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Lucia Lucia

Avevo solo 18 anni, da non molto avevo cominciato a provare quell’irresistibile attrazione per l’altro sesso che provo ancora oggi. Avevo molte cose da imparare, sulle donne non sapevo praticamente nulla, e riguardo a me stesso avevo da poco imparato a procurarmi piacere da solo. Mentre lo facevo, quasi quotidianamente, immaginavo con candida ingenuità tutte le cose che avrei voluto fare con una donna. Devo fare una premessa, non sono mai stato attratto dai film e dai giornali porno, perchè mi sono sempre sembrati così irreali da non riuscire ad accendere in alcun modo la mia fantasia. Non avevo mai visto perciò due persone fare l’amore, e tutte le idee che avevo sul sesso allora erano, o dettate dal mio istinto naturale o da alcuni romanzi erotici che avevo sottratto nella biblioteca di mia madre..
Non avevo idea se le donne avessero un appetito sessuale paragonabile al mio, o se facessero l’amore soltanto per fare un piacere al sesso maschile, e questo era ancora più incredibile perché ho sempre vissuto in una casa popolata da sole donne, vivendo con mia madre (divorziata) e tre sorelle.
Tuttavia il mio cammino di scoperta verso il pianeta donna doveva cominciare repentinamente di lì a poco.
Mia madre aveva una grande amica di nome Lucia che era molto più giovane di lei, avendo circa 35 anni, poco più che il doppio dei miei. Era anche lei come mia madre separata, da circa 2 anni, era una donna affascinante, vestiva in un modo che io trovavo molto sexy, con dei tailleur e delle gonne che le arrivavano poco sopra il ginocchio. Era alta circa un metro e settanta, con dei capelli castani che le arrivavano circa alle spalle, un carnagione molto chiara e degli occhi scurissimi, le forme del sue corpo erano molto femminile e provocanti. Di professione faceva la professoressa di italiano e latino in un liceo scientifico, ma sapevo da mia madre che aveva l’hobby della scrittura. Era molto diversa dalle altre amiche di mia madre perché oltre a essere molto più giovane era l’unica che sembrava dare molta confidenza sia a me che alle mie sorelle, e quando , sempre più spesso dopo la sua separazione veniva a trovare mia madre, indugiava spesso a chiacchierare con noi figli anche di argomenti diversi e più profondi delle solite constatazioni su quanto eravamo cresciuti o su come andavamo a scuola.
Non posso nascondere che era diventata una delle principali protagoniste dei miei sogni erotici. Mi immaginavo che un giorno lei con una scusa mi avrebbe invitato a casa sua, e che si sarebbe spogliata per me, che avrei potuto finalmente vedere sotto la sua gonna, e poi avrei potuto imparare da lei come fare l’amore con una donna.
Un giorno mia madre ci annunciò che Lucia avrebbe dovuto restare a casa nostra per una quindicina di giorni, perché doveva traslocare dalla casa in cui aveva vissuto, prima con il marito, e poi per 2 anni da sola.
Io dovetti cederle la mia stanza per quel periodo e andare a dormire su una brandina nello studio. Lo facevo volentieri perché oltre al fatto che Lucia mi procurava delle bellissime fantasie erotiche ero sinceramente affezionato a lei quasi come a una della famiglia, e mi sacrificavo volentieri pur di rendere il suo soggiorno da noi il più confortevole possibile. In più ero molto contento perché sapevo che avrei potuto trascorrere più tempo a parlare con lei, che era un po’ come una confidente per me, e sarei magari riuscita a coglierla in attimi di intimità come mi era già capitato con le mie sorelle.
