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copertina racconto erotico

La cameriera tunisina

La ragazza stava distesa su di un lettino. Quattro giovani le erano intorno, belli, muscolosi, abbronzati, biondi, dal volto energico e maschio. Il corpo della giovane e la sua bocca ansavano di desiderio.
Il primo a possederla le morse il labbro. Sentì un sesso duro come la roccia strisciare sulle cosce, urtarle il pube. Capì l’impazienza del maschio, e gli si aprì, offrendosi senza condizioni alla violenza dei suoi colpi. Era felice di essere posseduta, quasi violentata, che lui la prendesse a suo piacimento, senza preoccuparsi di intenerirla, penetrando in lei come se avesse fretta di fecondarla.
Poi sarebbe toccato agli altri.
Ma no: dopo quella prima furia, egli si trattenne, assaporando con più gusto il corpo desiderato, e i suoi baci ora commuovevano la ragazza come la violenza della sua precedente fregola.
Improvvisamente egli la prese, la sollevò dal lettino e la distese sulla moquette. Si legarono, rotolarono di fianco in modo che il maschio si trovasse sotto di lei.
Lei capì la ragione di quel movimento, quando sentì delle mani accarezzarle le natiche, scostarle, ed un’altra verga penetrarla irresistibilmente nella sua intimità più nascosta, senza che il primo amante si fosse ritirato dal suo sesso.
Lei avrebbe voluto urlare per il dolore, ma rifiutò in un simile momento di pensare al male atroce che stava provando. Come rinunciare ad essere felice? Il piacere di quelle virilità gemelle nel suo ventre e nelle sue viscere era anche il suo piacere. Le immaginava lunghe, forti, separate così scarsamente da una sottile membrana. Avrebbe voluto che quell’ostacolo fosse abolito, che i due sessi che erano in lei, si toccassero, carne contro carne, piacevolmente, in una eiaculazione ineffabile.
Ma non bastava ancora: un ultimo accesso, un’altra risorsa voluttuosa del suo corpo rimaneva libera. Le dita che l’afferrarono alle tempie, ella le attendeva. Sollevò il volto ed il fallo del terzo maschio le entrò nella bocca.
Come erano belli i suoi amanti.
L’ultimo, il quarto, si accostò al groviglio scomposto che si muoveva in sincronia, e lei gli afferrò il membro indurito dalle voglie e lo strinse nella mano destra. Lo toccò, lo palpò, lo accarezzò. Avrebbe voluto che anche quello potesse entrare in lei assieme agli altri…
Quei corpi che erano in lei da ogni parte, rappresentavano l’assoluto dell’amore.
Uno dopo l’altro, i suoi amanti del momento godettero in lei. E lei giacque a lungo su quel tappeto, mentre i maschi lentamente uscivano dalla stanza.
Dopo qualche minuto entrò una coppia. Erano entrambi nudi. L’uomo si pose in un angolo ed osservava in silenzio. La donna si avvicinò alla ragazza e le aprì le cosce. Prese a leccarle tutta la vulva, affondando la lingua calda e vorace all’interno della vagina.
Lei ad un certo punto si liberò bruscamente della nuova venuta e si avvicinò al maschio. Si inginocchiò davanti a lui e gli afferrò il membro con i denti. Glielo morse piano, quasi con gentilezza, gli leccò il prepuzio, lo estrasse dalle labbra, lo ammirò, poi lo riportò nella sua bocca, in fondo alla sua gola. La verga era lunga e dura come un flauto. Lei prese ad andare su e giù col capo fino a che non estrasse da quel fallo lunghi zampilli di seme che le riempirono completamente la bocca.
Si voltò, guardò la donna distesa sul tappeto con le gambe divaricate, si inginocchiò, incollò le sue labbra al sesso sbocciato e soffiò in esso lo sperma di cui era piena la sua bocca.
Rimase nuovamente sola.
Dopo una decina di minuti, entrarono due giovani inservienti che la accompagnarono in una sala occupata per metà da una grande vasca colma d’acqua azzurra. Lei si immerse e le due donne la lavarono a lungo. Poi l’avvolsero in un grande accappatoio di spugna e la fecero distendere su di un lettino. Le massaggiarono a lungo il corpo, poi la rivestirono e l’accompagnarono in un salotto.
La ragazza, si chiamava Denise, attese seduta su di una poltrona. Entrò nella stanza una donna di mezza età, elegantemente vestita.
