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L’idolo d’oro

I selvaggi si erano materializzati dai cespugli circostanti apparentemente usciti dal nulla, minacciandoli con le cerbottane puntate piene di freccette avvelenate.
Mary si strinse a lui cercando protezione, sperando che Henry potesse anche in quell’occasione salvarli come aveva già fatto in precedenza parecchie volte.
Era arrivata in quello sperduto angolo di mondo attirata, lei archeologa di fama mondiale, dal miraggio di entrare in possesso dell’idolo d’oro della città perduta. Aveva ingaggiato Henry per farle da guida dato che era il più spregiudicato e senza scrupoli avventuriero del posto.
Si erano addentrati nella giungla, tra mille pericoli e correndo numerosi rischi, quindi erano riusciti ad arrivare alle porte di pietra della città perduta, quando si erano resi conto che il posto era stranamente tranquillo e silenzioso.
Avevano avuto solo il tempo di rendersi conto di questo silenzio irreale, che i selvaggi erano comparsi.
Henry getto subito la pistola a terra per dimostrarsi amichevole, ma i selvaggi in tutta risposta lo colpirono dietro l’orecchio facendogli perdere i sensi.
Mary li guardò avvicinarsi con gli occhi pieni di terrore, ma gli indigeni non la colpirono anzi tutti, a turno, gli toccarono e guardarono i lunghi capelli biondi.
Poi la legarono, si caricarono sulle spalle Henry e si inoltrarono su un sentiero nella foresta; poco dopo giunsero in un villaggio dove furono attorniati da una moltitudine di donne e bambini che gli riservarono le stesse attenzioni ricevute precedentemente dai guerrieri.
Henry fu legato ad un palo infisso nel terreno mentre Mary fu presa in consegna dalle donne che la fecero entrare in una capanna dove la spogliarono completamente ammirando e palpandole delicatamente i grossi seni e commentando nella loro lingua musicale il suo pube completamente depilato.
La fecero sdraiare su una stuoia e la lavarono completamente sfiorandola delicatamente, poi da uno scatolino prelevarono un unguento profumato e la unsero completamente insistendo particolarmente sulla vagina e sul suo buchetto posteriore.
La condussero fuori così, completamente nuda, e alla sua vista la folla proruppe in un grido altissimo che risuonò nella giungla, si avviarono verso quello che sembrava, anzi era, un grosso altare di pietra e lì si fermarono.
Henry nel frattempo era rinvenuto e guardava al scena allarmato; ad un tratto il capo fece un cenno e tutti si voltarono verso di lui quindi l’indigeno si avvicinò a Henry e senza proferire parola estrasse un coltello di pietra e gli tagliò la gola.
Mary svenne tra le braccia delle donne che la circondavano, mentre il capo raccoglieva il sangue di Henry in un vaso, quindi si avvicinò all’altare ed asperse lo stesso con il sangue appena raccolto.
Mary che aveva appena ripreso i sensi fu adagiata sull’altare a pancia in giù e tutti gli indigeni si inginocchiarono in silenzio; dopo alcuni secondi da una capanna poco distante apparve lo stregone del villaggio con addosso uno sgargiante abito da cerimonia e tra le mani l’idolo d’oro che Mary aveva lungamente sognato.
Si avvicinò a lei appoggiando l’idolo davanti ai suoi occhi e sogghignando malignamente si tolse la veste.
Mary per poco non svenne nuovamente vedendo lo stregone nudo e soprattutto il suo cazzo che pendeva tra le sue cosce: in condizioni di riposo aveva delle dimensioni preoccupanti.
Il selvaggio lo scappellò e lo avvicinò alla bocca di Mary e prendendola per i capelli gliela fece aprire, lei inghiottì l’enorme battacchio che immediatamente prese ad ingrossarsi fino al punto che la sua bocca non riuscì più a contenerlo.
Lo stregone lo tolse e cominciò a menarselo per farlo diventare duro completamente, e quando lo ritenne soddisfacente si girò verso gli altri selvaggi che ripresero ad urlare e a ballare.
Mary poté quindi valutare con terrore le dimensioni del membro: almeno 35 cm di lunghezza e grosso quanto il suo polso.
Lo stregone si pose alle sue spalle lo prese con le mano e lo puntò nella sua tenera fichetta, lei cercò di divincolarsi ma era tenuta saldamente da quatto selvaggi.
A questo punto inaspettatamente lo sciamano parlò utilizzando un inglese stentato e le disse
“Straniera, tu, come tanti prima di te, hai cercato di sottrarci il nostro idolo e per questo sarai sacrificata a lui per dimostrare a tutti la sua potenza invincibile”
Detto questo diede un potente colpo di reni e in un sol colpo infilò nella figa di Mary tre quarti di quel mostruoso attrezzo, lei lanciò un urlo straziante e quasi svenne per il dolore, quindi cominciò a pomparla facendola urlare ad ogni colpo.
Si sentiva completamente piena e il dolore era insopportabile, aveva anche incominciato a sanguinare abbondantemente tanto che lo sciamano intinse le dita in quel sangue e le mostrò alla folla che rispose con un ruggito tremendo.
Ormai prossimo all’orgasmo il selvaggio estrasse il cazzo dalla fica martoriata di Mary e con un altro gesto imperioso lo pulì dal sangue che lo ricopriva con i suoi biondissimi capelli, quindi prese Mary, la fece voltare sollevandogli le gambe verso l’alto, e appoggiò il cazzone al forellino anale.
“Ora mi voglio godere il tuo sguardo quando ti aprirò in due il culo” disse sogghignando.
Detto questo spinse con tutte le sue forze e penetrò completamente nel caldo culo di Mar, che non emise neanche un gemito e svenne .
Quando riprese i sensi il dolore all’ano era insopportabile, un fiotto di sangue scorreva continuamente dal suo culo bagnando l’altare di pietra e lo stregone era seduto sulla sua pancia puntando il cazzo verso la sua faccia .
Se lo stava menando quando improvvisamente venne eruttando sperma come un vulcano che ricoprì Mary completamente.
Con l’ultimo bagliore di ragione Mary si guardò intorno e vide che tutti gli uomini della tribù si erano spogliati e si menavano i cazzi guardandola con occhi pieni di cupidigia… FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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