E infatti così avvenne, anche oltre le mie più rosee aspettative. Già dalla prima sera ne ebbi un’avvisaglia. Lei si era ritirata in camera mia dove dormiva. Io avevo bisogno di entrare in camera e prendere i vestiti che avrei dovuto indossare l’indomani ed ero già in pigiama perché stavo per andare a letto. Bussai alla porta e le chiesi di poter entrare spiegandole il motivo, lei mi diede il suo assenso ed entrai. Quello che vidi quando entrai fu una visione che non dimenticherò mai. Lei, abbandonati i vestiti del giorno, era sdraiata sul letto leggendo un libro. Indossava una T-shirt sotto la quale si poteva comunque immaginare un seno prosperoso, e di quello che aveva indosso durante il giorno erano rimasti soltanto i collant scuri, sotto i quali si potevano tranquillamente intravedere le mutandine : io rimasi quasi pietrificato da tanta bellezza. Raggiunsi subito un’imbarazzantissima erezione, che era così visibile sotto il mio pigiama. Mi voltai dall’altra parte mentre raccoglievo i vestiti, ma avrei voluto restare lì a guardarla per sempre. Non avevo il coraggio di restare lì a fissarla, ogni tanto mi voltavo con la testa e vedevo che lei mi sorrideva dolcemente. Presa la mia roba (ci misi parecchio tempo) uscii, coprendomi il davanti sperando che non notasse la tenda che si era formata nel mio pigiama. Appena uscito corsi nel bagno, mi abbassai i pantaloni del pigiama e cominciai a masturbarmi furiosamente pensando a ciò che avevo appena visto.
Il giorno dopo non feci che pensare a lei tutto il giorno, quando la rividi il pomeriggio seguente, vestita molto elegantemente come al solito, immaginavo di poterla vedere sotto la gonna di poter toccare le sue gambe coperte dai collant e di poterle toccare i seni (allora non avevo ancora mai toccato i seni di una donna e non avevo idea se fossero duri o morbidi).
A metà del pomeriggio, decisi di fare una pausa dal mio studio, che per altro era stato alquanto svogliato fino a quel momento, mi diressi verso la cucina per prendere qualcosa da mangiare. Sentii che nel salone adiacente mia madre e Lucia stavano chiacchierando allegramente. Cominciai a prestare attenzione a quello che dicevano e rimasi scioccato dall’argomento della conversazione. Stavano parlando di sesso ! Per la verità era più che altro Lucia che parlava. Le sentii dire che non faceva l’amore da più di un anno ormai, e che la capitava sempre più spesso di eccitarsi nei momenti più impensati. La sentii anche accennare al fatto che si masturbava sempre più spesso. Mia madre rise e disse che avrebbe fatto meglio a trovarsi un uomo alla svelta. Io ero veramente sconvolto : era la prima volta che sentivo 2 donne parlare di sesso, a me era capitato più di una volta di parlarne con dei miei coetanei maschi, ma non avevo idea che anche delle donne, e per giunta mature potessero farlo. In più mi aveva particolarmente colpito l’accenno alla masturbazione, non avevo idea che anche le donne lo facessero (anche se avevo sentito durante un corso di educazione sessuale alle scuole medie che era tecnicamente possibile). Ero tremendamente incuriosito inoltre dal come esse potessero farlo essendo così fisicamente diverse da noi.
La sera stavamo tutti guardando la televisione, quando ad un certo punto Lucia si alzò e scusandosi disse che doveva andare a fare pipì. Era una frase molto banale, ma non so perché nel contesto mi eccitò moltissimo, forse perché mi venne in mente che anche nel fare pipì, come nel masturbarsi le donne lo fanno in maniera diversa.
Mi alzai e decisi di seguirla per cercare di spiarla attraverso il buco della serratura. Lo so che facendo ciò le avrei mancato di rispetto, inoltre non so che cosa sarebbe successo se una delle mie sorelle mi avesse trovato intanto a spiare la migliore amica di nostra madre dal buco della serratura. Mi ricordai però quanto mi aveva eccitato la vista della sera precedente e decisi che valeva la pena di rischiare. Entrò nel bagno e io mi misi subito allo spioncino. La vidi avvicinarsi alla tazza, abbassare l’asse, poi, e fu un momento magico per me, la vidi tirarsi su la gonna, la potevo osservare di nuovo come l’avevo vista il giorno ma stavolta sapevo che avrei visto di più. Si tirò giù i collant, e poi le mutandine. Io ero al colmo dell’eccitazione, era la prima volta che contemplavo una donna nuda. Sapevo che le donne non avevano niente sotto le mutandine ma fu eccitantissimo lo stesso per me averne la prova davanti ai miei occhi. Contemplai il suo sesso anche se solo per un istante e ne fui estasiato. Poi lei si sedette, e anche questo lo trovai molto eccitante perché quel gesto, cioè sedersi nell’atto di fare pipì, pur nella sua estrema semplicità mi sembrava estremamente femminile. Lei iniziò a fare pipì, il rumore dell’acqua, come solo le donne lo fanno, provocò anch’esso i miei sensi. Alla fine si alzò di nuovo, offrendo ancora alla mia vista il suo sesso, bellissimo, un’opera d’arte della natura, si ripulì e poi si tirò di nuovo su mutandine e collant e si risistemò la gonna. Io allora smisi di spiarla e contemplarla e ritornai nel salotto.