– è rimasta soddisfatta delle nostre… cure… estetiche, signorina? –
– Moltissimo – rispose la ragazza. – Cosa le devo per… ? –
– Sono seicento euro… mi auguro che ritorni e che ci faccia una discreta pubblicità presso le sue amiche… –
La ragazza estrasse da una borsetta di coccodrillo il portafogli e pagò la somma richiesta. Poi venne accompagnata alla porta e si allontanò.
Salì su di una Saab decappottabile e si avviò verso casa.
Era realmente soddisfatta del servizio… Non credeva si potesse godere così tanto.
Guadagnò velocemente la periferia di Roma e guidando per viali alberati, raggiunse la stupenda villa in cui abitava con i genitori e il fratello.
Suonò due colpi di clacson e subito un cameriere le aprì il cancello. Portò la macchina in garage ed entrò in casa.
I suoi genitori, ricchissimi industriali, erano a Milano ed il fratello fuori, in Kenia, per una battuta di caccia.
Salì in camera sua e si distese sul letto. Era stranamente felice. Aveva avuto l’indirizzo dell’istituto di bellezza da una sua amica, Mariella, la quale ad un party da alcuni comuni amici, le aveva confessato, forse in preda ai fumi di qualche bicchiere di troppo, di frequentare quell’istituto e di essere felice sessualmente. Denise, che aveva avuto fin da bambina sempre tutto dalla vita, forse per il troppo benessere, aveva voluto provare quella nuova voluttà. Essere posseduta da uomini e donne che si prostituivano.
Dapprima era entrata in quel palazzo timorosa, poi la strana atmosfera, il sapere che era lei, una donna, a pagare per essere scopata, l’aveva immensamente eccitata.
Sarebbe senz’altro tornata là. Gli uomini che le giravano attorno, le facevano la corte unicamente per la sua posizione economica, oltre che per la sua bellezza.
Si alzò dal letto e si spogliò completamente. Si mise davanti allo specchio e prese a guardarsi. I suoi capelli erano lunghi e biondi, di un biondo dorato, colore del grano maturo. Aveva un seno sodo e ben sviluppato. Il suo corpo poggiava su un bel paio di gambe lunghe e snelle, con caviglie sottili e cosce sode e tornite. La si poteva considerare un bel tocco di fi… gliola.
Improvvisamente ebbe un’idea, forse un’idea un po’ folle. Chiamò la nuova cameriera che lei stessa aveva assunto da poco. Era una ragazza tunisina di diciotto anni, con la pelle non troppo scura e due begli occhi neri da cerbiatta.
Quando la ragazza bussò alla porta, Denise le disse di entrare. Era sempre nuda.
La giovane, quando vide la sua padrona in quelle condizioni arrossì e fece l’atto di ritirarsi, ma Denise la fermò.
– Entra, stupidina, e chiudi la porta. –
La cameriera, che si chiamava Fariah, entrò visibilmente emozionata.
– Ma come, non hai mai vista una donna nuda? … Su, alza gli occhi e dimmi se sono bella. –
Fariah alzò lo sguardo verso il corpo nudo della padrona e rispose balbettando:
– Oh… si… signorina… siete bellissima… di… ditemi… cosa desiderate? –
Denise la guardò con un sorriso ironico.
– Spogliati… voglio vederti nuda… –
La fanciulla guardò la sua padrona esitante. Denise le si avvicinò e la guardò con sguardo severo.
– Ti ordino di spogliarti… Se no ti licenzio! … E ti faccio rimandare al tuo paese, in Tunisia. –
Fariah, esitante, iniziò a spogliarsi. Si tolse gli abiti in maniera goffa.
Denise le si avvicinò e l’aiutò a finire di spogliarsi. Le sganciò il reggiseno di poco prezzo e poi, da dietro, le abbassò le mutandine di cotone bianco, lasciandola completamente nuda.
Ora le due donne erano vicinissime. Denise la guardò e la toccò. La ragazza tremava tutta. Aveva un bel corpo. Il seno leggermente a pera, le natiche alte e sode e un monte di venere ricoperto da una fitta foresta di serici peli.
– Sei ancora vergine? … – le chiese la padrona.
– Oh, si… signorina… –
Denise la prese per mano e la condusse sul letto.
– Vieni, ci divertiremo un po’… –
La ragazza la seguì perplessa, rassegnata, non capiva cosa volesse da lei la sua padrona.
Denise la fece distendere sulla schiena, le aprì le gambe, le allargò, poi iniziò ad accarezzarle le cosce.
