Ultimi racconti erotici pubblicati
Home / Coppie / La diciannovesima buca
copertina racconto erotico

La diciannovesima buca

Prologo.

Come si sa, i campi da golf hanno 18 buche.
Quello che racconto ora è quanto mi è successo alla fine di alcune gare di golf, nella fase che ironicamente noi golfisti chiamiamo “la diciannovesima buca”.
In realtà, tutto era cominciato già alle prime buche di una partita a golf della scorsa primavera.
Avevo involontariamente stimolato la fantasia dei miei compagni di gioco, fatto sta che alla fine mi hanno fatto una di quelle proposte alle quali non si può dire di no.
Lì per lì non volevo accettare, perché ho sempre il timore che certe soglie non dovrebbero essere superate.
Ma allora sarebbe inutile sognare o tantomeno desiderare che il sogno si avveri.
Il che significherebbe spegnere la fantasia, che fatta per raddoppiare gli spazi operativi dell’essere umano.
Certamente, e ammesso che fosse andata in porto, sarebbe stata un’avventura eccezionale, forse indimenticabile, anche se ne avevo già viste un po’ di tutti i colori.
Quindi, alla fine, accettai.

Capitolo 2°.

Non li incontrai per alcune settimane, tanto che mi sentii in colpa al punto di pentirmi di tanta ferocia.
Poteva non essere più in grado di camminare.
Forse non aveva potuto più evacuare per giorni, forse si era fatta ricoverare…
Come avrei dovuto comportarmi?
Mi ero scatenato come una bestia, forte di un documento sottoscritto dalla mia vittima e dal suo padrone.
Ci trovammo inaspettatamente a cena al circolo del golf, per festeggiare una manifestazione particolarmente importante.
Sandra sembrava perfettamente a posto e mia moglie chiese loro
di cenare con noi, e questi accettarono di buon cuore.
Alla fine, dopo una serata impostata sull’allegria, decisi di fare una domanda in codice.
“Tutto bene? E’ da tre settimane che non vi vedo. Avete voglia di giocare con noi?”
“No, senza di me.” – Precisò mia moglie.
– “La prossima volta che giocherò a golf sarà solo in vacanza. Sono troppo stressata.”
“Se vuoi giocare con noi, non ci sono problemi.” – Disse allora Sandra.
– “Perché dopo cena non passate da noi a bere un Armagnac che ne parliamo?”
“Vacci tu.” – Mi disse mia moglie.
– “Io sono stanca.”
“Mi spiace.” – Sandra sembrava davvero rattristata dal suo diniego.
– “Vieni almeno tu. Ci facciamo due chiacchiere come l’altra volta, poi andiamo a letto.”
“Vai.” – Mi rassicurò mia moglie.
– “E accordatevi per 18 buche da qualche parte.”
“Io e Mirko ne abbiamo parlato.” – Disse Sandra in modo che io comprendessi l’antifona.
– “Ti invitiamo solo a patto che, alla fine, la diciannovesima buca la chiudi anche tu. L’ultima volta l’ha imbucata solo lui.”

Accompagnai a casa mia moglie, prima di passare da loro.
“Ti piace Sandra?” – Chiese d’improvviso mia moglie.
“Come dici, cara?”
“Da come ti guarda, direi che tu le piaci un po’ tanto. Ti mangiava con gli occhi…”
“Non ci ho fatto caso.”
“Lo immaginavo. Beh, sappi che se solo ne avesse l’occasione, ti farebbe scopare.”
“Perché me lo dici?”
“Per metterti in guardia. Non potrai dire che non te l’aspettavi proprio, che ti ha preso alla sprovvista, che lì per lì non hai saputo dire di no…”
“Non vorrai che…”
“Io no, ma tu lo vuoi di sicuro.”
Passò un lungo minuto di silenzio.
“Sei gelosa?”
“No. Lo sai. Io sono sicura di te.”
“E saresti gelosa se io e lei finissimo…?”
“No. So che tu sei mio.”
“Ti piace Mirko?”
“Sì.”
“Te lo sei fatto?”
“Vorrai scherzare!”
“E allora cosa vuoi dire con ti piace?”
“Sei geloso?”
“No. Sono sicuro di Te. So che sei mia.”
“Allora non ci sono problemi.”
Messaggio in codice ma chiaro.
Se non la tradisco posso stare tranquillo.
Se lo faccio…