La notte mi masturbai nel mio letto e pensai a quale grande fortuna mi era capitata nell’averla lì ospite 15 giorni, e a chissà quali altre meravigliose scoperte mi attendevano nelle restanti settimane.
Nei giorni seguenti episodi del genere si susseguirono, Lucia sembrava non fare molto caso a farsi vedere in biancheria intima nel corridoio mentre andava a fare la doccia e io non perdevo mai un’occasione quando lei si sedeva in poltrona o da qualsiasi altra parta di sbirciare sotto la sua gonna per cercare di cogliere qualcosa in più di quello che normalmente mi sarebbe stato offerto. Riuscivo raramente ad arrivare sino alle mutandine, ma era un piacere comunque.
Finalmente accadde ciò che non che non dimenticherò mai più durante tutto il resto della mia vita. Era un sabato sera, mia madre disse che sarebbe uscita con Marco (l’uomo con cui si vedeva) e che probabilmente sarebbe rimasta a dormire da lui.
Anche le mie sorelle dovevano uscire con i rispettivi ragazzi o amici.
Io ero nel bagno che mi stavo preparando ad uscire, quando all’esterno sentii Lucia lamentarsi con mia madre che quella sera sarebbe dovuta restare sola.
Io non avevo in realtà grandi progetti per la serata, una festa fuori città in cui sapevo che mi sarei annoiato, così decisi che quella di restare solo con Lucia era un’opportunità da non perdere. Non avevo idea di che cosa avrei fatto, per la verità pensavo che mi sarei limitato a spiarla togliersi i vestiti senza dovermi preoccupare di essere scoperto dalle mie sorelle, ma l’idea mi sembrava già abbastanza eccitante da valere la pena di annullare il mio appuntamento.
Così telefonai ai miei amici per dire loro che non sarei uscito quella sera e comunicai la mia decisione a mia madre e a Lucia, che ne fu molto contenta.
«Ma che bravo, resti qui a casa per tenermi compagnia» esclamò lei quando lo seppe.
Io dissi «beh il mio appuntamento è saltato, e comunque mi molto piacere restare qui con te ! »
Sì, potremmo noleggiare un film» disse lei
Io accettai di buon grado. Lucia uscì assieme a mia madre dicendo che sarebbe tornata presto con la videocassetta. Quando ritornò aveva comprato anche dei pop-corn e del gelato, era veramente una persona speciale, pensai, una che cerca sempre di far qualcosa per far felici gli altri. Mi pentii persino in quel momento di aver violato così tante volte la sua intimità.
Quando però poco prima dell’inizio del film disse che doveva andare in bagno fu più forte di me seguirla per andare a spiarla in quel rituale che così tanto mi eccitava.
Questa volta ebbi addirittura una piacevole sorpresa, quando si alzò la gonna vidi che sotto portava il reggicalze. Era tremendamente eccitante.
«Allora esistono delle donne che lo portano anche nella realtà e non solo nei film ! » pensai. Lucia non finiva mai di stupirmi e di procurarmi sempre nuova eccitazione.
Quando si scoprì il sesso pensai a quanto sarebbe stato bello poterla stare a contemplare per ore e ore, tenendo i miei occhi a pochi centimetri dal suo Monte di Venere, guardando dentro il suo posto più intimo. Riflettei sul fatto che una donna, per mostrarsi così aperta e vulnerabile al proprio uomo, dovesse avere una grande fiducia in lui, e mi chiedevo se al mondo esistessero donne che si fidassero così ciecamente degli uomini.
Anche quel momento magico terminò. Io ritornai nella sala, la sentii uscire dal bagno e poi lei mi raggiunse davanti al televisore. Chissà che cosa avrebbe pensato se avesse saputo che io sapevoche lei portava il reggicalze, e soprattutto chissà che cosa avrebbe pensato del modo in cui l’avevo scoperto.