– Dimmi, ti masturbi ogni tanto? –
– Cosa… Cosa vuol dire? –
– Ti tocchi? … In mezzo alle gambe voglio dire… –
– Oh… signorina… cosa dice? … –
– Rispondi alla mia domanda! –
– Si… quasi ogni sera… – rispose la piccola arrossendo.
Denise fece scorrere le sue mani carezzevoli su quel corpo ancora acerbo in tutta la sua lunghezza, salì verso i seni, li sollevò, ne pizzicò i capezzolini, fino a farli erigere, li eccitò e li strofinò. Un gemito prolungato uscì dalle labbra della cameriera.
Denise lasciò le mammelle sode, costeggiò la curva del petto, scivolò verso le anche e risalì con lentezza esasperante fino al cavo delle ascelle, ritrovò i seni, vi appoggiò le labbra e li succhiò golosamente.
Ora Fariah era presa da violenti spasimi, era prossima all’orgasmo.
Denise concesse un attimo di tregua a quel corpo, poi protese una mano verso il clitoride, lo infiammò con audaci carezze, lo eccitò con sfregamenti, tremolii impercettibili colpi d’unghia.
La giovane tunisina si agitò, si contorse, implorò con gli occhi la padrona, voleva godere. Denise si sforzò di prolungare quegli attimi di attesa, si morse le labbra, chiuse la mano a conchiglia attorno al sesso della ragazza, poi infine infilò il dito medio tra le labbra della vergine vulva e lo mandò su e giù con movimento ritmico.
Fariah gridò di piacere ed aiutò la padrona premendo le sue mani sulle dita di Denise dentro la sua fessura…
– Ooooh! … Signorina… gooodo… che bello… prima d’ora… non avevo mai… goduto per mano d’altri… oh… ancora… si… la prego… continui… sto ancora… godendo… aaah… –
Con un ultimo sussulto la giovane vergine svenne per il troppo piacere.
Denise si alzò, aprì la porta del bagno e si buttò sotto la doccia. Per quel giorno aveva avuto abbastanza emozioni.
Era soddisfatta. Adesso la giovane cameriera era alla sua mercè. Si sarebbe divertita certamente…
Quando ritornò nella camera, la ragazza stava rinvenendo.
– Lavati nella doccia, poi scendi e preparami la cena. Quando sarà pronta me la porterai in camera, e ricordati… non fare parola con nessuno di quanto è successo! … –
– Si… signorina… appena la cena sarà pronta gliela porterò subito. Non si preoccupi che non parlerò con nessuno. –
Così dicendo la giovane tunisina si avviò, nuda, verso la doccia. Si lavò, si pettinò, poi uscì e si rivestì, uscendo infine dalla camera della padrona.
Denise rimase sola in camera. Si cambiò d’abito e poi telefonò alla sua amica Mariella.
Rispose la madre della ragazza. Dopo alcuni secondi la fanciulla venne al telefono. Denise le parlò dell’incontro avuto all’istituto e la ringraziò. Le due amiche si diedero appuntamento per il giorno dopo, poi si salutarono.
Quando la cena fu pronta, la giovane cameriera tunisina bussò alla porta di Denise e le servì la cena sul tavolino dello scrittoio.
Denise cenò, poi si assopì sul letto, vestita.
La giornata era stata ricca di emozioni…

La mattina dopo Denise si svegliò verso le dieci. Sul tavolino era già pronta la colazione. Fariah gliela aveva già portata. La giovane si alzò, si spogliò e si buttò sotto la doccia. Fece colazione in fretta, poi scese in salotto.
La villa era composta da un grande ingresso, un’enorme sala da pranzo, un salotto, una libreria, lo studio del padre di Denise, le cucine e tre camere per la servitù. Al piano superiore vi era la camera della madre, quella del padre, del fratello, la sua ed una cameretta per gli ospiti. Tutte queste camere erano con bagno.
Denise si chiuse in salotto e telefonò a Mariella per dirle che sarebbe passata a prenderla tra circa mezz’ora.
Scese in garage e salì sulla sua decappottabile. Si avviò adagio verso la villa della sua amica. La trovò davanti al cancello ad aspettarla. Mariella si sedette di fianco a lei ed insieme si avviarono in centro.
Si sedettero in un caffè e subito Mariella si fece raccontare l’esperienza avuta da Denise nell’istituto.
Alla fine del racconto Denise, guardò l’amica con un sorriso malizioso.
– Mi è venuta una mezza idea, circa la mia nuova cameriera… –
– Quale cameriera? … E che idea? … – le fece eco Mariella.
