi di ciò che stava accadendo alle mie spalle sino a quando non ho sentito qualcosa di caldo poggiarsi sul mio ano.
Non avevo ancora risposto alla mia domanda su che cosa fosse che ebbi la risposta.
Il mio sfintere si stava allargando per accogliere un cazzo che, ovviamente, non era quello di George.
Ho tentato di sottrarmi alla penetrazione ma ero stretta dalle braccia di George e da altre due mani che mi afferravano per i fianchi.
Girando la testa ho visto il volto e gli occhi lussuriosi di JJ. il quale, evidentemente, od era già in camera od era entrato senza che io me ne rendessi conto.
Urlavo per il dolore provocato dalle sue spinte, ma poi queste sono cessate e lui si è piegato su di me chiudendomi la bocca con una mano.
Ero immobilizzata, schiacciata tra quei due massicci corpi di colore, con il cazzo di JJ. che mi penetrava il culo provocandomi un forte bruciore che, malgrado la mia resistenza, stava svanendo portato via da sapienti colpi di lingua da parte di George.
Non potevo resistere in quella posizione.
Il peso di JJ., la sua mano sulla bocca, mi stavano soffocando.
Ho cessato ogni tentativo d’opposizione e poco dopo JJ. mi ha liberato la bocca.
Affannosamente ho ripreso a respirare e poi a supplicarli di lasciarmi.
George mi ha più volte chiesto se veramente volevo andarmene continuando con la lingua a solleticare i bordi dilatati del mio ano mentre, un dito, si muoveva sul clitoride.
Ho continuato a supplicarlo sino a quando JJ. non ha cominciato a muoversi lentamente dentro di me.
Ogni volta che ritraeva il pene per prepararsi ad un nuovo affondo un calore inteso si diramava dal mio culo al resto del corpo che, indifferente alla mia volontà, stava provando sempre più piacere da quella violenta sodomizzazione.
Quando George mi ha sbattuto in faccia il suo cazzo ancora duro da succhiare ho ceduto completamente abbandonandomi a loro succhiando con tutta me stessa il glande scuro e gonfio.

JJ. ha continuato a pomparmi in quella posizione sino a portarmi all’orgasmo poi ha sfilato il cazzo che George ha subito sostituito con la sua lingua che è facilmente penetrate nel mio posteriore con l’ano che, lentamente, si è richiuso intorno ad essa.
Davanti a me ora avevo i due cazzi che tanto piacere mi avevano già dato. Come avevo potuto constatare anche JJ.
Era ben dotato anche se il suo pene era esteticamente meno bello dato che era caratterizzato da una forte curvatura verso destra.

Ormai non avevo più remore e volevo bere lo sperma dei miei due amanti.
Mi sono rialzata per, rimanendo di spalle, impalarmi sull’uccello di George e continuare a pompare quello di JJ. in piedi davanti a me.
Se JJ. era più volte giunto al limite dell’orgasmo, George pareva insensibile forse anche a causa del precedente bocchino.
Io volevo farmi sborrare in gola contemporaneamente per cui decisi di farmi nuovamente sbattere nel culo.
Sfilato il cazzo dalla vagina me lo sono lentamente fatto penetrare nell’ano ancora accogliente anche se indolenzito e bruciante.
George mi ha lasciato fare godendosi il mio culo con lenti movimenti che gli consentivano di mantenere il pene ben affondo dentro di me. Io continuavo a succhiare l’atro cazzo e, con una mano, mi accarezzavo la fica e i coglioni di George che ballonzolavano sotto la mia passera come se fossero miei.
Era piacevole per me ma George aveva in mente di meglio perché, senza sfilare il suo uccello dal mio culo si è rialzato costringendomi a fare altrettanto.
Mi sono ritrovata in piedi, leggermente piegata in avanti e costretta ad appoggiarmi con le mani alla parete per resistere agli affondi, ora molto più decisi, di George. JJ. intanto si era inginocchiato davanti a me per leccarmi la fica dando un po’ di dolcezza a quella che era diventata una rude ma pur sempre piacevole inculata.