Iniziammo a guardare al film, «Codice d’onore» con Tom Cruise e Demi Moore ma io non riuscivo a smettere di pensare a lei e al suo corpo che probabilmente non avrei mai potuto possedere. Stavo quasi per impazzire.
Anche il film terminò, io non avevo nessuna voglia di andare a letto, volevo stare con lei anche solo per parlare. Ci servimmo il gelato che aveva comprato
«Come mai non sei uscito questa sera? » mi domandò.
«Ma non so, non avevo nessuna proposta allettante e poi non mi sono pentito di stare in casa . »
«Allora ti è piaciuto il film? »
«Mah ! il film, la compagnia il gelato, è un po’ tutto l’insieme che mi è piaciuto»
«Sei molto gentile, sei un ragazzino molto in gamba, anch’io sono stata bene»
«E tu come mai non sei uscita? » le chiesi
«Beh non avevo nessuno con cui uscire, tua madre è uscita con Marco, e poi sono stanca di uscire solo con donne»
«Da quanto tempo non esci con uomo? » le porsi questa domanda e nello stesso istante raggelai perché mi resi conto di essere entrato troppo nel personale. Il problema era che Lucia è una di quella persone che ti invogliano subito ad entrare in confidenza con loro.
Lei però non si scompose alla mia domanda «Da quando mi sono lasciata con mio marito sono uscita con un uomo soltanto e questo è avvenuto comunque quasi un anno fa»
«E non ti senti sola qualche volta? »
«Sì mi sento molto sola di tanto in tanto»
La sua sincerità mi colpì molto, io non sapevo che cosa dirle, abbozzai un semplice «Mi dispiace», una frase che mi rendo non aveva una grande efficacia.
Lei mi disse «Non fa nulla, ma mi fa piacere vedere che un ragazzo così giovane abbia già una così grande sensibilità».
Mi piaceva il tono di intimità che la conversazione aveva preso, le raccontai che anch’io mi sentivo solo alle volte e arrivai a confessarle che non ero mai stato con una ragazza. Lei era molto dolce e comprensiva, cercava di risollevarmi, mi disse che avevo ancora molto da imparare sulle donne, ma che sicuramente lo avrei fatto e che sarei arrivato a comprenderle molto meglio della maggior parte degli uomini.
Io ero entusiasta di riuscire a parlare con lei così apertamente.
Lucia nel frattempo si era tolta le scarpe e aveva allungato le gambe sul divano. La gonna le si era alzata leggermente e dalla mia posizione, frontale rispetto al verso in cui era sdraiata, si poteva intravedere, il tratto più scuro delle sue calze, quello vicino all’attaccatura del reggicalze. La vista del suo piede nudo, ma coperto dal nylon, aumentava ancora, se possibile la mia eccitazione. In quel momento sentivo il mio sesso come scoppiare, non ero però imbarazzato perché mi sentivo perfettamente a mio agio con Lucia, inoltre attraverso i pantaloni che avevo indosso non era così facile notare un erezione, specialmente quando ero seduto, o almeno questo era quello che pensavo io, non essendomi mai soffermato a notare il cavallo dei pantaloni di un uomo.
Ricordo quei momenti passare ancora oggi nella mia mente come un film che scorre molto lentamente, quasi al rallentatore, di cui è possibile gustare ogni attimo se si ha la capacità di entrare nella storia. Continuavamo a parlare, lei a un certo mi chiese se potevo farle un massaggio ai piedi. Io non avevo la più pallida idea di come si massaggiasse un piede, ma avrei fatto qualunque cosa pur di accontentarla in ogni suo desiderio. Mi sedetti all’altra estremità del divano e presi il suo piede tra le sue mani e cominciai il mio massaggio alquanto rudimentale. Era la prima che mi capitava di toccare una pelle coperta dalle calze di nylon, ma avevo sempre sognato di poterlo fare un giorno ; certo avrei toccato molto più volentieri le sue cosce così femminili, sarei stato ore a far correre le mie mani sulle sue gambe velate, ma dovevo limitarmi al piede per il momento, anche se ogni tanto per variare mi avventuravo fino a toccarle le caviglie e l’attaccatura del polpaccio. E fu allora che mi resi conto che lei aveva socchiuso leggermente le gambe e che dalla mia posizione privilegiata era chiaramente possibile scorgere le sue mutandine bianche che contrastavano in maniera evidente con le calze e il reggicalze scuri che indossava. Aveva gli occhi chiusi e io potevo così fissarla sotto la gonna indisturbato. Mi sembrava in quel momento di usufruire di un privilegio enorme, potevo osservarla nelle sue parti più intime e solo io potevo fare ciò in quel momento. Il mio massaggio evidentemente non era così male perché stava ormai durando da parecchi minuti e lei non mi faceva cenno di smettere, anche se, nel frattempo diventava sempre più scomposto perché io più che altro stavo fissando in estasi le sue mutandine.
