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Un giorno di primavera

Un giorno di primavera, quasi estate, in un ufficio.
Non importa quale, è come tanti altri.
La città non importa, è come tante altre.
La via importa, perché è sdraiata sulla collina, stancamente.
Come una frattura del tempo, allungata tra un inizio ed una fine.
Fatti di palazzi e di perché.
Fatti di minuti spesi dentro le auto a cercare un parcheggio.
Tutto in un equilibrio precario, tra il dovere del fare ed il piacere di disobbedire.
Alberto e Giovanna lavorano allo stesso piano.
Dalle finestre vedono lo stesso panorama.
Dalle scrivanie indovinano le stesse frenesie.
Tutti e due navigano sulla rete.
Tutti e due cercano ciò che faticano a confessare.
Non si odiano. Non si amano. Non si conoscono. Si sopportano.
Tutti e due appartengono ad una lista.
Tutti apparteniamo a qualche cosa. Tutti e due usano pseudonimi.
Tanto strani quanto la voglia di nascondersi.
Quanto il desiderio di essere scoperti.
Quanto il desiderio che almeno una delle loro fantasie diventi realtà.
Tra una pratica e l’altra, una telefonata e l’altra, tra un caffè ed un altro. Sognano.
Sogni di piacere.
Sogni inconfessabili a chiunque.
Sogni che ogni tanto raccontano.
Per il gusto di farlo.
Per il gusto di sperare che altri sognino come loro.
Per il piacere più privato che è quello del pensiero.
La lista, non sanno uno dell’altra ma nella lista si incontrano.
Parlano. Si dicono piccoli segreti.
Mascherano con parole cifrate le grandi verità.
Giochi di tastiera: si sorridono, si arrabbiano, URLANO, punzecchiano.
Ognuno nel suo segreto.
Ognuno dietro un nome strano, dietro un indirizzo tanto banale quanto precario.
Uno di quei siti dove la posta è libera.
Dove credere di essere anonimi rende più audaci.
Dove forse neppure loro sanno darsi risposte.
Oggi però è diverso dal solito.
Fuori piove a dirotto. In ufficio regna una calma instabile.
Il caldo non è opprimente, non addenta la carne, non confonde le menti.
Un giorno giusto per sognare.
Dalla lista a cui appartengono qualcuno ha postato un breve racconto, poche righe.
C’è anche una fotografia.
Il racconto parla di due colleghi, che sopraffatti dal desiderio hanno trovato modo di sfogare le loro menti in un amplesso intenso, rubato alle pratiche ed agli squilli del telefono.
Nella fotografia si vede la donna, sdraiata sulla scrivania, mentre l’uomo con i pantaloni abbassati la sta scopando.
Dai volti contorti si indovina il godimento del momento ed il piacere che li sta accogliendo.
Lo stesso racconto e la stessa fotografia.
Un frammento di sogno che Alberto e Giovanna hanno in comune.
Ma loro non lo sanno.
Forse non osano neppure immaginarlo.

Alberto guarda e pensa:
“non male, questo si che è un modo di passare il tempo in ufficio”
Chiuso nel suo ufficio guarda la fotografia sul monitor. Il racconto non lo legge subito.
Piacerebbe anche a lui provare quell’esperienza.
“magari con Loredana, quella della contabilità, ha due tette che gliele morderei all’infinito.
Poi quella bocca, sembra disegnata apposta per fare pompini.
Si, mi calerei le braghe e glielo metterei in bocca.
Oppure a Mariangela, porta sempre quelle gonne corte, mi piacerebbe proprio metterglielo in mano, farglielo sentire bello duro, e poi sollevarle la gonna, chissà se porta sempre le mutandine, e sbatterglielo dentro.
Anche Francesca, con quei suoi pantaloni attillati e le sue magliette strette.
Me lo farei prendere in mezzo alle tette.
E poi le goderei sulla faccia.
Giovanna, no lei forse no, quella è frigida, mai una battuta, niente.
Un bel corpo ma inutile. Povero marito. ”

