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Tranquillanti

Tranquillanti

Oggi ho sentito mia madre un po’ agitata al telefono… doveva essere con mio
padre.
Lui è spesso fuori per lavoro, alcune volte viaggia anche per mesi, per conto di una società di componenti industriali.
In genere questo non comporta problemi in famiglia, anche se mia madre è una bella donna, ha una vita tranquilla.
Eh si, che è una bella donna non c’è dubbio, e talvolta diventa imbarazzante doversi sorbire gli apprezzamenti di qualche compagno di classe un po’ più audace.
Nel liceo che frequento sono in gran parte bravi ragazzi, ma il più aperto e gioviale è un ripetente, di nome Ivan, che si è messo a studiare seriamente da quando siamo diventati amici.
Una volta, mentre studiavamo a casa mia, mia madre passò davanti a noi con un vestitino molto attillato, per dirmi che usciva e di non fare casini, e lui, sicuro che avesse già chiuso la porta d’ingresso, mi disse:
“eh, tua madre è molto sexy… io non riuscirei a stare tranquillo vicino ad una femmina così… “.
Credo che lei lo abbia sentito, perchè in realtà non era ancora uscita e tornò a prendere un foulard, ma quando ci passò davanti lo guardò in modo un po’ strano.
Quello sguardo da femmina cacciatrice mi ha fatto scattare qualcosa dentro, da allora ho cominciato a guardarla con occhi diversi, con un desiderio che sempre più spesso mi portava a toccarmi mentre la immaginavo intenta a farmi ciò che vedevo nei film erotici e che le ragazze della mia età erano troppo inesperte a fare.
Ma dicevo della telefonata… si! Era decisamente agitata, le tremavano le mani, poi mi disse:
“vado a dormire, prendo un sonnifero”
“va tutto bene mamma? ”
“si… è che tuo padre mi ha innervosito… passa, passa presto, vedi”
E nel dire così trangugiò una compressa con un po’ d’acqua.
Mi sorpresi a pensare: “so io come fartelo passare altro che sonnifero”, ma tirai fuori un normale “buonanotte”.

Poco dopo andai a dormire anch’io ma iniziò a farsi strada un pensiero contorto: era in balìa di un tranquillante, non si sarebbe accorta se fossi entrato in camera sua, se l’avessi scoperta dalle lenzuola, se l’avessi ammirata seminuda, se l’avessi toccata, se l’avessi baciata…
Iniziai a toccarmi, ma il pensiero era sempre più reale e torturare il mio membro non mi bastava più: dovevo provarci.
Sgattaiolai sulla sua porta come un ladro; nella penombra della luna che violava le fessure della tapparella, il suo volto sembrava ancora più bello, si scorgevano le rotondità dei seni e dei fianchi da sotto il lenzuolo, li suo respiro era tranquillo e profondo ed era eccitante vedere quei seni sodi, tondi, maturi sollevarsi ed abbassarsi ritmicamente.
Dovevo varcare quella porta, dovevo scoprirla, toccarla, baciarla, leccarla, goderla… avevo il sangue alla testa… e mio padre? Ah, il cornuto, ormai questa femmina era mia, mia anche se inconsapevole, anche se solo per una notte… non ce la facevo più: liberai la mia mazza, sempre più turgida, dal fastidio dei boxer.
Mi avvicinai piano e scostai il lenzuolo… aveva addosso un completino reggiseno e mutandine di pizzo nero che sembrava fatto per una donna diverse taglie più piccola… avrei voluto liberarla da quella prigionia per farla urlare libera e felice di dolore e piacere, ma, in un momento di ritrovata lucidità, mi fermai.
“Non posso correre il rischio pensai”.
Così rimasi a fissarla, poi, armandomi di coraggio, presi ad accarezzare quelle coscie tenere e chiare, liscie come seta, fino all’orlo delle mutandine… il mio cuore era fuori giri, il cervello in fiamme, il mio bastone una mazza d’acciaio, pronto a vibrare come una corda di violino…
La situazione era così eccitante che stavo per venire, ma pensai che dovevo resistere, per prolungare il piacere.
Lei era stesa su un fianco, così potetti avvicinare il mio membro, ormai pronto a scoppiare, alle sue labbra carnose… vennì così, in silenzio, in apprensione, furtivamente, sul suo volto angelico, mentre pensavo “mamma sei la mia troia”.
Avevo fatto un guaio, dovevo ripulirla, ma mentre mi accingevo a farlo con un fazzolettino, lei si girò nel sonno affondando la faccia nel cuscino.
Quel movimento di scatto mi fermò, per un attimo, il cuore.
Per fortuna, però, non si era accorta di nulla, il respiro era regolare: l’avevo scampata bella! Uhm, a pensarci bene era andato storto qualcosa, si sarebbe svegliata l’indomani mattina, con quell’odore acre di sperma sul volto… ma ormai la frittata era fatta, meglio andare a letto e sperare che non si accorgesse di nulla.