– Devi sapere che ho assunto, da poco, un’amore di ragazzina tunisina. Ha diciotto anni. Pensa, è ancora vergine! Cosa ne pensi se la portassimo all’istituto e ci si divertisse un poco? … –
– Sarebbe una cosa magnifica! … Ma non pensi che ciò possa essere pericoloso? –
– Non ti preoccupare, la ragazza ha troppa paura di essere rispedita in Tunisia e mi è molto devota. –
– Va bene – acconsentì l’amica. – Se vuoi, me ne incarico io di parlare alla proprietaria dell’istituto. –
– D’accordo. – le rispose Denise.
Le due amiche si avviarono alla macchina e Denise guidò velocemente fino all’istituto. L’amica scese ed entrò nel severo palazzo. Dopo circa mezz’ora ne discese con aria soddisfatta.
Denise la interrogò con lo sguardo, mentre si sedeva accanto a lei.
– Tutto a posto. Ho fissato per domani pomeriggio alle due. è l’ora migliore. Vi sono pochissimi clienti. Tu, piuttosto, come farai? –
– Oh, non ti preoccupare. Mio fratello è a caccia in Kenya ed i miei sono a Milano. Ti passerò a prendere a casa tua con la ragazza. –
Giunti davanti alla villa dell’amica, Denise le fece scendere e si avviò verso la sua abitazione.
Era ormai mezzogiorno. Denise mangiò sola nella sala e si fece servire da Fariah. Dopo aver finito di mangiare salì in camera e chiamò la cameriera. La ragazza arrivò tutta premurosa.
– Fariah, domani pomeriggio mi accompagnerai a fare compere in città. –
– Va bene, signorina. Desidera altro? –
– No, vai pure. –
La giornata passò velocemente.

L’indomani, alla una e mezza, Denise e la cameriera uscirono dalla villa e dopo una decina di minuti fermarono la macchina davanti al cancello della villa di Mariella. Lei era lì ad aspettarle e salì rapidamente in auto. Le due amiche si salutarono e la nuova venuta scrutò a lungo la tunisina. Intanto procedevano in silenzio verso l’appuntamento.
Parcheggiata l’auto, scesero tutte e tre. Entrarono nell’austero palazzo e furono dentro l’istituto, accolte dalla proprietaria.
Ad un cenno di questa, due donne si fecero avanti, presero Fariah e la condussero via. La ragazza non disse una parola, ma guardò la sua padrona con sguardo interrogativo.
Le due amiche vennero fatte accomodare in un grande salone con comode poltrone disposte attorno a un grande letto circolare al centro della stanza. Su quel letto vi potevano prendere posto benissimo quattro persone. Furono lasciate sole. Si sedettero.
– Hai già predisposto tutto te? – chiese Denise.
– Si… ieri mi sono messa d’accordo con la padrona circa i… numeri… che desideriamo… –
– Glielo hai detto che la ragazza è vergine? –
– Ma naturalmente! E la signora mi ha assicurato che la negretta verrà deflorata davanti e… dietro… –
– Anche dietro? … Oh, cazzo, soffrirà sicuramente come una bestia! … Mamma mia, sarà uno spettacolo da non perdere! –
Dopo pochi minuti di attesa entrarono le due ragazze con Fariah, tutta agghindata in uno strano abbigliamento. Le erano stati tolti gli abiti ed indossava un reggiseno che lasciava uscire una porzione abbondante di carne con i capezzoli in vista e un paio di slip con un larghissimo spacco davanti e dietro.
La ragazza venne fatta sdraiare sul letto a gambe divaricate. Le due donne che le erano intorno si spogliarono, con movimenti sensuali, quasi da spogliarelliste. Una era rossa e l’altra bionda. Quando furono completamente nude, si baciarono a lungo in bocca, poi si disposero in maniera tale da poter far vedere a Denise ed all’amica tutto ciò che avrebbero fatto sul corpo della giovane tunisina.
La rossa si sdraiò tra le gambe di Fariah e cominciò a leccarle il sesso, mentre la bionda le leccava vogliosa i capezzoli. Fariah prese a contorcersi e ad agitarsi, emettendo lamenti e mugolii…
La rossa affondò sempre di più la sua lingua in quel sesso dilatato per la libidine, fino a leccarle il clitoride con colpi decisi e rapidi.
Mariella e Denise erano affascinate dallo spettacolo. Lentamente cominciarono a togliersi anche loro i vestiti fino a rimanere completamente nude.
Le due inservienti si fermarono un istante. Misero dei cuscini sotto le natiche di Fariah affinchè il suo corpo fosse maggiormente divaricato e in questo modo offrire lo spettacolo della sua vulva dilatata agli occhi vogliosi di Denise e dell’amica.