Giovanna legge e pensa:
“questo racconto è proprio bellino, sono già bagnata, chissà come deve essere bello, la paura di essere scoperti, dio che bello, un bel cazzo duro e vibrante, mentre gli altri lavorano”
la fotografia non la guarda subito, preferisce leggere
“Arturo, quello moro delle spedizioni, non ha un filo di pancia e ha sempre la patta che esplode.
Chissà come scopa.
Glielo succhierei per bene e poi mi farei sbattere, si da dietro, come una vacca, mi pare quasi di sentirlo… oppure Roberto, giù in contabilità, se è vero la meta di quello che racconta in giro ci sa proprio fare.
Da lui mi farei leccare, fino a quando non gli bagno anche gli occhiali.
Però Claudio ed Enrico, dicono che sono due gay, ma non ci credo.
A Claudio leccherei il cazzo come fosse un gelato, mentre Enrico mi lecca la fica, poi mi farei leccare da Claudio, mentre Enrico fa un pompino a lui, si mi piacerebbe che Claudio mi lecca e che Enrico se lo sbatte come un torello.
Alberto no, troppo serio, sempre a pensare la lavoro.
Con quell’aria da saputello, a letto non penso proprio che vale tanto.

Alberto legge e pensa:
“un bel raccontino, ma non mi arrapa, sembra scritto da uno che non tromba mai. Meglio la foto, guarda li come scopano quei due”

Giovanna guarda e pensa:
“sembra la mia scrivania, chissà se lo fanno sul serio, le facce sono comiche, ma come fanno a stare in posa per la foto, però mi piacerebbe… essere lì al posto di quella… ”

Alberto e Giovanna, ognuno nel proprio ufficio leggono e guardano.
Si eccitano.
Il desiderio non si spegne con la tazza di caffè.
Rimane, come un sospiro che aleggia.
Come una brezza marina.
La loro eccitazione li accompagna durante la giornata.

Alberto va in contabilità, deve dare delle indicazioni a Loredana.
Mentre parla la osserva. La camicia scollata mette in mostra due seni ben fatti. Il collo lungo, come un monumento eretto a celebrare il seno.
La bocca piccola, ma le labbra carnose.
Mentre parla Alberto ripensa alla fotografia e si eccita.
Sente crescere la voglia di abbassarsi la cerniera e mettere alla luce i suoi sentimenti nascosti.
Continua a parlare, ma non sente nemmeno quello che Loredana dice.
Lui pensa:
“dai, lasciati andare sulla poltrona, fammi vedere le gambe.
Dio che tette che hai, adesso ti vengo vicino e ti palpo.
Si ti prendo in mano le tette mentre tu me lo prendi in bocca.
Dai succhiamelo, così da brava, si mi piace, continua con la lingua… ”
Ad ogni movimento di Loredana lui cerca di vedere più carne.
Lei forse intuisce.
Il gioco le piace.
E lui è sempre più eccitato.
“lo sai che ti guardo, che troia che sei, hai capito che ti scoperei qui subito. Lo vuoi in bocca?
Dai fatti vedere, spostati di lato che ti vedo le tette.
Si brava, parla delle fatture.
Tanto lo so che sei li che aspetti.
Bene, si, così le vedo bene, te lo strapperei quel reggiseno, succhiamelo che ti godo proprio li, nel solco tra le tette… ” talmente preso dai suoi pensieri quasi non si accorge che c’è anche Luigi che è arrivato.
La saluta e se ne va, lasciando l’ufficio e le fantasia alle spalle.
Non la sua eccitazione, pronta a sfogarsi nella scollatura di un’altra collega.

