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La sagra del paese

Conobbi Marit l’ultima sera della sagra del paese. Era sabato sera tardi e lì a poco sarebbero iniziati i fuochi. Stavo andando a raggiungere i miei amici sulla piazza principale dopo essere andato a prendermi la giacca in macchina, quando, senza vederla, mi scontrai con una ragazza. Lei stava per cadere, colta di sorpresa dall’impatto, ma riuscii a trattenerla; non altrettanto potei fare col gelato che teneva in mano e che franò sulla maglietta bianca che portava.
“Come va, tutto a posto? ” le chiesi guardandola finalmente in viso, e accorgendomi che era una ragazza veramente carina.
“Si, io sto bene, però la maglietta si è macchiata! ” mi rispose lei in un italiano appena stentato.
“Per la maglietta non posso fare molto al momento, ma se vuoi ti posso regalare un gelato per riparazione. ”
“Accetto! ”
Mi scoprii a fissarla con più attenzione e mi resi conto della sua fisionomia: era una ragazza alta, circa 1, 75, lunghi capelli biondi che arrivavano fino a metà della schiena, una bellissima pelle chiara, seno e fianchi da vera donna mediterranea e due gambe da urlo.
Mentre mi stavo quasi perdendo a fissarla, la sentii dire alle sue due amiche che le avrebbe raggiunte più tardi.
La macchia sulla maglietta fu presto nascosta dalla giacca che lei indossò.
Le porsi un braccio e lei lo afferrò, sorridendomi.
“A proposito, io mi chiamo Fabio” le dissi mentre ci incamminavamo.
“Io sono Marit” e come risposta al mio sguardo stupito aggiunse “. sono
svedese, bè per metà”
“Ah, è per questo che ancora non ti avevo mai visto da queste parti; però parli veramente bene l’italiano: non sei qui in vacanza, vero? ”
“Vero, abito in Italia da ormai 10 anni”
“E qual è il tuo paese di origine? ”
“Io sono nata in Svezia, a Skelleftea; sai mia madre è svedese e mio padre italiano. ”
Intanto eravamo arrivati al banco dei gelati; le feci scegliere quello che preferiva, ne presi uno anch’io e pagai il tutto.
“Vieni, andiamo un po’ in disparte, non vorrei con tutta questa confusione rovinarti il vestito un’altra volta. ” non feci in tempo a finire la frase che venni urtato e questa volta mi macchiai io.
Marit non riuscì a trattenere una risata leggera “Vedi che adesso siamo pari? “. La mia espressione deve essere stata tutta un programma, visto che fu lei a tirarmi per un braccio e ad allontanarmi da lì
“Dai, che adesso iniziano i fuochi! ” mi disse.
Andammo a sederci su una panchina qualche metro più in là: era un posto più tranquillo, ai margini della piazza confusa, e da lì si vedevano bene anche i fuochi.
“Così sei mezza svedese e mezza italiana? ”
“Sì, mio padre si è trasferito in Svezia per il suo lavoro di ingegnere 20 anni fa, e là ha conosciuto mia madre; fu un colpo di fulmine e si sposarono dopo poche settimane. ”
“Come risultato di questa unione non sei per niente male” mi venne da dire un po’ stupidamente.
“Soltanto? Pensavo che mi dicessi che sono bellissima” rispose Marit ridendo di gusto. Per fortuna che aveva il senso dell’umorismo, pensai tra me e me. “Fabio, sei veramente simpatico” aggiunse “non si trovano spesso ragazzi così. ”
Nel frattempo erano iniziati i fuochi, ma il loro suono mi appariva distante come non mai.
“Ah, e perché, cosa ti fanno di solito i ragazzi? ” le chiesi strizzandole l’occhio.
