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Marisa ragazza madre

Marisa aveva appena diciotto anni quando era rimasta incinta di un giovanotto, conosciuto in una discoteca, che poi era sparito lasciandola nei pasticci. Lei, innamorata, si era affidata a lui totalmente, e lui n’aveva approfittato. Il rapporto non era stato come lei aveva sognato; non che fosse stato particolarmente doloroso, ma, insomma, nemmeno piacevole. Subito dopo, lui sparì e Marisa non ne seppe più nulla; non ne conosceva nemmeno il cognome. In casa fu una tragedia: i suoi genitori la cacciarono e lei, che fortunatamente lavorava, si trovò una stanzetta in affitto. Silvia, una compagna di lavoro, l’aiutò nel periodo del parto.
Dopo la nascita di Angelo anche Silvia lasciò la famiglia, con la quale aveva rotto ogni rapporto, e le due ragazze presero in affitto un appartamentino, modesto ma decoroso, ed allevarono il bambino insieme. Il lavoro rendeva bene e la famigliola non aveva problemi economici, anzi, dopo qualche anno, raggiunsero persino una certa agiatezza.
Silvia era una ragazza dolce e gentile, come Marisa del resto, e la vita scorreva tranquilla e serena. Gli uomini erano stati totalmente esclusi dalla loro vita, non per deliberata scelta, ma perché non ne sentivano il bisogno; non avevano molte esigenze sessuali, e le tenerezze, che si scambiavano fra di loro, erano pienamente appaganti.
Avevano cominciato a dormire insieme all’inizio della loro convivenza, con Angelo nella culla a fianco del loro letto; poi, con le migliorate condizioni economiche, avevano trovato un appartamento più grande ma, essendo ormai abituate a stare insieme, avevano continuato a dormire nello stesso letto, mentre Angelo aveva la sua stanzetta.
Le due ragazze si amavano di un amore dolce, senza slanci passionali, ma tenero e costante.
Un giorno Marisa, durante un viaggio di lavoro, era entrata in una profumeria ed aveva visto un vibromassaggiatore esposto in vetrina; poiché non era conosciuta, e la commessa era gentile, riuscì a vincere la timidezza e lo comperò. Tornata a casa, lo mostrò a Silvia e, la sera stessa, lo provarono. Quella fu una delle poche volte in cui le due ragazze si lasciarono trasportare dalla lussuria; usarono il vibratore per penetrarsi a vicenda e ne trassero godimento. Da allora, il fallo artificiale fu il fedele compagno delle due amiche, e la loro vita sessuale si vivacizzò.
Più di una volta, Marisa, nel fare il bagno ad Angelo, non aveva resistito all’impulso di baciargli il pisellino; anzi, una volta, glielo prese in bocca e lo succhiò. Subito dopo, però, si rese conto che era una cosa sbagliata e non ripeté più l’atto, anche se spesso avrebbe desiderato farlo, tanto più che ora Angelo aveva spesso un’erezione.
Qualche volta, il bambino raggiungeva le due ragazze nel letto grande, perché voleva addormentarsi fra le braccia della mamma. Si metteva fra di loro e si avvinghiava a Marisa, infilando le mani nella scollatura della camicia da notte, per stringerle i seni. A Marisa questo piaceva molto, ma resisteva all’impulso di accarezzare il bambino come avrebbe desiderato.
Queste intimità cessarono quando Marisa, parlandone con la sua compagna, si rese conto che si stava avviando su un piano inclinato, che diventava sempre più ripido. Dolcemente, ma con fermezza, indusse il bambino, che ormai era quasi un ragazzo, a rimanere nella sua camera; anche perché, con lui presente, era impossibile potersi abbandonare all’amore di Silvia.
Angelo crebbe sano, bello, forte ed intelligente. A scuola era bravissimo, e gli insegnanti lo lodavano apertamente. Angela n’era orgogliosa.