All’improvviso lei riaprì gli occhi e uscì con una frase che mi gelò : «Che cosa stai fissando? »
“Io risposi balbettando : ni.. niente… »
Lei esclamò «Ho visto benissimo che mi stavi fissando le mutandine, non lo sai che spiare è una grave mancanza di rispetto verso l’intimità di una donna? »
Io rabbrividii, immaginando quello che avrebbe potuto pensare se fosse venuta a conoscenza di quante volte l’avevo spiata, e in quali situazioni ben più intime. Ero terrorizzato che tutto questo avrebbe rovinato l’intimità che si era creata tra noi.
In quell’occasione ormai ero stato scoperto e tutto ciò che potevo fare, era ammettere e cercare di giustificarmi in qualche modo.
«Scusa non volevo ma è stato più forte di me, tu eri così bella… »
«Questa non è una giustificazione, sarò costretta a parlarne con tua madre, che evidentemente non è riuscita a insegnarti che non si guarda sotto la gonna di una signora»
Io già mi immaginavo la scena, io non avevo mai parlato della mia sfera con sessuale con mia madre.
Non riuscivo a capire il perché di tanta durezza, fino ad allora mi era sembrata una donna così tenera e comprensiva, e inoltre credevo che tra noi due si fosse creata una certa complicità.
All’improvviso di nuovo cambiò di tono «Ti ha eccitato almeno quello che hai visto? »
«Moltissimo» risposi io.
«Guarda che non c’è nulla di male in questo, anzi ne sono lusingata»
Questo cambiamento repentino nella conversazione aveva di nuovo aumentato a dismisura i battiti del mio cuore. Avevo capito che prima non faceva altro che fingere per divertirsi un po’ con me
«Ti piacerebbe vedere di più? » mi chiese.
«Sì mi piacerebbe moltissimo»
Lei con estrema malizia si tirò su la gonna e allargò le gambe. Non potevo credere a quello che stavo vedendo, avevo davanti a me una donna elegantemente vestita, la più bella creatura che avessi mai visto, che stava di fronte con la gonna alzata, il reggicalze, le mutandine e le gambe oscenamente aperte per me.
«Ora puoi guardare per tutto il tempo che vuoi « e dicendo questo si portò una mano sulle mutandine e le scostò leggermente per darmi una libera visuale del suo monte di Venere. Sorrideva e io la guardavo estasiato.
Questa volta era molto meglio di tutte le altre che l’avevo vista nella sua nudità.
«Ti sei mai masturbato pensando a me? »
«Beh sì» ammisi io «più di una volta».
«A che cosa pensavi mentre lo facevi? »
Io ero molto imbarazzato, e rispondevo quasi meccanicamente ipnotizzato da tanta bellezza e perfezione.
«Ti immaginavo nuda, e pensavo di fare l’amore e di sentirti gemere dal piacere»
«è molto bello quello che dici» disse lei «avvicinati».
Io mi avvicinai a lei, mi fece cenno di non sedermi , io rimasi in piedi al suo fianco. A quel punto lei mi abbassò la cerniera dai pantaloni ed estrasse il mio pene già in completa erezione e incominciò a masturbarmi lentamente, molto lentamente.
«Ora voglio che tu sia completamente sincero con me» mi disse.
«Sì lo sarò» le risposi ansimando.
«Avevi mai spiato una donna prima d’ora? »
«No, non lo avevo mai fatto» le risposi mentendo spudoratamente.
«Sii sincero, puoi fidarti di me» e cominciò a muovere la sua mano più velocemente sul mio pene, si vedeva che lo aveva già fatto molte altre volte, lo si capiva dalla sicurezza che ostentava e dalla maestria che dimostrava.