“Prima cosa cercano di mettere le mani addosso! E poi hanno poco rispetto dell’altra persona. ” Notai che mentre parlava, Marit si stringeva sempre più al mio braccio. “. credono che una ragazza bella debba essere anche presto disponibile, e i sentimenti non contano. ”
“Bè, a me non riesce di comportarmi così con le ragazze: il fatto è che non riesco ad andare da una ragazza e comportarmi da ‘bullò, devo conoscerla, entrare in sintonia con lei. ” mi voltai a guardarla nei profondi occhi azzurri “. come mi sta succedendo con te adesso. ” Detto questo, mi avvicinai alla sua bocca con la mia, baciandola con passione. Capii che anche lei stava per essere preda della passione: in un attimo diventammo un’unica cosa, fu un bacio incredibile, senz’altro il migliore che io abbia mai provato.
Le mie mani andarono decise ad accarezzarle il collo, poi le guance, scompigliandole i lunghi capelli biondi, mentre lei mi teneva la nuca; cominciammo anche a darci dentro con la lingua, e con grande soddisfazione mi accorsi che Marit ci sapeva fare e parecchio. Lasciai dettare a lei i tempi, mentre io con le mani la stavo percorrendo da capo a piedi. Prima le accarezzai le spalle, poi esplorai centimetro per centimetro la schiena, per arrivare ad abbracciarla in vita.
Marit voleva evidentemente approfondire meglio la conoscenza, e per farlo dovevamo essere più vicini, così si portò, sempre continuando a baciarmi, seduta sulle mie gambe, posizione che mi facilitava il mio lavoro di mani, che adesso stavano tornando su a prendere nota del suo seno: ragazzi, una bomba! Un seno sodo, abbondante, come ne avevo visti pochi prima di allora. Scoprii in quel momento che essere toccata sui capezzoli provocava a Marit un’emozione intensa e ne feci una nota mentale per il futuro; pensai che dopo valeva la pena controllare se non si fosse già bagnata con così poco.
Lei intanto non era rimasta ferma, ma aveva continuato ad accarezzarmi, prima la nuca, poi il collo e infine mi si era avvinghiata sulla schiena. Scostò la testa di quel tanto che bastava a farmi capire che voleva essere baciata sul collo, e non me lo feci ripetere due volte: proprio in quella parte del corpo mi gettai con la bocca e con la lingua, facendola gemere un po’ più forte.
Con le mai scivolai giù verso le cosce, iniziando ad accarezzarle, sennonché con uno scatto felino Marit stacco il suo viso dal mio, dicendomi
“Fabio, sto iniziando a scaldarmi; che ne dici se andiamo in un posto più appartato? ” Io non potevo che essere d’accordo con una tale proposta: cavolo, ho conosciuto una bionda del genere, e adesso lei mi chiede di appartarci, cosa volevo di più? Così annuii.
Marit si alzò e mi tirò per il braccio. Io le dissi
“Ho la macchina qui a pochi passi. Ti va se andiamo via con la mia? ”
“Certo, anche perché non c’è l’ho! ” e sorrise. Salimmo in macchina.
“Se vuoi a casa mia adesso non c’è nessuno” e mi strizzò l’occhiolino. Afferrai e le risposi
“Dimmi l’ indirizzo, che voliamo là! “. Mi feci guidare da lei e dopo poco arrivammo a quella che durante la chiacchierata in auto era la casa dei suoi, mentre lei ormai viveva a Padova in un appartamento con altre due amiche, studentesse universitarie come lei (a proposito, Marit ha la mia età, 21 anni, e studia Ingegneria). A casa con i genitori vivevano le due sorelle più piccole Marta e Lene, mentre la sorella maggiore, Nina era sposata.
I genitori erano via tutto il week-end con le figlie più piccole a trovare i nonni paterni, così avevamo tutta la casa a disposizione. Arrivati davanti casa sua, non potei trattenere un grido di meraviglia: era veramente una bella casa, grande con un bel porticato molto in linea con lo stile della zona, ma soprattutto immersa nel verde, con moti alberi attorno. Marit sembrò leggermi nel pensiero quando mi disse
“E non l’hai ancora vista dentro! ”
“Vorrà dire che più tardi mi farai fare un giro turistico. ” la presi in braccio “prima però fammi pagare il biglietto”. Così dicendo mi stavo dirigendo verso l’ingresso principale, dove lei molto velocemente aprì la porta, che io chiusi altrettanto rapidamente dietro di noi.