Arrivai a casa di Mirko e Sandra.
Mi attendevano con la bottiglia di Armagnac con addosso solo l’accappatoio.
“Perdonaci se ci siamo messi comodi.” – Disse Sandra. Aveva un paio di ciabatte col tacco a spillo.
“Figuratevi! Siete a casa vostra.”
“Se vuoi metterti comodo anche tu…”
“Grazie.” – Mi tolsi la giacca e allentai la cravatta.
Mi versai un Armagnac come se fossi di casa e mi rilassai allungando le gambe.
Chiacchierammo per un po’ del più e del meno, poi fu ancora Sandra ad introdurre il discorso.
“Non vuoi sapere com’è andata?”
“Non sapevo come chiedertelo.”
“Guarda.” – Rispose.
Si alzò e mi girò la schiena.
Slacciò l’accappatoio e lo aprì piano facendolo abbassare molto lentamente.
Scoprì prima la schiena e poi, finalmente, il sedere.
Era perfetto.
Si vedeva solo una piccola righina, anch’essa sulla via della scomparsa.
Come avrei potuto immaginare, portava delle autoreggenti nere con riga.
– “Che ti pare?”
“Che hai il più bel culo delle Tre Venezie.”
“Solo?” – Scherzò. Rimase in mostra per un po’, quindi decise che poteva passare alla fase successiva.
– “Mirko ha un’altra richiesta da farti.” – E si rimise addosso l’accappatoio; legò la cintura, si girò e si sedette in modo da mostrare le gambe ed un po’ di scollatura.
Mi girai verso Mirko.
“Voglio che la inculi.”
Mai sentito un messaggio più forte e chiaro di così.
“Senti Mirko…”
“Oh, piantala una volta per tutte di spaccare le palle cone le tue scene di moralismo.”
“Mia moglie si immagina qualcosa.”
“Problemi?” – Chiese Sandra.
“Mi ha fatto sapere che se la tradisco non se la prende più di tanto…”
“Bene allora!”
“Aspetta. Mi ha anche precisato che però dovrei prepararmi al fatto che lei reagirebbe allo stesso modo.”
“Ah!” – Rimase un attimo a pensare.
– “Non sarebbe male, però”
“Cosa non sarebbe male?” – Chiesi.
“Farlo a quattro.”
“Non pensarci neanche. Non glielo chiederei mai.”
“Posso farle la corte?” – Mi chiese Sandra.
“Farle la corte tu?” – Domandai allibito.
“Sì.”
“Senti, dove eravamo rimasti?” – Cambiai discorso.
“Mirko ti ha chiesto di incularmi.”
“Sono pronto.”
“Ci sono delle condizioni.”
“Ah, giusto. Sentiamo.”
“Mirko, digli come vuoi fare.”
“Dunque,” – iniziò Mirko.
– “Io sto sotto, pancia in su. Lei si mette sopra e mi prende a smorzacandela. Quando si ferma, tu la inculi così. Mentre mi chiava.”
“E’ tecnicamente molto difficile… Io ho provato una volta e, credimi non ci sono riuscito.”
“Sei più fortunato di me. Io non ci ho mai provato.
Mai fatto un triangolo e, per quel che ne so, non lo ha mai fatto neanche Sandra.”
“Davvero non ti andrebbe di provare?” – Chiese Sandra con malizia.
Era ovvio che ero disposto a fare di tutto, ma non volevo che fosse troppo scontato.
– “Eppure, mi sembrava che il mio culo ti sembrasse irresistibile.”
“Quando si fa?” – Chiesi disarmato.
“Ora. Subito.” – Disse Mirko.
– “La devi inculare mentre la chiavo.” – Come immaginavo, iniziava a dare ordini, sicuro di ottenere quello che voleva.
Sandra si alzò ed andò in bagno.
Tornò con un asciugamano, un accappatoio ed un paio di ciabatte di ciniglia.
Mi accompagnò nel bagno degli ospiti e mi lasciò a rinfrescarmi.
Quando uscii, lei era ancora nel suo bagno e Mirko mi attendeva per accompagnarmi in camera da letto.
Accese la solita musica soft, abbassò la luce alogena e si spogliò, invitandomi di fare lo stesso.
Anche lui aveva un bel fisico, nonostante i quaranta.
Ci sdraiammo sul letto con un certo imbarazzo di entrambi perché eravamo soli.
Poi venne Sandra a rompere l’atmosfera di tensione che si stava respirando.
“Anch’io ho delle condizioni.” – Riuscii a dire.
“Sentiamo.”
“Prima la bacio, poi gliela mangio e poi la chiavo.”
“D’accordo, però non devi venire. Voglio che la inculi.”
“Scusa Mirko, ma non potresti usare il termine sodomizzare?”
“Come no? Purché dopo l’inculi.”
“Vaffanculo.”