La bionda adesso si era posta a cavallo della bocca di Fariah e la costringeva a leccarle la vagina, mentre la rossa riprendeva a masturbarla con la lingua esperta.
Anche le due spettatrici non rimasero inattive. Entrambe avevano la mano in mezzo alle gambe e si massaggiavano piano, adagio, onde prolungare il piacere insorgente in loro.
Intanto sul letto le due inservienti abbandonarono la giovane che ancora non aveva raggiunto l’orgasmo.
Uscirono dal salone e al loro posto giunse un giovane alto, biondo e muscoloso. Indossava un abito di foggia strana. Una tunica greca che si apriva sul davanti.
Fariah si era sollevata, ansante e tutta eccitata e ora stava seduta sul letto, il giovane la fece sdraiare sulla schiena: prendendola per le ginocchia le allargò le gambe, la tunica si aprì e un membro eccitato, grosso e nodoso si mostrò agli occhi della ragazza che comprese di essere sul punto di perdere la sua verginità.
Fariah adesso gridava e piangeva, diceva di no con la testa, ma il giovane non si fece impietosire: le strinse forte i capezzoli fino a farle male e la ragazza in quel momento capì che la sua padrona l’aveva consegnata a quella gente come una vittima da sacrificare sull’altare del loro godimento. Avrebbe dovuto sottostare alle voglie di quel giovane senza ribellarsi. Si quietò, ma non smise di piangere.
Il giovane le puntò il membro sull’apertura della vulva e cominciò a spingere piano. Anche se lei non si agitava più, la paura le faceva contrarre i muscoli e il dardo non riusciva ad entrare.
Il giovane le allargò ancora di più le gambe e ci riprovò, questa volta entrò con la punta, la ragazza adesso teneva i suoi occhioni da cerbiatta spalancati e stava a bocca aperta come se stesse lanciando un grido silenzioso. Denise e la sua amica erano immobili, con gli occhi puntati sulla scena.
Il giovane rimase fermo per un poco poi riprese a spingere, questa volta entrò di più, era arrivato alla barriera della sua verginità, lo tirò fuori e la giovane africana lasciò uscire un sospiro.
Mentre la sentiva rilassata, di colpo il giovane diede una spinta di reni e affondò dentro di lei fino in fondo, Fariah non se lo aspettava e non ebbe il tempo di fare resistenza, gridò con tutto il fiato che aveva in corpo, ma ormai il membro era dentro quasi tutto. Mancava solo di fare entrare gli ultimi tre o quattro centimetri, ma il ragazzo biondo si fermò e lo tirò fuori ancora una volta, il membro era tutto rosso di sangue, poi lo spinse ancora dentro di lei, che ora piangeva sommessamente.
Per un po’ la scopò piano, assaporando la sua vagina strettissima, ma ad un tratto diede una spinta forte e anche gli ultimi centimetri entrarono dentro la vagina appena sverginata. Fariah ricominciò a gridare forte e ad agitarsi, cercando di sottrarsi allo scempio della sua femminilità violata, il giovane si fermò e uscì ancora da lei.
L’afferrò per un polso e la fece scendere dal letto, si sedette su uno sgabello basso, coperto di seta e fece avvicinare la ragazza, in modo che si trovasse davanti a lui, di fronte, vicinissima alle sue ginocchia. Fariah appariva sconvolta in viso, le tremava la bocca e aveva il corpo lucido di sudore.
Il giovane socchiuse la tunica, scoprì le lunghe gambe, costrinse poi la ragazza a piegare le ginocchia e a farsi più vicina, a cavalcioni delle sue gambe: quando la vulva umida e imbrattata del suo sangue virginale gli sfiorò il membro, l’uomo la aprì con le dita; quindi portò le mani all’altezza delle sue anche, su cui fece forza per impalarla sino in fondo.
– Chiedimi di farti godere! – intimò alla giovane.
– Si… ansimò Fariah. – Voglio godere… –
– Più forte… dillo più forte! … –
Lei si contorse, gridò, il pene la stava impalando.
– Ancora! … – insistè il giovane.
E lei ubbidì, mentre le due spettatrici guardavano la scena con le pupille dilatate.
Intanto l’uomo la penetrava con violenza, facendola urlare per il dolore. La poverina si contorceva e spingeva con le mani sulle spalle del giovane, cercando di strapparsi a quel piolo che la riempiva sin nel profondo del suo sesso.