Quando JJ. si è rialzato mi sono appoggiata a lui baciandolo senza rendermi conto di cosa stava per succedere.
Con la mano stava guidando il suo glande verso l’interno delle labbra della mia passera poi ha cominciato a spingere e, seppur a fatica, è penetrato nonostante la presenza del cazzo di George nel mio culo.
Ero piacevolmente incredula per come il mio corpo aveva saputo accogliere quei due pali di dimensioni straordinarie.
In estasi mi sorreggevo al collo di JJ. mentre i due, con lenti movimenti si assestavano dentro di me sollevandomi letteralmente da terra.
Hanno quindi cominciato a muoversi ritmicamente ed io mi sono persa in quella morsa piacevole con la stanza che girava vorticosamente intorno a me ed i grugniti di piacere dei due che mi annunciavano l’arrivo del loro orgasmo, possente e caldo, dentro di me.

Pochi minuti dopo mi sono ripresa e, dopo essermi frettolosamente rivestita ho lasciato la stanza.
Sono rientrata nella mia camera e mi sono buttata sul letto addormentandomi dopo però aver nuovamente assaporato lo sperma che, fuoriuscito dalla cavità vaginale, era colato lungo l’interno delle cosce.
Il mattino seguente ero sconvolta.
Sotto la doccia non riuscivo a credere a ciò che avevo fatto.
Il solo pensiero però mi eccitava e, alla fine, ero dispiaciuta solo perché avevo ancora un solo giorno prima della partenza e del ritorno a casa.
Ormai ero decisa a ripetere l’esperienza.
Lasciai la stanza indossando una camicetta bianca con una generosa scollatura e senza indossare il reggiseno.
Sotto una gonna blu lunga fin sopra al ginocchio e scarpe dello stesso colore con un tacco non esagerato.
Niente di eccezionale ma certamente più attraente della tuta che avevo indossato la sera precedente.
All’ora del pranzo vidi George e JJ..
Mi sedetti al loro tavolo e, finalmente, facemmo un po’ di conversazione.
Prima di lasciarci ci demmo appuntamento per il pomeriggio dopo la fine dei rispettivi impegni.
Alle 17,30 stavo passeggiando con George nel parco.
Continuavamo a parlare delle cose più disparate senza nessun accenno a ciò che era successo meno di 24 ore prima.
Quando ormai era giunta l’ora per la cena, mentre ci apprestavamo a rientrare, finalmente George mi chiese se mi andava di passare in camera sua.
Accettai subito e ci accordammo per l’ora.
In ascensore George mi salutò con un bacio sulla fronte ed una carezza sul culo mentre io, prima che le porte si chiudessero, riuscii a chiedergli:
“ci sarà anche JJ.?”
Non ebbi risposta.
Dopo una veloce doccia mi rivestii ma decisi di saltare la cena, ero troppo agitata.
Saziai il mio stomaco con dei biscotti.
Mentre aspettavo l’ora dell’appuntamento cercai in valigia abiti più seducenti ma non avevo niente di adatto.
D’altronde non ero partita con intenzioni bellicose.
Finii col rimanere vestita come durante il giorno con la sola aggiunta di un paio di calze nere autoreggenti.
Non si abbinavano alla gonna blu, ma contavo di non indossarla a lungo e, una volta tolta, le calze avrebbero fatto il loro effetto.
Con due minuti d’anticipo ero sul pianerottolo in attesa dell’ascensore.
Dovevo attendere George che sarebbe sceso quando al suo piano non ci fosse stato nessuno.
Dopo un paio di passaggi finalmente l’ascensore si è fermato e George mi ha invitato a salire.
Senza essere visti da nessuno raggiungemmo la camera.
C’era anche JJ.. Indossava solo l’accappatoio ed era intento a seguire un programma sportivo in televisione.
Dopo i saluti George si è congedato da noi per farsi una doccia. Io mi sono guardata un po’ in torno poi mi sono seduta sul letto accanto a JJ. accavallando le gambe.