Io allora non riuscii a trattenermi e cominciai a raccontarle di come l’avevo spiata dal buco della serratura del bagno e di come l’avevo trovato eccitante, mi estrasse anche molte confessioni sui miei sogni erotici più segreti, sui posti più strani in cui mi ero masturbato e ogni volta rallentava il suo movimento e poi lo riprendeva più velocemente tenendomi sempre sull’orlo dell’orgasmo senza mai farmi venire. Io ero molto stupito sul come facesse a conoscermi così bene e a sapere quando ero vicino al limite. Intanto continuava farmi domande intime e strapparmi cose che non avevo mai confidato a nessuno prima di allora.
Come io ero entrato a forza nella sua intimità spiandola dal buco della serratura così lei stava ora entrando nella mia.
«Ti piacerebbe fare l’amore con me? »
La domanda poteva sembrare retorica perché le avevo già confessato di essermi masturbato parecchie volte pensando di fare l’amore con lei, tuttavia il modo in cui disse lo fece sembrare un atto di grande rispetto nei miei confronti, un definitivo suggello alla nostra intimità.
«Sì mi piacerebbe molto, non desidero altro che questo»
Lei si alzò, si risistemò la gonna, mi diede un bacio sulla guancia e tenendo il mio pene stretto nella sua mano mi disse : «Seguimi in camera» e senza mollare la presa mi guidò verso la camera da letto.
Arrivati là mi baciò sulla bocca, era il mio primo bacio, avevo a lungo atteso questo momento con trepidazione, ma anche con po’ di paura, perché non sapevo se sarei stato all’altezza delle aspettative della mia partner. Invece venne tutto con naturalezza, incominciai a rilassarmi, stavo bene con lei.
Lucia mi infilò la lingua in bocca, fu una sensazione calda e stupenda, era veramente un nuovo mondo che si stava aprendo davanti ai miei occhi.
Ci baciammo a lungo e poi mi disse «Toglimi le mutandine»
Io non mi feci pregare e le sfilai le mutandine da sotto la gonna.
Lei si girò e mi disse con dolcezza «Ora slacciami la gonna». Io feci come mi aveva detto. Lei si sfilò anche la giacca del tailleur. Prese la mia mano e se la portò al seno. «Ora puoi toccarlo, massaggialo». Non esitai un secondo, anche se non ero sicuro di saper usare la tecnica giusta. Era così morbido, mi sembrava un sogno poterlo toccare in realtà e non solo nei miei sogni. Pensavo a quanta fortuna mi era capitata, avrei fatto l’amore per la prima non nel retro di una macchina, o in qualche altro posto con la paura di essere scoperto, con una ragazzina più inesperta di me, ma con una donna matura e dolce che mi stava guidando passo passo alla scoperta del mondo dell’eros.
Lei dolcemente mi fece vedere come avrei dovuto massaggiarla.
«Puoi anche stringerlo più forte» mi disse ad un certo punto.
«Riesci a sentire i miei capezzoli? »
«Beh.. sì» le risposi.
«Pizzicali dolcemente»
Io feci ancora una volta come mi aveva detto. La sentii gemere per la prima volta.
«Ti ho fatto male? » chiesi candidamente
«No anzi, è che mi piace troppo farmi toccare il seno»
Incredibile, stavo scoprendo che alle donne piace farsi fare quello che io avevo sognato da sempre di poter loro fare. In poche ore stavo imparando un’enorme lezione di vita.
«Slacciami la camicetta, voglio che sia tu a spogliarmi, mi piace farmi spogliare dal mio uomo».
Io stavo impazzendo, ogni frase che lei pronunciava mi eccitava sopra l’immaginabile. Incominciai a litigare con i bottoni della sua camicetta, ma alla fine ne ebbi la meglio.
Ormai lei indossava soltanto reggicalze, calze e reggiseno. Lei si voltò e mi fece cenno di slacciarle anche il reggiseno. Questa volta fu davvero difficile per me, stavo incominciando ad innervosirmi, lei lo capì, si portò le mani dietro la schiena e in un secondo se lo slacciò e se lo sfilò. Poi mi disse dolcemente «Imparerai con la pratica, sarai chiamato a farlo molte altre volte in futuro»
«Ora succhiami il seno, forte e a lungo, ne ho bisogno» aggiunse.