Giovanna viene chiamata in ufficio commerciale.
Carlo è il venditore per l’estero ed ha bisogno di organizzare il suo viaggio.
Un bel tipo, alto e moro.
Fisico asciutto ma ben messo.
Mentre parlano Giovanna si perde sul braccio di Carlo e sul fermacarte di cristallo con la forma di un chiodo enorme.
I muscoli tesi e definiti.
Non gonfi come quelli che fanno body building, ma belli.
Si sente turbata ed eccitata, quel racconto continua a scorrerle sotto gli occhi.
Carlo non sembra neppure accorgersi di lei, ma lei pensa e si eccita:
“adesso gli vado vicino, voglio vedere cosa fa se mi appoggio con le tette sulla sua spalla.
No, invece gli vado vicino e gli premo la mia fichetta sul gomito, magari sente che è già bagnata.
E dai muovi quel gomito, uhmmm lo sento bello duro contro la mia clitoride.
Adesso mi sollevo la camicia e gli do le tette da succhiare.
Ti prego prendi quel fermacarte, sembra fato apposta, bello tondo e levigato.
Strofinamelo sulla fica, intanto che mi succhi le tette.
Adesso dai, è già tutto bagnato, infilamelo nel culo, mentre me la lecchi.
Dai poi ti faccio godere io, ma adesso no, fammelo sentire tutto dentro.
Dai, sto godendo, continua… ”
Carlo non si accorge del turbamento di Giovanna, è come se lei non esistesse.
Come se fosse una accessorio dell’ufficio.
Finisce di compilare la scheda e di spiegare l’itinerario.
Giovanna saluta e si riporta tutta l’eccitazione nel suo ufficio.

Alberto sta rivedendo un contratto, è il suo lavoro, dettagli tecnici, pagamenti, condizioni.
Ma oggi è turbato.
La sua vita sessuale ultimamente non è un granché.
Con la moglie ha pochi rapporti, frettolosi.
Le sue fantasie si infrangono sul muro del rifiuto di lei.
Legge il contratto ma la mente è ossessionata dalla fotografia che ha ricevuto.
La sua mano scivola sul suo membro e si carezza.
Prova invidia per le donne.
Loro possono strofinarsi, anche solo toccarsi attraverso la gonna per provare piacere..
Lui no, vorrebbe prenderselo in mano e scatenarsi in una masturbazione violenta ma non può, lì nel suo ufficio.
Magari entra qualcuno. In qualche modo deve scaricare la tensione.
L’idea. Una e-mail:
“da rainman alla lista: oggi ho ricevuto un messaggio e mi sono eccitato. Anzi sono ancora eccitato. Vorrei avere qui adesso una donna e scoparmela così sulla mia scrivania, proprio come nella foto. A qualcuno è capitato ? vi prego rispondetemi.. ”
Non si placa, comprende ciò che veramente desidera, vuole godere.
Sa che le risposte eventuali non farebbero altro che eccitarlo di più.
Ormai sono due ore che è quasi in costante eccitazione, il desiderio aumenta e l’unica opzione rimane quella di andare in bagno e masturbarsi.
Nella toilette si trova in piedi davanti alla tazza.
Si slaccia i pantaloni che gli scendono fino alle ginocchia, abbassa gli slip e il suo membro è lì in stato di semi erezione, non completamente duro, ma già consistente.
Chiude gli occhi e rivede la fotografia.
Libera la mente e si lascia scivolare in un sogno ad occhi aperti, mentre con la mano comincia un lento su e giù, per prolungare il piacere e raggiungere la giusta consistenza.
Rivede Loredana, la immagina mentre le sta succhiando il seno, e poi Mariangela che se lo prende in bocca.
“così succhialo, dai continua. Che belle tette, dai prendimelo tu in bocca adesso… così dai che godo… ”
Avvolto nella penombra della toilette con il suo arnese in mano sente l’eccitazione salire.
Se lo mena con forza adesso. Gli sembra davvero che Mariangela glielo stai succhiando.
È come se sentisse in bocca il profumo del seno di Loredana.
“si… che fica che sei, girati che voglio sbattertelo dentro. Sei già bagnata, che troia che sei, ficcatelo dentro. Prendilo tutto e godi, così non fermarti… ”
È vicino all’orgasmo, niente più esiste al di fuori del micro universo in cui si trova.
Vuole solo godere e tanto.
Vede Loredana e Mariangela in ginocchio davanti a lui, tutte e due bramose di bere il succo del suo piacere.
Mentalmente vuole di più.
Si Giovanna, quella frigida e puritana:
“vieni qui Giovanna, vieni qui e prendilo tu in bocca, fino in fondo, ti riempio la bocca adesso.. siiiiiii….. bevi stronza, bevi tutto, dai che ti piace… bevi… ”
L’orgasmo è arrivato, una eiaculazione intensa, con uno schizzo che si stampa contro il muro.
Il resto cola dal glande, sulle mani, gocce cadono sul pavimento.
Si riprende appena in tempo per evitare di sporcarsi i pantaloni.
Ora che ha goduto, mentre si ripulisce, sente salire quello strano senso di vuoto, di nulla.
Capita spesso agli uomini.
Come se fosse il prezzo da pagare per un piacere privato, inconfessabile. Clandestino.
Fuori dalla normalità dei nostri stereotipi.
Ma è più rilassato, si è sfogato, ha lasciato correre le sue fantasie.
In fondo si sente ancora più solo di prima.
O forse rimane come prima.
Solo.