Appoggiai Marit col fondoschiena sul tavolo del soggiorno, infilandomi col corpo fra le sue gambe; l’abbracciai in vita e la baciai
“E adesso signorina, vediamo di scoprire qualcosa in più di te! “. Così dicendo infilai le mani sotto la sua giacchetta, allargandole le braccia e sfilandogliela. Marit iniziò a mugolare di piacere e subito andai a controllare se si stava bagnando: affermativo, c’era già dell’umido tra le sue cosce. Questo non fece altro che aumentare la mia eccitazione, così attirai a me Marit rendendola partecipe del mio essere uomo! Continua la mia opera di svestizione infilandole le mani sotto la maglietta e poi su su verso il suo seno, arrotolandola man mano. Poi gliela tolsi
“Questa è sporca, via, alla lavatrice! “. Lei voleva fare le stesse cose con me, ma evidentemente era troppo eccitata e non capiva più niente. Le sue mani erano diventate tremanti, quasi di burro, e lasciavano l’iniziativa a me. Mi tolsi rapidamente tutti i vestiti, pensando dopo che avrei potuto farle uno strip, ma no che idea assurda. Tornai nella mia posizione fra le sue cosce, mentre lei non poteva fare a meno di guardare con soddisfazione il bastone di carne che avanzava diritto verso di lei e che ora le premeva da sopra le mutandine sulla passerina, facendola mugolare di piacere più di prima, mentre il suo seno sodo premeva contro il mio petto, e le nostre lingue continuavano a intrecciarsi instancabilmente.
Feci scivolare le mani con rapidità sulle sue cosce, palpandole energicamente; poi decisi di spingermi oltre e, continuando ad accarezzale le gambe da sopra le calze, le infilai sotto la gonna, arrotolandogliela man mano, poi lentamente su su verso gli slip e il suo fondoschiena – Dio, ti ringrazio per questo culo, pensai (non a torto, era veramente il fondoschiena più bello su cui avessi mai posato qualcosa di mio) – palpandolo energicamente, quasi a volerlo pizzicare, per sentire la sua reazione. La gonna era ormai completamente sollevata sulla sua vita e avevo bene di fronte il suo basso ventre.
Mi staccai con la bocca da lei, stupita all’inizio, ma poi di nuovo super eccitata quando la tirai giù dal tavolo e la misi a 90 con il busto sopra il tavolo stesso. Ora avevo chiaramente di fronte una fica bagnata abbondantemente, che non aspettava altro che me, e che con ogni probabilità non avrebbe richiesto nessuno sforzo per essere penetrata. Ciò che mi colpì, invece, fu ancora una volta il suo culo, bello sodo come se ne vedono pochi, ma soprattutto ampio e perfetto come piace a me; era di quelli che starei ad ammirare per ore. Quello di Marit, però lo stavo osservando da pochi secondi quando lei si girò appena con la testa e si accorse del mio stato di contemplazione.
Mi sorrise “Non ne hai mai visto uno? ”
“Di così perfetto, così armonioso, mai. ”
“Adulatore, fai così anche con le altre? ”
“No solo con te, perché lo meriti. ”
“Io pensavo di meritare ben altro. ” e così dicendo si sposto più indietro col corpo, fino a far appoggiare il mio cazzo nel solco delle sue natiche. Aveva capito cosa volevo fare e mi stava spingendo a farlo: il suo desiderio stava raggiungendo livelli altissimi.
“L’hai mai fatto prima? ”
“No. Ho fatto poco anche del resto, ma il sesso anale non l’ho mai provato. è un’idea che mi eccita moltissimo, ma volevo farla con un ragazzo con cui ci fosse vero amore. ”
“E quindi con me. Allora mi ami? ” e iniziavo a tirarle giù lentamente le mutandine, inchinato dietro di lei per godere meglio dello spettacolo.
“Si, Fabio ti amo pazzamente, e so che anche tu provi le stesse sensazioni, e vorrei tanto che tu rifacessi tua. ” Pronunciò queste parole sospirando: non avevo alcun motivo per non crederle, tanto più che aveva indovinato i miei sentimenti per lei senza che le dicessi niente. Una delle cose più strane che mi siano successe: ricevere una dichiarazione d’amore da una ragazza (! ) mentre mi chiedeva di fare l’amore con lei (doppio ! ).