Dopo un po’ di lamenti, però, lo sfregamento del fallo nella sua vagina cominciò a produrre i suoi effetti: al dolore cominciò a sovrapporsi il piacere, e la ragazza cominciò a gemere e a godere, singhiozzando.
– Oh, godo, gooodo! … è troppo bello! Oh, come è bello… Oh, godo ancoraa… si… si… –
Quando infine tacque, l’uomo la sostenne per le braccia, inanimata e molle, finchè non riprese i sensi. Ma intanto continuava a restare ben saldo dentro di lei e cominciò a imprimerle nuovi movimenti, la fece sollevare e ricadere, immergendosi in lei rudemente, due, tre volte, dieci volte. Vedendola così remissiva, l’uomo si scatenò e prese a scoparla selvaggiamente.
Un nuovo lamento nacque dalla gola di Fariah. L’uomo le morse selvaggiamente la spalla, esplose in lei. Lei lo sentì zampillare in fondo al suo ventre e, ancora una volta, la vertigine le fece quasi perdere i sensi.
Intanto Denise e Mariella guardavano sempre più affascinate lo spettacolo.
L’uomo se ne andò e tornarono le due inservienti che presero Fariah quasi di peso e la portarono a lavarsi. Quando tornarono, la ragazza sembrava essersi un pochino ripresa.
Le due uscirono ed al loro posto entrarono due nuovi giovani.
Fariah era sempre sdraiata sul letto. I due le si avvicinarono e subito uno le pose nella mano destra il membro eretto, mentre il suo seno sinistro si apprestava a fare da cuscino al pene dell’altro.
Intanto le due amiche continuavano a masturbarsi, lentamente, affascinate da quei continui cambiamenti di scena.
Ora uno degli uomini stava penetrando Fariah, mentre l’altro continuava a sfregarsi contro i suoi seni. La giovane oscillava, si contraeva, inarcava il corpo, lo distendeva: ogni muscolo sembrava in continua attività.
Quello dei compagni di Fariah che non era dentro di lei, si alzò e andò a prendere Mariella per mano. La giovane bruna lo seguì, si lasciò stendere sul dorso in modo che le gambe penzolassero fuori dal letto e il pube nero costellato di perle sporgesse al di sopra del copriletto di pelo bianco. L’uomo si inginocchiò e frugò Mariella con la lingua. Lei chiuse gli occhi e si abbandonò il più possibile, sforzandosi di pensare il più possibile alla carezza che riceveva. Il suo uomo era esperto, paziente: la leccò profondamente e ben presto Mariella fu solo un corpo in preda alla voluttà, dimentica di tutto ciò che le era intorno. Poi cominciò a godere ed un grido le sgorgò spontaneo dalla gola.
– Aaah! Come godo! … –
L’uomo la lasciò soltanto quando sentì che le mancava il respiro e non si dimenava più. Allora fu lei che lo attirò sul suo corpo; tra le sue cosce sentì il peso del suo pene: lo invitò con le mani ad entrare dentro di lei. Lui la prese, introdusse la grossa verga nella vagina e la scosse tutta, a lungo, fino a quando, dalle labbra della ragazza uscirono lunghi rantoli esausti.
Allora si staccò di colpo dal maschio e si inchinò tra le sue gambe, a prendere in bocca la fragranza dello sperma di cui era ancora bagnato il membro.
Poi la giovane uscì dalla stanza e andò a lavarsi. Denise invece, continuava a guardare la sua cameriera…
Fariah era esausta sul letto. Aveva già goduto tre volte. Quello che aveva posseduto Mariella si avvicinò alla giovane tunisina e le fece rizzare le gambe in senso verticale. Ora le sue gambe riposavano contro il petto del maschio che si preparava col suo fallo duro e brutale ad aprirsi la strada tra le sue natiche.
La giovane gridò spaventata. Non voleva. Si divincolò forsennatamente e riuscì a sfuggire al giovane, scese dal letto e si lanciò verso la porta della stanza, cercando di scappare. Fu ripresa al volo dall’altro giovane e ributtata urlante sul letto.
Denise accorse per dare una mano e in due riuscirono a bloccarla prona, con la pancia contro il letto, mentre l’altro giovane si apprestava a sodomizzarla.
– Noooo! … lì noo! … – gridava Fariah. – Mi fa troppo male… La prego signorina… lo impedisca… la scongiuro! … –
La ragazza urlava il suo terrore con tutto il fiato che aveva in corpo e si agitava come un’ossessa cercando inutilmente di liberarsi. Si dimenava come un’invasata, sembrava un’anguilla sgusciante ai presenti: non aveva nessunissima intenzione di farsi prendere da quella parte, e intanto urlava, urlava con tutte le sue forze, sperando che qualcuno venisse in suo soccorso.