Da qualche tempo Silvia si era riappacificata con i suoi genitori, che abitavano in campagna e, saltuariamente, andava da loro per i fine settimana. Angelo, che ormai era un giovanotto all’ultimo anno del liceo classico, in quei giorni aveva ripreso la vecchia abitudine di infilarsi nel lettone della mamma. Si spogliava nella sua camera, indossava il pigiama, andava in quella di Marisa e si infilava sotto le lenzuola. Spegnevano subito la luce e rimanevano vicini, in silenzio; l’uno sentiva il respiro dell’altra. Angelo avrebbe voluto abbracciare la mamma, come ai vecchi tempi, ma temeva che lei lo rifiutasse, e si asteneva da ogni contatto. Rimanevano così per un po’, poi, uno dopo l’altra, si addormentavano. La cosa diventò un’abitudine; ormai Silvia andava quasi ogni venerdì dai suoi, e tornava la domenica sera. Angelo, il venerdì ed il sabato sera, dormiva con la mamma. Ora era molto più disinvolto; si avvicinava a lei, che gli voltava le spalle, e l’abbracciava da dietro. Pian piano prese confidenza, e cominciò ad infilare le mani nella scollatura, come quando era bambino, ed a carezzarle il seno. La prima volta, Marisa si irrigidì, ma non fece nulla per allontanarlo; poi, le volte successive, allentatasi la tensione, cominciò a provare piacere, tanto che sentì l’impulso di voltarsi per baciarlo; ma non lo fece: era terrorizzata per quello che sarebbe potuto accadere. Un venerdì sera Marisa finse di essersi addormentata, ed Angelo anziché mettere la mano nella scollatura, le sollevò la camicia da notte, e salì fino a raggiungere il seno da sotto; si strinse a lei e cominciò a carezzarglielo, poi prese i capezzoli e li pizzicò dolcemente: Marisa rabbrividì, ma finse di continuare a dormire. Il sabato trascorse come il solito: Marisa a fare la spesa, a cucinare, a sfaccendare; Angelo a studiare (gli esami erano vicini). La sera: televisione e poi a letto. Marisa era tesa; temeva (o desiderava) che si ripetesse quello che era successo la sera precedente e non sapeva come comportarsi; decise che avrebbe finto di dormire. Si spogliarono ed andarono a letto; lei gli diede il bacio della buona notte, spense la luce, si voltò e… finse di addormentarsi. Angelo stette per un po’ immobile, poi lievemente, infilò la mano sotto la leggera camicia di seta e, lentamente, la sollevò fin sopra il seno. Era eccitato; il suo pene, ora, aveva raggiunto delle dimensioni ragguardevoli e temeva che, se si fosse stretto troppo alla mamma, e lei si fosse svegliata, ne sarebbe rimasta turbata. Rimase fermo per un po’, tenendole la mano sul seno, poi la ritrasse per masturbarsi. Lo fece lentamente per non svegliarla; in breve raggiunse l’orgasmo: soffocò un gemito, eiaculò nella mano e, per non lasciare tracce, se la portò alla bocca e leccò il suo seme; poi si addormentò. Marisa, per quanto lui avesse fatto piano, aveva seguito la masturbazione, ed era eccitatissima; quando le parve che lui dormisse, portò la mano fra le cosce, e si masturbò a sua volta.
Durante tutta la settimana Marisa non cessò un attimo di pensare a quello che era successo e, la sera, quando faceva l’amore con Silvia, pensava al suo dolce Angelo e godeva. Temeva ma, nello stesso tempo, desiderava l’arrivo del venerdì; desiderava sentire il suo adorato figliolo godere vicino a lei, e desiderava godere con lui. Finalmente il momento arrivò. Con studiata calma, nascondendo la tempesta che la sconvolgeva dentro, Marisa si spogliò, indossò la sua camicia più leggera, ed andò a letto con il cuore che batteva forte. Angelo la raggiunse subito. Solito bacio, poi lei si voltò, come sempre, e finse di addormentarsi. Era tesa, attenta ad ogni piccolo movimento di lui; si sentiva bagnata fra le cosce, ma non poteva toccarsi perché lui se ne sarebbe accorto. Angelo, quando fu certo che lei dormisse, le sollevò la camicia, e si avvicinò, appoggiando il pene eretto al morbido sedere. Si mosse lievemente, strusciando il glande nel solco delle natiche; non ci mise molto ad eiaculare: si ritrasse appena in tempo e, come la volta precedente, prese lo sperma nella mano e lo leccò. Anche questa volta, dopo che lui si fu addormentato, Marisa si masturbò, raggiungendo un orgasmo mai provato prima. Quella notte non riuscì quasi a dormire; si masturbò ancora più volte e, ad un certo punto, ebbe la tentazione di avvicinarsi a lui e prendergli il membro in bocca, come aveva fatto quella volta, quando lui era bambino. Resistette, e si addormentò verso mattina. Quando si svegliò, Angelo aveva già fatto colazione. Andò nella sua camera, dove lui si era messo a studiare, e gli diede un bacio sul capo; lui si voltò di scatto e la baciò sulla bocca; non era la prima volta che lo faceva, ma questa volta lei arrossì.