La televisione proprio non mi interessava ma JJ. sembrava indifferente. Io invece fremevo dal desiderio.
Era dal mattino che aspettavo quel momento e non mi andava di perdere altro tempo in convenevoli ma non volevo apparire così sfacciata anche se, quello che era successo la sera prima ed il fatto che fossi tornata in camera loro, non faceva certo pensare a me come ad una santarellina.
Non sono riuscita a decidermi sino a quando ho sentito l’acqua scrosciare e quindi dedurne che George iniziava a farsi la doccia.
Non potevo attendere tanto.
Mi sono alzata dal letto per inginocchiarmi davanti a JJ..
Con le mani ho risalito le sue gambe scostando l’accappatoio sino a raggiungere il pene, ancora mollo, che penzolava in mezzo alle gambe leggermente divaricate.
L’ho afferrato e scappellato per subito ingoiarlo voracemente.
Riuscivo ancora a contenerlo tutto mentre lo sentivo pulsare, indurirsi e crescere.
Non c’è voluto molto ed il cazzo di JJ.
Era completamente duro, curvo e lucido della mia saliva.
Ora JJ. non era più indifferente e con le mani dettava i movimenti della mia testa oppure cercava i miei seni da carezzare.
Succhiavo la sua cappella, leccavo l’asta e le palle cercando anche di raggiungere l’ano mentre mi infilavo più dita nella fica calda e vogliosa.
Quando George ci ha raggiunti ero ancora intenta a spompinare JJ..
Ho sentito le mani di George accarezzare il mio culo, far risalire la gonna e, scostate le mutandine, la sua lingua insinuarsi nel solco delle natiche e poi più giù verso le mie dita che entravano ed uscivano dalla vagina.
Ero eccitatissima ed avrei goduto così ma George mi ha deliziato penetrandomi subito con il suo cazzo portandomi ad un orgasmo immediato.
George ha continuato a scoparmi con violenza mentre io lo incitavo e dimenavo i fianchi in preda al piacere tenendomi saldamente, con entrambe le mani, al cazzo di JJ..
Quando mi sono calmata ho ripreso a succhiare l’uccello di JJ. e dopo averlo ben insalivato, non che ce ne fosse bisogno, mi sono rialzata per subito impalarmi su di lui.
Ora avevo il maestoso pene di George da ripulire dai miei umori.
JJ., ancora seduto, muoveva lentamente i fianchi e quindi il cazzo dentro di me che seduta di schiena su di lui faticavo a tenermi sollevata quel tanto da evitare una continua e dolorosa pressione sull’utero. JJ. non mi aiutava, era intento a sfilarmi la camicia prima e a palparmi i seni poi.
In quella posizione non potevo durare per cui chiesi ai due di scambiarsi la posizione mentre io, dopo essermi sfilata la gonna e le mutandine ridotte ad uno straccio umido, tornavo ad inginocchiarmi.
Ora George era seduto e mi offriva il cazzo da succhiare con JJ. che, senza perdere tempo, mi aveva già infilzata da dietro.
Era stupendo avere due cazzi di quelle dimensioni a disposizione.
In quella posizione poi riuscivo a farmi penetrare fino in fondo tanto che potevo rispondere agli affondi spingendo il culo verso JJ. che, a sua volta, mi tirava a se afferrandomi ora per i seni ora per i fianchi.
Decisi comunque di cambiare ancora posizione e mi rialzai per sedermi sul cazzo di George.
Questa volta stando non di schiena ma di fronte con le gambe divaricate a cavallo di quelle di George strette in mezzo alle mie.
Volevo ancora l’uccello di JJ. da succhiare ma lui preferì dedicarsi al mio ano che faceva bella mostra di se in mezzo alle natiche che George teneva ben aperte.
I colpi di lingua sul muscolo ancora dolorante dal giorno prima, le dita che penetravano ed il cazzo di George nel ventre mi hanno portato ad un nuovo orgasmo culminato in un grido di dolore quando JJ. ha spinto il pene riempiendo anche il mio secondo canale.