Io cominciai a succhiare, come un bambino con la sua mamma, lentamente e dolcemente, ogni tanto mi staccavo per leccarle i capezzoli con la punta della lingua. Lucia cominciava ad emettere gemiti sempre più forti e frequenti. Ora ero conscio che le stavo procurando piacere. Ora cominciavo a capire qual era la differenza tra fare l’amore e masturbarsi. La sensazione di poter procurare godimento a una così bella donna era intensissima, non c’era più soltanto il piacere che provavo io, ma c’era anche la sensazione di poter procurare piacere a un altro essere umano a rendere così magica l’atmosfera.
Lei incominciò a spogliarmi, sembrava che avesse molta fretta e che lo facesse in modo quasi selvaggio, ogni volta che mi toglieva un indumento, mi baciava e mi leccava nella parte rimasta scoperta, e gettava i miei indumenti tutt’intorno nella stanza. Mi ritrovai completamente nudo, lei aveva ancora indosso il reggicalze e le calze, ed io volevo che li tenesse addosso mentre facevamo l’amore. Ed anche lei lo voleva
Si sdraiò sul letto e allargò ancora oscenamente e fieramente la gambe. Mi resi conto che stava ostentando il suo essere donna.
«Toccami e guardami quanto vuoi» sussurrò dolcemente.
Io feci scorrere di nuovo le mie mani sulle sue gambe coperte dalle calze. Poi come un bimbo curioso che viene messo di fronte a qualcosa che non ha mai visto, accostai lentamente le mie mani al suo sesso. Fui sorpreso di sentire com’era bagnata, non sapevo ancora che quello è il dono che le donne fanno agli uomini per mostrare la loro eccitazione, capii però che il dolce profumo che pervadeva così profondamente la stanza e di cui ero inebriato proveniva da lì.
«Baciamela ora». Io la baciai con passione, senza farmi pregare, avrei voluto anche penetrarla con la lingua ma non ci riuscii.
«Ora guardami dentro» e dicendo questo si portò le mani e all’inguine e dischiuse le sue veneree labbra per me, io la fissavo, non mi sarei mai stancato di guardarla in quella posizione, lei cominciò con un dito anche a massaggiarsi il clitoride (allora naturalmente non capivo che cosa stesse facendo e ignoravo perfino l’esistenza del clitoride), gemeva molto forte.
«Ora voglio sentirti dentro completamente, fammi l’amore, prendimi»
Io mi posizionai sopra di lei, lei mi prese il pene con la mano e lo avvicinò alle labbra del suo sesso. «Ora spingi e penetrami»
Io la penetrai, e facendo quel gesto capii di essere diventato uomo per la prima volta. Era una sensazione stupenda, sentivo il mio pene caldo e avvolto nel suo corpo femminile.
«Ora comincia a muoverti lentamente» mi sussurrò ancora.
Io cominciai ad andare avanti e indietro nel suo corpo, cercando di darle tutto me stesso, lei stava gemendo e mi incoraggiava a continuare e intanto ci stavamo ancora baciando profondamente.
Era un momento di delicata e stupenda passione, io ero vicino al punto di non ritorno, ma non avevo idea di come avvenisse l’orgasmo femminile. Fu lei a venire in mio aiuto «Ora voglio che ti mi venga dentro, anch’io sto per venire».
Io sentivo che era giunto il momento, incominciai a sentire il mio orgasmo montare prepotentemente dentro di me, cominciai anche a sentire come dei brividi che le percorrevano tutto il corpo ed era quasi una sensazione magica come questi brividi si trasmettessero a me.
Venni, riversai tutto il mio seme caldo dentro di lei mentre i suoi muscoli più femminili si contraevano, fu un momento breve ma talmente intenso che mi sembrò durare il tempo di una vita.
Dopo che fui uscito da lei, si tolse quei pochi indumenti che ancora aveva indosso, e poi ci baciammo e ci carezzammo a lungo prima di addormentarci l’uno nella braccia dell’altra. Fu bellissimo.
Ciò che più ancora mi rimane di questa storia comunque è l’amicizia con Lucia che è rimasta negli anni. Abbiamo fatto l’amore molte altre volte e lei mi ha insegnato moltissimo sulle donne. FINE

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