Giovanna sta sistemando le sue pratiche, organizzare i viaggi, controllare le note spese, proporre alternative di trasporto,
Il suo lavoro è la gestione logistica delle trasferte dei dipendenti.
Alcuni neppure li conosce.
Nulla di eccitante.
Neppure troppo impegnativo.
Non ama le responsabilità, meglio la routine, sicura, sempre uguale, senza imprevisti. Ha una marito che ama per abitudine.
Una bella casa da tenere in ordine, gli amici il venerdì sera.
Lo shopping al sabato.
La gita la domenica.
Ha impostato la sua vita sulle sicurezze della consuetudine.
Anche sessualmente non ha mai amato cose al di fuori del comune senso della normalità.
Poi un giorno inciampa in un sito di racconti erotici.
Ne legge qualcuno e scopre un mondo diverso.
Non scopre nulla..
Risveglia quelle fantasie che da ragazzina spesso la portavano a giocare con il suo corpo.
Quelle fantasie che il marito, il lavoro, gli amici del venerdì, avevano finito per spegnere.
Le sogna ma non le ha mai messe in pratica.
Da sempre desidera essere posseduta dietro, ma non lo ha mai chiesto al marito.
E non ha mai avuto altri uomini.
Ma oggi si sente diversa.
Ormai quel racconto lo ricorda a memoria.
Collega fotografia e racconto.
Trasporta il racconto nel suo ufficio.
Mentre compila moduli sente la mano invisibile dei suoi sogni carezzarle i seni.
La sua eccitazione è tale che sente costantemente tra le gambe l’umidità dei propri sogni.
La porta del suo ufficio è chiusa.
La mano scivola sotto la camicia e si carezza il seno.
Poi si strizza il capezzolo tra l’indice ed il medio.
Come se volesse avvitarselo intorno al sogno.
Indossa una gonna lunga, con lo spacco.
Una specie di pareo. Lascia che la mano corra verso la clandestinità del suo piacere. Si tocca, da sopra le mutandine.
Con la punta del dito si trastulla la clitoride.
La sente ben turgida attraverso il cotone leggero della sua lingerie.
Il grosso pennarello sul tavolo attrae la sua mente e la sua mano.
Lo afferra, se lo porta sulla fessura e lo fa scorrere su e giù.
Le forme spigolose sono ammorbidite dal tessuto.
Se lo preme ben contro, così che le labbra della sua fica lo avvolgano.
Lo muove piano, poi con più energia, poi piano.
Vorrebbe sdraiarsi sulla scrivania ed essere più libera di giocare.
Ma rimane seduta.
Si abbandona sullo schienale, per poter allargare di più le gambe.
Lascia il pennarello.
Sposta l’elastico delle mutandine e con il dito si penetra.
Lo muove da sinistra a destra.
Agitandolo e ruotandolo, come se mescolasse gli umori e la carne del suo piacere.
Un momento.
Più il dito affonda più aumenta il desiderio di sentire la sua carne preda di una lingua altrui, di carne altrui.
Socchiude gli occhi e poi li riapre.
Teme che qualcuno entri.
Il desiderio già intenso aumenta per la tensione di essere scoperta.
Si alza, va vicino alla porta.
Lì dove c’è l’appendiabiti ed il porta ombrelli.
Se qualcuno entrasse ora lei sarebbe nascosta dietro la porta, vicino allo scaffale.
Sicurezza. Afferra l’ombrello, il suo, quello con il manico dritto, in legno.
Bello con l’impugnatura per le dita e la sommità ben arrotondate.
Prima lo punta contro il pube.
Poi sotto la gonna.
Lo sfrega contro l’esterno della sua fessura. In preda al desiderio più sfrenato sposta di lato le mutandine e se lo poggia contro.
Così come fa suo marito prima di possederla.
Con calma e precisione aggiusta l’angolo di penetrazione, poi se lo spinge dentro, trattenendo un gemito.
Mette la punta dell’ombrello contro il mobile.
Sembra una lancia piantata nel terreno.
Ma è piantato dentro di lei.
Lo tiene fermo con una mano.
Muove piano le anche e il manico affonda, ricompare, affonda di nuovo.
Lascia la mente libera ora.
È sicura, vede Claudio che le strizza i seni.
Lo immagina come fosse lì.
“si ti prego leccami le tette, succhiale, mordile… mi fai godere… ” poi immagina Loredana, la vede lì mentre le allarga le gambe.
“dai leccami la fica. Sii… tu sai come si fa, dio voglio scoparmi una donna, dai fammi godere… ” poi sente una mano forte poggiarsi sul suo seno…
“Enrico, fammelo sentire, mettimelo in bocca, uhm che bello, si dai scopatemi tutti, leccatemi, fatemi godere.. dai sbattimelo dentro, sbattimi, dai non fermarti” si immagina mentre Enrico la penetra da dietro, nel culo e Loredana la lecca, mentre lei ha in bocca il cazzo di Claudio.
“siii… ancora, non fermarti, fammelo sentire duro e tu, godimi in bocca, ti voglio… ”
Sprofondata nelle sue frenesie raggiunge l’orgasmo, con il manico dell’ombrello piantato dentro di lei.
Ma non è sazia.
Si gira e cerca di infilarsi l’ombrello dietro.
Ci riesce quasi ma lo squillo del telefono la interrompe.
La fantasia si interrompe.
Come il cielo sereno squarciato da un tuono. finisce.
La voglia solo lievemente sopita.
Prova meraviglia delle sue stesse fantasie.
Si stupisce del non provare vergogna e neppure quel senso di colpa che la pervade quando fa l’amore con il marito e gode più forte o immagina di essere con un altro uomo.
Torna alla sua scrivania, felice di aver trovato in quell’ombrello che le piace tanto un amico in più.
Un giocattolo nuovo.