Piangevo per il dolore ma soprattutto per il momento in cui era arrivato.
In quell’istante ho odiato JJ. ed ho tentato di sottrarmi a lui ma la cosa lo ha solo fatto eccitare ancora di più e, dopo avermi sollevato di peso mantenendo il cazzo nel mio culo, mi ha spinto contro la parete affondando completamente l’uccello dentro di me per poi fermarsi in attesa che il dolore svanisse.
L’attesa è stata breve, ha accolto le mie lamentele per il sua comportamento rude, si è scusato ed ha cominciato a muoversi piano.
Provavo ancora bruciore ma dalla mia fica già colavano nuovi umori.
Poco dopo mi ha fatta sdraiare sul letto, pancia sotto, ed è tornato ad affondare il cazzo nel mio sedere.
Non avevo possibilità d movimento cercavo solo di tenere sollevato il culo e limitare i movimenti di JJ. per accentuare il mio piacere.
Quando George si è sostituito a JJ. ormai il mio ano doveva essere slabbrato tanto che il pene di George è affondato in me quasi senza che me ne accorgessi.
I due hanno continuato ad alternarsi nel mio culo portandomi più volte all’orgasmo e fermandosi solo dopo avermi entrambi riempiti del loro sperma.
Stremata sono rimasta sdraiata sul letto mentre i due in piedi commentavano lo stato del mio culo.
Non potevo vederlo per cui ho portato una mano dietro costatando che il buco stentava a richiudersi tanto che senza quasi rendermene conto ero penetrata con due dita che poi ho estratto gocciolanti di sperma.
Ero avvilita, mi sentivo umiliata ma, al tempo stesso, soddisfatta per una scopata che sapevo non avrei più dimenticato.

Dopo una veloce lavata in bagno sono tornata in camera ancora nuda, eccezion fatta per le autoreggenti, trovando i due sdraiati sui propri letti intenti a menarsi il cazzo.
“Ancora?” ho chiesto.
“Non ce la fai più?” è stata la risposta di George.
Era troppo.
Non potevo sopportare tanta arroganza e decisi che non sarei uscita da quella stanza se non dopo aver sfiancato quei due stalloni.
Seduta sul letto ho cominciato a succhiargli il cazzo ad entrambi menandolo con veemenza portandoli ben presto ad una nuova completa erezione.
Mi sono poi posizionata di traverso sul letto e come in precedenza ho continuato a succhiare il cazzo ad uno mentre l’altro mi martellava la fica od il culo a suo piacimento.
Cercavo disperatamente di mantenere il controllo della situazione pensando solo al loro piacere ma era uno sforzo enorme.
Pensavo di essere prossima al successo quando JJ. mi ha schizzato in faccia il suo sperma impiastricciandomi il volto ma quell’immagine di me, così troia, mi ha fatto perdere il controllo e l’ennesimo orgasmo provocato dagli affondi di George mi ha lasciata in balia dei loro desideri.
Ancora fremevo dal piacere quando George si è sdraiato sul letto invitandomi a sedermi sopra di lui.
Dandogli le spalle mi sono piegata mentre lui puntava il glande verso l’ano che prontamente l’ha avvolto risucchiandolo dentro seguito da tutto il cazzo.
Mi sollevavo per poi lasciarmi cadere su quel cazzo mentre il mio corpo veniva invaso da continue ondate di calore che si irradiava, dal pene, verso le mie estremità.
JJ. intanto era già di fronte a me che ero persa nel mio piacere.
Si è chinato a leccarmi la fica per poi risalire lentamente sino alla mia bocca dove, intrecciando le lingue, i miei ed i suoi umori si sono mischiati.
Nel baciarmi JJ. mi ha spinto indietro sino a che mi sono trovata sdraiata sul petto di George.
Poi JJ. è nuovamente sceso verso il mio ventre passando per i seni.
A raggiunto la vagina gonfia ed arrossata tornando ad assaporarne gli umori incredibilmente ancora copiosi.