L’indomani mattina non mi sembrò per nulla turbata, tirai un sospiro di sollievo: ero salvo!
Per tutto il giorno mi sembrò molto calma e serena, così giunta la sera volli capire se avrei potuto ripetere la meravigliosa esperienza trascorsa.
Poco prima di andare a letto le chiesi, tra l’inquisitorio ed il preoccupato, se aveva intenzione di “drogarsi” di nuovo, soggiungendo che i sonniferi possono far male.
Mi rispose con uno strano sorriso che il più delle volte fanno bene, ma mi disse che non ne aveva bisogno quella sera.
Nel frattempo mi porse una tazza di latte con il cacao come le avevo chiesto poco prima.
Poco dopo, a letto, mi prese un senso di stordimento, pensai che dovevo essere ridotto uno straccio, visto quanto poco avevo dormito.
Quella notte feci un sogno bellissimo: una meravigliosa bruna, si era avvicinata a me nella penombra e mi aveva baciato sulle labbra, intensamente, carnalmente, facendomi sentire la sua lingua, mentre i lunghi e lisci capelli neri cascavano di lato a coprire le ultime parvenze di luce come per avvolgermi…
Al mattino non notai nulla di strano, ma considerai che nella mia mente, dopo la bravata dell’altra notte, era successo qualcosa da cui non potevo tornare indietro.
Pensai comunque di non preoccuparmi più di tanto.
Quella mattina mi feci un lungo giro in bici su per le colline, da solo.
Non volevo amici tra i piedi, perchè, nonostante i buoni propositi di non preoccuparmi, c’era qualcosa che non capivo che continuava a darmi il tormento…
Ah, ecco… forse il mio non era stato un sogno… la tazza di cacao, quel sorriso, quel sogno, appunto… mentre questo dubbio si insinuava incontrai Ivan, anche lui in bici.
“ciao, hai una faccia… hai fatto a pugni? ” esordì.
“ciao, no… pensavo”
“mah, pensare troppo fa male, vedi me come sto bene”
era vero, è proprio ben fatto Ivan, sebbene io non mi possa lamentare, lui le ragazze le attira proprio; dovetti bloccarmi di nuovo tra i miei pensieri, perchè mi disse:
“sei proprio strano oggi… vieni con me, lo so io cosa ci vuole”
“no, adesso no… stavo per tornare a casa, ciao”
fece spallucce e se ne andò alzando la mano.
Lo vidi allontanarsi e come in flash si accese una nuova fantasia erotica, forse nata inconsciamente quel giorno che era a studiare a casa mia e commentò la bellezza di mia madre, forse una fantasia sopita fino a quel momento: io e lui sul divano con mia madre, tutta tacchi a spillo e vestitino attillato nero… no bianco… no rosso… ma che sto pensando al colore?
Sorrisi tra me e me e tornai a casa.