La giornata corre via.
Alberto pensa alla serata.
Vuole godere e pensa alla moglie, no forse meglio una prostituta.
Non vuole solo fare sesso.
Vuole scopare come un matto.
Godere un milione di volte.
Lavora ai suoi contratti ma una parte della sua mente rimane ancorata alla voglia di piacere che lo accompagna da ormai tutto il giorno.
Giovanna pensa che magari si può appartare in macchina.
Vuole godere ed ha imparato. Ha riscoperto come farlo da sola.
Senza quel marito così normale.
Assapora la gioia di godere degli oggetti che ha intorno.
Si immagina mentre si tocca al semaforo.
Mentre si carezza il seno nel parcheggio.
Vuole godere e trasgredire. Godere e basta.

I colleghi stano uscendo uno alla volta.
La giornata è quasi finita. Alberto e Giovanna hanno ancora poche cose da fare, poi usciranno anche loro.
Un’ultima occhiata al computer.
Giovanna trova il messaggio di Rainman:
“da rainman alla lista: oggi ho ricevuto un messaggio e mi sono eccitato. Anzi sono ancora eccitato. Vorrei avere qui adesso una donna e scoparmela così, sulla mia scrivania, proprio come nella foto. A qualcuno è capitato ? vi prego rispondetemi.. ”
Vuole gridare la sua voglia di godere. Scrive:
“da Strega alla lista: anch’io ho ricevuto un messaggio, ero così eccitata che mi sono masturbata, è stato bello. Adesso vorrei qui un uomo ed una donna. Vorrei leccarle la fica mentre l’uomo mi prende da dietro e mi possiede…. No caro rainman, non mi è mai capitato ma mi piacerebbe tanto…. ”
Alberto prima di spegnere il computer legge i messaggio e trova quello di Strega.
“che gran vacca che deve essere quella Strega, si spupazza in ufficio…. Me la vedrei bene qui adesso, glielo sbatterei dentro fino alle tonsille… ”
Poi chiude il computer, accumulando ancora eccitazione a quella che già aveva.
Esce dall’ufficio e si avvia per il corridoio. Il silenzio regna sovrano.
Sono tutti usciti pensa.
Passa di fronte all’ufficio di Giovanna e la vede mentre sta spegnendo tutto. Pensa per un attimo.
Vorrebbe che fosse un’altra e non quella li, frigida e puritana.
Ma comunque se la scoperebbe lo stesso.
Anche Giovanna lo vede, peccato sia Alberto, magari Carlo adesso la spingerebbe contro il muro e glielo pianterebbe in mezzo alle gambe.
Sono tutti e due eccitati.
Tutti e due immersi nella voglia repressa.
Tutti e due mascherano bene.
“Buonasera Giovanna, giornata dura vero? ”
“non molto, come al solito e per te? ”
“uguale, meno male che adesso è finita, via a casa, una bella doccia e speriamo che la serata si divertente”
“per voi uomini è facile, io devo preparare la cena, sistemare, niente di divertente”
Che stranezza. La stessa parola. Divertente.
Detta da Alberto carica di speranza, detta da Giovanni carica di rassegnazione.
Si incamminano verso l’ascensore.
Nel piccolo atrio ci sono due poltroncine.
Alberto si immagina seduto, con la testa di Loredana china sul suo arnese mentre gli succhia anche l’anima.
Giovanna si vede in ginocchio sulla poltroncina, con Carlo che la sbatte mentre lei succhia l’arnese di Enrico.
Dentro i suoi pensieri non accorge di essere contro Alberto.
Il suo seno appoggiato al braccio di lui.
Riesce ad avvertire il pulsare dei suoi muscoli.
Alberto sente quel contatto e come per incanto sente risalire l’erezione.