Con le mani mi ha fatto sollevare e divaricare le gambe ponendomi in una posizione tale da offrirmi “oscenamente” alla sua penetrazione mentre l’uccello di George continuava a muoversi nel mio culo.
Inerme mi sono preparata ad una nuova doppia penetrazione e, quasi a sfidarlo, con le mani ho allargato le labbra della fica offrendomi a lui.
JJ. ha avvicinato il pene mentre George, per facilitare la penetrazione, manteneva nel culo solo la cappella.
Senza sforzo il cazzo di JJ. è penetrato accompagnato nella sua corsa da quello di George che tornava ad affondare dentro di me.
Questa volta non c’era dolore.
Solo piacere, immenso piacere nel sentirsi piena di cazzo.
Mugolavo il mio piacere ed affondavo le unghie nella schiena e nei glutei di JJ. i cui movimenti, sempre più frenetici, coincidevano con quelli del cazzo di George.
Una serie di orgasmi brevi e ravvicinati culminati in un estasi collettiva quando entrambi hanno depositato il loro seme dentro di me.

Poco dopo JJ. si è rialzato estraendo il pene che andava perdendo l’erezione.
Me lo ha sbattuto ripetutamente sul ventre poi si è allontanato recandosi nel bagno per farsi una doccia.
Ero felice per aver raggiunto il mio scopo. JJ. si era allontanato sconfitto ed ormai spompato.
George, che manteneva il suo uccello nel mio culo, era ancora inerme sotto di me.
Mi sono lasciata scivolare di lato per poterlo guardare in faccia e mi sono resa conto che lui non intendeva ancora darsi per vinto.
Dopo che i nostri sguardi si sono incrociati è stato naturale avvicinare le nostre bocche e scambiarci una serie infinita di baci lussuriosi.
Le nostre lingue battagliavano, mordevo le sue labbra gonfie e lui faceva altrettanto con le mie mentre, le sue mani, stringevano forte i miei seni.
Ma se George aveva ancora energie io non ero da meno e non intendevo cedere.
Non senza fatica mi sono rialzata ponendomi in ginocchio. Il pene di George, anche se non più eretto, era sempre dentro di me.
Lentamente mi sono sollevata lasciandolo sfilare e sono rimasta in quella posizione quel tanto che è servito allo sperma che i due avevano depositato in me per fuoriuscire e imbrattare il pene ed il ventre di George.
Mi sono quindi girata e, fissando George negli occhi, lentamente ho cominciato a ripulire il tutto con la lingua.
Era stupendo e mi sentivo porca come mai ero stata prima.
Quando il bastone che George aveva in mezzo alle gambe è tornato ben pulito e lucido l’ho impugnato cominciando a smanettarlo sempre più velocemente e contestualmente aspiravo con tutta me stessa il glande violaceo.
Di tanto in tanto con la lingua scendevo giù verso i testicoli e più sotto a cercare l’ano che, una volta lubrificato, ho penetrato con un dito.
La cosa piaceva a George ed il suo cazzo me lo dimostrava acquistando sempre maggior consistenza sino al massimo turgore.
Poi, mentre George mi copriva d’insulti, il suo pene ha cominciato ad eruttare, ancora una volta, il seme denso che, in parte, ho subito deglutito ed in parte ho trattenuto in bocca.
Superato anche l’ultimo orgasmo mi sono avvicinata al volto di George, con la lingua sporca del suo sperma gli carezzavo le labbra ed infine, vincendo le sue ultime resistenze, ci siamo nuovamente uniti in un bacio appassionato che mi ha fatto fremere ancora una volta.

Ce l’avevo fatta.
Dopo essermi rivestita, ancora sudata e sporca di sperma, sono tornata nella mia camera lasciando le mie mutandine a coprire il cazzo di George ormai, almeno per quella sera, definitivamente vinto.
Soddisfatta, mi sono gettata sul letto ancora vestita e, dopo aver assaporato ancora una volta il seme che impiastricciava la mia vagina, mi sono addormentata pensando ai miei due amanti che, sicuramente, non si aspettavano di finire spolpati da una giovane e minuta ragazza italiana.

FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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