Un amore profondo.
Gli slip erano ormai sul pavimento, e io rimasi di nuovo incantato nell’ osservare, all’altezza d’occhio quel fondoschiena meraviglioso. Con timore inizia la mia perlustrazione tra le sue natiche, accarezzandole con voluttà e divaricandole pian piano. Passai un dito sul buchino, constatando con soddisfazione che veramente non l’aveva mai preso lì. Questo mi inorgoglì molto – cavolo, essere il primo a godere di quel culo meraviglioso. Sentii Marit gemere ancora di più di piacere, ma non ci facevo molto caso, ormai la mia attenzione era rivolta esclusivamente a ciò che avevo davanti. Mi appoggiai con il volto sulle sue natiche, strusciandoci contro le mie guance e iniziando a leccarle dolcemente, mentre passavo dolcemente le mani sulla sua fica, bagnatissima, per inumidirle. Poi passai all’azione, e con le dita ormai bagnate cercai di allargarle pian piano il buchino: prima un dito, poi due, infine tre, il tutto con la massima delicatezza da parte mia, e con molto piacere da parte sua. Alla fine pensai che fosse pronta ad accogliermi: mi alzai da lì e andai a prendermi un preservativo.
“Dove vai? ” mi chiese lei girandosi lentamente: cavolo, pensai, deve godere come una pazza. Era praticamente stravolta, i lunghi capelli biondi tutti scompigliati, gli occhi semiaperti, il viso con una bella tonalità di rosso.
“Mi attrezzo, sai amo il sesso sicuro” le risposi mentre infilavo il preservativo al mio amichetto dei paesi bassi. Ero così eccitato che era rimasto sempre in tiro. “Adesso arrivo, tesorino. ”
“Dai, non ce la faccio più, fallo, fallo adesso! ” cominciò a supplicare lei, che, pensai, si stava avviando ad un orgasmo di quelli storici.
Non aspettavo altro, mi rimisi dietro di lei in piedi, appoggiandole il cazzo sul solco delle natiche, che aprii un poco con le mani. Poi le infilai appena il glande sul buchino, sentendolo ancora leggermente strettino. Allora mi chinai e le lascia un po’ della mia saliva tiepida proprio lì, inserendole ancora due dita per portarlo alla larghezza giusta. Poi decisi che era abbastanza e piano piano iniziai ad entrare in lei, che accompagnava il mio affondo con grida di piacere sempre più forti – per fortuna che non c ‘era nessuno che potesse sentirci nel raggio di centinaia di metri. Stetti in lei pochi secondi, poi uscii, ancora pochi secondi e poi entrai di nuovo: ripetei questi movimenti alcune volte, finché il suo ano si abituò completamente al mio cazzo. Allora iniziai a dare una serie di colpi lenti ma sempre più decisi, affondando le mie mani sui suoi fianchi, guidando il suo corpo ormai in estasi sui miei ritmi. Marit ormai stava arrivando al culmine della sua eccitazione, lo sentivo, per questo rallentai leggermente il ritmo, per permettermi di arrivare all’orgasmo nello stesso momento. Mi chinai sopra di lei, salendo con le mani verso il suo seno, ancora coperto dal reggiseno. Con la bocca andai a cercare la sua, e lei prontamente si voltò verso di me, baciandomi appassionatamente. In qualche modo riuscii a toglierle il reggiseno, e potei finalmente prenderle in mano le tette, accarezzarle, muoverle, farle mie: oramai sentivo il suo corpo totalmente alla mia mercé, sentivo che il suo spirito si stava sciogliendo di fronte all’eccitazione del momento, non era più padrona delle sue azioni.