Arrivata la sera mi diede la solita tazza di cioccolato, pensando la cosa più ovvia, feci solo finta di berla, in realtà mi allontanai verso la mia camera e la gettai nel bagno, di passaggio. Ero sicuro che lei non se n’era accorta e mi aspettavo che venisse da un momento all’altro a rendermi felice.
Aspettare frenando l’eccitazione era impresa notevole, ma dovevo farcela… un momento, cosa avrebbe pensato trovandomi già così visibilmente eccitato?
Eppure non potevo far nulla, solo sperare che mi toccasse.
Passò circa un’ora, interminabile, prima che i miei sospetti trovassero conferma:
La porta si aprì lentamente e potei scorgerla in controluce, alta e bella.
Dovevo tenere gli occhi socchiusi, avevo studiato che, in una certa fase del sonno, le palpebre vibrano leggermente, nella fase rem, mi pare… si, ma tanto con la penombra nella mia stanza e come stava infoiata figurati se pensava alle mie palpebre.
Mentre era sulla porta notai che non era nuda, aveva indosso un vestitino corto ed i tacchi a spillo… mi è sempre piaciuto quel modo di vestire sexy e provocante che quelle ragazzine deficienti della mia età non sopportano…
Si avvicinò e ci volle tutta la mia forza d’animo per mantenere calmo il respiro quando mi accorsi che quello che aveva addosso non era un vestitino ma una sottoveste di raso blu notte.
Avevo visto più volte quella sottana tra le sue cose, ma mai addosso a lei.
Era molto semplice, senza pizzi o disegni o trasparenze, la sua bellezza era la semplicità ma solo di un corpo perfetto avrebbe risaltato la forma e la sensualità, il corpo di mia mamma.
Si avvicinò a me in piedi ed iniziò a masturbarsi delicatamente, poi decisamente, sempre più eccitata ed eccitante, io la ammiravo e la bramavo ma dovevo stare al gioco.
Quando si fu un po’ soddisfatta sollevò le lenzuola e rimase sorpresa dalla mia erezione.
La preoccupazione di essere stata scoperta era palpabile, mi scrutò attentamente in viso, ma dovette rasserenarsi perchè sfiorò delicatamente il mio cazzo, poi avvicinò le labbra alla punta, nel fare questo movimento mi sentii prima accarezzare da quei lunghi capelli neri e sentii un brivido corrermi lungo la schiena.
Mia madre stava facendo la puttana, chissà quanti maschi aveva avuto, chissà quanto sperma aveva ingoiato, chissà quante volte aveva urlato un orgasmo potente con altri giovani stalloni alla faccia di quel cornuto di mio padre… chissà se ero figlio di mio padre…
Mentre pensavo questo, alla velocità della luce, la immaginavo impegnata con tanti maschi eccitati, mentre mio padre si masturbava da solo in viaggio chissà dove… era bello vedere questa leonessa affondare la mia carne nella sua bocca, coi capelli tutti da un lato, come se volesse farmi vedere.
Ecco si che ti guardo troia, sei bellissima e vorrei metterti una mano sulla nuca ed accompagnarti dolcemente, farti sentire quanto mi piace… invece devo trattenere il respiro e far finta di nulla.
Ma la prepotenza del mio orgasmo prevalse su ogni ragione ed inondò la sua gola vogliosa di fiotti di sperma che lei ingoiò avidamente…
Appena finita questa delizia, dovette essere di nuovo assalita dal dubbio perchè mi fissava in volto… non era il momento di continuare il gioco degli occhi socchiusi, meglio chiuderli bene.
Sentii che si alzò dal letto e lasciò la camera.
Sentivo che avrei voluto sempre di più, quella femmina in calore doveva togliermi la verginità.