– Urla, urla quanto vuoi, tanto qui nessuno ti può sentire – la disilluse subito la sua padrona. – E tu sbrigati a cominciare. Voglio che le entri dentro con forza, voglio sentirla gridare e implorare, avanti sbrigati! –
Terrorizzata e tremante, Fariah voltò il capo e vide il membro avvicinarsi minaccioso, una mano le accarezzò i capelli, era Denise e per un attimo la guardò implorante, sperando nel suo aiuto, ma il suo sguardo allupato le tolse ogni illusione, la sua padrona fremeva di piacere nel vederla violentare.
Cercò di rilassarsi, doveva aver letto o sentito da qualche parte che così si soffriva meno, nel frattempo sentì la grossa verga appoggiarsi contro il suo sfintere: tentò ancora di urlare, ma una mano di Denise stretta saldamente sulla bocca le impedì di farlo, mugolò terrorizzata contro la mano che le tappava la bocca.
– Inculatela! Rompetele il culo senza pietà… voglio sentirla urlare, avanti! – esclamò Denise, che sembrava fuori di testa per l’eccitazione.
Il giovane spinse e sforzò per sodomizzarla. Ma la giovane tunisina resisteva con tenacia, era chiusa, stretta, serrata. L’uomo si fermò per un attimo, prese fiato, e poi le sue mani, dure, la strinsero per i fianchi continuando a forzare la sua carne finche fu dentro, sfondandola senza pietà.
Era entrato, Fariah sentì un male atroce, si sentì svenire, si sentì morire: l’uomo la stava dilaniando!
Non poteva muoversi nemmeno di un millimetro bloccata dagli altri due mentre, con foia ancestrale, il giovane le slargava le viscere, entrava nelle sue budella. La mano di Denise non era più sulla sua bocca. Urlò come animale macellato. Il dolore era inimagginabile, assoluto, bestiale.
Il giovane le allargò le natiche con foia animalesca. Le perforò l’intestino fino in fondo, con forza bruta, scavandosi l’accesso dentro di lei. Fariah quasi svenne per il dolore terribile che le provocava quell’atto contronatura.
L’uomo affondò con tutta la forza che aveva, continuando a stringerla per i fianchi, e la ragazza pianse, strillò, si disperò, pregò, aspettando solo la fine del suo martirio. Inoltre l’onta era dolorosa quanto e più dello scempio delle carni.
Nonostante la stretta che gli afferrava il membro, il giovane durò a lungo, scavandola senza sosta. Fariah sentiva l’ano pulsare impazzito per il lungo strofinamento. Ora il dolore era forte. Molto più forte. Le si mozzava il pianto in gola per le fitte.
Gemeva come una bestia ferita e tale si sentiva in quel momento. Ricominciò ad urlare, ma subito la mano della sua padrona si posò sulla sua bocca impedendole anche quella misera consolazione.
In quel momento rientrò Mariella e vide la scena altamente erotica della povera tunisina, bloccata sul letto dal giovane e dalla sua amica, che stava provando il dolore più terribile della sua vita. L’altro giovane, afferrato alle sue anche, la sodomizzava a ritmo serrato e la poverina non capiva più nulla se non il dolore, mentre il suo corpo cercava di abituarsi all’intrusione.
Ormai le mancavano le forze per reagire e subiva passivamente. Denise le prese un capezzolo e glielo stuzzicò tra il pollice e l’indice, mentre il maschio che era dentro di lei le masturbava la vagina.
Dopo un po’ l’atrito diminuì e Fariah cominciò a sentire meno dolore; cercò di concentrarsi su qualcosa di erotico per far cessare quella sensazione di laceramento e cercare di lenire il senso di nausea e di schifo che l’assaliva.
Intanto, Mariella si era accovacciata su di una poltrona con una bibita tra le dita e assisteva, con occhi colmi di libidine, alla deflorazione dell’ano della giovane.
Quando il maschio arrivò all’orgasmo e scaricò il suo sperma nelle viscere della giovane, la fanciulla gridò come un’invasata sentendo la scarica nell’intestino, ringraziò mentalmente il cielo… Poi svenne.
Dal suo ano violato sgorgava copioso il sangue. I due uomini presero la fanciulla per le braccia e la condussero a medicare.