“Attenta, tra poco arriva il pezzo forte! ” le sussurrai all’orecchio, mentre le spostavo di lato i capelli tutti in disordine. Tirandoglieli un poco le feci inarcare la schiena quel tanto che bastava a farmi sentire il padrone della scena, il cacciatore che finalmente dopo un lungo inseguimento ha preso la sua preda. Tenendole i capelli in una mano, e guidandole i fianchi con l’altra, iniziai a pompare più forte, sempre più forte, di pari passo con l’aumentare del suo piacere, che scoppiò improvviso pochi attimi prima del mio. Furono i secondi più lunghi della nostra vita, un lunghissimo momento in cui le nostre voci si fusero a dare vita ad un unico grido di piacere, un momento in cui le nostre anime si erano unite come avrebbero potuto. Eravamo diventai un’unica persona, io un’estensione del suo culo, lei un’estensione del mio cazzo.
Dopo quei secondi, che sembrarono durare un’eternità, mi ritrovai psicologicamente distrutto, pienamente soddisfatto ma distrutto dopo quel fluire di sensazioni, di emozioni. Caddi sopra la schiena di Marit, che nel frattempo si era distesa completamente sopra il tavolo, a braccia aperte, anche lei sfinita. Cercai di nuovo la sua bocca, riempiendola di nuovo con i miei baci.
“Sei fantastica” le dissi mentre lentamente uscivo da lei “è stato meraviglioso, non avevo mai provato prima l’emozione che ho provato con te” aggiunsi mentre mi toglievo il preservativo pieno di sperma e l’aiutavo ad alzarsi.
“Grazie” riuscì soltanto a dire lei ritornando in sé. Un po’ barcollando all’inizio si diresse verso di me, gettandomi le braccia al collo e baciandomi di nuovo. “Non andartene adesso, ti prego” mi implorò “rimarrei da sola, e adesso sento di avere bisogno di calore, di avere bisogno di TE. ”
Velocemente pensai che potevo rimanere ancora con lei e trovare poi una scusa a casa per il ritardo “Piccola, dimmi soltanto dov’è la tua stanza” le risposi abbracciandola in vita. Velocemente raccogliemmo i vestiti in un unico mucchio, e mi feci guidare da lei verso la sua stanza; nel tragitto
non potevo fare a meno di notare la spaziosità della casa, e il numero delle stanze presenti. Arrivammo a quella di Marit, una bellissima stanza, grande e anche ordinata. Buttammo senza molti riguardi i vestiti in un angolino, poi mi distesi sul letto, con Marit a cavalcioni sopra di me. In quel
momento avrei voluto fissare per sempre quell’immagine. Ero felice, non per la scopata, cioè anche per quello, ma soprattutto per aver incontrato lei Marit: era la donna dei miei sogni, ne ero certo. Ero perdutamente innamorato di lei, è stato un colpo di fulmine straordinario. Con le mani le
afferrai le braccia e l’attirai sopra di me
“Sai non sai quanto sia felice in questo momento” mi confidò Marit da quella posizione “era da molto che sognavo di innamorarmi così perdutamente di una persona, è meraviglioso”
“Piccola, non sei l’unica in questa stanza ad esserti innamorata: anch’io ho scoperto che già non posso più fare a meno di te: tu sei la persona che desideravo da tanto tempo”.

Rimanemmo in quella posizione a chiacchierare per un bel po’ di tempo che a noi sembrò invece volare. Durante quella chiacchierata ci conoscemmo meglio e imparai molte cose di lei: scoprii che non era soltanto bella, ma aveva anche una bella dose di intelligenza, un intelligenza viva.
Aveva un’idea chiara di quello che sarebbe stato il suo futuro: poter fare un lavoro che la stimolasse, trovare un compagno di vita che fosse per lei un amante passionale e un rifugio sicuro, e con cui mettere su famiglia. Teneva molto al matrimonio, non tanto per l’esteriorità della cerimonia, quanto per il significato che aveva per lei: due persone che decidono di mettere in comune le loro vite per il futuro, di fare un pezzo di strada insieme. Ero estasiato, perché era anche quello che volevo io.
Scoprii che amava la musica, in particolare quella melodica, amava il blues e il jazz, ed ascoltava anche abbastanza musica classica. Il tutto le dava un grande sentimento di quiete, interiore e nell’ambiente attorno. Il contrario di me, più votato alla musica elettronica, al rap e al rock metal.