Si sposta di lato e solo allora Giovanna si rende conto di quanto fossero vicini.
L’occhio le cade sul rigonfiamento dei pantaloni di lui.
La vista o meglio il pensiero di quella carne pulsante basta a sentirsi bagnata.
Salgono sull’ascensore.. Gli sguardi si catturano.
Vedono l’eccitazione negli occhi l’uno dell’altra.
Alberto guarda i pulsanti e la luce dei piani che scorrono uno dopo l’altro.
Giovanna lo vede, intuisce.
Basta un’occhiata.
Alberto preme il pulsante di stop.
Poi quello dell’ultimo piano.
Risalgono. Lei si avvicina, lui le afferra i seni.
Poi si baciano, mentre le
mani di lui strizzano quella carne, quella seta, quel reggiseno.
Arrivano all’ultimo piano.
Alberto blocca l’ascensore.
Si inginocchia, apre la gonna di Giovanna, le afferra le mutandine e le tira verso il basso.
Prima con la mano le carezza il pube.
Poi con il dito esplora la sua fessura.
Le solleva leggermente la gamba, se la poggia sulla spalla e comincia a leccarla.
Il calore della lingua di lui manda in estasi Giovanna.
Con una mano si strapazza un seno.
Con l’altra gli afferra i capelli, come a volerlo tenere prigioniero.
Lui lecca e gioca con le dita.
Dentro la sua fica, come uno stantuffo.
Preso dalla frenesia le infila il dito lubrificato dagli umori di lei dentro il culo.
Con la lingua non smette un attimo di tormentarle la fica.
Si ferma un attimo.
Le infila il dito medio nel culo e l’indice nella fica.
Si muove in sincrono.
Quando le dita hanno trovato il loro percorso riprende a leccare.
Con foga. Continua.
Giovanna geme, si morde le labbra. Fatica a rimanere in piedi.
Lui insiste. Vuole farla godere.
Bere il suo piacere. E di più.
Giovanna si libera delle sue paure e dei suoi ritegni.
Sente le mani di lui padrone della sua vita.
Sente la bocca di lui avida di piacere.
Si libera. Gode.
È l’istinto animale che vince.
Non le importa di nulla, vuole solo godere.
Il suo orgasmo è pieno, bello come una giornata di sole.
Violento come il mare in burrasca.
Non si trattiene. Urla il suo piacere.
Il suo corpo freme. Lui è intrappolato dal piacere di lei. Continua.
Giovanna vuole di più. Allontana Alberto.
Si inginocchia di fronte a lui e con gesti lenti libera dai pantaloni la sua voglia.
Il cazzo duro pulsa, la cappella rossa chiede solo una bocca.
Lei lo stuzzica un poco con la punta della lingua.
Poi lo prende in bocca. Lo succhia, come fosse la prima volta.
Come fosse l’ultima della sua vita.
Succhia. Poi lo afferra tra le mani e lo sbatte.
Si solleva un poco. Se lo poggia sulle tette.
Si impregna con gli umori di lui e poi lo riprende in bocca. S
ente il desiderio di Alberto.
Sente la sua voglia di esploderle in bocca.
Chiude ad anello l’indice ed il medio.
Lo stringe alla base. Come per chiudergli i canali.
E succhia. Se lo strofina sulle labbra.
Poi ancora sulle tette, poi di nuovo in bocca.
È frenesia. Allo stato puro.
Alberto fatica a reggersi in piedi.
Lei lo trascina a terra.
Gli sale sopra a cavalcioni, se lo infila nella fica pulsante mentre lui le bacia le tette.
Alberto non può muoversi.
Giovanna si agita come una puledra in calore.
Sente il cazzo di lui, bollente e duro penetrarla sempre più a fondo.
Si accorge che lui non può resistere molto.