Sandra si lasciò spogliare da noi due che ci stavamo affiatando e si dispose per farsi penetrare da me.
Io ero eccitato al massimo e tremavo come una foglia, tanto che dovette aiutarmi per riuscire ad entrare come si doveva.
“Vieni dentro, caro.” – Disse mammona.
– “Scaldati bene.” – E aveva ragione, perché lei era davvero calda dentro.
Si richiuse attorno a me e allora la baciai a lungo e sentii con piacere che gradiva proprio prendermelo dentro.
Mi puntai con i piedi per spingere con maggiore abilità.
Preso il ritmo, le misi le dita nel solco del culo e poggiai l’indice all’orifizio.
“Fallo.” – Mi sussurrò.
– “Sai che mi piace.”
La sodomizzai col dito.
Era una giusta preparazione per il dopo, quindi tenendomi con l’indice uscii da lei e mi abbassai a baciargliela.
Gemette alla mia lingua, ed allora intervenne intervenne il marito.
“Basta così, ragazzi. Al lavoro. Sandra, prendiglielo un po’ in bocca tu. Lo voglio in forma.”
Sandra lo fece finché Mirko non si mise in posizione supina.
Allora mi lasciò per mettersi sopra di lui.
Si inginocchiò e se lo infilò a smorzacandela. Iniziò a sbatterlo godendo sempre di più, mentre io li guardavo affascinato.
Lei prese un ritmo tale che venne in pochi minuti.
Poi si placò e si chinò in avanti verso la bocca di lui.
“Ora allunga le gambe in giu.” – Disse Mirko.
Sandra si sdraiò su di lui e, tenendo l’uccello dentro, allargò le gambe lasciando in mezzo quelle di lui esponendo a me il suo culo.
“Vieni qui.” – Mi disse Mirko.
Aveva preso le chiappe di lei e le stava allargando per invitarmi a penetrarla.
Vedevo le sue palle rimaste fuori dal sesso di Sandra.
Mi portai su di lei e cercai di avvicinare l’uccello al posto giusto.
Appoggiai il glande nel solco del sedere di Sandra, ma lei si ritrasse un attimo perché avevo sbagliato.
Allora fu lui a prendere le redini, probabilmente come loro due più volte si erano raccontati nell’intimità.
Mi prese l’uccello in mano e, dopo aver vinto un attimo di incertezza e di imbarazzo ancestrale, glielo lasciai prendere e guidare.
Mise un dito nell’ano di lei, quindi guidò lì il mio pene.
Tolse l’indice e appoggò al suo posto il mio glande.
Riprese il mio pene in mano e lo tirò a sè per invitarmi a spingere.
Dopo un po’ sentii lo sfintere di Sandra schiudersi per far posto al mio pene.
Allora spinsi e spinsi finché, scatto dopo scatto accompagnato da gridolini di lei, non arrivai in fondo.
Lui accarezzò le mie palle e le sue per farmi sentire quanto eravamo vicini e mi incitò a sbatterla.
“Forza, dacci dentro! Sfondala.”
Io iniziai a dare colpi fino in fondo, ai quali lei rispondeva con grida sempre più forti.
In un minuto lei era venuta nuovamente e noi due la sbattevamo ancora.
Mi accorsi che facevamo il possibile che le nostre palle si toccassero, tanto che cercavamo di muoverci con sincronia.
“Fermati.” – Mi disse Mirko.
– “teniamici stretti così, che ci giriamo. Piano, così…”
Iniziammo un’operazione faticosa quanto forse inutile, ma alla fine io mi trovai sotto con l’uccello nel suo culo e lui che da sopra le sbatteva per bene la vagina.
Riuscii a sentire quattro gambe che si strofinavano intrecciandosi alle mie, e mi faceva piacere avvertire la differenza di quelle pelose e muscolose di lui e quelle morbide e lisce di lei.
Sentivo i suoi colpi di rene farmi godere, perché in quel modo la schiacciava contro di me e la faceva andare avanti e indietro scorrendo sul mio pene.
A quel punto lei raccolse le gambe al petto senza farmi uscire dal culo.
“Brava, piano… Piano… Piano… Ecco, così, bravi tutt’e due. Spingi, tu. Sbattilo dentro altrimenti esce.”
Obbedii. Sapeva dirigere bene il gioco.
“Veniamo così.” – Dispose.
Mirko iniziò a dare colpi così forti che sembrava fosse lui a strofinare il mio membro, separato com’era solo dalla sottile membrana retto-vaginale.
Alla fine mi lasciai venire passivamente tenendomi alle tette di lei, mentre i due continuavano ad urlare sempre di più.

“Un’esperienza magnifica!” – Aveva urlato alla fine Sandra mettendosi a sedere mentre noi due ci eravamo lasciati cadere spossati.
– “Sono finalmente riuscita a fare il sandwich! Yahooo!”

FINE

About Porno e sesso

I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.