Le due amiche rimasero sole. Denise si sdraiò sul letto e dopo un attimo fu raggiunta da Mariella che si sdraiò sopra di lei. Si baciarono a lungo, infilando le gambe una tra le cosce dell’altra. Poi il corpo di Mariella si allontanò, lo sostituì un corpo maschile, che si stese su di lei in tutta la sua lunghezza ed il suo peso.
Delle labbra presero possesso delle sue, le schiacciarono, una lingua penetrò tra i suoi denti, possedette il suo palato, la sua lingua, insistente, dura, facendole inumidire gli occhi di piacere. Si sentì mancare lentamente, stordita improvvisamente dalla dolcezza del possesso, passiva, arresa, abbandonata. Sentì il membro virile contro il suo ventre, poi il maschio salì verso il suo seno, glielo schiacciò con la verga, si trastullò tra i suoi capezzoli, poi le pugnalò la gola, immergendo quella lama di fuoco. Le prendeva la bocca come se fosse stata una vagina, e lei lo assecondava col capo, andando su e giù.
Intanto un’altra lingua era entrata in lei: era la sua amica che non voleva rimanere inattiva. Le morse il monte di venere, poi le affondò la lingua tra le grandi labbra esplorandole tutta la vulva. Mentre faceva ciò veniva posseduta da un altro maschio che la prendeva da dietro. Intanto il maschio che era sopra il volto di Denise, traboccò, ricco, spesso, inesauribile, lo sperma gocciolante di lussuria.
– Bevilo tutto – le raccomandò con voce soffocata. – Aspira a piena bocca, poi resta immobile. Voglio rimanere a lungo in te, a questo modo. Non ho finito, continuo a godere… –
Denise aveva il volto schiacciato dal pesante bacino e mentre il suo possessore terminava di godere tra le sue labbra, sentì che il piacere stava per assalirla, grazie alla lingua della sua amica. Godette a lungo, mentre la lingua continuava a trafiggerla insaziabile, bevendo tutti i suoi umori, poi cedette di schianto al troppo piacere e rimase immobile, quasi priva di sensi.
Intanto Mariella godeva trafitta dal grosso membro del maschio che era alle sue spalle.
Denise si riprese lentamente e si avviò insieme all’amica nella stanza da bagno. Si lavarono, poi tornarono nel salone e trovarono Fariah distesa sul letto, nuda. La fecero rivestire, poi si avviarono verso l’uscita. La fanciulla camminava male, ancora dolorante e faceva spesso smorfie di dolore.
Pagarono la tariffa pattuita per quelle prestazioni speciali, poi, mentre stavano per uscire, Denise venne chiamata in disparte dalla proprietaria.
– Senta, signorina, mi scusi se… mi permetto… Se la prossima volta… non so se… –
Denise vedendo la donna titubante la incoraggiò a parlare.
– La prego, mi dica pure… –
– Ecco, se la prossima volta verrà ancora con quella giovane tunisina e se… lei sarà d’accordo, io avrei un anziano signore che sarebbe disposto a… incontrarsi con voi due… e se… per lei sarà tutto gratis… –
Denise riflettè un attimo, poi le rispose affermativamente col capo. Le diede il suo numero di telefono e le propose di fissare l’incontro per la settimana che veniva.
Uscirono tutte e tre e salirono in macchina.
Sulla strada di ritorno le due ragazze si raccomandarono a Fariah di non far parola con nessuno di ciò che le era accaduto, anzi, per farla ancor più complice, le regalarono cinquanta euro.
– E sappi – le disse Mariella, – che se parli con qualcuno, ho degli amici che ti faranno pentire di essere nata. Se invece ti comporterai bene con noi, sarà tanto di guadagnato per te e per il tuo portafoglio. –
Denise interrogò la sua cameriera.
– Dimmi, ti fa male il… sedere? –
– Oh… si, signorina… mi brucia da morire. Non posso stare nemmeno seduta. –
Le due donne scoppiarono in una sonora risata per la sincerità della ragazza.
Giunti davanti alla villa di Mariella, Denise fermò la macchina ed entrambe scesero. Accompagnò l’amica fino a casa ed entrò a salutare i genitori di Mariella.
Risalita in macchina, si avviò a gran velocità verso la sua villa. Si fece preparare un’abbondante cena che consumò a letto.
Mentre mangiava riflettè molto su Fariah e si congratulò con se stessa per l’ottima idea di averla assunta: ci sarebbe stato da divertirsi veramente tanto nei giorni a venire con la piccola.
Finito di mangiare si stiracchiò tutta, era molto stanca, e si addormentò subito. FINE

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