La sera dopo dovevo andare a casa di Ivan per uscire con altri amici, anche mia madre doveva uscire.
Non l’avevo mai vista attillarsi così per uscire in assenza di mio padre.
Si muoveva sinuosamente, io avrei voluto saltarle addosso e strapparle il vestito, ma soffocai questi pensieri in una domanda: “con chi esci? ” “con una mia amica” fu la laconica risposta.
Intanto stava preparando dei tramezzini, si cenava al volo quella sera.
Mi dava le spalle e potevo ammirare le sue forme sinuose e feline… il cuore era in gola… mi ritrovai appoggiato dietro di lei… non disse nulla, per un attimo iniziale rimase impietrita, poi come se aspettasse qualcosa.
Allora spinsi il mio cazzo sempre più gonfio con più forza, cingendole la vita con una mano e toccandole il seno con l’altra, inebriandomi del profumo dei suoi capelli e spostandoli con le labbra per liberare il collo e baciarglielo.
Mentre facevo questo lei posò tutto ciò che aveva in mano sul tavolo e voltò la testa porgendomi le labbra che sfiorai, prima evitandole e poi succhiandole avidamente.
Sapevo che era ormai mia ma un dubbio mi assalì, non sapevo come fare… insomma non ero mai stato dentro una donna e le immagini dei filmini porno non erano sufficienti a farmi passare la paura di una brutta figura…
Le dissi “mamma sono vergine”, lei sgranò gli occhi, come se fosse incredula, forse per come mi ero mosso fino ad allora.
“Si” confermai “io non sono mai stato dentro”.
Mi fece un sorriso dolcissimo, voltandosi e spingendomi verso il salotto, sul divano.
Ora che era davanti a me potei ammirare una femmina veramente eccitata, i suoi seni erano così gonfi che il vestito era diventato strettissimo…
Posò le labbra sulla patta dei pantaloni ed in pochi secondi mi ritrovai nella sua bocca avida di piacere.
In quel momento il citofono suonò ma lo ignorammo.
Non aspettò che godessi, si alzò in piedi, davanti a me.
Tenendo le gambe ben strette e muovendosi sinuosamente di lato, alzò lo stretto vestitino… non aveva mutandine… era bagnata fradicia.
Il mio cuore batteva all’impazzata riuscii a dire solo “mamma, quanto sei bella”, mi spinse di nuovo contro lo schienale e salì su di me infilzandosi lentamente sulla mia asta.
Fu una sensazione bellissima, avvolgente, il calore della mia mamma che mi avvolgeva teneramente facendomi venire dentro di lei.
L’orgasmo fu violento per me che tremavo come una foglia con mille colori che attraversavano i miei occhi, per lei che urlò scuotendo la testa all’indietro, muovendo quei capelli bellissimi.
Ma voleva darmi di più. Io ce l’avevo ancora durissimo e lei lo sentiva pulsare dentro.
Iniziò a muoversi lentamente ma con decisione, leccandosi le labbra con gli occhi chiusi e le mani sui seni, torturandoli dolcemente, stropicciandoli.
Io ero estasiato, stavo godendo tanto, stavo per venire di nuovo, le mie mani stavano per posarsi sui suoi seni, quando si fermò, prese la mia mano destra, raccolse, stringendole, le tre dita più lunghe dicendomi
“ti piaccio come troia? ” ed infilandosele in bocca.
“Si” fu la mia risposta sorpresa ed estasiata, “quante volte ho sognato di scoparti con i miei amici” le dissi col fiato corto mentre lei si muoveva dolcemente.
In quel momento suonò nuovamente il citofono e lo ignorammo come prima.
“Anche con Ivan? ” mi chiese.
“Si” risposi io, lei aveva accelerato il ritmo, ormai avevo capito il gioco così rilanciai “cosa faresti se entrasse ora? ”
Lei accelerava sempre più il ritmo.
“Farei passare te sopra e lui sotto” mi disse sorridendomi perversa, muovendosi ora come una forsennata e ricacciandosi in gola quelle dita a mò di cazzo.
Venimmo insieme, senza più fiato, senza più freni, liberi e felici.

Il giorno successivo fu un giorno di visite: prima venne la sua amica (una quarantenne bellissima sulla quale cominciai a fantasticare subito), un po’ arrabbiata con mamma perchè le aveva dato buca, lei era venuta a casa, aveva suonato, ma non aveva risposto nessuno.
Nel pomeriggio venne a trovarmi Ivan: mi disse la sera prima era passato, ma a casa non c’era nessuno.
Ah, Ivan, se avessi insistito… FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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