Si distoglie un attimo, lascia la carne rovente di lui e lo bacia.
Gli infila la lingua quasi a volerlo soffocare.
Poi di nuovo sopra.
Questa volta lo vuole nel culo.
Lo punta contro il suo buchetto, già bagnato ed allargato dalle dita di lui.
Assesta la posizione e se lo infila con forza.
Entrambi hanno un breve gemito di dolore.
Ma il piacere riprende il suo posto.
Spostata all’indietro, con una mano poggiata a terra per sostenersi, con il cazzo di lui piantato nel culo, si infila un dito nella fica, mentre lui le afferra le tette.
Alberto non vuole più trattenersi.
Vuole godere.
Il suo respiro diventa un susseguirsi di rantoli.
Anche Giovanna sta godendo.
Aumenta il ritmo e finalmente arriva il suo orgasmo.
La vista del viso di Giovanna contorto dal godimento annebbia la mente di Alberto.
Le afferra i fianchi e cerca di spingerglielo più a fondo.
Un calore intenso che parte dalle reni.
La sua mente assorbita dal suo orgasmo che risale dal di dentro fino ad esplodere.
Lei avverte il getto caldo dentro il suo corpo.
Uno schizzo violento e intenso.
Si toglie in tempo per accogliere in bocca la seconda ondata del piacere di lui. Succhia quel cazzo come a volergli strappare ogni ragione di vita.
Beve. Succhia e beve.
Alberto abbandonato dentro il suo piacere è come se fosse su una altro pianeta.
Giovanna continua fino a quando il cazzo di Alberto diventa troppo sensibile e lui deve allontanarla.
Rimangono seduti per terra. In quell’ascensore.
Si guardano senza parlare.
Si sono goduti.
Ognuno di loro ha goduto
del corpo dell’altro. I sensi sono placati.
Per ora. Si parlano con gli occhi.
Piano le menti si riprendono.
La situazione non è normale.
I loro sensi hanno avuto il sopravvento. In realtà non sanno cosa dirsi.
Loro così lontani, così diversi.
Loro che si sono quasi sempre evitati.
Loro che si sono sempre sopportati.
Adesso sono lì.
Seduti uno di fronte all’altro.
Lei con le tette fuori, la gonna aperta e le mutandine nell’angolo.
Lui con i pantaloni al ginocchio e il suo cazzo senza più significato che gli penzola triste tra le gambe.
Si sollevano.
Si ripuliscono alla meglio.
Si sistemano gli abiti.
È lui che preme il pulsante del piano terra. In silenzio, come se sentissero la colpa di avere liberato i propri istinti.
Escono per strada.
“ciao Giovanna, a domani.. ”
“ciao Alberto, a domani… buona serata”
“altrettanto, grazie”
Si avviano al parcheggio.
Le auto non sono vicine.
Alberto se ne va, con quel senso di colpa, tipico del maschio che non sa cosa dire.
Forse una parola in più. Un gesto.
Niente. Ha scopato come desiderava.
Gli è piaciuto ma ha paura.
Cosa le dico domani.
Cosa faccio domani quando la incontro.
Guida giù per la strada sdraiata sulla collina.
Giovanna sale in macchina.
Non le sembra vero di averlo succhiato proprio a lui.
Pensa al cazzo di lui. Non male.
È contenta. Ha rotto una catena.
Quella della sua normalità fasulla.
Guida giù per la strada.
Al semaforo si rilassa sul sedile, si infila una mano nello spacco della gonna e si tocca.
Per sentire il bagnato del suo piacere.
Non le importa che qualcuno veda.
Non le importa di quello che pensa Alberto.
Le importa di aver goduto.
Le importa di sentirsi donna.
Lei sola, non un maschio che glielo dice.
È lei a sentirlo.