In passato aveva anche fatto sport, pallavolo e basket, ma poi lo sbocciare della sua femminilità
Scoprii che non aveva avuto molti ragazzi, quattro in tutto, non perché non fosse desiderata (anzi, pur essendo una “secchiona” era una ragazza di mondo, frequentava molto le feste e aveva molti, diciamo così ‘ammiratorì), ma perché lei non voleva instaurare un rapporto basato solo sul sesso, mentre molti ragazzi la vedevano buona solo per quello. Lei cercava l’amore vero e, pensai, io potevo darglielo.
Non aveva neppure fatto l’amore molte volte fino ad allora, e mi confidò un suo desiderio: voleva fare l’amore col suo uomo finalmente senza preservativo, in modo da sentirsi ancora più uniti. Le dissi che si poteva fare: come donatore avevo fatto un esame del sangue (tutto normale) appena due settimane prima, e da allora non avevo più fatto l’amore. finché ho incontrato lei . Scorsi l’eccitazione nei suoi occhi mentre ascoltava le mie parole, e alla fine questa si tramutò in fatti: afferrandomi le spalle si tirò col bacino più su, proprio sopra il mio. Mi disse che era un mese e mezzo che non aveva rapporti sessuali con un ragazzo, e che un mese fa aveva fatto un esame del sangue ed era a posto.
“Fabio, io ti voglio, voglio che tu mi faccia tua, accontentami” e nel parlare si stava strusciando con la figa contro il mio pene che si stava indurendo ancora.
“Marit, non sai quanto anch’io lo desideri! ” risposi tirandomi su col busto fino a trovarci faccia a faccia. La baciai profondamente con la lingua, mentre con le mani le prendevo i seni e iniziavo a giocarci, a muoverli di qua e di là. La afferrai poi per la vita, sollevandola un poco, permettendo al mio amichetto di tirarsi su. Delicatamente la feci scendere proprio sopra di lui: la sua fica era di nuovo bagnata, e la penetrazione fu veloce e indolore. Marit gettò la testa indietro, mentre io con la bocca esploravo i suoi seni e mi riempivo la bocca dei suoi capezzoli: che tette straordinarie, avrà avuto almeno una quarta abbondante, ed erano anche belle sode. La lasciai dettare il ritmo dell’amplesso, cosa che sapeva fare molto bene, anche se non aveva molta esperienza: evidentemente le veniva naturale era innato in lei. La vedevo muoversi sinuosamente per amplificare il godimento, ed io stavo per cedere. Glielo dissi e lei senza dire niente si alzò sfilandosi il cazzo, mi fece distendere sul letto e si mise sopra di me a formare un perfetto sessantanove. Nessuno dei due perse tempo e si buttò a stimolare il sesso dell’altro. Io sentivo la sua meravigliosa bocca serrata intorno al mio pene come una ventosa, e la sua lingua intorno al mio glande – cavolo, pensai, anche quello sapeva fare bene. Dall’altra parte io mi stavo dando da fare infilandole alternativamente dita e lingua all’ interno del sesso. Ci stavamo avvicinando entrambi all’orgasmo; Marit mi precedette e per pochi secondi si separò dal mio sesso, liberandosi in grida di piacere senza freni, mentre io non riuscivo a separarmi da lei, che tornò subito su di me portandomi quasi immediatamente a venirle in bocca. Pensavo che si sarebbe tolta di lì, invece con mia grande sorpresa ingoiò tutto lo sperma, anzi alla fine mi leccò per bene tutta l’asta.
Alla fine Marit si rovesciò distesa sul letto accanto a me. Io mi tirai su e mi chinai su di lei, andando a darle un forte bacio. Lei mi gettò di nuovo le braccia al collo, stringendosi a me. Le mie mani continuavano la loro gita su suo corpo, accarezzandone ogni centimetro. Mi inebriavo del suo profumo, ero veramente cotto di lei, conosciuta poche ore prima e già per me elemento fondamentale della mia vita. Ero felice che avesse perso la testa per me, ed ancora di più perché io avevo perso la testa per lei. Sentivo che io e lei assieme formavamo una coppia perfetta, e guardandola nei dolci occhi azzurri vidi la stessa mi consapevolezza: insieme eravamo perfetti.