Il sabato trascorse come gli altri; entrambi desideravano che arrivasse la sera e, dopo cena, si sedettero davanti alla televisione. Nessuno dei due aveva voglia di guardare quelle stupide trasmissioni televisive, ma nessuno poteva dichiarare quello che avrebbe desiderato fare. Finalmente venne l’ora di andare a letto. La cosa si svolse come era ormai consuetudine: lei lo baciò, poi spense la luce e gli voltò le spalle, rimanendo in trepidante attesa. Angelo le si accostò, le sollevò la camicia e cominciò a strusciare il membro fra le sue cosce. Lei era eccitatissima, ma rimaneva immobile; pian piano lui spinse il membro fino a sentire l’umidore della vagina; era troppo; lei s’inarcò un po’, spingendo il sedere in fuori e, nel modo più naturale, egli scivolò dentro di lei.
Al colmo della lussuria, Marisa cominciò ad agitarsi fremendo, poi si sottrasse un attimo per voltarsi supina, allargò le cosce, attirò il figlio su di sé e gli guidò il membro con la mano nella vagina umida e calda. Fu un amplesso sconvolgente: Marisa lo avvinse con le braccia e le gambe, tenendolo stretto e baciandolo sulla bocca. Presto godette urlando di piacere, sentendo lui che le eiaculava dentro; fu il più violento orgasmo della sua vita. Rimasero così, avvinti, per alcuni minuti, immobili. Subito dopo fu presa dal terrore per quello che aveva fatto, e scoppiò in un pianto dirotto. Angelo era sconvolto; senza parlare andò nella sua camera, ma quella notte nessuno dei due riuscì a dormire. La mattina dopo, quando si rividero, non ebbero il coraggio di guardarsi negli occhi. Non parlarono per tutto il giorno. La sera Silvia tornò, si accorse di qualche cosa che non andava, e pensò che avessero litigato. Lui si ritirò nella sua camera molto presto. Appena le due donne furono sole, Silvia chiese che cosa fosse successo; Marisa scoppiò a piangere e confessò tutto. Silvia era sconvolta; la insultò, poi, dopo che si fu un po’ calmata, chiese:
“Adesso, cosa intendi fare? ”
“Non lo so, aiutami tu, ti prego”
“Vuoi che gli parli? ”
“Cosa gli vuoi dire? ”
“Gli dirò che quello che è successo è stato un gravissimo errore, che non si deve ripetere, e che dobbiamo tutti dimenticare”
“Va bene; ma poi? Come faremo a guardarci ancora negli occhi? Forse sarebbe bene che ci separassimo per un po’”
” Hai ragione, ci penseremo”.
Fortunatamente era ormai tempo d’esami. Silvia non si allontanò più durante i fine settimana, ed Angelo non rimase più solo con la madre. Dopo gli esami, che superò brillantemente, fu mandato a studiare inglese in Inghilterra, dove rimase tre mesi. Al suo ritorno, incominciò a frequentare l’università. Gradualmente i rapporti con la madre si normalizzarono.

Ora Angelo è un avvocato; si è sposato ed è padre di una bellissima bambina; però, quando fa l’amore con la moglie, per eccitarsi deve pensare alla madre. Anche Marisa pensa a lui, quando fa l’amore con Silvia, ed a volte, nel momento dell’orgasmo, urla il suo nome. Silvia capisce, e tace. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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