La mattina dopo in ufficio si salutano, come sempre, in fretta.
Alberto con imbarazzo. Giovanna con tranquillità.
“chi l’avrebbe detto che Giovanna fosse così focosa, che gran fica e some scopa, magari ci riprovo.. ” pensa Alberto chiuso nel suo ufficio.
Poi apre il programma di posta elettronica e racconta:
“da rainman alla lista: FATTO, volevo scopare in ufficio e BANG, fatto. Ieri sera mi sono scopato la tipa dell’ufficio a fianco, lo fatta godere come una matta e sapete dove? Sull’ascensore!!!
Si ragazzi, stavamo uscendo e lei mi ha fatto sentire le tette sul braccio.
Lei prima non voleva ma poi, quando ha visto la bestia….. ragazzi MISSION COMPLETED.. cara Strega, fallo, fatti sbattere in ufficio.
È troppo bello e se non hai nessuno….
Beh Rainman è sempre a disposizione… ”
Si sente un cretino, ma nella lista è lui che agita le acque. Ha un suo ruolo.
Poi in qualche modo doveva raccontarlo a qualcuno.
Gli uomini devono sempre raccontarlo a qualcuno.

“quell’Alberto, chi l’avrebbe detto, un bel pezzo di cazzo, chissà come sarà quello di Carlo…. Mi sa che anche lui ci sa fare…. ”
Il pensiero di Giovanna è libero.
Conosce il suo potere. Il potere di chi riscopre il proprio corpo e la voglia di goderne.
Prova un piacere intimo. Come quello che si prova nei sogni.
Accende il computer ed attiva la posta elettronica.
Vede il messaggio di Rainman e lo apre.
Prima si sorprende poi ha l’impulso di rispondere:
“da Strega alla lista: complimenti Rainman, sei grande… grazie per l’offerta ma…. Credo di potermi arrangiare da sola…. ”
Scoppia a ridere.
Come fanno le donne.
Quelle che scoprono un segreto. Quelle che sanno ridere.
Quelle che sanno ridere degli uomini. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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Ieri ho fatto questo sogno: cammino per la strada, quando mi accorgo di essere seguito …

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