“Resteresti qui con me, stanotte” mi chiese Marit con lo sguardo più dolce che potè “mi piacerebbe tanto che stessimo vicini, adesso. ” Aveva voglia di dolcezza: faceva parte della persona, stavo capendo che lei riusciva ad essere estremamente passionale e poi diventare incredibilmente romantica. Era una cosa che mi faceva impazzire, mi solleticava l’idea di dovermi adattare a questi mutamenti.
“Certo, basta che mi lasci avvisare i miei, e poi siamo liberi di fare quello che vogliamo. ” Avvisai a casa che sarei rimasto fuori la notte, che eravamo in compagnia di amici. Poi potei dedicarmi a Marit “Guarda che di notte io russo” le dissi con tono scherzoso.
“Bello, ti fa più uomo! ” esclamò invece lei, strizzandomi l’occhio furbetto.
“Ah si? Perché non sono stato abbastanza uomo? ” risposi, afferrandola giocosamente. “Vieni qua che ti mostro quanto uomo posso essere! ”
“Dai fammi vedere, sono curiosa” rispose Marit lasciandosi dolcemente stendere sul letto. Durante questo gioco io iniziai ad eccitarmi di nuovo, e così ci misi poco una volta distesa lei ed essermi messo sopra, penetrarla, senza apparente difficoltà. Di nuovo la scopavo, con lei che mi si avvinghiava letteralmente addosso, con le mani, le braccia, le gambe. Il suo corpo in quei momenti era tutto un fremito; nei suoi occhi potevo leggere chiaramente l’eccitazione di fronte ai miei colpi. Mentre la possedevo così con le mani mi tenevo un po’ sollevato dal letto, per poter muovere meglio la bocca, che facevo girare dai suoi seni al suo viso, ovunque fermandomi per lunghi baci e lunghe leccate. Ancora il suo orgasmo era preannunciato da gemiti di piacere sempre più forti, finché lei venne in un orgasmo liberatorio, mentre io continuavo a scoparla. Si era appena calmata quando le mie parole le ricordarono che anch’io ero al culmine, e che era in arrivo per lei un’altra dose di sperma. Io rallentai i miei colpi, e lentamente mi sollevai e avvicinai il mio cazzo alla sua bocca per godere di un altro meraviglioso pompino. Lei era già preparata, e quando arrivò il cazzo lei iniziò a leccarlo avidamente, come una bambina che mangia un cono gelato in fretta prima che si squagli; poi se lo infilò in bocca facendolo sparire per buona parte. Sentivo il suo bellissimo lavoro di bocca sul mio sesso che mi faceva godere moltissimo; per aumentare l’eccitazione la afferrai da dietro la testa, spingendole ancora di più in bocca il mio cazzo. Marit non si fece pregare e il mio amichetto scomparve completamente dentro di lei, che riuscì a farselo entrare fino in gola. Mi abbassai sulla sua schiena, andando a baciarle le natiche e a stimolarle i due buchini con le dita. Era una posizione fantastica, lei stava per venire di nuovo, ma io la precedetti, riempiendole di nuovo la bocca di sperma. Mi tirai su per vederla mentre leccava avidamente anche le ultime gocce rimaste su di me e poi sollevare lo sguardo verso il mio come per chiedere
“Sono andata bene? ”
“Sei bravissima” le dissi come per rassicurarla, ma in realtà non ne aveva bisogno; sapeva bene quali erano le sue capacità, aveva capito quanto era riuscita a farmi godere. La sollevai per le braccia riempiendole la bocca di baci, andando a toccare con la lingua le ultime gocce di sperma che aveva sulle labbra. Alla fine finimmo esausti distesi sul letto, l’uno di fronte all’altra; bè forse esausti no, però eravamo stanchi, quello si, ma soprattutto felici come mai. Entrambi avevamo trovato quello che volevamo, avevamo trovato l’anima gemella. E così distesi rimanemmo per un bel po’ accarezzandoci a vicenda, poi la feci accovacciare vicino a me e in questa posizione ci addormentammo. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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